Per curiosità mi avventurai con la lingua in quell’orifizio e scoprii che, sotto la pelle esterna, secca, la semisfera tesa era bagnata, ancora da quel liquido, una lacrima trasparente, insapore.
Il notaio sussultava ai miei colpi di lingua:
- Brava, ragazza mia, brava! – mi disse carezzandomi i capelli – Ora baciamelo anche di sotto... si, ecco. – e così dicendo si sollevò il cazzo verso l’ombelico, e mi fece leccare sotto l’asta, su e giù. Spingendomi in basso la testa, mi costrinse a baciare e leccare la sacca delle palle, dopo, i lati dell’ inguine tra le cosce grassocce... era sudato e non aveva un odore piacevole ... ma ormai c’ero e baciai e leccai pure lì, succhiando tra i peli del pube, grigi per l’età.
- Ah si, si ... Giovannella, che mi fai? – ansimava con gli occhi socchiusi – Continua, tesoro mio. – Si contorceva mentre mi parlava con voce rotta dall’eccitazione. – Adesso prendimi le palline in bocca e succhia piano piano ... raccogli le palle con la mano, dai!
Eseguii facilmente, sollevando ora una e ora l’altra pallina, circondandola con le labbra per ingurgitarla. Con un piccolo sforzo le presi tutt’e due, massaggiandole con la lingua.
- Uhm! – mugolava il vecchio sognante, intanto con le mani mi strizzava i due seni, ormai di fuori e mi mungeva i capezzoli inturgiditi.
- Adesso in bocca, vieni... prendilo in bocca, bambina mia.
Mentre riprendevo fiato e col dorso della mano mi asciugavo le labbra, vidi che il notaio si scapocchiava con la mano, tirando fuori il glande, ora rubizzo e gonfio... sembrava la punta dei vecchi cerini, ma grosso, molto più grosso.
Era duro, ormai, il cazzo del vecchio e quando me lo mise in bocca lo sentii. Scivolava dentro lentamente, come un treno in una galleria, ma la sensazione che mi sorprese fu quella di sentire il glande alla gola, il notaio non si fermò, come credevo, ma spinse ancora, bloccandomi la nuca con la mano affinché non potessi sfuggire.
Spinse ancora, e la capocchia mi allargò la gola, facendomi mancare il fiato e sussultare...
Scartai di lato, non ero preparata e mi venne lo stimolo di vomitare, tossi forte. Una saliva densa e trasparente mi scorreva dalla bocca, colando per terra.
- Piano, piano ... calma. Non è niente. – disse il vecchio e mi attirò nuovamente verso il membro, rimettendolo in bocca e spingendo, come si pompa per gonfiare le ruote della bici. Su e giù.
Intanto, confusa e maltrattata, io ero arrapata e mentre lui mi imboccava, spalancai le gambe sul sedile e mi infilai due dita nella micia bagnata. Mentre gli facevo il pompino, mi chiese se ero ancora vergine e io annuii mugolando un sì.
Il cazzo viaggiò ancora più duro ed eccitato.
Forse quell’agitazione aveva attirato la vecchia moglie preoccupata, che bussò alla porta di mezzo:
- Peppì! – tuonò la notaia – Peppino. Che succede? Perché hai chiuso la porta?
Lui sbiancò maledicendola tra i denti, poi concitato disse:
- Niente, niente... un atto riservato, vai, vai che subito vengo!
La vecchia poco convinta, non insistette... di certo sarebbe tornata presto alla carica.
Mi alzai di scatto, arretrando impaurita. Il notaio si era rabbuiato, ma non volle rinunciare, con meno gentilezza intimò:
- Aspetta ancora un minuto – mi ordinò – stai buona solo un attimo, cara, altrimenti mi fai sentire male...
Mi spinse per le spalle facendomi sedere di nuovo. Il suo pene era molto meno duro e lui non era più giocondo come prima, sempre restandomi davanti si prese il cazzo quasi moscio tra le dita e con movimenti rapidi e inconsulti, si fece la sega. Io ero a pochi centimetri e non sapevo bene cosa fare. Lui con la mano mi cercava, mi palpava le tette, un paio di volte mi disse:
- Ferma ... ferma, così!
Mentre si masturbava la testa del pene mi sbatteva sulle labbra, era una bella sensazione, ma nulla di più. All’improvviso il notaio si irrigidì, socchiuse gli occhi e si sollevò sulle punte dei piedi, tenendosi più forte alle mie zinne. Il cazzo nella mano si riprese un pochino, mentre lui lo sbatteva avanti e dietro, come un forsennato. Esclamò quasi gridando:
- Ora, ora ... vieni amooore, prendi la sborra... bevila, bevi ... – e senza preavviso mi spinse la capocchia in bocca, come si fa con la canna per innaffiare il giardino. Rimasi bloccata dallo stupore… Per qualche istante non successe niente, poi pian piano, mi accorsi che stava sborrando perché mi sentii la bocca piena di liquido salino, dalla consistenza nuova, che non somigliava a nessun altra cosa avessi mai assaggiato.
Ne inghiotti una parte, non era granché però era eccitante, non so perché. Così la succhiai tutta. Più succhiavo e più sentivo che ancora qualche goccia fuoriusciva dal glande... mi masturbai senza freni, mentre dalla gola un odore speciale mi risaliva nelle narici.
Il notaio tornò ad essere il vecchio odioso che era. Si alzò in fretta i pantaloni e mi costrinse a vestirmi subito. Poi con maggior dolcezza mi sussurrò:
- Scusa, tesoro mio, ma quella stronza è tremenda e sarebbe capace di fare una chiassata. – Mi guardò come se volesse chiedere perdono – Ma non mi abbandonare adesso, vieni a trovarmi ancora... – così dicendo, mi mise in mano una banconota da duecento euro - Tieni, comprati una borsa, qualcosa... fai tu.
Io mi ritrassi, sapevo che si pagavano le puttane, per il sesso. Il vecchio capì:
- No, - disse – no piccina, non pensare a male... è un pensiero mio, un regalo. Mi ci vedi a me comprare una borsa o un vestito per te? Un regalo ecco tutto. Un regalo alla nuova nipotina bella.
Mi carezzò la guancia mentre negli occhi, gli passò uno strano guizzo, un bagliore da faina, che non seppi a cosa attribuire... ma che non mi sfuggì.
Chiuse la porta pesante alle mie spalle con un tonfo.
Tornai verso casa insoddisfatta, ma non troppo.
Non avevo scoperto granché, però avevo imparato a fare il pompino e guadagnato duecento euro in un ora. Non male.
“Devo perfezionarmi.” pensai tra me e me, ma capii di dover sfuggire al fascino di fare la puttana. Prendere soldi per farsi fottere era un’arma a doppio taglio. Gli uomini non chiedono di meglio per scaricarsi la coscienza che trattare da puttana una che ti regala un’ora di piacere, per poi infangarla subito dopo. Mentre subiscono con rassegnazione e servilismo le angherie di una moglie, che nemmeno gliela da più.
L’ufficialità, i ruoli definiti, gli atti notarili... sono certezze, sono fari a cui appigliarsi. Sono la tradizione e la gente, si sa, ama essere conformista per pigrizia e per paura.
(continua)
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