Parte seconda: Esecuzione
6 – La Regina all’avventura.
Sono pronta.
Abbigliata in stile anni settanta, molto semplice, le calze vintage creano un effetto devastante; me ne accorgo dalle occhiate di Dario.
Le scarpe a mezzo tacco, nere e lucide, mi stanno divinamente e aggiungono quei cinque centimetri che slanciano meglio la mia figura.
Dario mi apre la portiera, la macchina profuma di pulito.
Salgo al mio posto mostrando le gambe, la visione delle calze sulle cosce, trattenute alla meglio dalle molle demodé, nascoste oltre il ginocchio, gli fanno sussultare il pene... lo conosco.
Non commenta ma montando al posto di guida, mi chiede:
- Tesoro, hai preso i profilattici? –
Annuisco. E’ deciso!
Se ci piacerà la situazione e la persona, la scopata è sicura: niente tentennamenti.
Ribadiamo alla svelta i nostri accordi. Se l’uomo verrà accettato da me, la Regina... dopo colazione chiederò a Dario un fazzolettino; se me lo porge subito, vuol dire che, per lui, è tutto OK, che possiamo procedere; al contrario, se avrà notato qualcosa che non va, mi inviterà ad andare a cercarli in macchina. Significa che dobbiamo parlare, da soli.
Se tutto procede liscio, se l’esame del signore passerà la prima fase, quando saremo fuori, invece che davanti, salirò direttamente dietro, al fianco di Francesco (questo dovrebbe essere il suo nome), per familiarizzare... poi... e poi, si vedrà!
Alle tredici precise, all’edicola della Stazione Tiburtina, Francesco si fa trovare puntuale. Ha preferito venire col treno. Con lui l’accordo è: ci incontriamo solo per conoscerci e valutare la nostra disponibilità ma quasi certamente non faremo niente. Colazione a tre. Scambiamo idee e impressioni ma il sesso, se ci sarà... sarà, quasi di certo, per la prossima volta.
Scendo da sola, lo riconosco dalla Settimana Enigmistica che ha in mano e dalla descrizione sommaria che ha fatto di sé stesso. Un aspetto comune, leggermente sovrappeso, non è altissimo; i capelli sono brizzolati, sessantenne ma la cosa non mi disturba, anzi... E’ vestito bene, curato, ma senza ostentazione, nell’insieme ha un aspetto signorile.
Quando mi avvicino a lui, mi osserva perplesso... mi sbircia dimostrandosi sinceramente sorpreso; in realtà, non conosce il mio viso... ha visto solo delle foto delle parti intime intime.
- Salve. – dico – Francesco? –
- Sì, ma lei è... – dice perplesso, poi sorride – Non è possibile! Possiamo darci del tu? –
- Certo, mi pare che ci conosciamo “abbastanza” - sorrido anch’io. Mi aggiusto i capelli con la destra, un gesto abituale.
Mi stringe la mano, è emozionato:
- Ma sei stupenda, giovanissima... io, sono veramente abbagliato. –
- Dai, - dico – basta complimenti! Sono con Dario, abbiamo la macchina qui... vogliamo andare? –
E lui avviandosi al mio fianco dice:
- Solo se mi permetti di vedere i tuoi documenti, voglio assicurami che tu non sia minorenne... –
Rido. Intanto stabilisco che è simpatico... e pulito: ottime caratteristiche per un candidato!
Dario, correttamente, scende, saluta stringendogli la mano, tutto avviene in maniera formale, ma non mi sfugge l'attimo in cui gli occhi dei due “maschi” si incrociano, si studiano per meno di un secondo, guardandosi l’anima l’un l’altro.
In macchina parliamo del traffico, dei treni, poi Francesco non rinuncia ad un affondo:
- Vi devo confessare – comincia – che sono veramente esterrefatto. Siete due persone stupende... – poi, più crudo: - Se Dario permette, poi, tu sei uno schianto, mi hai lasciato veramente senza fiato... quando mi hai “abbordato”, alla stazione, non riuscivo a credere che fossi tu. Credevo che fossi una studentessa che desiderava un’informazione. – sembrava sincero. Il tono della voce palesava ammirazione nei miei confronti.
– A parte la tua bellezza, mi sarei aspettato calze nere, trucco pesante... invece, chi ti trovo? Una ragazza che potrebbe essere mia nipote, vestita per andare al supermercato... spero di non fare una gaffe, spero di riuscire a esternare la mia sorpresa e... quanto ti apprezzo. –
Ci fermiamo presso un ristorantino che conosce Dario... una trattoria semplice, dove si mangia pesce eccellente, prendiamo solo dei secondi e il contorno.
Francesco parla, parla, ma non mi stacca mai gli occhi dalle cosce, però resta educato e non si permette alcuna confidenza.
Ho appena bevuto un po’ di vino frizzante. Non sono abituata ma l'alcool che inizia a scorrere nelle vene mi rilassa e mi dà calore. Provo a fantasticare su di lui, a immaginare cosa mi potrebbe succedere, dopo. Lo guardo e cerco di figurarmelo nudo, divento curiosa del suo cazzo.
Sono proprio io a stuzzicarlo, toccandogli il piede col mio. Francesco fa finta di niente... non so cosa pensare: vorrà davvero andare via subito o desidera restare, per provarci con me? Gli piaccio davvero; mi desidera o mi teme?
Vorrebbe pagare il conto, ma Dario lo redarguisce:
- Il prossimo saremo tuoi ospiti! Non temere... e non pensare che lei mangi sempre tanto poco... ah ah! – sorride e si alza, facendo in modo di lasciarci soli.
Prendo l’iniziativa: - Allora, che ne pensi? Pensi che ti farebbe piacere incontrarci ancora? –
- E’ strano – dice – questa domanda dovrei farla io... sono solo un “vecchio” per te e anche Dario è un bellissimo uomo... sono io ad essere fuori posto, credo. –
Sorseggia l’ultimo goccio di vino. Ha bevuto pochissimo:
- Sarebbe la prima volta che la Principessa chiede al ranocchio se le piace... – sorride, credo fosse sicuro che la cosa finisse lì.
Divento lievemente languida:
- Beh, lo sai, a volte le favole si avverano. – dico aggiustandomi i capelli. Lui non è stupido:
– Anche subito? – chiede malizioso.
- A te andrebbe? – chiedo, cercando di sembrare un po’ troia.
– Se non svengo, adesso... Sì! Ma sono certo che tra un attimo mi sveglio nel mio letto, non può essere che un sogno... uno dei più belli della mia vita. –
Con spavalderia, a voce bassa, gli dico:
- Dipende solo da te, ormai... lui – e indico con gli occhi in direzione di Dario – mi lascia fare tutto ciò che desidero. -
7 – Preliminari perversi...
Usciamo.
Fedele gli accordi presi con Dario, siedo dietro sull’ampio sedile dove c’è Francesco.
Dario mette in moto e si avvia; a quest’ora col sabato piovoso, le strade sono deserte.
- Dove preferisci andare, Tesoro? – chiede.
Rispondo spudoratamente:
– Se per Francesco va bene, andrei in campagna, – poi mi volgo verso lui, siede al mio fianco ma raggomitolato in un angolo, emozionato, un po’ a disagio. – Abbiamo la casetta colonica dei nonni, molto tranquilla... che ne dici? Ti va di andarci? –
Francesco è lievemente spaventato, si nota; in fondo adesso si rende conto perfettamente di essere in macchina con due estranei. Potremmo essere pure dei malintenzionati.
La sua perplessità m’incoraggia, mi convinco che lui è davvero chi dice di essere. Comunque annuisce... infervorato anche dalla vista delle mie cosce, dove le calze finiscono con la “virgola” delle molle, alla vecchia maniera, poco più su: la mia carne viva e poi la gonnellina.
- Erano anni che non vedevo le calze con le molle. Mi ricordo che la mia prima ragazza le portava così... devo essere sincero, quando la toccavo, il contatto col nylon mi faceva impazzire! –
- Puoi toccarla, se vuoi, – lo incoraggia mio marito dal sedile di guida, come lo invitasse a prendersi un cioccolatino.
Nell’auto la pressione sale subito a mille...
Quell’uomo anziano, timidamente, stende il dorso della mano sotto la mia coscia. Cerca proprio il confine tra pelle e seta, se ne va in solluchero... mi sembra chiaro che, ciò che sta capitando, non gli sembra vero.
Mi trattengo dal cercargli il pene ma vedere il suo pantalone che si solleva e si gonfia, fuga ogni possibile dubbio. Temevo che l’età potesse influire sul rendimento della sua asta, togliendomi molto del piacere vero e proprio, quello che speravo sarebbe arrivato dopo... invece, sembra chiaro, che sotto le sue mutande, un cazzo vitale attende di passare all’azione.
I miei “maschi” sono ormai al mio servizio; il loro piacere dipende da me ed io ne approfitto, li farò sbavare!
Pure Dario, vedendo l’estraneo che si prende delle confidenze, si sposta sul seggiolino, per trovare una posizione comoda all’erezione in atto.
Vorrei stupirlo, prendendolo in bocca a Francesco ma preferisco aspettare.
Intanto la sua mano ha raggiunto il bordo delle mie mutandine, mi pare stia per svenire, invece trova la forza per infilare un dito sotto l’elastico e cercare i peli umidi della figa.
Pochi minuti dopo siamo al cottage. Il riscaldamento è già acceso, Dario è stato previdente.
- Io direi di metterci comodi – si toglie il giubbino e il pull. Resta con la maglietta a mezze maniche. Anch’io tolgo il giaccone, resto nella mia mise da studentessa un po’ cresciuta. Francesco, sempre molto partecipativo, rimane in camicia.
