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Nel bagno del cimena
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Racconto13 min di lettura

Nel bagno del cimena

Mario Perde la verginità nel bagno del cinema

Anna Bolerani
10 mesi fa · 1.1k letture · 0

Mi trovavo a Milano per lavoro e un sabato sera non sapendo dove andare decisi di andare al cinema vicino casa su viale Argentina. Non sapevo neanche che film dessero. sono entrati e mi sono seduto in una delle ultime file vicino al corridoio, appena è iniziato il film ho capito che non era il film che volevo vedere ma ho deciso comunque di rimanere seduto perché non avevo nulla di meglio da fare mentre aspettavo l'uscita di un collega con cui avevo un appuntamento di lavoro dopo la mezzanotte. Ero stanco e volevo solo riposare un po' prima della riunione quindi ho deciso di chiudere gli occhi per un momento mentre il film continuava sullo schermo.

Dopo qualche minuto però qualcosa mi ha fatto aprire gli occhi: le immagini sullo schermo erano diventate più vivide e realistiche rispetto a prima, quasi come se stessi guardando un documentario anziché un film. Ho notato che gli attori non recitavano ma sembravano persone comuni che interagivano tra loro in modo naturale, senza alcuna sceneggiatura evidente. La cosa più strana era che nessuno nel cinema sembrava accorgersene o preoccuparsene, tutti continuavano a guardare lo schermo come se fosse perfettamente normale vedere quella scena di intimità così cruda e senza filtri.

Avevo iniziato a sudare freddo mentre mi chiedevo se fossi l'unico a percepire quella sensazione di disagio crescente. Ma allo stesso tempo non riuscivo a staccare gli occhi dallo schermo, affascinato dalla naturalezza con cui quei corpi si muovevano insieme, dalla luce che accarezzava le loro curve e dalle espressioni sincere sui loro volti. Sentivo il battito del cuore accelerare mentre osservavo ogni dettaglio: le mani che si stringevano, i respiri affannosi che sembravano quasi uscire dalle casse del cinema e invadere la sala buia.

E poi arrivò quella scena. Una figura alta e sinuosa si avvicinò alla coppia al centro dell'inquadratura. Inizialmente non capii, poi il movimento della cinepresa rivelò quel corpo androgino, quei fianchi larghi e quel membro enorme che sembrava quasi pulsare sotto i riflettori. La bocca mi si seccò mentre guardavo l'adulto e sua moglie accogliere il nuovo arrivato senza esitazione, come se fosse un ospite atteso da tempo. Le loro mani si intrecciarono con una familiarità che non aveva nulla di recitato, mentre il trans li guidava verso il letto con movimenti sicuri.

"Adesso," sussurrò la voce roca, e per un momento credetti che la colonna sonora stesse giocando un trucco alle mie orecchie. Ma no, era tutto reale. La donna si mise all'opera con esperienza, massaggiando il marito mentre il trans si spalmava del lubrificante sulle dita lunghe e affusolate. Vidi l'uomo irrigidirsi quando quelle dita iniziarono a prepararlo, ma poi il suo corpo si rilassò sotto il tocco sapiente di entrambi. Il mio respiro si fece affannoso quando finalmente il trans si sistemò dietro di lui, quel cazzo enorme che luccicava di sudore sotto le luci del set improvvisato.

Un rumore di stoffa accanto a me mi fece sobbalzare. Un uomo sui cinquant'anni, vestito con un trench beige, si era seduto due posti più in là senza che io me ne accorgessi. Aveva le mani incrociate sulle ginocchia e fissava lo schermo con un'intensità che mi fece venire i brividi. "Si vede che è un habitué," pensai, mentre sul maxischermo il marito gemeva con un misto di dolore e piacere mentre il trans lo prendeva con movimenti lenti ma profondi.

"Ti piace quello che vedi?" La voce mi arrivò come un soffio caldo nell'orecchio. L'uomo si era spostato e ora occupava il sedile accanto al mio. Sentii l'odore del suo aftershave, troppo dolce per essere naturale, mescolato a qualcosa di muschiato e animale. "Non fare il timido," continuò, sfiorandomi il polso con un dito che tremava leggermente. "Lo so che ti sta piacendo. Lo sento nell'aria, quel misto di vergogna e desiderio."

Era vero. Il calore che mi pulsava nell'inguine era diventato impossibile da ignorare, anche con lo sforzo di mantenere le gambe strette e le mani appoggiate sulle ginocchia come un ragazzino impaurito. Sullo schermo, la scena era progredita in qualcosa che non avrei mai immaginato di vedere in un cinema pubblico: il trans si era staccato dal marito solo per farsi prendere a sua volta dalla moglie, mentre l'uomo ora li osservava con uno sguardo pieno di ammirazione e desiderio. "Santo cielo," sussurrai senza volerlo. Il mio respiro era diventato un rantolo, e ogni goccia di sangue sembrava essersi concentrata là sotto, rendendo i miei pantaloni improvvisamente troppo stretti.

L'uomo accanto a me rise piano, un suono raschiato che mi fece rabbrividire. "Ti piacciono gli uomini così, eh? Quelli che sanno come trattare un altro uomo." La sua mano scivolò dalla mia spalla fino alla coscia, e io non riuscii a muovermi. Era come se fossi inchiodato alla poltrona, ipnotizzato sia dallo schermo che da quella presenza invadente. Sentii le dita dell'uomo premere contro la mia gamba, lasciando una scia di calore anche attraverso il tessuto dei pantaloni. "Lo vedi come lo prepara bene?" continuò, indicando il trans che ora stava massaggiando il marito con movimenti circolari delle anche mentre la moglie lo accarezzava. "Prima di ficcarglielo tutto, deve farlo desiderare ancora di più. È un'arte."

Il mio corpo reagì prima del mio cervello. Un gemito mi sfuggì quando la mano dell'uomo trovò la mia erezione, palpandola attraverso i pantaloni con una sicurezza che faceva capire quanto fosse abituato a certe situazioni. "Ah, eccoci," sussurrò, avvicinandosi così tanto che il suo alito mi sfiorò il collo. "Non sei mai stato con un uomo, vero? Si sente." Le sue parole mi bruciarono più del tocco.

Con un movimento improvviso ma preciso, afferrò il mio polso e lo guidò verso il suo inguine. La cerniera dei suoi pantaloni era già aperta, e quando le mie dita incontrarono la carne nuda e bollente, un brivido mi percorse la schiena. Era enorme, pulsante, ricoperto di una leggera peluria che sembrava elettrizzarsi sotto le mie dita tremanti. "Toccalo bene," ordinò, premendo la mia mano contro di lui. "Senti come è eccitato per te?" La sua voce era diventata un ringhio soffocato.

Sullo schermo, il trans aveva ora afferrato il marito per i fianchi e lo stava penetrando con una lentezza crudele, ogni centimetro che entrava seguito da un gemito strozzato dell'uomo. La moglie li osservava con gli occhi lucidi, una mano tra le gambe mentre si massaggiava in sincronia con i loro movimenti. Ero incollato alla scena, incapace di distogliere lo sguardo anche mentre le dita dell'uomo accanto a me iniziavano a sbottonare i miei pantaloni con destrezza. "Ecco il bravo ragazzo," sussurrò contro la mia tempia. "Vediamo quanto resisti."

La sua mano mi scivolò dentro le mutande e trovò la mia erezione, già bagnata di precum. Lo stridore della cerniera che si apriva si perse nel frastuono del film, dove ora i gemiti della coppia si mescolavano in un coro di piacere. La sua stretta era ferma, esperta, le dita che sapevano esattamente dove premere per farmi contorcere. "Guarda bene," mi ordinò, mentre con l'altra mano mi girava il mento verso lo schermo. "Guarda come lo prende tutto. Non sarebbe bello essere al suo posto?"

Balbettai e poi dissi forse sì, la voce così bassa che nemmeno io la sentii. Ma lui capì, e il suo ghigno si allargò mentre la mano accelerava il ritmo. Sullo schermo, il trans aveva ormai ridotto il marito a un tremolio di spasmi, ogni spinta seguita da un gemito che mi faceva rabbrividire di invidia. Sentii le mie gambe aprirsi da sole, il corpo che si arrendeva alla sensazione mentre la sua mano continuava a lavorarmi con una precisione chirurgica.

"Ti va di seguirmi in bagno?" mi disse all'improvviso, la voce un soffio caldo contro l'orecchio mentre le dita si fermavano appena sotto il glande, premendo quel punto sensibile che mi fece vedere stelle. La sua bocca era così vicina che sentii il sapore del suo respiro, quel misto di menta e tabacco che mi fece venire voglia di leccargli i denti. Lo guardai negli occhi per la prima volta: erano neri come la sala vuota che ci circondava, eppure scintillavano di una luce perversa che mi fece annuire senza pensarci.

Non sapevo esattamente cosa volesse fare, ma ogni cellula del mio corpo urlava di sì. Mi alzai tremante, i pantaloni ancora aperti, mentre lui si sistemava il trench con nonchalance come se niente fosse successo. La sua mano mi afferrò il polso e mi guidò lungo la fila vuota verso le uscite laterali, le nostre ombre che danzavano sul pavimento sporco di popcorn e bicchieri di plastica abbandonati. Sul maxischermo, il trans aveva ora inchiodato il marito contro il muro, le cosce che tremavano ad ogni colpo mentre la moglie li guardava con gli occhi socchiusi e la lingua tra le labbra.

Prima di andare avanti…

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