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Mamma e figlio - due troie in calore
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Racconto54 min di lettura

Mamma e figlio - due troie in calore

Storia di una mamma troia e di un figlio che vuole imitarla

Anna Bolerani
10 mesi fa · 1.6k letture · 1

Maria gemette più forte quando Leonardo finalmente le affondò la lingua dentro, il prosecco che si mescolava al suo sapore mentre lui la esplorava con movimenti rapidi e precisi. "Ti piace, eh?" ridacchiò Aldo, le mani che le stringevano i fianchi mentre lei si inarcava contro di lui, il corpo che tremava per il piacere. Leonardo rispose solo aumentando la pressione, la lingua che ora le penetrava più profondamente mentre le dita le aprivano le labbra per esporla completamente. Maria urlò, gli occhi che si chiudevano mentre l'orgasmo la travolgeva improvvisamente, il corpo che si contorceva tra le mani di Aldo e la bocca di Leonardo. "Eccola," sussurrò Aldo, osservando come il corpo di Maria si piegava sotto il piacere, le gambe che tremavano mentre lui la teneva su. Leonardo continuò a leccarla anche dopo, assaporando ogni contrazione mentre lei ansimava, la testa che ricadeva all'indietro contro la spalla di Aldo.

Poi Leonardo si alzò, il mento ancora lucido dei suoi succhi mentre afferrava Maria per i capelli e la costringeva a inginocchiarsi davanti alla sua erezione. "Ora succhiami," le ordinò, sfregandole il cazzo sulle labbra mentre Aldo la osservava con occhi affamati. Maria non esitò—aprì la bocca e lo ingoiò tutto con un solo movimento fluido, le labbra che si serravano attorno alla base mentre lui gemeva, la testa che gli ricadeva all'indietro. Aldo si avvicinò da dietro, le mani che le aprivano il culo mentre la spingeva ancora più giù sul cazzo di Leonardo. "Così brava a succhiare," sussurrò Aldo, le dita che le penetravano nell'ano mentre lei continuava a muoversi su e giù con movimenti rapidi e disperati. Leonardo la guardò fisso, i muscoli della mascella che si contraevano mentre cercava di trattenersi, le mani che le affondavano nei capelli per guidarne il ritmo. "Sto per venire," ansimò dopo pochi minuti, ma Maria non si fermò, accelerò invece, le labbra che si serravano ancora di più mentre aspirava ogni centimetro di lui. Quando finalmente scaricò in gola a Maria, Leonardo la tenne stretta, il corpo che tremava mentre lei ingoiava tutto con piccoli gemiti soddisfatti.

Maria si lasciò cadere indietro sul pavimento, le gambe che tremavano mentre il sapore di Leonardo le riempiva ancora la bocca. Aldo si inginocchiò accanto a lei, una mano che le accarezzava il viso mentre l'altra si muoveva sul suo cazzo. "Sei la nostra troietta perfetta," sussurrò, strofinandole il cazzo sulle labbra ancora socchiuse mentre lei annuiva, troppo esausta per parlare. Leonardo si avvicinò e la baciò profondamente, le labbra che le esploravano la bocca mentre le mani le affondavano nei capelli. Maria sentì Aldo scivolare sopra di lei, il cazzo che le premeva contro il ventre mentre lui le accarezzava i fianchi. "Ora ti scopo," le soffiò all'orecchio mentre la penetrava con un colpo secco, le mani che le affondavano nelle cosce per aprirla ancora di più. Maria urlò, il corpo che si inarcava sotto di lui mentre Aldo iniziava a muoversi con ritmo implacabile, ogni spinta che la faceva scivolare sul pavimento di pietra.

Intanto a casa, Marco e Giulia si lasciavano avvolgere dalle note di un brano elettronico, il basso che pulsava attraverso le pareti come un secondo battito cardiaco. L'aria era pesante del loro odore misto, sudore e sesso, mentre Giulia tracciava cerchi lenti sul petto di Marco con un dito. "Ti piace questa?" chiese all'improvviso, indicando la musica con un cenno del mento mentre Marco annuiva, troppo assonnato per rispondere a parole. Giulia sorrise e gli afferrò il polso, costringendolo a seguirla in un lento dimenio sul letto, i loro corpi che si muovevano ancora in sintonia nonostante la stanchezza. Marco lasciò che lei lo guidasse, le mani che le scivolavano lungo i fianchi mentre la musica sembrava accelerare, o forse era solo il suo cuore che batteva più forte.

Giulia abbassò la mano tra le sue cosce, le dita che sfiorarono appena la punta del suo cazzo appena rinverdito. "Visto che ti piace così tanto..." sussurrò, la voce roca e piena di promesse mentre si avvicinava al suo orecchio, "...hai mai provato a farti scopare da un vero cazzo?" Marco sentì un brivido percorrergli la schiena, il corpo che si irrigidiva per un attimo prima di rilassarsi di nuovo sotto il peso di quella domanda. Non rispose subito, ma Giulia vide la sua pupilla dilatarsi, il respiro che si faceva più corto mentre lei continuava ad accarezzarlo con movimenti appena percettibili.

"Ho una idea," disse finalmente Giulia, le labbra che si incurvarono in un sorriso malizioso mentre si spostava sul letto per cercare qualcosa nella sua borsa. "Hai un viso gentile, sai..." tornò verso di lui con un tubetto di rossetto e una parrucca nera di setole sintetiche che Marco riconobbe immediatamente—era quella che sua madre aveva usato in una festa in maschera. Molto simile ai capelli veri "Con un po' di trucco, un vestito di tua madre e questa," agitò la parrucca davanti ai suoi occhi, "potresti sicuramente passare per una ragazza. Ti va di provare la trasformazione?"

Marco deglutì a secco, le dita che si strinsero attorno al lenzuolo mentre osservava la parrucca ondeggiare davanti a lui. La pelle gli si rizzò sotto un brivido improvviso, ma il cazzo tra le cosce ebbe una reazione opposta, pulsando violentemente contro la coscia. "E poi?" chiese con voce più roca di quanto volesse, già sapendo la risposta.

Giulia ridacchiò, afferrandogli il mento con due dita per girargli il viso verso la luce fioca della lampada. "Poi chiamo un mio amico," sussurrò, il rossetto che già tracciava un cerchio carnoso attorno alla sua bocca, "gli dico che sei una mia cugina timida..." La matita nera gli delineò gli occhi con tratti esagerati, trasformandogli lo sguardo in qualcosa di ambiguamente femminile.

"Che vuoi perdere la verginità anale e ti faccio scopare da lui come una troietta."

Marco sentì le gambe tremargli quando la parrucca gli si adagiò sulla fronte, le ciocche che gli sfioravano le spalle mentre Giulia gli sistemava i capelli veri sotto la calotta nera. "Però," aggiunse lei con un tono improvvisamente autoritario, aprendo un pacco di pannolini per adulti sul comodino, "questo è necessario: ti fodero il cazzo qui dentro," lo schiaffeggiò lievemente sul pacco, "e ti scopera solo il buco del culo mentre sei vestita da femminuccia."

Gli occhi di Marco si dilatarono mentre Giulia spiegava il pannolino con gesti metodici, il plastico esterno che luccicava alla luce fioca. "Dentro," ordinò, sollevando i suoi fianchi con una mano mentre con l'altra gli infilava il pannolino sotto le natiche. Marco sentì il freddo del materiale contro la pelle, il rumore dello strappo dei velcro laterali che gli serravano i fianchi come una seconda pelle. Giulia rise vedendolo così, gli slip di pizzo rosa che aveva indossato per la trasformazione ora compressi dal pannolino gonfio tra le gambe. "Proprio così, bambolina," sussurrò, passandogli un dito sul rossetto per sistemarlo, "ora il mio amico vedrà solo una verginella pudica con il culetto in bella mostra."

Il telefono vibrava sul comodino quando Giulia digitò il messaggio, le dita che scivolavano veloci sullo schermo mentre Marco sentiva il pannolino scaldarsi tra le cosce, il suo cazzo che pulsava inutilmente contro il materiale assorbente. "Dieci minuti," annunciò lei, "e ricordati—" gli afferrò il mento con forza, "non toccare questo qui," indicò il pannolino, "solo il tuo buchino del culetto da brava signorinella, se si dovesse accorgere che sei un maschio potrebbero essere dolori."

Il campanello suonò mentre Giulia finiva di allacciargli un corsetto stretto , il seno finto che gli sporgeva dal reggiseno di pizzo. Marco sentì le ginocchia cedere quando la porta si aprì rivelando un uomo alto con una cicatrice a forma di falce sull'avambraccio destro. "Questa è mia cugina Silvia," mentì Giulia spingendolo in avanti, la mano che gli pizzicava il fianco per farlo inchinare goffamente.

“Piacere Silvia.”

L'uomo lo scrutò con occhi che sembravano radiografargli il trucco, poi annuì accarezzandosi la cintura. "Carina. Ma perché ha la voce così... roca?"

Giulia rise nervosamente mentre l'uomo chiamato Emil si avvicinava a Marco annusando l'aria come un cane da caccia. "Oh, è solo un po' raffreddata," mentì mentre gli premeva un bicchiere di liquore in mano, "ha urlato tutta la notte al concerto." Emil annuì, le dita che già scivolavano sul corsetto di Marco mentre lui tratteneva il respiro, la gola improvvisamente secca. La cicatrice sull'avambraccio luccicò sotto la luce quando Emil lo afferrò , tirandogli indietro la testa. "Raffreddata o no," sussurrò contro le sue labbra tinte, "quel buchinote lo rompo lo stesso."

Il pannolino di Marco si gonfiò leggermente quando Emil lo spinse contro il muro, il pugno di stoffa tra le gambe che intrappolava l'erezione impossibile. "Silvia, vero?" Emil gli morse il lobo dell'orecchio finto mentre gli alzava la gonna. Marco annuì, la voce che gli si incrinò in un gemito quando quelle dita callose gli affondarono tra le natiche senza preavviso. "Bella voce da troia" ridacchiò Emil, la mano che già gli allargava il culo con due dita infilate nel plug che Giulia gli aveva messo prima. Il freddo dell'anello metallico fece sobbalzare Marco quando Emil lo estrasse con un suono umido, gettandolo sul pavimento con disprezzo.

"Mi piaci così, con quella la bocca da bocchinara," sussurrò Emil improvvisamente dolce, le labbra che gli sfioravano la nuca mentre gli palpeggiava il culo.

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