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Ricordi perversi
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Ricordi perversi

Sposata, ho gestito un negozio di abbigliamento in centro a Perugia per una decina di anni, poi iniziai a dover FARE di più

Marcello Veroni
1 anno fa · 2.340 parole · 11 min
923 letture

Mi chiamo Cristina, ho 36 anni, sono di Torino, sposata e con mio marito ho gestito un negozio di abbigliamento in centro a Perugia per una decina di anni. Avevamo un bel giro di clienti e le cose andavano bene, fino al sopraggiungere di questa maledetta crisi. Ci siamo visti prima costretti a diversificare l'offerta e poi a licenziare la commessa. È stato un trauma dover dire a Manuela di restare a casa è stato davvero difficile, era come una figlia. Abbiamo cercato di farla venire solo qualche ora prima, ma non c'era lavoro e i debiti si accumulavano. Poco alla volta abbiamo usato tutti i risparmi sperando che qualcosa cambiasse, che la situazione migliorasse e quindi siamo arrivati ad un bivio. Una sera Marco, mio marito, mi disse, quasi piangendo, "Dobbiamo chiudere Chiara, non c'è altro da fare". La sua voce era resa roca dalla commozione. Io così gli proposi la mia idea: "Guarda" gli dissi "abbiamo ancora il magazzino, potremmo chiedere un prestito fino al valore del magazzino stesso e darlo come garanzia"...così facemmo, ma le banche ci rifiutarono il prestito e noi stupidamente ne parlammo con un amico che ci consigliò un suo amico e in breve finimmo ad avere soldi da una non ben precisata organizzazione. Questo ci permise di tirare avanti altri sei mesi, ma la situazione non migliorò. Decidemmo di chiudere. 

Marco chiamò l'amico dell'amico, un certo Vittorio, per comunicarglielo e con sua grande sorpresa si senti dire che ora l'importo che dovevamo era il doppio di quello iniziale. "Perché?" gli chiesi, "gli accordi non erano questi". Marco rispose "gli accordi erano che dovevamo restituire il denaro entro sei mesi e i sei mesi sono passati!". 

Non sapevamo che fare e facemmo finta di niente, forse non volevamo accettare la situazione. In casa non ne parlavamo e intanto avevamo ricominciato a vendere, la situazione forse sarebbe migliorata. 

Non fu così! Non ci diedero tempo e una sera mentre Marco chiudeva la serranda, una mano blocco il suo gesto. La serranda si rialzo per un breve lasso di tempo, quello che bastò per fare entrare tre uomini. Ricordo che li definii subito come grossi ma non grassi, poi quando si avvicinarono capii che erano culturisti. Mentre parlavano li osservai e due di loro erano davvero carini "Caspita che belli quei due!" Pensai e intanto mi avvicinai per udire cosa volevano. 

"Buonasera, sono Vittorio" disse in modo autoritario il più brutto dei tre ed era veramente brutto. Lo guardai in volto e scoprii che ad intimorirmi non era solo il nome ma anche il volto stesso, non c'era nulla di particolare se non una serie di cicatrici dovute all'acne giovanile che lo rendevano inguardabile. 

"E' ora di pagare il debito" continuò, "non posso aspettare oltre, sono passati ormai 9 mesi e sono stanco di sentirmi dire che me li darai domani". Mio marito mi guardò e capii che non mi aveva detto nulla delle richieste che gli erano state fatte. 

"Possiamo vendere il magazzino e darvi il ricavato, ma così facendo non riusciremmo mai a restituirvi tutta la somma, lasciateci lavorare e vi restituiamo tutto un po' alla volta. Stabiliamo una somma mensile per il rientro ok?" La proposta di Marco mi sembrava logica e anche a Vittorio non sembrava dispiacesse. "Bene" pensai. 

La controproposta di Vittorio non si fece attendere "Va bene, mi sembra corretto. Guarda, ti voglio venire anche incontro e lasciarti il contante per fare gli acquisti necessari per mantenere il negozio" 

"Benissimo, ma allora non sono poi così stupidi" Pensai, ma restai impietrita dalle sue successive parole. 

"Invece di contanti, ci pagherai in natura e a farlo sarà la tua bella mogliettina!!!" 

"No! questo mai!!" sbottò Marco. 

"Non mi importa quello che pensi, tua moglie mi piace e visto che mi devi dei soldi, me la prendo! Legatelo" 

..e mentre i due legavano mio marito Vittorio lo umiliava "Se fai il bravo ti lasciamo anche guardare così magari impari qualcosa" 

In quei momenti il sangue mi andò alla testa, ero spaventata, le mani fredde e senza rendermene conto mi stavo avviando verso l'uscita posteriore retrocedendo. Quando mi girai per andarmene con passo spedito, una mano mi avvinghiò il braccio e mi trascinò verso il bancone. Urlai e li supplicai. In un attimo ero sdraiata sul bancone, con due uomini ai lati che mi trattenevano ognuno per un gomito e un ginocchio. Non volevo e mi agitai con ogni parte del corpo. Le mie gambe iniziarono ad aprirsi e le sentii tirare all'inverosimile, la gonna era ormai avvolta sull'addome, ma mi restavano che le mutandine pensai. Che pensiero stupido, ora mi sembra davvero un pensiero stupido. Mi furono stracciate in un attimo e vidi la testa di quell'uomo così brutto sparire tra le mie gambe. Non smisi mai di dimenarmi, nemmeno quando il piacere della sua lingua sul mio clitoride mi urlava di calmarmi. Non volevo con tutta me stessa. Guardai mio marito e scoprii con piacere che aveva la testa girata e gli occhi chiusi per non guardare. Meno male. Questo fece si che mi rilassassi un attimo, poi la ragione tornò. Non devo cedere, no non mi piace e non voglio ...non voglioooooo.Il mio pensiero si spense a mano a mano che il piacere cresceva. Cavolo se ci sapeva fare quello, pensai! 

...e poi tutta la situazione era eccitante essere trattenuta. No no no non posso mollare, mi ripetevo. 

Finalmente l'uomo si tolse e io respirai profondamente. Capii allora che si stava abbassando i pantaloni. "No No NOOOO" urlai "Nooo per favore non farlo". Fu tutto inutile, sentii la sua grossa cappella che si appoggiava alla mia vagina ormai lubrificata. Si sputò su una mano e se la passo sull'asta, ma non vidi questo passaggio e non vidi nemmeno le dimensioni del suo pene, ma le percepii subito dopo. Entrò piano. Sapeva che quello era il modo giusto. Poco alla volta mi aprii come non ero mai stata aperta da un uomo. Lo sentii arrivare subito in fondo alla vagina e le pareti erano tese all'inverosimile. Non so se mi piacesse, in quel momento non capivo se fosse piacevole subito, ma dopo qualche colpo il piacere diventò intenso. Mi mise le mani sui seni e ...e.... e non capii più nulla. Non ebbi le forze di reagire a quel piacere. Continuavo a balbettare "No no no" ma il corpo urlava "Si Si Si" . 

Spero che Marco non stesse guardando. Non ebbi lo spirito la voglia e nemmeno il pensiero di guardare nella sua direzione. Non lo so neppure ora a distanza di anni se guardasse o meno, io non chiesi e lui non disse. 

Quello che ne seguii fu da film porno. Ma non ero io. 

Oggi mi dico che non ero io quella che si era abbandonata al piacere di quei tre uomini. 

Si perché i due compari capirono che non avrei più opposto resistenza e abbandonarono le braccia, mentre mi sostenevano ancora le gambe, ma non con forza. Si slacciarono i pantaloni e mi diedero il loro membro a portata di bocca. Io li presi uno alla volta. Li succhiai alternativamente e poi mi resi conto che avevo le braccia libere. Le mani si impadronirono di quei due cazzi e iniziarono a segarli. In un attimo erano in tiro, evidentemente eccitati dalla situazione e in un attimo mi allargarono le guance con le loro enormi cappelle. 

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