C'è tempo

manu veneto
4 months ago

Uno strano silenzio al quale non sono più abituata, esco dalla camera, non mi pare vero, cammino a piedi scalzi nel caldo legno, la casa è immersa nella penombra, la respiro a pieni polmoni.

Dalla finestra aperta entra un tiepido vento, posso sentire il fruscio delle tende accarezzate da timidi raggi di sole che si fanno largo tra le fessure della persiana, mi guardo allo specchio del corridoio prima di entrare in cucina.

Dalla mensola prendo il barattolo del caffè, apro l'anta sopra il lavello e senza guardare afferro la moka, le do una sciacquata veloce, senza vedere cosa sto facendo preparo il caffè, accendino, fiammella, azioni fatte e ripetute un'infinità di volte, ma oggi sono solo per me.

I figli a scuola, lui via per lavoro fino a sera, la giornata per me, alcuni pensieri, alcune fantasie, alcune voglia, sto per volare via lontana quando il gorgoglio della moka mi riporta alla realtà, sbuffo quasi indispettita per poi sorridere, ho tempo.

Verso quel meraviglioso liquido nero fumante dentro alla tazzina, mezzo cucchiaio di zucchero mescolo girando e riperdendomi nei pensieri, alcune immagini scorrono nel mio cervello, sembrano così vere che se allungassi una mano le potrei sfiorare, una ad una, sospiro, torno ancora una volta collegata a questo presente, ho tempo.

Ancora sto sorseggiando questo nettare fumante ricco di aroma che mi entra nel naso e via dentro al cervello, mi accendo una sigaretta, la fumo con gusto, è sempre così la prima della giornata, profondi tiri che trattengo dentro ai polmoni alcuni secondi prima di espellerli, come se facendo così buttassi fuori tutto ciò che non va, mi tira il cervello, mi tira la fica, sorrido, ho tempo.

Spengo la sigaretta nel portacenere sopra al tavolo, porto la tazzina nel lavello, la lascio quasi cadere, il rumore della porcellana che sbatte contro l'alluminio rompe il silenzio, divertita la prendo e la rifaccio cadere, si rompe, pazienza, ne ho altre, ancora scalza torno verso il corridoio, ancora lo specchio, questa volta mi fermo, mi osservo, i fianchi, il seno, le cosce, il ventre, altri flash questa volta peccaminosi, ho voglia ed arrivato il tempo, sorrido e continuo verso il bagno, altro specchio, altra luce, sempre più voglia di me.

Apro l'acqua della doccia, m'incanto ad ascoltarne il rumore, l'acqua che sbatte prepotentemente sulla plastica del box doccia, infiniti schizzi che via via diventano caldi e poi bollenti, intanto levo il tessuto e resto nuda, mi accarezzo la pelle, la sfioro, la tasto, gioco con le dita a tratteggiare i confini del mio corpo sempre più desiderosa di superare questi confini, ho voglia di me, di prendermi, di usarmi, di godere soffrendo, si ho voglia anche di lui distante e chissà dove, intanto la stanza è quasi satura di vapori, torno nuovamente al presente, in me, ma la voglia resta anzi no, aumenta, miscelo l'acqua che poco dopo diventa accettabile per la mia pelle delicata, mi guardo un'altra volta al piccolo specchio sopra al lavandino prima di sparire dietro al plexiglass.

Anche l'acqua sa di liberazione, mille e mille gocce prendono vita nel mio copro, le piastrelle bianche sudano, prendo tra le mani il doccino, lo passo sul corpo, molti brividi escono dal cervello e raggiungono il centro del piacere in mezzo alle gambe ora tese, la mano guida quel getto, sul collo, sui capezzoli, lungo il fianco e ancora più sotto, l'inguine, interno coscia, labbra, clitoride, sto sognando che sia la sua lingua o la sua mano o anche semplicemente il suo sguardo mentre mi divora e divento cibo per la sua mente, stringo le gambe, serro la mascella mentre il labbro inferiore rimane prigioniero di denti affamati.

Immersa in questi pensieri mi ritrovo appoggiata al muro umido e caldo, le dita giocano a nascondino con la mia fica, mi sfioro lentamente e subito dopo con foga e rabbia, vorrei il suo cazzo ovunque dentro di me, lo stesso che mi fotte il cervello e mi leva il respiro in notti sempre più lunghe dove il tempo sembra sospeso, inizio a respirare affannosamente, ansimo e ringhio, le dita che vanno per conto loro senza freno alcuno, dentro e fuori mi torturo, fermandomi alcuni attimi prima di esplodere, ho tempo, ho voglia, mi sento così schiava e padrona, libera e prigioniera, mi fermo e riprendo, altri orgasmi sospesi, tre, quattro, finisco per offendermi da sola, troia, maiala, porca, e te bastardo, si bastardo te e quel fottuto gioco, bastardo te che non sei qua ora.

Non ci sei e mi martelli il cervello, continui a fottermi giocando con le mie debolezze, riprendi e ti fermi, guidi la mano e i miei movimenti, sgrano gli occhi ed escono fiamme, santa e diavolo, lo sento crescere come un'onda che ora non si vuole proprio fermare, ti vedo e ti sento, piegata in due sul tavolo della cucina mentre mi prendi e mi fai tua, tutto così maledettamente vero e reale, tutto così atrocemente distante e presente solo dentro a questa fantasia che sta per esplodere, si, dentro e fuori, veloce, conta, stai zitta, troia per oggi finisce qua e no, bastardo, oggi comando io, continuo, intanto mi ritrovo quasi a terra mentre lo scroscio dell'acqua sembra impazzito, esce un grido che rimbomba nella stanza, le gambe sono un fascio di muscoli tesi, le cosce dure, le dita ancora incastrate dentro al piacere che le inzuppa, il cuore impazzito sembra un treno senza destinazione, immobile continuo a tremare, quest'orgasmo intenso, forte, desiderato, ma che mi lascia subito dopo vuota di te.

Una lacrima scende e viene spazzata via subito dal getto dell'acqua, torno in me, torno in questo presente, torno per ripartire, da te, ovunque, non so quando ma so, però ora mi lecco le dita, le succhio avidamente e ancora una volta penso, che siano le tue, che sia la tua carne o la tua anima, tu diavolo e io santa, ma ho tempo, si ho molto tempo.

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