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Erotika
Mi voleva più troia.
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Racconto25 min di lettura

Mi voleva più troia.

Mi chiamo Angela, sono sposata da venti anni con Carlo un noto e affermato avvocato. La mia vita con lui è semplice classica, sono la segretaria che si sposa l’avvocato di venti anni più grande di lei. Quando ho iniziato a lavorare nel suo studio, lui mi ha subito corteggiata in maniera molto decisa...

pennabianca
3 anni fa · 523 letture · 0

Mi chiamo Angela, sono sposata da venti anni con Carlo un noto e affermato avvocato. La mia vita con lui è semplice classica, sono la segretaria che si sposa l’avvocato di venti anni più grande di lei. Quando ho iniziato a lavorare nel suo studio, lui mi ha subito corteggiata in maniera molto decisa e fin da subito mi ha detto che voleva che io diventassi sua moglie. Dal matrimonio è nato Lucio un meraviglioso ragazzo molto educato e uno studente modello che ora è iscritto ad una delle università più prestigiose per diventare come suo padre un bravo avvocato. Questi venti anni insieme, sono stati di una monotonia unica, e non per colpa mia, ma per il fatto che vivo in una bellissima gabbia dorata, dove tutto è scandito da regole precise e immutate. Mi sveglio la mattino, ho chi mi prepara la colazione, poi scendo nel seminterrato della villa enorme in cui viviamo e trova a mia disposizione una palestra per la mia forma fisica, seguita da una brava personal trainer, poi sauna, vasca idromassaggio, doccia e massaggio. Poi pranzo, e a volte passeggio nei due ettari di parco che la circondano, e alle cinque del pomeriggio torna lui, e insieme ci godiamo l’idromassaggio, e la sauna, infine cena, un po’ di tv mentre lui prepara il lavoro per il giorno successivo. Andiamo a letto e dormiamo in camere separate, perché lui non mi vuole disturbare quando si sveglia. Se ha voglia di scopare, viene da me indossando il suo pigiamo di seta e mi masturba lentamente fin quando nel più assoluto silenzio e buio io godo, allora lui mi penetra, mi scopa facendomi godere ancora. Contento si sfila da me, si masturba velocemente fino a schizzare il suo piacere sul mio ventre. Al massimo fa un breve gemito, altrimenti sono gli schizzi di sperma, che sento arrivare, che mi dicono che ha sborrato. Poi in silenzio se ne va, nella sua camera lasciando me imbrattata e umiliata, perché in quel momento mi sento veramente una puttana che viene usata solo per svuotare le sue palle. In pubblico mai una effusione, mai una smanceria che possa destare imbarazzo, sono solo una bella moglie da esibire a cene o ricevimenti a cui lui mi porta scegliendo attentamente quello che devo indossare. Non mi lamento di questo, ho sempre a disposizione abiti molto esclusivi e firmati, gioielli veri, e accessori di gran marca e lusso, ma devo sempre in ogni caso avere un basso profilo, sono la bella moglie di un uomo affermato e ricco. Due giorni fa ho passato i quaranta anni. Mi specchio, vedo il mio corpo che è sempre bello e tonico, ma sono tremendamente insoddisfatta. Dentro di me sento che non ce la faccio a reggere ancora questa vita. Sento il desiderio di vivere la mia vita in maniera diversa, meno ripetitiva e monotona, ma per quanto mi sforzi di trovare un modo per farlo non riesco a farmi venire nessuna idea. Vedo il mio seno, una bella terza tonica, perfetta, me lo accarezzo, sento che mi manca il piacere di mani forti che lo strizzano, lo impastano. Ho voglia di scopare con gusto, e non per svuotare delle palle, la mia fica ha sentito solo il suo cazzo, ero vergine. Nella mia bocca però qualche altro cazzo l’ho sentito, perché prima di lui, quando ero studentessa di liceo, ho fatto diversi bocchini, mentre lui non mi ha mai infilato il suo in bocca. Non ce la posso fare a continuare, devo trovare il modo di evadere da questa dorata prigione, ma non è facile. Ogni mio spostamento, è fatto con la vettura di gran lusso, che lui fa guidare da una bravissima donna, che ovviamente gli riferisce ogni mia mossa. In casa poi ho sempre la governate, una donna molto austera, che ha educato e nutrito mio figlio, che si occupa di ogni dettaglio, quindi come faccio? Impazzisco se non trovo un diversivo. Mentre mi guardo allo specchio, la parte più razionale di me si stupisce di questi miei pensieri.

«Ma di che ti lamenti? Hai una casa bellissima, non devi lavorare, o fare nulla, sei coccolata, ricca, hai ogni cosa a tua disposizione, e ti lamenti? Della mancanza di cazzo? Non è vero, lui ti scopa! Che ti manca? Sai quante vorrebbero essere la tuo posto? E tu ti lamenti.»

Ma non serve, tanto non posso evadere. Poi la svolta. Mia made che sessanta sei anni ha un improvviso malore, un infarto. Subito viene ricoverata in una clinica privata specializzata in cardiologia. Quando la vado a trovare, è distesa su di un letto che sta riposando. Mio marito parla con il primario che gli garantisce il massimo delle attenzioni e cure adeguate e il massimo della tranquillità. Io invece parlo con un giovane medico, molto avvenente, che mi spiega che è addormentata, che si deve riposare. Lo guardo e resto ammaliata dai suoi occhi, di un azzurro stupendo, il viso rasato e bello, le sue mani con dita lunghe e ben curate. In un attimo le immagino che mi stringono, che mi accarezzano tutto il mio corpo, sento subito inumidirsi le mie mutandine. Quando mi tocca il braccio, mentre parla ho un brivido, lui mi guarda stupito.

«Signora va tutto bene? Non si deve preoccupare, sua madre fra poco starà bene, deve solo riposarsi. Le faremo tutti gli esami necessari per trovare una cura idonea per farla stare bene e tranquilla.»

Il suo contatto mi riporta alla realtà, lo guardo, gli sorrido. Sono seduta di fianco al letto, lui è in piedi di lato a me. Noto un lieve rigonfiamento sul pacco, ma in quel momento entra mio marito, ci osserva per un attimo senza parlare, poi ci dice, che ha parlato con il primario, e che Luca, il dottore che ho accanto, è quello che si prenderà cura di mia madre.

«Amore, adesso devo andare, se vuoi ti mando Elisa con la macchina per accompagnarti a casa, io prenderò un taxi.»

Lo guardo un poco smarrita, gli dico che non serve, al massimo lo prendo io il taxi, lui non si deve preoccupare, perché sono consapevole del fatto chi in questi giorni è impegnato, con un importantissimo processo, dal grande impatto mediatico, quindi lascio che lui sia libero, io mi arrangio. Mi osserva un attimo ancora, poi se ne va. Resto per un poco ad osservare mia madre che dorme. Da tre anni vive sola, dalla morte di mio padre. Le ho offerto di venire a vivere con me, ma ha rifiutato, ama troppo la sua indipendenza. La loro vita è sempre stata tranquilla, almeno così a me è sembrata, alcuni amici fidati, vacanze e crociere, almeno due volte all’anno, poi il ballo, la loro grande passione. Hanno sempre avuto un bellissimo rapporto fra loro, mai una litigata, mai una discussione o un gesto sgarbato, solo tanto amore, complicità e passione. Di questo ne sono sicura. Da ragazza li ho sentiti scopare, alcune volte, ho sempre immaginato, che per una moglie, godere con il proprio compagno doveva essere stupendo, mentre io sono solo a sua disposizione per farlo sborrare. Mi fa impazzire questa cosa. Eppure mia madre ha sempre tenuto un basso profilo. Mai una volta, che fosse inopportuna, sia nel parlare, che nel vestire, o altro. Mio padre direttore di banca, ha sempre avuto un atteggiamento tranquillo, sempre innamorato di mamma, mai che avesse neanche osservato, criticato, o ammirato un’altra donna, eppure sono certa, che a lui le donne piacevano molto, ma mamma la faceva divertire, e godere tanto e anche spesso. Ad un tratto entra Luca, il giovane medico, mi si avvicina, mi parla a bassa voce.

«Lei non ha mangiato nulla, e questo non va bene. Venga con me, tanto a sua madre, ora non serve la sua presenza. Ci sono due bravissime infermiere, che la controlleranno in continuazione, venga che andiamo a mangiare qualche cosa.»

Cerco di obbiettare, ma lui mi prende per un braccio, sento che quel contatto, mi piace, lo assecondo. Andiamo al bar dell’ospedale, ci sediamo per mangiare un tramezzino, sotto lo sguardo di altre persone che quasi ci ignorano, tranne quelle di sesso femminile, che mi guardano con curiosità. Mi sento davvero bene. Per una volta, non sono a cena con mio marito, in un sontuoso ristorante, dove tutti lo ossequiano, e mi osservano, come un animale raro, che lui mostra al suo pubblico, ma sono una donna che sta mangiando un banale tramezzino, con un maschio, che credo sia nei desideri, di quasi tutte quelle che ci osservano, e questo mi eccita in qualche modo.

«Deve stare tranquilla per sua madre. Ha avuto un infarto, ma credo che non ci siano danni gravi. Domani la sottoporrò ad una serie di controlli ed esami, per definire una diagnosi precisa, e studiare una eventuale cura.»

Prima di andare avanti…

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