"Prima prendilo un po' in bocca.”
La mano gli sollevò il mento, costringendolo a guardare il cazzo semi rigido che spuntava dai pantaloni.
"Fammelo diventare duro."
Marco aprì la bocca senza pensarci, le labbra tinte che si allargarono per accogliere quella punta già lucida. Emil emise un grugnito soddisfatto quando la lingua di Marco iniziò a leccargli la cappella con movimenti circolari, le labbra che si serravano a metà dell'asta.
"E' molto brava a succhiare" commentò Giulia dall'altro lato della stanza, le braccia incrociate mentre osservava la scena con occhi vigili. Le sue dita tamburellavano nervosamente sul braccio, pronta a intervenire se Emil avesse scoperto l'inganno. "Silvia ha un debole per i cazzi grandi," aggiunse con voce melliflua quando Emil gli affondò tutta l'asta in gola con un colpo secco. Marco tossì, la saliva che gli colava dal mento mentre Emil lo teneva fermo per i capelli, il naso schiacciato contro il pube rasato.
Quando Emil finalmente lo lasciò andare, il cazzo era così duro che pulsava visibilmente sotto la luce fioca della lampada. "Su, troietta," lo strattonò , trascinandolo verso il divano dove lo fece inginocchiare a gambe larghe, la gonna alzata che gli incorniciava il culo. Marco sentì le mani di Emil stringergli i fianchi con forza, i pollici che gli affondavano nella carne. "Aspetta!" intervenne Giulia con un balzo, afferrando il polso di Emil un attimo prima che abbassasse gli slip di pizzo. "Non toglierle le mutandine," disse con voce acuta, "ha le mestruazioni." Emil sbuffò ma Giulia fu più veloce—con un gesto esperto, spinse da parte la stoffa rosa, esponendo solo il buco necessario mentre teneva il pannolino al suo posto. "Scopala così."
Emil non se lo fece ripetere. Il cazzo entrò con uno schiaffo umido contro le natiche di Marco, che urlò quando la punta lo divelse all'improvviso. "Stretta come una vergine," ringhiò Emil afferrandolo per le spalle mentre lo inchiodava al divano. Marco sentì la stoffa del corsetto stringergli le costole, il seno finto che rimbalzava a ogni spinta. Giulia si accovacciò davanti a loro, gli occhi che scrutavano la scena con avidità mentre il cazzo di Emil spariva e riappariva tra le chiappe di Marco. "Che bella cuginetta," sussurrò accarezzandogli la guancia sporca di rossetto, "Ti piace sentire il cazzo di un vero uomo nel culo?"
Marco rispose con un gemito strozzato quando Emil gli affondò dentro fino alle palle, il suono della carne che schiaffeggiava riempiendo la stanza. La cicatrice sull'avambraccio di Emil luccicò mentre stringeva la gola di Marco, costringendolo a inarcarsi di più. "Senti come ti apre?" ansimò Emil, le dita che gli scavavano nei fianchi mentre aumentava il ritmo.
E improvvisamente fu come se Maria fosse lì con lui, gli stessi toni gutturali, lo stesso rossore sul collo, la stessa disperazione che sentiva nelle registrazioni. "Sfondami il culo!" urlò Marco con voce che non riconobbe, alta e strozzata, il corpo che ondeggiava all'unisono con i ricordi della madre. "Sì, così, aprimi tutta, sono la tua troia, sborrami dentro!"
Emil sembrò sorpreso dall'improvvisa veemenza, ma reagì afferrandolo ancora più forte per i fianchi mentre accelerava i colpi. "Ecco la mia zoccola," ringhiò, il sudore che gli colava sulla schiena mentre spingeva sempre più in profondità. Marco sentì un calore improvviso esplodergli dentro, seguito dal tremore incontrollabile delle cosce di Emil che scaricava a ripetizione, il cazzo che pulsava violentemente mentre lo riempiva. Il silenzio improvviso fu rotto solo dai gemiti rochi di Emil e dal rumore umido del liquido che colava tra le sue cosce.
Quando Emil si ritrasse con un suono viscido, Marco si accasciò sul divano completamente svuotato, il viso schiacciato contro il tessuto ancora caldo dell’imbottitura. Sentiva la sborra di Emil colargli lentamente lungo le cosce, un rivolo che si insinuava sotto il pannolino ormai inzuppato. Giulia osservò Emil mentre si rivestiva in fretta, la cicatrice che luccicava nell’ombra mentre infilava la cintura con gesti bruschi. "Ora vai, sei stato bravo" gli sussurrò, aprendo la porta con un ghigno soddisfatto mentre lui annuiva, ancora ansimante, e spariva nel buio del corridoio.
Tornata da Marco, Giulia lo rovesciò con un colpo secco, le dita che gli strapparono via il pannolino con un rumore di velcro lacerato. L’aria fredda sul culo aperto e stillante fece sussultare Marco, ma non ebbe il tempo di reagire prima che lei gli affondasse la faccia tra le natiche, la lingua che gli raccoglieva la sborra di Emil con lunghi colpi voraci. "Che sapore strano," borbottò contro la sua pelle, ma continuò a leccarlo con un fervore che contraddiceva le parole, i denti che ogni tanto gli mordicchiavano le chiappe mentre lui gemeva, le dita che si aggrappavano al cuscino del divano.
Quando sollevò la testa, il mento di Giulia era lucido del miscuglio di saliva e sperma. Prese il cazzo di Marco tra due dita come se fosse un oggetto prezioso, osservandolo pulsare violentemente nell’aria. "Questo qui," sussurrò accarezzandogli la vena gonfia con il pollice, "ha bisogno di un bel trattamento speciale." Si trascinò lungo il suo corpo fino a portarsi la punta tra le labbra, succhiando solo la cappella con movimenti rapidi e superficiali che fecero urlare Marco. "Piano—" implorò, ma Giulia accelerò invece, una mano che gli strizzava le palle mentre l’altra gli apriva il culo con due dita infilate dentro senza preavviso.
Marco si contorse quando il dolore e il piacere si fusero in un’onda insopportabile, il corpo che cercava di sfuggire alle dita di Giulia e alla sua bocca allo stesso tempo. "Ecco, così," rise lei contro la sua pelle, le parole che vibravano lungo l’asta mentre la lingua gli percorreva il frenulo con movimenti a frusta. Quando sentì le dita di Giulia torcersi dentro di lui, Marco urlò, il cazzo che scaricava violentemente in gola a Giulia in lunghi spruzzi caldi. Lei non si fermò, continuò a succhiare anche dopo, assaporando ogni contrazione mentre lui si dimenava, le gambe che tremavano sul divano.
Nel frattempo, a casa di Leonardo, la luce calda delle candele si rifletteva sul corpo sudato di Maria mentre si inginocchiava tra le gambe di Aldo e Leonardo. Entrambi avevano il cazzo duro e lucido nella semioscurità, e Maria passava dall’uno all’altro con movimenti fluidi, le labbra che si chiudevano prima sull’uno, poi sull’altro con una devozione che faceva gemere entrambi gli uomini. Leonardo le afferrò i capelli, guidandola con forza mentre lei si lasciava usare, la lingua che esplorava ogni centimetro di carne palpitante. Aldo osservava con occhi annebbiati, una mano che si muoveva sul proprio cazzo mentre l’altra accarezzava il collo di Maria. "Che bocca da troia," commentò Leonardo mentre lei lo ingoiava tutto, le dita che le stringevano la gola per sentire il cazzo scivolare ancora più in profondità.
Aldo non resistette più. Con un ringhio, spinse Maria all’indietro, facendola rotolare sulla schiena sul tavolo di marmo dove pochi minuti prima c’era l’aperitivo. I bicchieri rovesciati scintillavano accanto alla sua testa mentre Leonardo le apriva le gambe con violenza, le dita che le affondavano nella carne morbida delle cosce. "Ti piace essere la nostra puttana, vero?" sibilò Aldo, sfregandole il cazzo sulle labbra ancora umide del sapore di Leonardo. Maria annuì freneticamente, troppo eccitata per parlare, le mani che si aggrappavano ai bordi del tavolo mentre Leonardo le penetrava con un colpo secco, il cazzo che la riempiva completamente con un solo movimento. Aldo si avvicinò al suo viso, il cazzo che le sfiorava le guance mentre lei gemeva, il corpo scosso dalle spinte violente di Leonardo.
Leonardo cambiò ritmo improvvisamente, rallentando le spinte per torturarla, ogni movimento calcolato per farla urlare. "Vuoi che ti spacchi tutta o vuoi che ti faccia soffrire?" le sussurrò all’orecchio, le labbra che le mordicchiavano il lobo mentre Aldo finalmente le infilava il cazzo in gola. Maria rispose con un gemito soffocato, la gola che si contraeva attorno all’asta di Aldo mentre il cappio di saliva e sudore le colava lungo il mento. Leonardo rise, afferrandola per i fianchi e aumentando la velocità, il rumore della carne che schiaffeggiava riempiendo la stanza insieme ai gemiti strozzati di Maria. Aldo la teneva ferma per i capelli, spingendole la faccia più in profondità sul suo cazzo mentre osservava Leonardo devastarle la fica con movimenti brutali.
Fu quando Leonardo le affondò un dito nell’ano che Maria esplose, il corpo che si inarcò violentemente tra le loro braccia mentre un orgasmo la scuoteva da capo a piedi. Leonardo la sentì contrarsi attorno al suo cazzo e rise, continuando a pompare dentro di lei mentre Aldo la strattonava per i capelli, costringendola a succhiarlo ancora più profondamente. "Eccola, la nostra troietta," ringhiò Aldo guardando Leonardo, entrambi ora sincronizzati nel ritmo, le spinte sempre più veloci fino a che Maria non fu solo un groviglio di spasmi tra loro. Leonardo la sentì stringersi di nuovo, più forte, e capì che stava per venire, un secondo orgasmo, più intenso del primo, che la fece urlare contro il cazzo di Aldo.
Aldo fu il primo a perdere il controllo. Con un ruggito, si abbatté su di lei, il cazzo che pulsava violentemente in gola mentre scaricava a ripetizione. Maria deglutì automaticamente, il riflesso condizionato dopo anni di addestramento, ma alcuni spruzzi le colarono dalle narici mentre tossiva, il viso completamente imbrattato. Leonardo non resistette allo spettacolo, afferrò Maria per i fianchi e la penetrò con un ultimo colpo brutale, il cazzo che le esplodeva dentro mentre lei gemeva, la pancia che si gonfiava leggermente sotto il carico caldo.
