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Erotika
La scoperta del piacere anale
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Racconto18 min di lettura

La scoperta del piacere anale

un ragazzo timido scopre il piacere anale

Anna Bolerani
11 mesi fa · 1.4k letture · 0

Quando la sua bocca si chiuse intorno al glande succhiando forte, le dita mi strinsero le palle con delicatezza. Fu come un circuito elettrico che si chiudeva: arcai la schiena, perdendo il controllo del respiro. Lui accelerò, la lingua che martellava la fossetta sotto la punta mentre le dita massaggiavano il perineo. Il piacere esplose in onde bianche che mi annebbiarono la vista. "Aldo... sto..." balbettai, ma lui non si fermò, succhiando ogni stilla mentre tremavo. Solo quando il mio cazzo pulsò vuoto, si sollevò con un sorriso soddisfatto. Le labbra luccicavano nella penombra. "Vedi?" sussurrò, pulendosi con un fazzoletto. "Quando obbedisci, il premio è dolce. "Mi porse un'altra banconota da cinquanta mentre riaccendeva il motore. "Tieni. Per la tua docilità." Il biglietto mi bruciava nel palmo. Mentre la macchina ripartiva, le mie gambe erano ancora molli per l'orgasmo. "Ti riaccompagno a casa," annunciò, cambiando marcia. Le strade erano deserte, illuminate dai lampioni arancioni. Ogni curva mi faceva scivolare verso di lui, il corpo ancora tremante. "Se ti va..." aggiunse dopo un silenzio carico di elettricità "...ci possiamo rivedere domani alle 19 davanti al cinema." La proposta mi bloccò il respiro. Guardai le sue mani sul volante - quelle stesse mani che cinque minuti prima mi avevano fatto urlare - e poi i soldi ancora freschi di sudore nella mia tasca. La tentazione era un brivido lungo la spina dorsale. "D'accordo," dissi con voce tremula, più alta di quanto volessi. Aldo sorrise senza distogliere lo sguardo dalla strada. "Bravo ragazzo."Quando fermò la macchina due isolati da casa mia, mi passò una mano tra i capelli. "Ricordati: silenzio assoluto, eh?" Il suo tono era affabile ma carico di minaccia. Annuii, aprendo la portiera con mani che ancora tremavano leggermente. La notte mi inghiottì mentre la berlina grigia scompariva nel buio. Salii le scale a piedi pesanti, ogni passo che risuonava nel silenzio del palazzo. La chiave girò nella serratura con un clic che sembrò troppo fragoroso. Dentro, l'odore di pasta al forno della cena di mia madre mi accolse come un pugno allo stomaco. Mi appoggiai alla porta chiusa, il cuore che martellava ancora. Le banconote nella tasca posteriore sembrava pesare come un mattone. Domani alle 19. Il pensiero mi fece passare una mano sul collo ancora umido. Nello specchio dell'ingresso, i miei occhi erano dilatati e le labbra gonfie. Mi morsi il labbro inferiore, assaporando il ricordo salato della sua bocca. La doccia sarebbe stata lunga, molto lunga. Ma l'odore di pelle e tabacco sembrava essersi fissato nella mia pelle.La mattina dopo fu un incubo di sbadigli e concentrazione impossibile. I libri di storia per la maturità erano pagine bianche senza senso. Ogni volta che chiudevo gli occhi, rivedevo le sue mani sul volante mentre la sua testa sprofondava tra le mie gambe. Il pranzo con i miei genitori fu un esercizio di dissimulazione: sorrisi tirati, risposte monosillabiche mentre mia madre chiacchierava del lavoro di papà. Quando lei accennò al mio pallore, mi nascosi dietro un bicchiere d'acqua. "Studio, mamma. Solo stanchezza." La scusa suonò falsa perfino alle mie orecchie. Nel pomeriggio, mentre fingevo di ripassare filosofia, contai e ricontai i soldi: cento euro. Più di quanto guadagnassi in un mese di ripetizioni. Li nascosi sotto il materasso, sentendomi un criminale. Le ore trascorsero con lentezza esasperante. Alle 18.30 dissi che uscivo per "studiare con Paolo". La bugia mi bruciò la lingua.Le diciannove trovarono il mio corpo irrigidito davanti al cinema, le mani ficcate nelle tasche del giubbotto. L'aria fredda della sera pizzicava le guance non rasate. Un bus sferragliò passando, illuminando per un attimo volti sconosciuti. Poi il rombo familiare della berlina grigia. Si fermò accanto al marciapiede, i finestrini oscurati come occhi ciechi. La portiera del passeggero si aprì senza un rumore. Dentro, Aldo fumava una sigaretta senza filtro. "Salta su," disse, espirando un fumo acre che si mischiò all'odore di cuoio. Mi infilai nel sedile, la porta che si chiuse con un tonfo sordo. Senza una parola, partì. La sigaretta tremolava tra le sue dita mentre svoltava verso la tangenziale, lontano dalla città. "Oggi voglio qualcosa di speciale," annunciò, gettando il mozzicone dal finestrino. La sua mano destra scese sulla mia coscia, il palmo caldo che penetrava il tessuto dei jeans. "Hai mai sentito il piacere di qualcuno dentro di te?" La domanda mi paralizzò. Le sue dita strisciarono verso l'inguine, fermandosi sulla cerniera. "Rilassati," sussurrò mentre l'auto accelerava nel buio della strada. "Stasera godrai come non hai mai fatto prima se mi dai ascolto.Dieci minuti dopo, fermò davanti a una villetta isolata. ""Dove mi hai portato? Chiesi con un po' di timore."Tranquillo, questa è casa mia." Mi fece scendere con un gesto del mento. La chiave girò nella toppa con uno scatto metallico. Dentro, un buon odore di vaniglia mi investì. Aldo accese una lampada a petrolio che proiettò ombre danzanti sulle pareti. "Vuoi bere qualcosa? un po' di dolce che ho preparato stamattina?."Si grazie." Dissi io, per far defluire l'ansia che avevo addosso. Mi offrì una grappa e mangiai un pezzo di cristata.Poi lentamente si avvicino a me, mi diede un bacio sulle labbra e mi disse "Spogliati" sfilandosi la cravatta con gesti fluidi. Le mie dita tremanti sbottonarono la camicia mentre lui estraeva una piccola boccetta dallo scaffale. "Questo renderà tutto più semplice," spiegò, ungendo le dita con un gel trasparente che luccicò alla flebile luce."Abbassa i pantaloni" mi disse.Li slacciai e li lasciai cadere alle caviglie.Mi spinse verso tavolo di legno grezzo. "Piegati in avanti." disse facendomi girare e spingendo la mia schiena per farmi mettere in posizione.Con una mano mi abbasso le mutandine e e spinse il dito medio dell'altra mano nel mio culo. Ero come intontito da quella situazione ma non mi tirai indietro, dentro di me volevo proprio provare quello che mi stava facendo. "Respira," sussurrò contro la mia nuca. Premette. Un dolore bruciante mi squarciò mentre il dito affondava lentamente dentro di me. Gemetti, le nocche bianche sul legno. "Così..." mormorò, iniziando un movimento circolare che allargava l'anello muscolare. Il bruciore si trasformò in un calore diffuso quando aggiunse un secondo dito. Le mie gambe tremavano mentre lui mi apriva con pazienza, le dita che esploravano l'interno con movimenti precisi che mi facevano contorcere." Ti fa male?" chiese

"No, continua." mormorai Quando estrasse le dita, udii il clic della sua cintura. Mi voltai a metà. Il suo cazzo era tumefatto nella penombra, una colonna violacea che pulsava. Mi spinse di nuovo sul tavolo. "Ora," disse, posizionandosi dietro. Sentii la punta umida premere contro l'ingesso ancora stretto. Premette. Un dolore lacerante mi trafisse mentre la testa del suo membro sfondava la resistenza. "Sssssh..." sibilò, afferrandomi i fianchi. Spinse ancora, lentamente, implacabile. Sentii la carne lacerarsi mentre mi penetrava centimetro dopo centimetro. Il dolore era acuto, tagliente, ma sotto c'era una strana pienezza, una sensazione di essere riempito oltre ogni limite. Quando fu completamente dentro, rimase immobile per un istante infinito, la sua pancia che premuta contro le mie natiche. "Adesso," ansimò, iniziando a ritirarsi lentamente. Il movimento di va-e-vieni mi trapanava, ogni spinta un colpo di fuoco che si mescolava a un piacere perverso. Le mie dita graffiarono il legno quando accelerò, il suo pube che sbatteva contro le mie chiappe con schiaffi umidi. "Più forte..." gemetti, perduto nel turbine di dolore e piacere. Lui obbedì, afferrandomi i fianchi con forza mentre mi martellava con colpi profondi che mi facevano sobbalzare sul tavolo. Ogni penetrazione mi spingeva più in là nel vortice.Sentii il suo respiro farsi affannoso, le mani che mi stringevano come morse. "Sto per venire..." ringhiò, piantandomisi dentro fino all'osso. Un getto caldo mi inondò le viscere mentre il suo corpo si irrigidiva contro il mio. Rimase immobile, il cazzo palpitante dentro di me, riempendomi di seme. Poi si ritirò con un sospiro roco. Mi voltai, tremante. Aldo si stava riassestando i pantaloni, un'espressione di soddisfazione crudele sul volto. Mi porse un panno umido. "Pulisciti. E ricordati," aggiunse mentre estraeva due banconote da cento euro, "il vero piacere costa." Le banconote mi bruciarono la mano. Fuori, la notte era diventata gelida. In macchina, l'odore del suo seme dentro di me si mescolava al profumo di cuoio. Ogni sobbalzo sull'asfalto dissestato mi ricordava la penetrazione. Guardai il suo profilo tagliente contro i lampioni. "Domani stessa ora?" chiesi, la voce più ferma di quanto credessi possibile. Aldo sorrise, accendendo una sigaretta. "ti e piaciuto allora? Bravo ragazzo. Domani alla stessa ora"Mi riaccompagnò davanti casa mia, il silenzio nell'abitacolo carico di complicità. Salii le scale a piedi incerti, il culo ancora dolorante che pulsava ad ogni passo. Nello specchio dell'ingresso, i miei occhi erano lucidi e stranamente vuoti. Il materasso sotto il quale avevo nascosto i soldi sembrava più pesante di prima. Cento euro ieri e duecento oggi. Trecento euro per una cosa che non avevo mai pensato di poter fare. Mi chiusi in bagno, accesi l'acqua della doccia. Guardando il mio culo nello specchio appannato, vidi una macchia rossastra dove era entrato. Mi lavai accuratamente, ma la sensazione di essere stato violato rimaneva. Tornato in camera, ho preso i soldi nascosti sotto il materasso e li ho contati. Trecento euro. Li nascosi sotto una mattonella sollevata dietro l’armadio insieme agli altri soldi, le dita che tremavano non per il rimorso, ma per l’eccitazione che tornava a montare al ricordo del metallo che mi squassava le viscere. Mi sdraiai sul letto, un dito che esplorava di nuovo il mio buco ancora sensibile. Non trovai tracce di sangue, solo una strana morbidezza. Quando infilai due dita, un brivido elettrico mi percorse la schiena. Immaginai le sue mani nel garage, la bocca avida, e venni di nuovo sul mio ventre, in silenzio, mentre fuori un’auto accelerava nella notte.Il giorno dopo, durante la versione di greco, le parole di Senofonte si confusero con le ombre danzanti della lampada a petrolio nella casa di Aldo. Alle 18:50 ero già davanti al cinema, il collo della giacca sollevato contro il vento tagliente. La berlina grigia apparve puntuale, un fantasma tra i lampioni. Dentro, Aldo aveva gli occhi infossati e un sorriso nuovo. Oggi ti faccio conosce dei miei amici, potrai avere più denaro di quello che ti do io.Non dissi niente, ormai era diventato un gioco molto redditizio a cui non volevo rinunciare.La tangenziale scivolava sotto le ruote quando svoltò verso una strada sterrata che saliva nella collina. "Qui nessuno viene da anni," disse spegnendo i fari. La villa abbandonata emergeva nel buio come una carcassa di pietra, finestre rotte che riflettevano la luna. Attraversammo un cancello arrugginito cigolante, i passi che affondavano nell'erba alta.Nella sala principale, tre uomini aspettavano su sedie pieghevoli. Luciano, un gigante di quasi due metri con diversi tatuaggi sul braccio. Marco, magro e dagli occhi febbrili, che fumava nervosamente. Paolo, il più anziano, aveva una piccola cicatrice sulla la guancia ma un'aria mite. "Questo è il ragazzo di cui parlavo," presentò Aldo. Luciano mi scrutò dall'alto in basso. "Sarà capace?" sibilò. "Ha imparato in fretta," rispose Aldo posandomi una mano sulla spalla.Marco si alzò con un sorriso da gatta. Mi fece girare con un gesto brusco, le dita che mi palpavano i fianchi attraverso i jeans. "Sodo," commentò. Paolo estrasse un rotolo di banconote. "Trecento subito se mi fai vedere cosa sai fare." Il denaro sbatte sul tavolo di legno. Aldo annuì quasi impercettibilmente. "Prendili," mi sussurrò. Le banconote erano calde quando le infilai in tasca. Luciano si slacciò la cintura . "A terra. Ora."Mi inginocchiai sul pavimento coperto di polvere Aldo mi passo un cuscino del divano da mettere sotto le ginocchia. Le sue mani ruvide mi afferrarono la testa mentre il suo cazzo tumefatto mi sfiorava le labbra. Diedi un primo colpo di lingua sulla punta salata, sentendo il sapore acre del precum. "Più giù, moccioso," ringhiò, spingendomi contro di lui fino a farmi lacrimare. Respiravo a fatica mentre mi muovevo su di lui, le nocche di Marco che mi massaggiavano la nuca in modo ambiguo. quell'odore di maschi mi inebriava. Ero diventato una troia.Quando Luciano venne con un gemito roco ingoiai tutto per non soffocare. Lui apprezzo. "Bravo ragazzo, devi sempre ingoiare tutto" Tolse dalla tasca un'altra banconota da 100 e me la mise nelle mutande. Paolo si avvicinò brandendo una bottiglia di liquore. "Bevi. C'è altro lavoro." Il whisky mi bruciò la gola mentre Paolo tirò fuori il suo cazzo. ""Girati mi disse." facendomi piegare in avanti sul tavolo.Spalmò sul suo cazzo un po' di gel e cominciò a infilarmelo nel culo. Era quello che aspettavo, avevo voglia di sentirmelo dentro. Aldo intervenne "Prima i soldi."Paolo tolse dalla tasca altri trecento euro e me li mise in mano."Prendi puttana e ora allarga le natiche. Ti romperò questo bel culetto."Entro tutto in un colpo dentro di me emisi un gemito e poi iniziai a muovermi.""Si fottimi, rompini il culo fammelo sentire."Paolo non resistette molto mi riempi le viscere con tutto il suo sperma e prima che potessi riprendermi conto si avvicino Marco con il cazzo gia duro e con altri trecento euro in mano che presto passarono nella mia mano. "Si, aprimi anche tu, fammi sentire una troia." Dei tre era il più dotato e quello che mi faceva godere di più, mi sbatteva con abilita accarezzandomi le natiche dolcemente. Poi si adagio su di me senza interrompere i suoi movimenti mi prese in mano il cazzo e comincia masturbarmi. Sborrammo insieme io sul pavimenti e lui nel mio culo tumefatto. I tre lasciarono la casa ed io restai da solo con Aldo.Ero steso sul divano pancia in giù col culo pieno di sborra, lui prese una asciugamano lo bagno e mi ripulì. "Vestiti, ti riaccompagno a casa"Prima di salutarci mi disseE' stato bello averti conosciuto." "Anche per me e poi, grazie a te, ora ho i soldi per potermi iscrivere all'università appena mi diplomò""Fai bene, ora pensa a superare gli esami, noi per un po' non ci vedremo. Quelli non sanno chi sei e non ti cercheranno. Torna alla tua vita hai fatto una bella esperienza, ma ora torna nel tuo mondo, trovati una ragazza a fatti una famiglia. Prima di farmi scendere mi diede un bacio sulle labbra e mentre entravo nel portone mi disse: "Non dimenticarti di me" e con un rombo sparì nella notte.

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