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Come spesso accade, Mario prese una decisione quando conobbe Tiziana, una brava ragazza, estranea al suo “giro”. Di sani principi, ancora vergine; lui pensò bene di formarsi una famiglia, aveva pure iniziato a lavorare.
Così, tra fidanzamento, organizzazione della loro vita di coppia e lieti eventi, trascorsero circa dieci anni. Come spesso accade, ancora una volta i figli e la routine, resero il matrimonio benedetto ma sempre meno frizzante, soprattutto per Mario, che sempre più spesso rimembrava il suo passato burrascoso e intrigante.
Tiziana era una donna del tutto normale, la maternità e le esigenze familiari, riempivano quasi tutta la sua sfera sentimentale e assorbivano le sue energie. In quel contesto, per la signora, un po’ di sesso canonico era più che sufficiente mentre Mario voleva l’intrigo; desiderava fare di tutto e, magari, non nel loro letto. L’insistenza di Mario ebbe l’effetto opposto, allontanò Tiziana che non si sentiva amata né capita.
Mario, a pochi passi dal suo ufficio, frequentava un piccolo bar accogliente; la figlia del proprietario, una giovane brunetta, restava spesso da sola all’ora di pranzo. Non chiudevano per devozione, per quei pochi habitué che restavano a mangiare un tramezzino o un supplì, o a cercare un momento di relax davanti a una cioccolata calda, quando fuori, l’inverno si faceva più pungente.
Per il suo lavoro, Mario, già difficilmente tornava a casa per colazione, adesso che aveva scoperto un feeling, e una certa simpatia da parte della giovane, cercava di presentarsi al bar verso le quindici, per starsene da solo con lei, a chiacchierare del più e del meno.
Anche lei era impegnata, aveva un fidanzato che presto sarebbe diventato suo marito, ma anche in lei gli occhi sembravano infiammarsi, alle battute ironiche di Mario, appena si sfioravano argomenti libidinosi. Poi si capirono, si amarono e, per anni, la brunetta gli fu compagna di giochi erotici, complessi e articolati, una vera fortuna, eppure…
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La storia più intrigante nella sua vita è stata anche la più strana (sessualmente parlando)! Per assurdo, Mario nemmeno vi ha partecipato mai, personalmente, nonostante si sia trattato di un avvenimento notevole e fuori dal comune. Per questo motivo, il suo atteggiamento nei confronti della sua signora cambiò per sempre, trovando eccitante e forse, sopravvalutando, ogni successiva intimità tra di loro.
Per motivi di lavoro al sig. Mario tornò utile ospitare, per circa una settimana, un giovane algerino, Abdel con la sua fidanzata. Poi la ragazza tornò al paese, mentre il giovane funzionario rimase in Italia; però si stabilì regolarmente negli appartamenti riservati, dell’ambasciata.
In famiglia i rapporti non erano più tesi, la tolleranza reciproca li aveva stabilizzati, e, ogni tanto, senza troppe pretese, riuscivano persino a scopare.
Una sera prima di andare a dormire Tiziana gli riferì un fatto curioso, capitato qualche giorno prima. La donna era uscita, come al solito, ma era rientrata pochi minuti dopo, per recuperare dei documenti che aveva scordato. Aprì silenziosamente la porta, era presto e non voleva disturbare gli ospiti, che, per l’etichetta, dormivano divisi. Passando davanti alla porta del salone, occupato in quei giorni da Abdel, non potè fare a meno di trovarsi di fronte a una scena inattesa: insomma, la promessa sposa, probabilmente vergine, stava accontentando il fidanzato come poteva, nella fattispecie, gli stava tirando una sega, con mano decisa e a gran velocità.
Tiziana, guardava sul soffitto i ghirigori ambrati creati della lampada e narrava divertita la sua “disavventura”. I due amanti erano proprio “al clou” e si accorsero di lei troppo tardi. Erano in piedi, lui aveva solo la maglietta bianca e niente sotto, indagava estasiato dalla spalla i seni, scuri e sodi, della fanciulla. Lei gli teneva il membro con due mani e lo masturbava… erano troppo oltre, infatti, anche sussultando per la sorpresa, Abdel se ne venne copiosamente, saltando all’indietro e rovesciando tutto il suo succo opalino sul pavimento. Sorpresa almeno quanto loro, Tiziana incapace di altro, arretrò verso l’ingresso e, senza una parola, uscì di casa col cuore che batteva per l’emozione e l’imbarazzo. Successivamente l’argomento non venne mai toccato; due giorni dopo, Abdel e la sua ragazza, perdendosi in mille ringraziamenti, lasciarono la casa di Mario e tutto tornò alla normalità.
Il racconto di Tiziana fece provare a Mario un brivido d’eccitazione. Sapere che la sua morigerata moglie aveva assistito a uno spettacolo tanto estremo, e nel suo salotto, lo divertì invece di farlo infuriare. Fece una battuta che non venne ben rilevata da Tiziana:
– Immagino la tua ira quando ti sei accorta che ti avevano sporcato il salotto buono… –
Tiziana aggiunse, invece:
– Abdel ha un pene molto grosso: enorme. Non avevo mai visto niente del genere. – Poi sorrise, come volesse minimizzare la sua affermazione – Insomma, non è che io ne abbia visti tanti, dopotutto! – Quelle parole dette da una donna che sembrava un’educanda, eccitarono Mario. E quella notte Tiziana si lasciò fare molto volentieri, dal suo uomo.
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– Attento con quel “coso”: sai che hai sconvolto mia moglie? – la battuta del sig. Mario colpì il povero Abdel come una stilettata. Si erano già visti in Ambasciata, quel giorno. Erano circa due mesi che non veniva.
Abdel aveva temuto quel momento, invece, Mario era stato cordialissimo, quasi affettuoso; gli aveva persino chiesto di Fatma, la fidanzata: tutto regolare insomma.
Prima di scendere a colazione, si era completamente rilassato; era quasi certo che “l’incidente” con la signora Tiziana fosse superato, anzi, probabilmente Mario non ne era mai venuto a conoscenza. Una sosta veloce nel bagno, per la pipì e, proprio mentre la stava facendo, Mario entrò, lo vide, e gli lanciò la frecciatina, quando meno se l’aspettava. Nonostante l’accentuato colorito olivastro, Abdel arrossì come un tizzone. Mentre arrancava per recuperare il suo pisello, si sentì completamente indifeso e restò muto, non sapendo cosa rispondere.
Quando si voltò, si trovò di fronte un sig. Mario che sorrideva bonario, più divertito che arrabbiato. Un po’ rincuorato, Abdel farfugliò qualcosa, cercando le parole per presentare le sue scuse ma non ce ne fu bisogno. L’uomo, assai confidenzialmente, gli mise la mano sulla spalla e, fattosi serio, gli sussurrò:
– Va bene così, figliolo, non c’è niente di male… anzi, in un certo qual modo ti devo ringraziare… –
Abdel era giovane, timorato e inesperto, non subodorò alcun messaggio particolare nelle parole dell’italiano, si limitò a non capire, ma Mario lo incalzò e lo invitò a pranzo:
– Dai, amico mio, lavati le mani; ti porto in un posticino che conosco solo io… – poi entrò in uno dei cessi, a sua volta.
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– Pomodori ripieni di riso; carciofi stufati; supplì… – disse allegro il sig. Mario rientrando col grosso cartoccio.
– Abdel, non ti puoi tirare indietro: tutto rigorosamente vegetariano, non hai scusanti! – rise, poggiando tutto sul tavolo della cucina. Aveva organizzato in fretta e furia, aveva persino recuperato un permesso “speciale” dal capo di Abdel, per fargli avere il pomeriggio libero. Nella grande cucina, parlava solo lui. Si accorse che il clima, tra Abdel e Tiziana era freddo, erano entrambi impacciati ma Mario non se ne curò.

