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Mamma e figlio - due troie in calore
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Racconto54 min di lettura

Mamma e figlio - due troie in calore

Storia di una mamma troia e di un figlio che vuole imitarla

Anna Bolerani
10 mesi fa · 1.6k letture · 1

Giulia si trascinò più vicina a lui, la gamba che gli sfiorava il culo ancora dolorante. "Per questo," mormorò indicando il loro corpo con un gesto vago, "per darti il piacere che cerchi. Ti piace troppo scoparmi ed essere scopato, ma io non voglio che tu ricorra al trucco di oggi."

Marco deglutì mentre il peso di quelle parole gli scendeva nello stomaco. "Vuoi che troviamo qualcuno che ci prenda entrambi?" chiese, la voce strozzata dall'emozione. Giulia annuì, un sorriso storto che le illuminava il viso. "Esatto. Uno che mi sfondi mentre guardi... e poi si giri e ti apra quel bel culo che hai ereditato da tua madre."

L'immagine lo colpì come un pugno: Giulia piegata sul letto con le cosce aperte mentre un uomo la penetrava brutalmente, per poi voltarsi verso di lui con lo stesso cazzo ancora grondante. Le dita di Marco si contrassero involontariamente sul divano. "Ma chi..." iniziò a chiedere, ma Giulia lo interruppe con un gesto. "Ho già qualcuno in mente," sussurrò, accarezzandogli la coscia. "Tommaso. Quel collega che ti fissava all'aperitivo dell'altro giorno. Hai visto come guardava il tuo collo mentre parlavi?"

Un brivido gli corse lungo la schiena. Sì, lo ricordava bene: occhi marrone scuro che lo scrutavano con un'intensità quasi predatoria mentre fingeva interesse per la conversazione. Aveva i polsi larghi e le mani grandi, troppo grandi, aveva pensato Marco mentre sorseggiava il suo drink troppo in fretta,e una cicatrice a forma di falce che gli attraversava il labbro inferiore. Quel dettaglio gli era rimasto impresso perché Tommaso continuava a passarci sopra la lingua mentre parlava, come se fosse un'abitudine nervosa. "Ma..." Marco deglutì, le labbra improvvisamente secche. "Come fai a sapere che...?"

Giulia rise soffocando il suono nel palmo della mano. "Mi ha chiesto informazioni su di te mentre eri in bagno." Le dita le strisciarono lungo l'interno coscia di Marco, fermandosi a un centimetro dal suo pene floscio che già mostrava segni di ripresa. "Dice che ha una passione per i ragazzi con gli occhi di ghiaccio e le gambe lunghe." La sua unghia gli graffiò la pelle pallida dell'inguine. "Gli ho detto che hai anche un difetto al setto nasale che ti fa russare quando dormi a pancia in su. L'ha trovato... affascinante."

Marco sentì l'erezione crescere dolorosamente mentre fissava il muro dietro Giulia, dove l'ombra di un albero danzava con il vento notturno. Il ricordo delle mani di Tommaso - larghe, con nocche sfregiate e un anello d'argento al mignolo - gli fece contrarre lo stomaco. "E... cosa gli hai risposto esattamente?" La sua voce suonò stranamente piatta, come se qualcuno gli avesse svuotato i polmoni con una pompa.

Giulia si mosse come un gatto affamato, il ginocchio che gli premeva contro il pube mentre le dita le scivolavano dentro la tasca posteriore dei jeans. "Gli ho dato il tuo numero." Tirò fuori il telefono di Marco, illuminando quel sorriso da squalo che conosceva troppo bene. "E guarda un po'... ti ha già scritto." Lo schermo mostrava una notifica: "Ho sognato il tuo russare ieri notte." Seguiva una foto di Tommaso in palestra, il collo della maglietta strappato dove un tatuaggio a forma di catena spariva sotto il tessuto sudato.

Il mattino dopo,Maria aveva la voce roca quando, mentre Aldo avviava l'auto dopo aver salutato Leonardo , per tornare a casa, cominciò a raccontare tutto quello che aveva fatto quella notte. Aldo era impaziente di farsi raccontare ogni minimo dettaglio. Le cosce che ancora tremavano sotto la gonna stirata . "L'ultima volta mi ha sollevata contro lo specchio del bagno," sussurrò accarezzandosi l'interno coscia come se rivivesse l'istante. "Sentivo i bordi freddi del vetro qui—" la mano le scivolò sul sedere, "—mentre il suo cazzo mi spaccava il culo così forte che ho visto le stelle." Aldo frenò bruscamente a un semaforo, la mano destra che le afferrò la nuca. "E questo?" le chiese indicando il livido a forma di mezzaluna sotto il suo orecchio. Maria rise, la lingua che leccò quel punto dolente. "Quando mi ha scopato al terzo giro e gli ho chiesto di mordermi per non urlare."

Il racconto continuò per tutto il viaggio, ogni curva della strada che sembrava sincronizzarsi con i dettagli più crudi. "Alle quattro del mattino mi sono svegliata col suo cazzo già dentro," mormorò Maria guardando il parabrezza annebbiarsi, "senza un bacio, senza un preavviso, solo quelle dita che mi hanno aperta mentre dormivo." Aldo giocherellava col cambio, le nocche bianche mentre ascoltava. "E poi?" "Poi mi ha fatto inginocchiare sul letto e..." La voce di Maria si spezzò quando descrisse come Leonardo l'aveva penetrata tenendole le braccia incrociate dietro la schiena, ogni spinta che la faceva scivolare sul lenzuolo bagnato di sudore.

Fu a quel punto che la mano di Maria scivolò tra le gambe di Aldo, le dita che trovavano il bottone dei jeans con precisione chirurgica. "E ogni volta che provavo ad alzarmi," sussurrò mentre tirava giù la cerniera metallica, "lui mi strattonava indietro per i capelli così forte che..." Il resto della frase morì in un sibilo quando estrasse il cazzo già rigido del marito, la punta umida che pulsava contro il palmo della sua mano. Aldo deglutì ma non distolse lo sguardo dalla strada, solo le narici che si dilatavano mentre Maria iniziava una masturbazione lenta e metodica, il pollice che premeva sotto il glande con ogni movimento ascendente.

"Così forte che cosa?" chiese Aldo con voce strozzata, il piede che premeva sull'acceleratore senza rendersene conto. La macchina sfrecciò oltre un camion, il rombo del motore che copriva il suono umido della mano di Maria che lavorava. "Così forte che sentivo i capelli strapparsi dalla radice," rispose mentre abbassava la testa, la lingua che strisciava lungo la vena pulsante sul lato del cazzo. "E quando finalmente mi sono girata..." La bocca di Maria si chiuse intorno alla punta, succhiando con un rumore volgare che fece sobbalzare Aldo. "...aveva gli occhi neri come quando ti punge il dito con l'ago da sutura."

Aldo lasciò uscire un gemito che sembrava strappatogli dal petto quando Maria inghiottì metà della sua lunghezza, le dita che gli affondavano nella coscia. Il volante scivolò tra le sue mani sudate mentre descriveva come Leonardo l'aveva scopata contro lo specchio appannato, le impronte delle sue mani ancora visibili sul vetro quando finalmente erano usciti dal bagno. "E poi?" "Poi mi ha fatto inginocchiare su..." La voce di Maria si perse nel suono umido della sua bocca che si muoveva su e giù, le labbra che si allungavano intorno alla circonferenza.

Aldo lanciò un'occhiata al cruscotto—ancora venti minuti prima di arrivare—e sentì un fiotto di presperma colargli sulle dita di Maria. "Continua," ansimò mentre lei rallentava il ritmo, la lingua che giocava col frenulo prima di sussurrare come Leonardo l'aveva tirata su per i fianchi, il cazzo che le entrava dall'alto mentre lei penzolava come una bambola di pezza. "Dio..." Aldo grugnì, la schiena che si inarcava contro il sedile quando Maria descrisse il momento in cui Leonardo l'aveva fatta urlare spingendole un dito in fica mentre la sodomizzava. La macchina sbandò lievemente.

Maria lo sentì perdere il controllo e accelerò il racconto insieme alle mani, descrivendo come Leonardo l'aveva costretta a leccargli le palle mentre la teneva sospesa a mezz'aria, le cosce che tremavano per lo sforzo. "E quando ho detto che non ce la facevo più," sussurrò contro il suo cazzo pulsante, "mi ha sbattuta contro il muro e..." Il resto fu inghiottito da un colpo secco mentre Aldo le spingeva la testa giù, il sapore salato che le riempiva la bocca mentre lui scaricava con un ruggito. Maria deglutì tutto senza perdere una goccia, le dita che strizzavano la base per farlo venire più a lungo.

Aldo frenò bruscamente davanti a un benzinaio, il respiro ancora affannoso mentre Maria si puliva il mento con il dorso della mano.

La macchina ripartì più lentamente, Aldo che ora guidava con una mano sola mentre l'altra scivolava tra le cosce di Maria sotto la gonna. "Continua a raccontare," disse mentre le dita trovavano l'elasticità della sua mutandina, già umida nonostante la doppia sodomizzazione della notte precedente. Maria aprì le cosce con un sospiro, il corpo che ricordava ancora ogni centimetro del cazzo di Leonardo ma ora bramava le dita tozze di Aldo che le cercavano sotto il tessuto. "Stavamo dicendo..." ansimò quando il suo dito medio le entrò con un colpo secco, "...della doccia."

Aldo annuì mentre accelerava il ritmo delle dita, il medio che le penetrava con movimenti profondi mentre l'indice massaggiava il clitoride con precisione chirurgica. Maria si contorse sul sedile, la schiena che si inarcava contro la portiera mentre sentiva la pressione crescente. "Dopo lo specchio," riprese con voce rotta, "mi ha trascinata nella doccia e..." La frase si spezzò quando Aldo aggiunse un secondo dito, le nocche che le allargavano le labbra mentre lei si muoveva al ritmo delle sue spinte. Il volante scivolò tra le mani sudate di Aldo mentre seguiva il racconto a gesti, ogni dettaglio che Maria sussurrava tradotto in una pressione più forte, un angolo diverso.

"Mi ha fatto inginocchiare sul pavimento bagnato," ansimò Maria mentre Aldo aumentava la velocità, le dita che le sfregavano quel punto interno che la faceva vedere bianco. "E invece di..." Un gemito le sfuggì quando le dita di Aldo le colpirono il punto G con un movimento ascendente. "Invece di finirmi nel culo come pensavo," riprese stringendo i denti, "ha tirato fuori il cazzo all'ultimo secondo e..." Aldo rallentò appena un attimo, le dita ancora dentro di lei ma immobili, il respiro che gli si bloccava in gola mentre aspettava il seguito. Maria chiuse gli occhi, rivivendo l'istante: "Mi ha inondata la faccia di sborra così tanto che mi è entrata nelle narici."

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