Marco chiuse gli occhi, la schiena che si inarcò contro il lavandino freddo quando lei finalmente lo prese in bocca con un movimento fluido, le labbra che si strinsero attorno a lui con una perizia che lo lasciò senza fiato. Non era un bacio timido o goffo—era il movimento preciso di una donna che sapeva esattamente come usare quella bocca, e Marco capì all'improvviso che sua madre aveva immaginato questo momento tanto quanto lui. "Dio, sei enorme," mormorò lei staccandosi per un secondo, la lingua che scivolò lungo il frenulo mentre lo guardava da sotto le ciglia. "Proprio come tuo padre."
"Scusa mamma ma—" ricominciò Marco, la voce che si spezzò quando lei gli affondò due dita nei fianchi per tenerlo fermo, il pollice che gli premette contro l'osso pubico mentre ricominciava a succhiare con movimenti lenti e profondi. Non c'era traccia di vergogna nel modo in cui lo stava guardando, solo un desiderio crudo che faceva pulsare Marco in un modo che non riusciva a controllare.
"Non volevo spiarti," mentì lui, le parole che gli uscirono a fatica mentre la madre gli prendeva tutta la lunghezza con un movimento fluido della gola che lo fece gemere. "È stato un caso..." La madre si staccò con uno schiocco umido, la lingua che gli scivolò lungo la vena sul lato mentre lo guardava con un'espressione che era metà incredulità e metà divertimento. "Davvero?" sussurrò, le dita che gli strisciarono lungo l'interno coscia mentre si sistemava più comoda tra le sue gambe. "Allora spiegami perché il pigiama che hai addosso è lo stesso di ieri sera—e perché puzza ancora di sborra."
Marco arrossì fino alle orecchie, il cazzo che pulsò violentemente tra le labbra umide di lei quando la verità gli esplose addosso. Aveva indossato lo stesso pigiama per due giorni di fila, troppo preso dalla frenesia di masturbarsi ogni volta che origliava i genitori per preoccuparsi di cambiarsi. La madre annusò l'aria con esagerazione, le narici che si dilatarono mentre seguiva la traccia di sperma secco lungo il tessuto. "Ti ho spiato solo ieri e oggi," balbettò Marco, le dita che si aggrapparono al bordo del lavandino quando lei gli affondò di nuovo in gola, "e sono venuto nel pigiama sentendoti..." La frase si perse in un gemito quando lei aumentò il ritmo, le mani che gli afferrarono i fianchi per tirarlo più dentro alla bocca calda.
"Ti piace quando ti bacio così, piccolo porco?" sussurrò lei staccandosi con uno schiocco volgare, i capelli che le ricadevano sul viso mentre guardava il suo cazzo che tremava a pochi centimetri dalle labbra ancora lucide. Marco annuì freneticamente, incapace di mentire mentre lei gli avvolgeva una mano attorno alla base, stringendo con una pressione che lo fece trasalire. "E ti piace origliare mentre tuo padre mi scopa?" Gli occhi di lei erano neri di desiderio, la voce che scendeva di tono mentre il pollice strofinava la punta già bagnata. "Dimmelo, Marco. Voglio sentirti dire quanto ti eccita sapere che tua madre è una troia."
"Sì," sbottò lui, le dita che affondarono nei suoi capelli senza volerlo mentre lei lo osservava con un'espressione che non aveva mai visto prima—quella di una donna che sapeva esattamente quale potere aveva sul suo corpo. "Sì, mi fa impazzire sentirti..." La frase si spezzò quando lei gli morse delicatamente il frenulo, i denti che gli strisciarono lungo la pelle sensibile mentre lui gemeva. "Sabato," sussurrò lei poi, la bocca che si apriva di nuovo per ingoiarlo tutto mentre le dita gli accarezzavano le palle. "Quando luca mi scoperà davanti a tuo padre, vuoi origliare anche quella volta? o vuoi anche vedere come prendo due cazzi insieme?"
Marco sentì qualcosa spezzarsi dentro di sé, un confine che non sapeva nemmeno di avere—e che ora veniva calpestato con una facilità spaventosa. Il pensiero di sua madre distesa tra due uomini, il corpo che si piegava per accogliere entrambi mentre il sudore gli scendeva lungo la schiena. "Voglio vederti," ansimò lui, la voce roca mentre lei aumentava il ritmo, la lingua che gli scivolava lungo la parte inferiore in movimenti che lo facevano tremare. "Voglio vedere come ti riempiono... voglio sentire i rumori che fai quando..."
"Zitto," lo interruppe lei con un bisbiglio, le labbra che si strinsero attorno a lui mentre una mano gli si avvolgeva intorno alle palle con un possesso che lo lasciò senza fiato. "Devi solo dirti pronto. L'armadio accanto alla nostra camera ha quella piccola porta che dà sul retro—è stretta, ma ci entrerai." La voce di sua madre era calma, quasi metodica, mentre pianificava il tradimento perfetto sotto il naso di suo padre. "Puoi entrare prima che arrivi Luca e restare lì finché non avremo finito, cosi potrai vedere tutto."
Marco annuì freneticamente, la schiena che si inarcò quando lei gli affondò la lingua nella fessura sulla punta, succhiando con una precisione che lo fece gemere. "Ma papà..." balbettò tra i respiri affannosi, le dita che si aggrappavano ai suoi capelli mentre saliva verso l'orgasmo. "Se mi vede..." Sua madre lo interruppe con un movimento rapido della mano che gli strizzò la base del cazzo, fermando l'orgasmo sul ciglio con una maestria crudele. "Non ti vedrà," promise, la voce che si fece più bassa mentre lo guardava con uno sguardo che era metà sfida e metà complicità.
La bocca tornò su di lui con movimenti brevi e rapidi, le labbra che si serravano solo sulla punta mentre la mano gli accelerava sulla lunghezza, alternando pressione e velocità. Marco sentì il sudore scendergli lungo i fianchi, la schiena che si contraeva sotto il lavandino mentre il piacere si accumulava di nuovo, più forte. "Ora," sussurrò lei contro la sua pelle pulsante, la lingua che scivolò sotto il frenulo con un movimento che lo fece trasalire. "Voglio vederti venire come un uomo." La frase, il tono, la pressione delle dita intorno alle palle—tutto si unì in un momento perfetto che fece esplodere Marco.
Lo sperma gli schizzò via con violenza, le prime strisce che colpirono il mento di sua madre mentre lei non si ritraeva, anzi, spingeva la faccia più in avanti per prenderle tutte in bocca. Marco vide le gocce bianche scendere lungo il labbro inferiore di lei mentre lo guardava da sotto le ciglia, gli occhi che brillavano di una soddisfazione animalesca. "Così tanto," mormorò poi, la lingua che si protese per raccogliere le ultime perdite dalla punta ancora tremante mentre lui ansimava. "Sei proprio come tuo padre."
Il rumore della porta del corridoio che si apriva fece gelare il sangue a Marco. "Tesoro?" chiamò il padre, i passi pesanti che risuonavano sul pavimento di legno. La madre non si mosse, le labbra ancora strette attorno alla base del cazzo di Marco mentre lo guardava con un'espressione che non prometteva niente di buono. "Sto facendo la doccia," rispose lei con voce stranamente calma, la bocca che si muoveva contro di lui mentre parlava, facendolo trasalire. "Entra pure."
Marco avrebbe voluto urlare, scappare, qualsiasi cosa—ma lei gli affondò le dita nei fianchi con una presa che era insieme promessa e minaccia. La porta del bagno si aprì lentamente, e Marco vide riflessa nello specchio la figura massiccia del padre fermarsi sulla soglia. "Cristo santo," borbottò l'uomo, la voce che si fece improvvisamente più aspra. Marco chiuse gli occhi, aspettando lo schiaffo, l'urlo, la violenza—ma sentì solo il respiro del padre farsi più pesante.
"Lo sapevo," disse il padre infine, la voce stranamente calma mentre avanzava. Marco lo vide nello specchio avvicinarsi, le mani che si posarono sulle spalle nude della madre ancora inginocchiata. "Da quanto?" chiese, le dita che le strisciarono lungo il collo mentre lei si staccava da Marco con uno schiocco umido, la lingua che gli pulì l'ultima goccia dalla punta ancora sensibile. "Da ieri," mentì lei, voltandosi verso il marito con un sorriso che Marco non aveva mai visto—era il sorriso di una donna che stava giocando una partita pericolosa e lo sapeva. "Ma lui ci origliava da settimane."
Il padre emise un suono tra il ringhio e la risata, le mani che affondarono nei capelli della moglie mentre la guardava con uno sguardo che fece rabbrividire Marco. "E tu hai deciso di... ricompensarlo?" chiese, il tono stranamente divertito mentre un pollice le tracciava il labbro ancora lucido. La madre sorrise, aprendo la bocca per succhiargli il dito con un movimento lento che Marco riconobbe—era lo stesso che usava con il cazzo del padre. "Stavo solo dimostrandogli che non è ancora bravo come te," sussurrò, la voce che vibrava contro la pelle del marito mentre si alzava in piedi, il corpo nudo che si strinse contro quello dell'uomo.
Marco vide il respiro del padre farsi più pesante, la mano che scivolò lungo la schiena della moglie fino ad afferrarle un gluteo con possessività brutale. "Sabato," disse l'uomo improvvisamente, gli occhi che si spostarono su Marco mentre la mano continuava a massaggiare il culo della moglie, "entrerai nell'armadio come ha detto tua madre." Non era una richiesta. Era un ordine. Marco annuì freneticamente, il cazzo che nonostante tutto si indurì di nuovo alla prospettiva. "Voglio che tu guardi ogni singolo secondo," continuò il padre, la voce che si fece più aspra mentre la moglie si strofinava contro di lui, "e quando sarà finito..."

