Passarono un paio d’ore liete, Abdel si convinse e assaggiò persino un po’ di birra. Due sere dopo all’Ambasciata davano un Party: non poteva mancare! Mario fece di tutto per andarci con sua moglie, e dopo, fece di tutto per far sì che il giovane algerino e la sua signora si trovassero a proprio agio, spesso soli, nell’ampio giardino, addobbato e illuminato. Tra i due passavano oltre dodici anni ma Tiziana era una gran bella donna. Il marito l’aveva convinta a indossare un abito, niente pantaloni. Le calze nere, con la riga, facevano contrasto con le scarpe color crema e, quando sedettero su una panchina, Abdel non potè fare a meno di sentire un grande calore al basso ventre; dopotutto la sua ragazza se n’era andata da mesi e, il seme di Allah non va “sprecato”. Tiziana era sempre imbarazzata davanti al ragazzo, non riusciva a rompere il ghiaccio, non riusciva a fingere di non aver mai visto la scena della sua nudità.
Non dimenticava l’immagine del grosso pene, scuro, eretto come un bastone: la perseguitava provocandole risposte contrastanti persino a livello fisico, una specie di curiosità imbarazzante che non l’abbandonava. Tiziana era seria, fedele più alla sua figura sociale che al marito, lui da tempo la trascurava. Desiderava da lei “cose” che non si sentiva di concedergli, senza poi vergognarsi di averle fatte…
Alla fine, si ritrovarono su una panchina nella penombra, col sorbetto al limone, che Mario aveva corroborato con una dose di Gin, non parlavano… si godevano l’arrivo della notte, ognuno un po’ solo, perso nei suoi pensieri. Abdel non era stupido ma non capiva dove Mario volesse andare a parare, ma non si tirava indietro, ora che aveva focalizzato la figura di sua moglie come una donna semplice ma attraente, non riusciva più a far finta di niente… restava in gioco come uno che vuol vedere come andrà a finire.
Qualche flute di champagne aveva surriscaldato anche la fedele Tiziana: “Che mi succede?” pensava, accorgendosi di stringere le gambe per una sensazione umida che non si placava.
Il ragazzo scambiò qualche battuta generica, alzandosi per avere la coppia di fronte, nessuno sforzo riusciva a trattenerlo dal fascino di quelle cosce, fasciate dalle alze nere, nel buio più sopra immaginava un “giardino delle delizie”
Mario chiacchierava e faceva finta di nulla, intanto scambiava poche ma rarissime effusioni con Tiziana, che non si schernì per non metterlo in imbarazzo; il marito, distrattamente, le carezzava i capelli poi, fingendosi infervorato dal discorso, le poggiava la mano sulla coscia, carezzandola senza troppo rigore, e godendosi visibilmente il piacere della seta pura sulla carne tenera.
5
In quel giardino, tra tanta gente, non poteva accadere niente di più! Tiziana rimase scossa da quella strana serata ma, nei giorni seguenti, a mente fredda, era certa di aver intuito il desideri pazzi del marito: avrebbe voluto tentare un “ménage a trois”. Una fissa erotica di Mario; una depravazioni che aveva provato in gioventù. Ebbene, nonostante Abdel e il suo cazzone le avessero turbato i sensi sopiti, lei non ci stava!
Mario non capiva: Tiziana non riusciva a collimare due figure in una donna sola. La donna metodica, la madre etica e premurosa, non poteva “sdoppiarsi” la notte e divenire una “porca gaudente” nell’intimità. La sua quotidianità, la sua osservanza quasi clericale, tolleravano i rapporti occasionali con Mario; fargli sesso orale era un lusso raro; accettare di essere profanata contro natura, insomma, quella sodomia che mandava il marito in estasi, era del tutto irripetibile. Si godeva i racconti del suo sposo nel momento dell’amplesso, li subiva eccitandosi senza controllo ma tra il dire e il fare… insomma: quei pensierini notturni dovevano rimanere tali, ne era convinta, per non turbare l’equilibrio prezioso di una famiglia all’antica.
Forse aveva sbagliato a raccontargli di quella stupida avventura, ora lui si era “caricato”, sapeva che avrebbe gradito di vederla fare sesso con quel giovane dotato.
Maledetto il giorno in cui aveva visto Abdel nudo! Era stata ingenua: adesso lui la incalzava, con la speranza di portare a termine il suo progetto perverso. Magari sognava veramente di vederle assumere tutte quelle posizioni sconce, che le raccontava di notte, facendola rabbrividire mentre godeva. Mario, spinto dal suo inconscio eccitato e peccaminoso, voleva puntare sul desiderio di sua moglie di provare il membro di Abdel, magari in tutti i buchetti che il suo corpo, prosperoso e femminile, nascondeva. Non capiva che, piuttosto che “prenderlo” davanti a suo marito, Tiziana avrebbe preferito sprofondare nell’abisso, per la vergogna.
Abdel era musulmano e circonciso. Però era in Italia da cinque anni, amicizie e convivenza con gli “infedeli”, lo avevano molto ammorbidito riguardo le regole morali; nonostante promesso sposo, non si rammaricava dei pruriti e delle erezioni che gli provocava pensare alla moglie di Mario. Dopo la “disavventura” a casa sua già pensava spesso a lei, ma dopo il ricevimento si era addirittura masturbato, ricordando le sue gambe, scoperte dal marito ben oltre la fine della calza nera. Abdel, aveva visto le sottilissime mutandine color carne: forse era la sua immaginazione, però era convinto che, tra le cosce socchiuse, una macchiolina umida tracciasse il centro della sua natura di donna. Ora si sforzava di cancellare tutto: ricordo e desiderio!
Attribuì lo strano comportamento dei suoi amici all’euforia di una serata pazza e si rassegnò, concentrandosi, sereno e casto, sul suo prossimo matrimonio con la bella, virginale, Fatma.
Invece Mario una mattina lo seguì nei bagni di proposito e parlò senza mezzi termini, lasciando Abdel sconvolto, senza parole.
Per definire meglio la sua proposta, Mario invitò il ragazzo a raggiungerlo, poco dopo, nei sotterranei del palazzo. Laggiù, durante i lavori, usufruiva di un ripostiglio, e lo aveva trasformato, provvisoriamente, in una specie di ufficio.
Mentre delineava il suo piano all’algerino, Mario lasciò scorrere sul PC immagini incredibili della bella Tiziana, alcune di quando era più giovane, altre abbastanza attuali. Forte della sua attrezzatura nel campo della sicurezza, l’uomo aveva anche filmato la moglie in momenti intimi irripetibili, persino durante le sue masturbazioni segrete.
Abdel suo malgrado si eccitò come un mandrillo, l’altro, senza vergogna e con molta dimestichezza, gli sbottonò la patta e gli prese in mano il batacchio:
– Aveva ragione lei, è enorme! – disse sorpreso, soppesandogli il cazzo. Abdel non ebbe il tempo di ribellarsi, perché l’eccitazione vinse la sua timidezza e si arrese a quella situazione clandestina e arrapante. Mario ci mise poco a inginocchiarsi davanti al suo amico e a prendergli in bocca, con grande sapienza, l’asta, gonfia e tesa. Mario lo lavorò per pochi minuti fino a fargli spargere il seme, caldo e copioso, che, come vuole il Corano, non venne sprecato ma bevuto meticolosamente, con estremo gusto.


Commenti 0
Accedi per scrivere un commento…Nessun commento ancora. Scrivi il primo.