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Erotika
La minorenne: il vecchio laido
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Racconto11 min di lettura

La minorenne: il vecchio laido

Il vecchio notaio era un vero porco ma la piccola strega ormai era armata dal fuoco della lussuria... da: Una Vergine al Sabba

Giovanna Esse
1 anno fa · 7.4k letture · 0

Lo scaltro notaio si accorse della mia arrendevolezza e la cosa lo rese più guardingo invece che più aggressivo: il paese era piccolo e lui temeva per la sua reputazione. Certo aveva molti segreti e uno sputtanamento poteva perderlo, rovinarlo. D’altro canto non gli pareva vero di avere, a portata di mano, tanto ben di dio.

In genere, per avere rapporti con una donna più giovane si recava in case d’appuntamento a Napoli, a Roma, spendendo soldi e tempo, pur di appagare la sua eccitazione e, nei rarissimi casi in cui era stato possibile, anche le voglie più inconfessabili della sua anziana moglie. Queste cose le seppi in seguito…

Senza spingersi oltre si sedette al mio fianco e in silenzio, mi cominciò a carezzare le gambe con grande delicatezza.

- Vedi, qua passo le mie giornate, sono spesso solo... la signorina Giuditta, la segretaria, viene solo i giorni dispari, di mattina, per sistemare le carte e fare i servizi esterni... la Posta, la Pretura... capisci? – mi parlava come se fossimo al bar in piazza ma, intanto, spingendo con la mano aveva fatto in modo che io aprissi le cosce, tanto da potermi scostare la mutandina e toccarmi col dito nodoso, la vulva, umida.

- Sai, noi non abbiamo figli – aggiunse – mi fa piacere se mi vieni a trovare, anzi se ci vieni a trovare, perché anche mia moglie ha molta simpatia per te... lo sa quanto hai sofferto, figlia mia.

Le dita del notaio si insinuavano intanto tra le grandi labbra e con l’altra mano si era infilato tra i seni, scivolando tra le due tette approfittando del sudore.

Ingenuamente dissi:

- Ma, notaio... e se entra vostra moglie? – Intanto non mi tiravo indietro, anzi mi aprivo meglio e diventavo discinta, disponibile.

Lui ridacchiò nervosamente:

- Eh... – esclamò – E che sarà mai? Non facciamo mica niente di male, no? – intanto mi era entrato in figa con tutto il dito.

Dopo averlo ficcato e tirato fuori alcune volte, abbastanza per ritrovarselo tutto bagnato, divenne più diretto e si alzò in piedi, tirò giù i pantaloni, mettendomi il suo pene davanti agli occhi. Era lungo e sottile, lievemente inclinato verso il basso.

- Guarda, figlia bella, ti apprezzo molto e... chiamami zio Peppino, notaio è “pesante”, come nome.

Io ero accaldata, eccitata e impreparata: guardai ipnotizzata quel coso in primo piano. Appena lui se lo toccò dalla testa rubizza uscì una gocciolina trasparente, ne approfittai per odorare, ma non si sentiva nulla, tranne un leggero odore di orina secca, probabilmente il notaio aveva pisciato poco prima del mio arrivo.

- Puoi farmi compagnia un altro poco, Giovannella? – disse con voce melliflua, falsata dall’eccitazione. Con i pantaloni abbassati e il cazzo barzotto, si dedicò ai miei seni, era in estasi. Impreparata sul da farsi preferii fingermi distratta, come se tessi leggendo il giornale Grazia... guardavo altrove, nonostante mi sentissi accaldata e curiosa.

Lui si fece più audace:

- Ma tu ragazza mia, non hai mai fatto niente? - Io lo ignorai e lui si rispose da solo – Che bellezza, come sei dolce, vedrai che zio Peppino ti prende sotto la sua protezione – e squadrandomi i seni, aggiunse – e ti insegna tutte le cose che sa, con tutta la sua esperienza.

Chiuse la porta a chiave.

- Hai fatto benissimo, ragazza mia, a venire da me. - Mi prese per mano e mi portò allo scrittoio, facendomi segno di abbassarmi sul piano del tavolo.

Il vecchio si pose dietro di me e con grande delicatezza, mi tolse la gonna, riponendola su una sedia, poi mi abbassò le mutande, facendo apprezzamenti delicati sul mio sedere. Si mise comodo su uno sgabello e cominciò a lavorarmi di brutto, con bramosia e agitazione, credo che non avesse accarezzato carni così virginali, nemmeno la prima notte di matrimonio.

Mugolava languido, mentre teneva le mani inchiodate sui miei glutei chiari, come ventose e me li agitava, me li palpava...

La faccia affondò dietro al mio sedere e sentivo la sua lingua, veloce e assetata, che mi leccava e mi penetrava, piccola e sfuggente ma rapidissima.

Non avrei mai immaginato che un uomo poteva leccarmi il culetto, che la lingua mi solleticasse l’ano, come un ditino forsennato e irrequieto che slappava rumoroso, come fanno i cagnolini assetati.

Poi il notaio si accanì sulla figa, palpando e leccandola tutta, esplorandola con le dita rugose, come volesse studiarsela attentamente. Non aveva fretta, si vedeva che era troppo entusiasta di quello spettacolo per desiderare di arrivare in fretta. Così, senza sapermi controllare ebbi un orgasmo, molto liquido e veemente, che lui succhiò e ingoiò, come suggesse un liquore.

Poi si mise in piedi, ritto al mio fianco, e mi fece capire di fare altrettanto. Me lo ritrovai sulla destra, con i pantaloni alle ginocchia; sotto la pancetta svettava il suo pisello, ora sembrava un poco più duro e più eretto di prima. Mi prese delicatamente la mano e me la pose sul cazzo, imponendomi un movimento sussultorio che gli liberava la testa dal prepuzio ad ogni languida spinta. Io provai grande piacere a prenderlo in mano, stringevo e allargavo la mano, ed era una bella sensazione... mi sembrava di toccare un serpentello, caldo e setoso.

Lo masturbai, fingendo di non “partecipare” emotivamente. Allora, con espressione beata mi disse:

- Ora, ragazza cara, te la senti di sederti davanti a me?

Non afferrai subito l’ eufemismo e dissi di sì. Toccò a me pormi sullo sgabello, mentre il notaio, si appoggiò col sedere al bordo della scrivania. Si prese con la destra l’uccello e lo carezzò mentre mi guardava.

- Bella, bella, bella! – esclamò – se sarai affettuosa con me, ti insegnerò un sacco di cose ... sarai la mia studentessa. Eh? Che dici?

Ero imbarazzata non volevo prendere impegni, però mi sarebbe piaciuto imparare su una cavia, almeno le cose essenziali.

Dallo sguardo arrapato del vecchio, dalla sua disponibilità, capii che l’ uomo quando è bramoso di fare il sesso sarebbe capace di dare tutto ciò che ha. Quel vecchio, infatti, si comportava come se il desiderio potesse dominarlo completamente.

“Quindi, pensai, se io imparo bene l’arte di dare piacere, potrei anche ottenere di più, molto di più!” Successivamente, avrei capito che i vecchi sono molto più sordidi e attaccati al sesso dei ragazzi. Però sono anche furbi e falsi... Insomma capii che avere la figa e le tette aiutava, ma alla fine era sempre l’intelligenza l’arma vincente.

Ora però un po’ di pratica non guastava e per farla, andava bene anche il cazzo “debole” di “zio Peppino”, con la sua pelle grinzosa lievemente violacea, le venette sottili ed evidenti, lo scroto pieno di rughe; là due palline insignificanti vagavano in una enorme sacca, acquosa al tatto.

- Per prima cosa – disse il vecchi notaio – bacialo con le labbra asciutte, gli dai mille bacetti, dappertutto ... – e così dicendo, mi tirò delicatamente verso l’arnese, mentre con la mano lo sosteneva per porgermelo.

Così cominciai il mio corso.

Dopo la sega, iniziai la lezione di bocchino! La prima cosa che baciai fu la pelle del prepuzio. Era raccolta come uno spesso petalo rosa, schiuso leggermente sulla punta. Indagai, mentre baciavo e suggevo lievemente ad ogni contatto: dietro la pelle flaccida e rugosa, si nascondeva il glande, teso e lucido, con quella sua pelle liscia e appetitosa.

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