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Corrispondenze Carnali - Capitolo 9 – Geometrie Carnali
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Racconto18 min di lettura

Corrispondenze Carnali - Capitolo 9 – Geometrie Carnali

Racconto erotico per adulti. Una storia di dominazione e scoperta in un triangolo di desiderio. +18 anni. esplorare nuove dinamiche di piacere. Solo per adulti.

Dago Heron
1 anno fa · 442 letture · 0

Un passo dopo l'altro, da quando era entrata in quella stanza, Roberta aveva sentito quella parte della mente dedicata al piacere cambiare stato, forma, consistenza. Come se l'amigdala e il sistema limbico avessero percepito quello che stava succedendo e la stavano preparando rilasciando abbondanti dosi di dopamina.

Con la volontà abbassata ai minimi, si lasciò guidare da quella coppia particolare verso una strana panca. Invece di essere un classico parallelepipedo, aveva una forma triangolare con ai fianchi il posto dove appoggiare le gambe. Era una struttura in legno. Solido e scuro, costruito da un abile ebanista dato che ogni perfetto incastro era esaltato dal contrasto dei colori ed era evidente che non vi fosse un solo chiodo o vite. Dove necessario, il legno era stato ricoperto da pelle e imbottiture, per consentire quel minimo di comfort a chi era obbligato ad utilizzarlo per lungo tempo. La pelle era fissata con borchie ribattute, per evitare accidentali infortuni e, strategicamente posizionati, vi erano cinghie ed anelli, in modo che fosse facile immobilizzare la persona che avrebbe avuto il piacere di finirci sopra.

La posizionarono con cura e precisione, bloccandole le caviglie e avendo cura che la parte più stretta fosse esattamente contro la sua figa. Francesca, scivolata dietro di lei, la afferrò per i capelli, facendola raddrizzare. Leggermente arcuata, le corde strizzavano meglio i suoi seni. "Muovi i fianchi avanti e indietro." Il tono era di quelli che non ammettono repliche. Dato che Roberta esitava a muoversi ricevette un sonoro schiaffo sul sedere. La sorpresa di quanto la mano di Francesca potesse fare male, mescolato con tutte le altre sensazioni che stava provando, le provocò una scossa che percorse tutto il corpo obbligandola ad iniziare a muoversi avanti e indietro.

La panca era stata modificata in modo che in quella zona ci fosse un tessuto particolarmente stimolante, come un vecchio asciugamano infeltrito, ruvido il giusto. Quando Roberta iniziò a muoversi era come se la sua clitoride facesse scintille contro quel tessuto. L'immagine che le si formò nella corteccia frontale era quella di un'auto di formula uno che al massimo della velocità su un rettilineo fa scintille quando il fondo tocca l'asfalto. In questo momento immaginava, desiderava fare quelle scintille, desiderava godere ma sapeva di non potere. Tutto questo, ovviamente, provocava nuove stimolazioni alla sua figa e nuove stimolazioni alla sua mente.

Improvvisamente, come se fosse stata risucchiata da una finestra spazio-temporale, i ricordi delle prime masturbazioni riaffiorarono con nitida violenza alla sua mente. Si rivide abbracciata al cuscino, e senza nemmeno sapere come e perché aveva iniziato a strofinarcisi contro. Poco dopo erano sparite le mutandine e aveva iniziato a premercisi contro con più forza, aumentando il ritmo, senza essere più in grado di fermarsi fino al raggiungimento del piacere… e anche oltre, e da quella sera il suo rapporto con il sonno e con il cuscino era cambiato.

"Non ti azzardare a godere senza il mio permesso!" La voce di Francesca la riportò violentemente alla realtà, ricordandole la situazione in cui si era infilata e i doveri che stava imparando a rispettare. Aprendo gli occhi si ritrovò Dago in piedi davanti a lei, il cazzo duro che spuntava dai pantaloni e un guinzaglio in mano. Il tempo di agganciare il moschettone e sentì la presa di Francesca mollare i suoi capelli mentre lui, perfettamente sincronizzato la tirava in avanti riempiendole la bocca con tutta la sua carne.

Quante volte lo aveva succhiato, ingoiato, spompinato, fatto sborrare ingoiando ogni goccia con immenso piacere, godendo del potere che le dava farlo godere. Tante! Ma questa volta era diversa, molto diverso c'era un'energia nuova, non era solo il piacere di farglielo, era sentire il dovere di farglielo, quasi di non avere scelta. Un abbandonarsi a qualcosa di cui a volte ci si vergogna ma che in quel momento non era più sua responsabilità. Da un luogo remoto del cervello sentì una voce che sussurrava qualcosa di confuso a proposito di essere solo un oggetto di piacere, un contenitore per la sua sborra.

Allora, in quel modo, in quel posto, con quelle persone, sentì improvvisamente che poteva abbandonare l'immagine della rispettabile manager di successo e che poteva tornare ad essere quella bambina che aveva iniziato a giocare con il cuscino e poi era passata a quel grosso orsacchiotto che le avevano regalato i nonni. Mentre si strofinava su quella strana panca, sempre più piacevolmente, mentre il cilindro di carne di Dago le riempiva bocca e gola, il ricordo delle notti che aveva passato strofinandosi su quell'orsacchiotto, avvicinandosi al piacere senza esplodere, imparando a prolungare quel piacere oltre quello che i più avrebbero potuto definire ragionevole, prese possesso della sua mente e del suo corpo iniziando a farla gemere come Dago non aveva mai sentito prima.

La mente è uno strumento fantastico e mentre Roberta viveva una serie di esperienze particolari, lei riuscì, nel tempo di una frazione di secondo, a ripercorrere la linea temporale del suo piacere. Dal cuscino all’orsetto, passando per i primi fidanzatini, i primi rapporti sessuali, il bisogno di stare in quel limbo del suo piacere, mentre si dedicava in ogni modo per dare piacere arrivando trascurando il proprio. Piano piano le cose erano cambiate, si erano trasformate, aveva quasi dimenticato quelle lunghe notti quasi insonni cullando sé stessa in un piacere che solo lei poteva darsi. Non che il sesso canonico non fosse stato piacevole per Roberta. Aveva avuto molti amanti veramente interessanti e il sesso con Dago era sempre stato oltremodo piacevole. Ma quel piacere che provava con il suo orsetto era diverso, intimo, personale, sfiancante.

Inconsapevolmente, Dago e Francesca, la stavano riportando lì, a quei ricordi, quelle sensazioni a quel piacere, cercato ma non consumato, prolungato fino ad essere quasi estenuante, senza mai esserlo veramente. Questa consapevolezza improvvisa provocò un ulteriore click nel suo cervello, nella sua amigdala.

La sua figa iniziava a lasciare una bava filosa sulla panca. Mentre il cazzo di Dago le martellava la gola, piccoli gemiti strozzati le uscivano dalla bocca fino a quando Francesca, ritornò a fare parte del gioco. Aveva preso uno dei frustini da cavallerizza, testandolo e scegliendo quello più flessibile, pungente, e aveva iniziato a colpire le terga di Roberta.

Il cazzo di Dago in bocca, la figa che strusciava allegramente, il culo torturato dal frustino. Le stimolazioni che arrivavano al suo cervello, diverse tra loro per sensazione e direzione, le causavano un senso di vertigine piacevole, quasi l'effetto di una canna.

Poi tutto d'un tratto le rimase solo la figa da strusciare. Si sentì persa per quei pochi secondi che i due ci impiegarono a cambiarsi di posto. Invece della bocca piena della carne di Dago si ritrovò a dover ubbidientemente leccare la figa di Francesca, che le afferrava saldamente per i capelli e la guidava dove desiderava. Una parte del cervello di Roberta era schiava di lei, del suo sapore, dei suoi occhi.

Un'altra parte del suo cervello cercava Dago, scioccamente aspettava che prendesse qualche nuovo attrezzo per colorare le sue chiappe di nuove sensazioni. Invece sentì le mani forti e decise dell'uomo afferrarla per i fianchi, tirarla indietro di quel poco che bastava a fare sporgere il culo, senza farle perdere il contatto con l'attrezzo e…

Qualcosa di caldo premeva prepotentemente contro il suo sfintere, contro il suo buco del culo. Di sicuro non era vergine, non era mai stata particolarmente reticente nel concedersi in quel modo, lo stesso Dago ne aveva goduto svariate volte. Ci teneva solo a precisare che per renderlo piacevole bisognava arrivarci nel modo giusto. Almeno, per lei questo era importante. Vi erano state volte in cui aveva rifiutato, volte in cui aveva concesso e volte in cui aveva provato piacere o addirittura goduto. Dipendeva dall'abilità del partner di creare l'atmosfera.

Quella sera, nel momento stesso in cui aveva sentito il glande di Dago premere contro il culo avrebbe voluto gridare "Sfondami!" Aveva sentito l'ennesimo click nel cervello e, per assurdo, ne aveva sentito il bisogno, tanto che si era spinta verso quella carne turgida, mugolando mentre la sua bocca era premuta contro la figa di Francesca, supplicandolo di scoparla come mai aveva fatto prima.

Le sue suppliche vennero soddisfatte. Una spinta, decisa, violenta, fece affondare tutto il cazzo dentro di lei. Il colpo era stato talmente deciso che aveva avuto l’impressione di sentirlo fino in gola. Il piacere era stato tale che il corpo aveva iniziato a tremare e se non fosse stato per la voce di Francesca che continuava ad urlare di non godere, probabilmente sarebbe venuta seduta stante.

Prima di andare avanti…

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