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la storia di Clara
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Racconto48 min di lettura

la storia di Clara

Clara è una donna di quarant'anni, una moglie devota e ideale, ma troppo fragile per affrontare la vita...

metzenbaum
1 anno fa · 1.1k letture · 0

Patrizia rideva: "È sempre di corsa, non conosce la calma. Claudio, questa è Clara, la cara amica di Marianna."

"Un piacere davvero," disse lui, e le sorrise in modo diretto.

Clara avvertì un nodo allo stomaco. Era come guardare il passato incarnarsi davanti a lei, come se qualcuno le avesse restituito un Andrea giovane, incontaminato, nella sua fase più travolgente. Lo shock era tale che dovette abbassare lo sguardo, fingendo di sistemare il vassoio sul tavolino. La mente le ronzava, incapace di scindere quel presente dal ricordo.

Mentre gli ospiti prendevano posto, parlando con naturalezza, Clara restò in bilico su quella rivelazione silenziosa. Claudio non era soltanto un ragazzo di venticinque anni: per lei era uno specchio inquietante del desiderio, della memoria e di tutto ciò che, dentro, non aveva mai smesso di bruciare.

Caffè e chiacchiere

Clara aveva sistemato tazze e zuccherini sul tavolino, cercando di concentrarsi sulle parole di Marianna e Patrizia, ma il suo sguardo tornava inevitabilmente verso Claudio. Lui era seduto poco più in là, rilassato, con le mani appoggiate sulle ginocchia, e parlava con un tono cordiale, ma i suoi occhi neri sembravano riconoscerla, catturando ogni dettaglio.

"E tu cosa fai, Clara?" chiese Patrizia, rompendo per un momento il suo tranello interiore.

"Oh… niente di speciale," rispose lei, con un sorriso che cercava di essere naturale. "Passo il tempo in casa, leggo, faccio qualche passeggiata…"

Marianna la guardò con complicità. "E bene, almeno ti riposi un po’!"

Clara annuì, ma le parole di Patrizia e Marianna sembravano lontane, sfumate in un sottofondo irreale. Ogni tanto Claudio sorrideva, appena accennato, come se leggendo i suoi pensieri sapesse esattamente cosa provava. Quel sorriso la fece sussultare, e un calore le salì alle guance.

"Sei distratta," commentò Marianna, ridendo leggermente. "Osservi troppo il nostro giovane accompagnatore?"

Clara arrossì e abbassò lo sguardo. "Non… non è vero," mormorò, tentando di ricacciare la sensazione che le stringeva il petto.

Ma Claudio, colto in flagrante, inclinò appena la testa verso di lei e le rivolse un sorriso ampio, aperto, complice. Clara sentì il respiro farsi più corto. Il cuore le batteva forte e improvvisamente il caffè e le chiacchiere divennero uno sfondo lontano.

"Allora, Claudio," chiese Patrizia per interrompere il silenzio imbarazzato che stava prendendo forma, "come va l’università?"

"Bene, grazie," rispose lui, ma non si mosse, continuando a guardare Clara con la stessa intensità discreta. "E lei, Clara, cosa legge di bello ultimamente?"

Clara schiarì la voce, cercando di riprendere il controllo. "Romanzi, perlopiù. Narrativa contemporanea… mi piace perdersi nelle storie."

"Interessante," disse Claudio, inclinando la testa, "ti capisco. Anche a me piace immergermi nei libri… soprattutto quelli che ti fanno pensare."

Ogni parola sembrava destinata a lei, e Clara sentiva la tensione crescere. Cercò di concentrarsi sulle battute leggere, sulle risate di Marianna e Patrizia, e fece uno sforzo cosciente per resistere alla distrazione crescente. Riuscì a ridere di alcune osservazioni di Marianna, a commentare con Patrizia i piccoli dettagli della casa, ma ogni volta che Claudio la guardava, un brivido le correva lungo la schiena.

Il tempo volò senza che se ne accorgessero. Le tazze di caffè si svuotarono, il vassoio ormai leggero, e la conversazione continuava tra risate e piccoli aneddoti. Patrizia controllò l’orologio e sospirò: "Dovrei proprio tornare a casa…"

"Giusto," confermò Marianna, alzandosi. "Vieni, non voglio lasciarti sola troppo a lungo."

Clara fece un passo indietro, cercando di nascondere la punta di delusione. Claudio rimase seduto, come se non avesse fretta, continuando a sorseggiare il caffè e a osservare lei con calma, senza invadenza. Era evidente che fosse lui a voler prolungare il tempo insieme.

Le donne si salutarono, strette in abbracci e sorrisi: Patrizia con gesti formali ma calorosi, Marianna con la leggerezza di sempre. Poi arrivò il momento dei saluti finali. Patrizia si voltò verso di lei: "Clara, è stato un piacere… la casa è splendida davvero."

"Grazie, Patrizia," rispose Clara, cercando di sorridere sinceramente.

Marianna le diede un ultimo abbraccio: "Non lasciare passare tanto tempo prima di rivederci."

E infine Claudio si alzò. Clara si preparò al gesto cortese e automatico: la stretta di mano. Ma invece lui si avvicinò, le mani che invece la circondarono con decisione, avvolgendola in un abbraccio. Il contatto fu immediato, caldo, e Clara sentì un brivido intenso partire dalla schiena e scendere fino alla pancia, un calore che la lasciò senza fiato.

"Grazie…" mormorò, quasi incapace di parlare.

"Non ringraziarmi," sussurrò lui con voce bassa, come se fosse una complicità solo loro. "È stato bello conoscerti."

Clara rimase per un attimo avvolta nel suo abbraccio, il cuore che le martellava nelle tempie, il respiro breve e rapido. Quando finalmente si staccarono, si sentì stranamente leggera e nello stesso tempo completamente destabilizzata. Non era solo il gesto fisico: era la sensazione di calore, di presenza, di forza giovane e familiare insieme, che le aveva scosso l’anima.

Marianna e Patrizia erano già sulla porta, salutando con gesti allegri, ma Clara rimase ferma un istante, come se il mondo fuori fosse sparito. Claudio le rivolse un ultimo sorriso, leggermente inclinato, e poi si voltò per seguirle. Clara sentì le ginocchia tremare e dovette appoggiarsi leggermente al tavolo.

Il caffè e le chiacchiere erano finiti. Ma dentro di lei qualcosa, per la prima volta dopo molto tempo, era accesa, vibrante, pronta a lasciare traccia.

Il pomeriggio da sola

Dopo che la porta si richiuse alle spalle di Marianna, Patrizia e Claudio, la casa parve improvvisamente più silenziosa, e Clara rimase ferma per un istante, con le mani ancora appoggiate sul tavolo dove erano rimaste le tazze di caffè.

Il ricordo dell’abbraccio di Claudio le riempiva la mente con una chiarezza quasi dolorosa. Non era stato solo un gesto cortese: era stato un contatto che l’aveva scossa, un calore improvviso che le aveva percorso la pancia e le spalle. Ogni dettaglio - la pressione delle sue braccia, il sorriso, gli occhi neri che l’avevano fissata senza timore - era vivido, impossibile da ignorare.

Si sedette sul divano, cercando di controllare il respiro, e tentò di concentrarsi sulle parole che avevano scambiato, sulle risate degli altri, ma ogni ricordo di Claudio le tornava come un eco insistente. Si alzò e camminò lentamente per la stanza, toccando distrattamente i cuscini e il dorso del divano, come se quel gesto potesse radicare le emozioni e darle un senso.

Si fermò davanti allo specchio del corridoio, studiando il proprio riflesso. Cercò di respirare piano, di riportare ordine nei pensieri, ma ogni volta che chiudeva gli occhi lo vedeva lì, sorridente, familiare e stranamente familiare, un giovane riflesso di Andrea vent’anni prima. Il cuore le batteva forte, le mani tremavano appena.

Tornata sul divano, Clara si avvolse nelle proprie mani, cercando di contenere il calore che le saliva dalla pancia. Era un miscuglio di eccitazione, sorpresa e inquietudine, un sentimento che non aveva mai provato con tanta intensità. Ogni gesto del ragazzo, ogni suo sorriso, ogni attimo condiviso l’aveva lasciata sospesa tra ricordo e desiderio.

Si appoggiò alla finestra, osservando fuori, cercando di distrarsi, e in quel silenzio la solitudine della casa sembrava accogliere il suo stato d’animo: sospeso, vibrante, pronto a trasformarsi in qualcosa di nuovo. Clara sentì crescere dentro un calore sottile ma insistente, e per la prima volta in molto tempo riconobbe quella sensazione: il pomeriggio non sarebbe più stato come prima.

Pochi minuti dopo cedette al desiderio e al calore che sentiva nella pancia, si mise sul letto e si tolse tutto restando nuda, e le mani cominciarono ad esplorare, e a toccare, e a sfiorare… E il piacere arrivò rapido, brutale, togliendole il respiro. E quando il fuoco fu spento restò la vergogna.

Mezz’ora dopo

Il silenzio della casa era tornato ad avvolgere Clara, e lei si era appena seduta sul divano, cercando di mettere ordine nei pensieri, quando un suono familiare la fece sobbalzare: il campanello.

"Chi è?" chiese al citofono, la voce leggermente più alta di quanto volesse.

"Sono Claudio," rispose una voce maschile dall’altra parte del microfono, calda e riconoscibile, "Ho dimenticato una cosa… posso entrare?"

Il cuore di Clara balzò nel petto, quasi le mancò un battito. Per un attimo rimase immobile, paralizzata dalla sorpresa e da un brivido che le percorse la schiena. "S… sì, sì, certo…" riuscì a rispondere, la voce tremante. Premette l’apricancello e aspettò.

Perché era tornato? E perché il suo cuore reagiva così?

Si fermò davanti alla porta, aspettandolo. E lui arrivò poco dopo, sorridente, a passo veloce, scuotendo la testa con un’aria tra il divertito e l’imbarazzato. "Ho perso una penna USB, forse è scivolata fuori dalla tasca dei jeans" disse, mentre Clara lo guardava senza riuscire a parlare. "Non è che per caso è rimasta tra i cuscini del divano?"

Ma Clara nemmeno lo ascoltava davvero. Era imbambolata, il respiro leggermente corto, il cuore che continuava a battere forte. Lo osservava come se fosse la prima volta, notando ogni dettaglio: il movimento deciso, il sorriso aperto, la sicurezza che emanava, e il modo in cui i suoi occhi sembravano ancora una volta catturarla senza sforzo.

Claudio si avvicinò, pronto a cercare tra i cuscini, ma Clara restava ferma sulla soglia, incapace di muoversi. La sua mente era completamente assorbita da lui, da quel sorriso, da quella presenza così familiare e insieme così destabilizzante.

"Clara?" disse Claudio, con una leggera esitazione, come se avvertisse il suo stato. Lei riuscì solo a balbettare: "S… sì… certo… vieni…"

Prima di andare avanti…

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