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Racconto20 min di lettura

Scomparsa

come può cambiare tutto in un attimo

sandra
1 anno fa · 660 letture · 0

I casi di persone scomparse, in Italia, è in aumento, solo nel 2023 sono state presentate 29.000 denunce di scomparsa, statisticamente le donne sono circa il 40%. Le ragioni delle scomparse sono diverse, dall’allontanamento volontario, alla violenza, allo sfruttamento, alla tratta delle persone, ecc. per fortuna, molti casi si risolvono positivamente.

Sono in una specie di cella, la porta ha le sbarre, non c’è nessuna finestra, le pareti sono in pietra, l’unico arredamento è una branda con sopra un materasso, un cuscino ed una paio di coperte, per terra, in un angolo, un secchio con un coperchio e su un tavolo un bacile di plastica ed un bidoncino pieno d’acqua.

Mi sono risvegliata sul letto, non ricordo come sono arrivata qui, ero ad una festa nella villa di alcuni amici conosciuti in discoteca. Ho provato a chiamare qualcuno, ad urlare, ma un uomo, dalla porta a sbarre, con una bastone in mano mi ha intimato di fare silenzio minacciandomi e facendomi vedere il bastone.

Mi chiamo Sonia, ho 17 anni, mi mancano i miei genitori che saranno preoccupatissimi, ma dove sono finita? E come? E cosa vogliono da me? non ho più i miei vestiti, ho addosso una specie di sottoveste leggera. Devo evacuare, vedo il secchio e penso sia per quello, sopra il coperchio un rotolo di carta igienica, dopo verso un po’ d’acqua nel bacile e mi lavo senza potermi asciugare.

Lo stesso uomo di prima, attraverso le sbarre fa cadere nella cella un sacchetto, dentro due tramezzini ed una bottiglietta d’acqua, non so neanche da quanto tempo sono qui, mi hanno portato via anche l’orologio oltre alla collanina, ai bracciali, ai due anelli ed agli orecchini.

Mi viene da piangere ma non serve a niente, non uscirò da qui piangendo, devo fare qualcosa, ma cosa?

Il solito uomo apre la mia cella e mi dice di uscire, il suo italiano è stentato, mi fa mettere davanti a sé e mi spinge per farmi camminare, il corridoio è largo e lungo, altre celle lungo le pareti, non riesco a fare in tempo a vedere se ci sono altre ragazze, mi spinge oltre una porta, dentro una stanza abbastanza grande, seduta ad un tavolo c’è una donna, in piedi, al suo fianco, un uomo enorme, non tanto il altezza quanto in larghezza, spalle massicce, pancia prominente, praticamente senza collo e senza capelli, due braccia che sembrano prosciutti.

Vengo spinta a sedermi su una sedia di fronte alla donna e subito comincio a farle domande, una sberla dell’uomo in piedi  che, contemporaneamente mi dice di fare silenzio, mi fa smettere.

È la donna che, con il mio portafoglio in mano, comincia a farmi domande, se non rispondo mi arriva uno schiaffo, dopo il terzo le dico tutto quello che vuole sapere: la verifica della mia identità, dove abito, cosa fanno i miei genitori, da chi è composta la mia famiglia, se la casa dove viviamo è la nostra  e poi altre molto più personali circa i miei rapporti con l’altro sesso, se ho un ragazzo fisso, ecc. alla fine vengo presa per le spalle, fatta alzare ed uscire sempre seguita dal mio carceriere col bastone.

Mi porta in quella che sembrerebbe un’infermeria, lì un’altra donna con un camice e dei guanti il lattice mi dà un telo da bagno e mi indica una porta dicendomi di fare una doccia, la cosa non mi dispiace, mi sento sporca e stanca, la guancia mi fa male. L’acqua è calda, un sollievo ed un toccasana, anche per il mio umore, l’acqua fredda, quella calda è finita, mi scuote e mi riporta alla realtà, mi asciugo ed avvolgo nel telo da bagno ed esco.

La donna mi dice di stendermi su un lettino, di quello da ginecologo, mi fa appoggiare le gambe sui supporti poi entra un uomo, anche lui con il camice ed i guanti, in aggiunta una mascherina che gli copre naso e bocca, la donna mi tiene per le spalle mentre lui mi infila due dita nella figa e poi sentenzia

-          No, non è vergine, ha detto la verità.

Mi fanno rialzare e la donna mi strappa l’asciugamano, poi mi fa delle foto e me lo restituisce, me lo avvolgo intorno al corpo prima che rientri il mio carceriere per riportarmi nella mia cella, adesso mi sembra usi dei modi più gentili, ma forse è solo per palpeggiarmi.

Si, nelle altre celle ci sono altre ragazze che forse hanno già subito lo stesso trattamento o lo subiranno, la porta della cella si richiude dietro la mia disperazione, mi sdraio sulla branda rannicchiandomi sotto le coperte.

 

 

 

Otto uomini e due donne stanno cenando intorno ad un grande tavolo discutendo di affari

-          Questo mese sono un bel gruppo, è andata bene

-          Si non ci possiamo lamentare dovremmo riuscire a ricavarne un buon guadagno

-          Le vergini  sono sempre meno e sempre le più richieste

-          È vero, su 15 ne abbiamo solo 3, per fortuna sono giovani e bionde, gli emiri pagheranno bene

-          Si da quelle tre dovremmo ricavarne almeno 150.000 euro, se non di più

-          Le quattro più vecchie le possiamo vendere al siriano per il suo bordello, ci faremo altri 100.000 euro, hanno più di 25 anni per una

-          Ne vorrà un paio anche il nigeriano, però lui ci paga in droga

-          Si ma tagliandola nel modo giusto ne ricaveremo altri 100.000 euro

-          Ne daremo una per uno al libanese, al marocchino ed all’algerino

-          Si, sono altri 90.000 euro

-          Due vanno nel nostro bordello in Turchia, ci renderanno bene, diciamo che per 5 anni dovrebbero portarci almeno altri 200.000 euro

-          E l’ultima, la rossa? Quella ha un corpo da sballo, e ha solo 17 anni

-          No, per quella chiediamo un riscatto, un milione di euro, i suoi venderanno anche la casa per riaverla, nel frattempo voi due ve la portate in Albania e la mettete al lavoro, però niente droghe, la restituiremo pulita, prima pagheranno prima la riavranno e meno cazzi le faranno prendere ahahahah.

 

 

Mi vennero a prendere in cella di notte, me ne accorsi perchè, una volta all’aperto vidi che era buio, mi fecero salire su un furgoncino e, dopo un breve tragitto, salire sul retro di un tir, verso la cabina era stato ricavato uno spazio non più largo di un metro e mezzo, mi ci misero dentro e poi sentii che altro veniva caricato, dopo circa un’ora, senza orologio calcolavo il tempo contando, il tir si mise in moto.

Quando mi fecero scendere ero stanca, infreddolita, affamata, entrammo in un cortile, poi da lì in un altro ed infine in un altro ancora, poi da una porta scendere una scala per ritrovarmi nell’ennesima cella, questa volta con un letto grande, una porta che conduceva ad un bagno ma, sempre, senza alcuna finestra. Su un tavolo del pane ed un piatto con quelle che sembravano polpettine che divorai bevendo acqua da una bottiglia, poi mi sedetti sul letto ad aspettare che qualcuno venisse a dirmi qualcosa.

Finalmente, dopo qualche ora, la porta si aprì ed entrarono i due uomini che avevo visto alla partenza.

-          Cosa volete da me?

-          Abbiamo contattato i tuoi genitori, sanno che stai bene, per ora , quando ci daranno quello che abbiamo chiesto ti rimanderemo a casa

-          Quanto tempo ci vorrà?

-          Non dipende da noi, nel frattempo verrai istruita

-          In che senso?

-          Nel senso che devi pagare per il tuo mantenimento

-          Ma non posso pagare

-          Certo che potrai farlo, verrai appunto istruita su come farlo, intanto comincia togliendo quei vestiti

-          Non voglio

-          Lo faremo noi ma sarebbe meglio lo facessi da sola, per te, intendo

Tolsi, lentamente, i vestiti che mi avevano dato per il viaggio, ma rimasi completamente nuda, non mi avevano dato biancheria, uno dei due poi mi venne vicino e mi prese per i capelli costringendomi ad inginocchiarmi, intanto aveva abbassato la cerniera dei suoi pantaloni estraendone l’uccello e facendolo strisciare sulla mia faccia

Prima di andare avanti…

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