Quando ebbe finito, si lasciò cadere a pancia in giu sul letto sfinita, il respiro che le usciva a scatti, il corpo ancora scosso da piccole convulsioni. Marco si sdraiò accanto a lei, le labbra che cercavano il suo collo in cerca di sudore e peccato. "Dio, sei perfetta," mormorò contro la sua pelle, le dita che disegnavano cerchi sulle sue cosce ancora tremanti. Maria chiuse gli occhi, la testa che le girava, le immagini di Luigi e Marco che si mescolavano nella sua mente in una fantasia impossibile da confessare ad alta voce.
"È stato bellissimo," sussurrò invece, la voce roca per i troppi gemiti. Marco rise, un suono soddisfatto e osceno, mentre una mano le accarezzava le natiche ancora rosse per gli schiaffi. Sentì il suo dito scivolare nel solco, delicatamente, quasi fosse un'esplorazione. Maria trattenne il fiato quando quel dito si insinuò nel suo buco ancora aperto e sensibile, estraendo con cura la sborra che lui stesso vi aveva lasciato poco prima. "Apri," le ordinò, portando il dito bagnato alle sue labbra.
Maria non esitò. Chiuse gli occhi e aspirò quel dito, la lingua che si incurvava per raccogliere ogni goccia del loro misto di fluidi. Il sapore era salato, muschiato, con un retrogusto metallico che sapeva di sesso sporco e confessioni proibite. "Buono?" le chiese Marco, osservandola con uno sguardo che bruciava. Lei annuì, le labbra che si serravano attorno alla sua falange mentre succhiava con voracità, come se volesse pulirlo completamente. "Sei deliziosa," aggiunse lui, ma la voce era piena di ammirazione, le dita dell'altra mano che le strizzavano un capezzolo tra pollice e indice.
"Magari un giorno ti vedrò mentre assaggi la sborra di Luigi," disse Marco all'improvviso, sorridendo malizioso mentre le lasciava scivolare il dito fuori dalla bocca con uno schiocco umido. Maria sbuffò, ma il rossore che le salì alle guance tradì l'eccitazione che quelle parole le provocavano. "Dai, non dire stupidate," protestò debolmente, girandosi verso di lui con gli occhi socchiusi. "La fantasia è una cosa, la realtà un'altra... Io voglio solo la tua sborra." Ma mentre lo diceva, la punta della lingua sfiorò inconsciamente il labbro superiore, raccogliendo un residuo salato che le era sfuggito.
Marco rise, il petto che le vibrava contro la schiena mentre le passava un braccio attorno alla vita per stringerla a sé. "E se io te lo chiedessi per il mio piacere, lo faresti?" chiese, voce improvvisamente seria nonostante il sorriso lascivo. Maria lo guardò, gli occhi che cercavano i suoi nel buio della stanza, il rumore del mare che filtrava dalla finestra aperta. Per un attimo, il silenzio fu così totale che sentì il battito del proprio cuore accelerare. "Tu... davvero lo vorresti?" sussurrò finalmente, le parole che le uscivano a fatica dalla gola stretta. "Vedermi con un altro?"
"Per il mio piacere, sì," confermò Marco, le dita che le disegnavano linee invisibili sull'addome mentre parlava. "Immaginarti mentre ti prendono, mentre godi sotto un altro cazzo... mi eccita come niente al mondo." Maria chiuse gli occhi, il respiro che le si fece corto mentre le immagini proibite tornavano a invaderla. Luigi dietro di lei, le mani possenti che le stringevano i fianchi, la voce di Marco che le ordinava di godere— "Sarebbe solo una volta," aggiunse lui, le labbra che le sfioravano l'orecchio. "E poi torni a me, più puttana di prima."
Maria scosse la testa, le unghie che affondavano nel palmo delle mani. "Non riuscirei mai a fare sesso con un altro mentre mi guardi," sussurrò, la voce rotta da un misto di vergogna e desiderio. "Sarei... paralizzata. Sentirei i tuoi occhi addosso e—" Il pensiero la fece contrarre, le gambe che si strinsero involontariamente. Marco rise, un suono basso e carnale, mentre una mano le scivolava tra le cosce per accarezzarle il clitoride ancora sensibile. "È proprio quello il bello, amore. Vederti impietrita dalla vergogna, mentre il suo cazzo ti sfonda e tu non sai se guardare me o lui."
Le dita di Marco erano implacabili, toccandola con una precisione che la fece gemere. "E se io invece ti ordinassi di guardarlo mentre ti scopa?" le chiese, i denti che le mordicchiavano il lobo dell'orecchio. Maria sbarrò gli occhi, il respiro che le si bloccò in gola all'immagine: Luigi sopra di lei, gli occhi che la fissavano mentre Marco la obbligava a sostenerne lo sguardo. "Non potrei—" ansimò, ma il corpo le tradì, le dita di Marco che sentirono l'umidità crescere tra le sue gambe. "Già lo stai facendo," sussurrò lui. "Nella tua testa, stai già aprendo le gambe per lui. Lo so."
Maria chiuse gli occhi, il rossore che le bruciava il collo mentre scuoteva la testa. "No, le mie gambe sono aperte per te, amore," sussurrò, ma la voce era troppo tremula per essere convincente. Marco rise, un suono osceno e carnale, mentre le affondava due dita dentro senza preavviso. "Menti," ringhiò. "Sentirai ancora il mio cazzo nel culo quando lui ti sfonderà, e saprai che quelle gambe si sono aperte per entrambi." Maria urlò, le dita che si aggrapparono al lenzuolo mentre lui le muoveva le dita con movimenti rapidi e sadici.
"Dimmi che lo farai," ordinò Marco, la voce che le penetrava più profondamente delle dita. "Dimmi che quando torneremo a casa, inviterai Luigi per un drink e ti lascerai scopare come una troia mentre io vi guardo." Maria ansimò, il corpo che si contorceva tra la vergogna e il piacere, le gambe che si aprivano sempre di più nonostante i suoi tentativi di chiuderle. "Marco, ti prego—" ma le parole le morirono in gola quando lui le pizzicò il clitoride con tale forza da farle vedere le stelle.
"Lo farai," insistette, questa volta senza spazio per i dubbi. Le sue dita accelerarono, il palmo che le sfregava contro il punto più sensibile mentre l'altra mano le afferrava i capelli, costringendola a guardarlo. "Lo farai perché sai che è quello che vuoi. Perché stai già immaginando quanto sarà più grosso di me, quanto ti farà urlare." Maria scosse la testa, ma era un movimento debole, quasi teatrale, perché nel buio della stanza, con le dita del marito che la stavano portando sull'orlo di un altro orgasmo, la resistenza era solo una formalità.
Marco vide la resa nei suoi occhi prima ancora che lei lo dicesse. "Sì," sussurrò Maria, la voce così bassa che lui dovette chinarsi per sentirla. "Lo farò... ma solo se sarà per te. Solo perché ti piace l'idea." Le parole le bruciarono la lingua, ma il modo in cui il corpo di Marco si irrigidì contro il suo, il gemito che gli strappò dalla gola, valsero tutta la vergogna. Lui le affondò i denti nella spalla, un morso che avrebbe lasciato il segno, mentre le sue mani le palpeggiavano i seni con una brutalità nuova. "Per me e per te," corresse lui, la voce roca. "Perché lo vuoi tanto quanto me, anche se non osi dirlo."
Maria chiuse gli occhi, sentendo il suo cazzo ancora duro premere contro la schiena. Lo sentiva pulsare, caldo e vivo, come se fosse diventato un'entità a sé stante. "E se..." iniziò a dire, le parole che le morivano in gola. "E se poi non sarò più la stessa?" La domanda le uscì prima che potesse fermarla, un timore che aveva tenuto nascosto anche a se stessa. Marco rise, un suono basso e carnale, mentre una mano le scivolava tra le cosce per accarezzarle il clitoride ancora sensibile. "Sei già cambiata," sussurrò contro il suo orecchio. "Da quando ho sentito come ti stringevi mentre parlavo di lui."
Le dita di lui erano implacabili, trovando il punto giusto con una precisione che la fece gemere. "Ogni donna ha questa parte di sé," continuò Marco, i denti che le mordicchiavano la spalla. "Ma solo quelle coraggiose come te la lasciano uscire." Maria annuì, le gambe che tremavano mentre il piacere risaliva lungo la schiena. "Sei diventata adulta stasera," aggiunse lui, la voce che le penetrava più profondamente del suo cazzo. "E consapevole. Hai capito che in ogni donna si nasconde una puttana... e tu, amore mio, sei la mia bellissima puttana."
