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Erotika
L'amica speciale 4
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Racconto12 min di lettura

L'amica speciale 4

L'amicizia tra due ragazze si trasforma in qualcos'altro, piano piano

Qualchetrasgressione
1 anno fa · 853 letture · 0

La mattina a scuola, durante la prima ora riuscii ad uscire dalla classe e incontrai la mia amica in bagno. Tra risa e battute ci chiudemmo in uno dei gabinetti, lei coi pantaloni calati fino alle ginocchia, appoggiata al muro, sporse il culo in fuori. Come il giorno prima le chiesi di aiutare con una mano e si tirò una chiappa per esporre l'ano. Misi una goccia di crema sulla pelle arrossata e mi unsi la punta del medio, poi lo appoggiai sul l'ingresso raggrinzito e spinsi piano. Di nuovo quella sensazione di cedevolezza e il dito venne avviluppato. Lo spinsi fino alla seconda falange poi feci per tirarlo fuori ma lo rinfilai. Il respiro di lei tradiva il silenzio.

«Male?»

«Sollievo» rispose con un respiro profondo.

Mossi il dito, girandolo ma poi finii per fare avanti e indietro. Mi piaceva quella intimità anche se non sapevo bene perché.

A me piacciono i ragazzi, amo il cazzo, questi erano i miei pensieri mentre affondavo il medio nel deretano della mia amica. Erano pensieri che contrastavano con quel leggero piacere che sentivo crescermi dentro.

Feci per togliere il dito, quasi costringendomi a smettere, e lei mi chiese se potessi metterne ancora, perché fino a sera, era lunga. Il pensiero di andare da lei la sera per mettere altra crema mi eccitò la mente.

Non obiettai, misi un gocciolone sul dito e lo rimisi dentro. Lei gemette tra le labbra chiuse e ripresi a massaggiarle la pelle tenera e incandescente, morbida e viscida che mi stritolava il dito. Mi resi conto che lo stavo muovendo dentro e fuori come se la stessi scopando.

Di nuovo chiesi se le stessi facendo male, dato che aveva gli occhi chiusi e si mordeva il labbro inferiore.

«No, sollievo» mugolò lasciandomi interdetta. Era davvero solo sollievo? Dopo averla vista scopare con mio padre, un po' mi intendevo di come esternasse il suo godimento e, quei mugolii, quelle espressioni... Erano così simili a quei momenti con lui.

Sentivo il dito stretto dalla sua carne, quasi trattenuto e non potei non pensare a cosa doveva aver sentito mio padre.

Quel risucchio sul dito mi causava scintille di piacere, ebbi pensieri lascivi e io la stavo penetrando solo con il dito: chissà cosa provava lui penetrandola con il cazzo.

Quel pensiero mi donò una scossa all'intimità. Una voglia azzardata mi attraversò la mente ma la repressi ricordando soprattutto in che luogo eravamo, il bagno della scuola. Mi resi conto di essere fuori da troppo tempo e immediatamente sfilai il dito.

Lei non disse nulla, si rivestì e tornammo nelle nostre classi.

In classe restai a guardare il dito, accorgendomi di non essermi nemmeno lavata le mani. Lo strinsi nel palmo dell'altra e cercai di ricreare quella sensazione di costrizione. Non c'era alcun paragone ma mi piacque: spinsi il dito in quell' anfratto caldo e stretto e lo mossi come avrei voluto fare in quel bagno. L'attrito mi diede una leggera scarica di piacere ma subito districai le mani: di nuovo non ero nel luogo adatto. Cercai di riprendere coscienza di quanto mi stava attorno, cercando la riga sul libro, cercando di ricollegarmi alla lezione, ma tra le gambe sentii la vagina inumidirsi.

Andai da lei nel tardo pomeriggio, la trovai in camera. Appena entrata chiuse la porta a chiave.

«Devo vedere lui, mi serve un motivo per uscire, puoi coprirmi?»

«Non fartelo mettere nel culo» dissi fingendomi preoccupata. In realtà mi scoprii gelosa di quel suo ingresso, come se ora che c'ero entrata io lui non avesse più diritto di farlo. Ma subito il pensiero mutò.

Nella mia testa, l'immagine del cazzo che affondava nella sua carne dolorante, mi eccitò.

«No, no. È un incontro di poco, non c'è il tempo per...»

«Il dolore, non il tempo. Questo dovrebbe importarti!» mi costrinsi a dire anche se bramavo la sua sofferenza.

«Mi puoi coprire?»

Mi chiedeva di mentire ai suoi, per poter uscire e incontrare mio padre e scopare con lui. Avrei dovuto essere contraria invece ero eccitata.

Dicemmo a sua madre che veniva da me a prendere un libro e andammo a casa mia.

Le diedi un libro che mise nello zaino e, vedendo il tubetto di crema, ci ricordammo quella mancanza.

«Oggi salta, magari la metto da sola dopo, ora devo andare.»

Provai ad insistere ma non ci fu verso.

«E se vengo dopo, da te? Con la scusa del libro?» Presi delle fotocopie e gliele diedi «dici che hai fatto delle fotocopie perché il libro serve anche a me per domani.»

Con un largo sorriso se ne andò.

Avrei voluto seguirla ma temevo di essere scoperta: se avevano poco tempo, probabilmente li avrei raggiunti che avevano già finito e rischiavo di farmi beccare. Strano come temessi io di essere scoperta, io che in fondo non facevo nulla di che.

Dopo poco più di mezz'ora mi incamminai e sulla via incontrai mio padre. Accostò e mi chiese dove stessi andando. Vidi un mezzo sorriso quando sentì il nome della mia amica, e si offri di accompagnarmi. Salita sul furgone non potei non chiedermi dove avessero scopato: lì dov'ero seduta io, nel vano dietro o sul posto di guida? Guardai mio padre che guidava e vidi la mia amica arrampicata sopra di lui. Senza pantaloni, con la maglia arrotolata sopra le tette, uno dei suoi piccoli seni nella bocca di lui, mentre lo montava forsennata, con il suo cazzo sprofondato nella fica.

Fu un'immagine quasi reale e sentii un pizzicorio tra le gambe. Guardai le mani di mio padre, le dita strette al volante. Erano grosse... Chissà che piacere le davano quando la masturbava. Mi chiesi se gliele avesse infilate nel culo mentre scopavano. Poi ebbi l'immagine di lui che veniva... Le bestemmie e il cazzo dritto e duro, la cappella grossa che usciva dalla fornace della mia amica. Lo vidi viscido, ricoperto degli umori della mia amica.

Mi scoprii desiderosa di qualcosa, senza sapere bene cosa, ancora sentivo repulsione ad immaginare succedesse qualcosa tra noi due. Non era lui che desideravo, anche se l'immagine del suo cazzo era un tarlo che mi perforava il cervello.

Mi lasciò davanti al suo cancello e gli dissi che sarei tornata a piedi. Sentivo il bisogno di stargli lontana.

Mi accolse in camera, era ancora vestita per l'appuntamento. Si spogliò davanti a me, cercai di guardare attorno per non sembrare allupata anche se, in realtà, ogni movimento mi dava un pizzicorio tra le gambe.

Si mise carponi con solo la canottiera addosso. Non portava il reggiseno anche se sapevo che lo indossava anche se aveva solo una prima. Stavo per chiedere quando si aprì le chiappe con le mani. Presi il tubetto dal comodino e feci per avvicinarmi.

Gli occhi mi caddero sulla fessura verticale della fica che in quella posa era molto esposta. Era senza peli, lucida, arrossata.

Aveva scopato. Misi una goccia di crema sul dito e lo avvicinai all'ano per assolvere ai miei doveri. Spalmai un poco poi spinsi, prima poco, poi un po' di più ed ecco quella sensazione di risucchio, il dito stretto dalla carne tenera. Eccitata, mi sentii intontita e spinsi il dito ben oltre la seconda falange. La mia amica gemette piano senza però dire nulla. Quel gemito mi svegliò e lo ritrassi un poco ma vidi qualcosa che mi mandò nuovamente in pappa il cervello. Dalla fica qualcosa stava uscendo. Un liquido vischioso. Erano i suoi umori? Aveva appena scopato, magari era venuta più volte e ora... Raccolsi la goccia con il pollice senza toccarla, sfiorandola appena.

Le tolsi il dito e, veloce, mi portai alla bocca il pollice, quasi inconsciamente ma mi resi subito conto che non era quello che avevo pensato.

La consapevolezza di aver assaggiato la sborra di mio padre mi fece schifo, quella fu la prova tangibile che non era lui che bramavo.

Un nuovo gocciolone si ripresentò sulla soglia delle sue valve e di nuovo lo raccolsi ma stavolta con il medio e sprofondai con quello nel suo buco. Non fui gentile e lei gemette e la sua carne avviluppò il mio dito.

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

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