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W gli alpini
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Racconto18 min di lettura

W gli alpini

ad uno degli storici raduni

sandra
1 anno fa · 742 letture · 1

Nonno era stato un alpino e papà anche, anzi, papà era stato un ufficiale di complemento, si dice così? E ci teneva a precisare in artiglieria da montagna, da bambina mi hanno portato un paio di volte ai loro raduni annuali e mi sono divertita un sacco, ultimamente ho letto sui giornali che ad un raduno a Rimini delle pseudo femministe, io le chiamo così, hanno denunciato di essere state abusate verbalmente dagli alpini, una si è lamentata che uno le ha detto che aveva delle belle gambe e lei, testuali parole ha detto che “si era sentita violentata”, per me questa è scema. Io, una volta, da grande, ci sono andata ad un raduno, per l’esattezza a Verona nel 1990, ho indossato il cappello di papà ed orgogliosamente ho festeggiato, con canti e bevute, il raduno, ho provato un senso di appartenenza, mi è piaciuto molto, anche perché ho passato tre giorni a fare quello che mi piace di più e con chi mi andava, ho ricevuto anche tanti complimenti, alcuni, forse, un po’ pesantini ma quando il vino, la grappa e la birra scorrono a fiumi è una cosa normale, se poi una si veste come ero vestita io, perlopiù, è quasi d’obbligo.

Arrivo a Verona con la mia mercedes rossa, fa caldo e quindi sono in minigonna di jeans e canottierina, avevo prenotato in un piccolo albergo vicino a Piazza Bra, lasciato il bagaglio ho indossato il cappello di papà con la sua penna nera e sono andata un po’ in giro per Verona, il raduno effettivo sarebbe stato la domenica ed era solo venerdì pomeriggio, ma c’erano già in giro un sacco di penne nere e sono iniziati i complimenti e le offerte di bevande, decisamente alcoliche, a sera mi sono ritrovata in un prato con tende, tavoli e panche e bracieri per la carne, ero già alla terza grappa ma reggevo bene, subito ricevo vari inviti a sedermi con gruppi di alpini con le loro mogli o fidanzate e poi un ultimo che accetto :

-          Hei bel tenente biondo, vieni a sederti con noi

Era il grado che c’era sul cappello, in effetti era sotto tenente ma papà mi aveva spiegato che lo chiamavano comunque tenente. Era un tavolo tutto di uomini, di tutte le età, camicie a quadri, perlopiù e cappello alpino in testa

-          Un piatto ed un bicchiere per il nostro bel tenente

Dissero appena seduta a capotavola, avevano tutti cappelli con il fregio nero, solo il mio aveva il fregio dorato, ero la superiore in grado, ahahah.

Chiaramente, appena seduta mi sono presentata egli altri al tavolo hanno fatto la stessa cosa ma i loro nomi li dimenticai abbastanza presto, lo spiedo ed il vino erano buonissimi, quello alla mia sinistra, un uomo sulla cinquantina con una camicia che rimaneva chiusa sulla pancia a fatica mi chiese:

-          Allora Elena, qual è la storia di quel cappello?

-          Beh era di papà che era un ex alpino

Mi corresse subito

-          Eh eh non ci sono ex alpini, una volta indossato il cappello si è alpini fino alla morte

-          Capito, vero, lo diceva anche il nonno.

Si mangiava, e si beveva e loro facevano anche dei cori che io ascoltavo volentieri ricordando quando li sentivo da bambina, dovevo andare in bagno e chiesi dove fosse, uno degli uomini si alzò e mi disse

-          Vieni ti accompagno, non è lontano

Lo seguii ed, in effetti, era abbastanza vicino, erano una fila di bagni chimici divisi in uomini e donne, in effetti erano solo tre per le donne ed almeno il doppio per gli uomini, comunque era pulito, uscita mia stava aspettando lì fuori,

-          Ti scorto fino al tavolo

-          Perché è pericoloso qui?

-          Eh non si sa mai, una bella donna come te in giro da sola

-          Ma con te mi sento tranquilla

-          Non dovresti, sono un alpino, è vero, ma sempre un uomo

-          Ma non approfitteresti mai di me, vero?

Mi ero avvicinata al punto da essere quasi contro il suo petto, probabilmente non ero io che parlavo ma il vino che avevo bevuto, lui, comunque, mi circondò la vita con le braccia e cercò le mie labbra con le sue, io gli restituii il bacio, eravamo nascosti dietro una tenda ed in una zona in penombra, mi spinse contro un albero continuando a baciarmi, persi il cappello ed incrociai le gambe ai suoi fianchi.

Sentii subito la protuberanza della sua virilità premere contro la stoffa dei suoi pantaloni e delle mie mutandine, con un braccio mi tenevo al suo collo e con l’altra mano cercavo la cerniera dei suoi pantaloni, la abbassai ed il suo pene, subito, schizzò fuori come una molla, lo presi con una mano e lo portai alla mia farfallina spostando il bordo dei miei slip, lui subito spinse in avanti il bacini e mi penetrò, riportai anche l’altra mano al suo collo e lui, invece, portò le braccia sotto le mie cosce tenendole alzate, la mia schiena strisciava contro il tronco dell’albero ma ero protetta dalla canottierina, per fortuna, l’altro tronco l’avevo nella mia vagina che sembrava non voler mai esaurire la sua spinta, poi successe, cercò di uscire ma strinsi i miei muscoli vaginali e lo costrinsi a venirmi dentro, che goduria ………

Finimmo e ci mettemmo in ordine, avevo bisogno di tornare in bagno per prendere della carta igienica e ripulirmi un po’, quando uscii mi porse il mio cappello che era caduto per terra e me lo rimisi in testa, quando tornammo al tavolo sentimmo i commenti

-          Ah chissà dove siete andati voi due, altro che il bagno

-          C’era la coda

Dissi

-          Immagino fosse lunga

Rispose uno

-          Si si, direi quanto basta

Risate, canti ed altro vino, quello che aveva risposto prima circa la lunghezza della coda si alzò e mi venne vicino e mi disse

-          Sei in albergo tenente?

-          Si vicino piazza Bra

-          Uhm un mucchio di strada a quest’ora

-          Camminerò

-          Beh se vuoi ho la tenda ed è grande abbastanza

-          Abbastanza per cosa?

-          Per due persone che vogliono riposare

Che si fossero parlati quei due? risposi

-          Vedremo poi

-          Se vuoi te lo faccio vedere

-          Cosa?

-          Il posto dov’è la tenda

-          Ah capito, no non serve grazie, se dici che è grande abbastanza

-          Grande è grande, giudicherai tu

Sussurrò, feci cenno di si con la testa, gli altri intanto cantavano ancora, erano le due quando ci alzammo dal tavolo, eravamo tra i pochi rimasti, però agli altri tavoli c’era ancora chi resisteva, ce ne andammo a gruppetti salutandoci, io seguii il mio alpino ad un paio di passi di distanza, la tenda era una tipo canadese ma più grande, due materassini per terra già gonfiati ed un sacco a pelo con la cerniera su un lato

Prima di andare avanti…

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