Al mattino volevamo portarle in Piazza mangiare la granita al caffè con il pan di spagna, Antonio bussa alla porta di Giacinta ma non risponde nessun, socchiude la porta e lei non c’è, anzi, il letto è già rifatto, busso leggermente alla porta della camera di Estrella anche qui tutto tace, ma la camera non è vuota, probabilmente erano troppo indaffarate per sentirmi, la scena che vedemmo io e Antonio ci lasciò interdetti, come descriverla, beh Estrella e Giacinta impegnate in un bel 69, non c’è modo migliore, quindi mi sa che Giacinta non ha neppure dormito in camera sua, altro che letto già rifatto, cerchiamo di chiudere la porta silenziosamente per non farci sentire ma un leggero cigolio questa volta le distrae da quello che stanno facendo con tanto impegno e ci vedono, fermi mentre chiudiamo la porta, ci fiondiamo in cucina e Antonio mette su il caffè, ancora non è uscito che già arrivano in accappatoio, io tiro fuori zucchero e tazze, il silenzio è imbarazzante, tutti vorremmo dire qualcosa ma non sappiamo cosa, ci pensa Antonio che comincia a ridere, prima piano e poi esplode, le ragazze ed io seguiamo per simpatia, poi ci sediamo al tavolo mentre io verso il caffè, comincia Giacinta
- Beh io ed Estrella siamo bisex (lo ripete ad Estrella in spagnolo) e abbiamo cominciato prima ancora dell’università, al liceo, poi quando Alfonso si è innamorato di lei abbiamo pensato, perché no?
- contente voi, contenti tutti, comunque non c’era bisogno di spiegazioni, siete libere di fare quello che vi pare
- certo, poi il matrimonio di mio padre con Estrella è solo di facciata
- scusa, in che senso
- nel senso che tra di loro non ci sono rapporti sessuali, mio padre non può più averne per una menomazione che ha avuto in un incidente ma è una cosa che non si deve sapere, da qui il matrimonio, papà vuole bene ad Estrella ma la tratta come tratta me, come una figlia.
- Mah non vedo perché non dire dell’incidente
- A causa dell’attività di papà
- Beh fa il coltivatore
- Diciamo che è un po’ più complicato di così
- Ok, lasciamo stare, non sono fatti nostri, comunque qualunque cosa siamo a disposizione
- Va bene grazie, ma non dovevate portarci a fare colazione?
- Ahahah vero, dai preparatevi che usciamo, comunque niente male stamattina
- Eravate lì da molto?
- No no, giuro è stato solo un attimo, ma…… intenso
- Stupido, dai Estrella, andiamo a prepararci.
In piazza andiamo a piedi, non vale la pena prendere la macchina, proprio dalla parte opposta al teatro c’è il bar dove prendiamo una bella granita al caffè, alcuni amici si fermano a salutarci, più per la curiosità e per le due ragazze che per noi che, con loro, ci vediamo praticamente tutti i giorni.
Con Giacinta svisceriamo un po’ la situazione in Colombia mi dice che da un paio d’anni, da quando Alfonso ha avuto quell’incidente, nell’azienda ci sono stati dei cambiamenti, Alfonso ha preso un socio che si occupa di tutti gli aspetti commerciali mentre lui continua a seguire la parte operativa, inoltre in Colombia ci sono dei problemi riguardanti la sicurezza per imprenditori e le loro famiglie ed il socio gestisce anche questo aspetto e ha assunto diverse persone che si occupano proprio della loro sicurezza, questo però, limita molto la loro libertà quindi sia lei per un motivo , che Estella per la riservatezza del suo rapporto con Alfonso subiscono la situazione ed il viaggio in Italia è stato, per tutte e due l’occasione per “evadere” da questa quotidianità. Intanto mi rendo conto che tra lei ed Antonio c’è, decisamente, un certo feeling, mentre Estrella la vedo molto assorta ad ascoltare quello che mi racconta l’amica, probabilmente perché Giacinta mi parla in italiano e lei deve concentrarsi per capire tutto quello che dice, però è comunque di compagnia, partecipa anche lei ogni tanto alla conversazione, quasi sempre in spagnolo e poi ogni tanto mi mette una mano sulla coscia lasciandocela anche per un po’, io, chiaramente, non faccio altrettanto anche se mi piacerebbe molto, poi Giacinta mi chiede se non c’è qualche posto dove io e Antonio non siamo così “conosciuti”, penso che la cosa parta da Lei ma vedo che Estrella annuisce.
Ho un collega che ha una casa a Porto Palo di Capo Passero, proprio sulla spiaggia, l’affitta ai turisti, se fosse libera……. Lo chiamo e sarà libera ancora per questa settimana, poi verrà occupata per un mese.
Avvisai i miei solo per sentire le solite raccomandazioni di papà, poi passammo da casa a Vittoria a prendere dei cambi ed i costumi, andammo con le due macchine perché erano a due posti, Antonio con la sua Smart cabrio ed io con la Mazda x5, Giacinta andò con lui ed Estrella con me, ora che eravamo soli si lasciò un po’ andare e mentre guidavo mise i piedi sul cruscotto e si appoggiò alla mia spalla con la testa ascoltando un cd di Giorgia, trovai la chiave dove il mio collega mi aveva detto, quando arrivarono anche gli altri due ci cambiammo ed andammo nella spiaggetta riservata attaccata alla casa in mezzo agli scogli, dopo il bagno ci stendemmo ad asciugarci al sole mentre Giacinta ed Antonio cominciavano a limonare, dopo un quarto d’ora ci salutano e vanno in casa, logico e prevedibile, nonostante quello che mi ha detto Giacinta non so proprio come comportarmi, è Estrella a prendere l’iniziativa, si alza dall’asciugamano, mi tende la mano per farmi alzare e mi porta alla scaletta di pietra che porta verso casa, passando davanti all’altra camera i rumori sono inconfondibili, appena in camera mi spinge contro il letto e resto così disteso a guardarla, toglie il costume e mi si avvicina sedendosi sul bordo, con una mano mi abbassa l’elastico del costume e con l’altra mi afferra il cazzo già eccitato e poi comincia a baciarlo e leccarlo mentre io mi godo la sua bocca ad occhi chiusi.
Quando li riapro lei è sempre intenta a prestare le sue attenzioni al mio cazzo senza dimenticare i testicoli, le sue mani sui miei pettorali, con le mie sulla sua testa la sposto e la voglia di sentire il suo sapore mi porta a restituirle il favore, il suo profumo è inebriante, la sua figa dolce e disponibile, sembra che parli direttamente con il mio cazzo che vi si dirige quasi autonomamente, la mia cappella striscia sulle sue grandi labbra che si schiudono al contatto, come se mi dessero il permesso di entrare, non aspetto altro che accomodarmi dentro di lei riempiendo la sua vagina con la mia carne fremente, sento il suo sospiro di soddisfazione quando arrivo alla fine della corsa, resto immobile per qualche istante prima di cominciare a muovermi dentro di lei e a cercare il ritmo giusto tra i nostri due corpi, come due strumenti che si accordano e cominciamo la nostra danza accompagnati dai suoi gemiti e dal respiro del mio sforzo, le sue labbra sono calde e morbide, le nostre lingue si incontrano avvolgendosi una all’altra, noto le sue mani che stringono il lenzuolo mentre i miei affondi si fanno regolari e profondi, sento il mio corpo tremare all’improvviso, guardo il suo viso e si suoi occhi che si spalancano quando il mio sperma raggiunge il suo orgasmo e i nostri umori si mischiano.
