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Erotika
Sogni lesbo di una madre 1 (Audio)
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Racconto11 min di lettura

Sogni lesbo di una madre 1 (Audio)

Tra le donne l'amore è contemplativo, non v'è lotta né vittoria, né sconfitta, ognuna è soggetto e oggetto, schiava e padrona.

sesso italiano
1 anno fa · 3.8k letture · 0

Racconto e audio_racconto di Giovanna Esse. Lettura di italsex.

1

La signora Thorn era in ritardo, un ritardo notevole, e se ne rammaricò.

Il suo “angioletto” oramai doveva dare per scontato che, per quel giorno, non sarebbe andata da lei. Invece, una serie infinita di beghe e di contrattempi le avevano del tutto sfasata la tabella di marcia ma lei era fermamente decisa a passare da sua figlia, almeno per il bacio della buonanotte.

Il taxi raggiunse in fretta l’ospedale; pagò rapidamente e scese. Aveva ancora un ostacolo da superare: il controllo severo degli orari di visita. Per quello, puntava tutto sul suo fascino che, nonostante si avviasse per la cinquantina, sembrava avere ancora un potente ascendente sul Professor Claim, il capo del reparto di Pneumologia; appunto quello dove il suo “angioletto” era in degenza da oltre 20 giorni.

La caposala del turno serale era Wanda, la conosceva e sapeva di poter contare sulla sua complicità. Wanda, invece, aveva adottato sua figlia, Thess e la coccolava con delicatezza... nonostante la sua stazza da lottatore di Sumo.

Un brivido maligno attraversò la schiena della signora Thorn, era sempre lo stesso, quello che provava tutte le volte in cui, come un flash fotografico, si vedeva comparire nella mente l’immagine di Thess, abbarbicata a un’altra donna in maniera oscena e provocante.

La sua piccola, perversa, bambina che riusciva sempre a fustigare il suo cuore di mamma...

2

“S’è fatto tardi... mamma non verrà più.” pensò Thess guardando fuori la sera incombente. Lontano, sulla tangenziale, le automobili scorrevano tranquille, molte riportavano a casa la gente dal lavoro.

Le era sempre piaciuta la sera; la strada si tingeva dello stesso colore umido di uno specchio d’argento. Le luci lontane dei palazzi e i fari delle macchine intarsiavano, sul pavé, immagini distorte e affascinanti.

Forse quei riflessi impalpabili erano una delle rappresentazioni più romantiche della modernità.

Thess si sentiva meglio, molto meglio. Una bronchite trascurata aveva invaso i suoi delicati polmoni; adesso il peggio era passato e il giorno dopo sarebbe uscita, finalmente.

Thess non era più una ragazzina ma era ancora abbastanza giovane da desiderare la gioia, il divertimento e l’aria aperta. Nonostante la malattia, aveva apprezzato quella pausa forzata; aveva avuto l’opportunità di rinsaldare il rapporto con la mamma.

Niente di grave... solite tensioni: a lei non piaceva troppo il compagno di sua madre e sua madre non era raggiante per la sua amicizia, assai intima, con Layla.

Con lei condivideva lo stesso appartamento; si amavano da tre anni ma senza impegno, senza paletti. Layla amava sentirsi libera e Thess aveva imparato a non soffrirne.

La sua compagna era venuta in ospedale solo due volte, poi, appena lei era migliorata, con grande tatto aveva lasciato campo libero alla madre. Che dolce; non l'aveva mai fatta sentire sola, però. Le mandava continui messaggi per dirle quanto le mancassero le sue labbra...

Il corridoio dell'ospedale era silenzioso e tranquillo.

Thess diede uno sguardo al cellulare per controllare l'ora; avevano appena lasciato il vassoio con la cena, la prossima visita, probabilmente della Caposala, sarebbe avvenuta non prima di un'ora... con le dita affusolate e rapide, cercò l'ultimo messaggio della sua amante.

Sentì caldo al cuore e scrisse, quasi automaticamente:

"Non ce la faccio più, amore, adesso mi frugo tra le cosce per cercarti..."

Invio!

Le parole scritte fecero ancora più effetto sulla sua libidine a lungo trattenuta.

Thess aveva trentatré anni, era appena tornata a essere una ragazza forte e in salute, dopo oltre un mese di astinenza forzata, l'inguine le "coceva" alla ricerca di un solido refrigerio.

Aprì la cartella segreta del cellulare e sfogliò con incalzante eccitazione le immagini che ritraevano Layla, spogliata o del tutto nuda: in certe pose dolce come un'educanda, in altre sguaiata come una prostituta.

Thess si guardò le mani, quel giorno si era dedicata al suo corpo e alla fine si era concessa un’approfondita manicure. Lo smalto rosso fuoco era l'omaggio, il richiamo per dire alla sua donna:

"Amore, sono tutta tua..."

Le manine dalla pelle deliziosa e le dita curate affondarono sotto le lenzuola, mentre Thess si cercava i seni sodi e proporzionati e la natura, calda e umidiccia.

Sua madre non sarebbe venuta più... non le dispiacque, adesso. O meglio, ora da porcellina, sperava che venisse e la vedesse mentre si dava piacere... come accadeva spesso nei suoi sogni segreti.

Il calore intimo di Thess non chiedeva di meglio che essere imbrigliato in un desiderio; come un fiume incandescente che cerca uno sfogo adeguato e consolatore al suo bruciare.

Thess non si toccava da tanto.

Iniziò con delicatezza estrema: ogni volta che si masturbava le sembrava di incontrare il suo corpo per la prima volta. Socchiuse gli occhi, iniziò a distaccarsi dal mondo; l'elettricità che si sviluppava quando il suo stesso palmo passava, con finta indifferenza, sul clitoride sensibile, si trasformava in piccole esplosioni colorate che le avviluppavano la mente e le davano la sensazioni di sprofondare.

Col filo dei pensieri provò a raggiungere Layla, il suo amore distante, ma poi, a mano a mano che l'eccitazione saliva di tono, i suoi ricordi e le sue fantasie divennero più turpi e intrise di voglia.

La sua piccola figa era già densa di umori, dentro, ma alle grandi labbra, gonfie e socchiuse, arrivava solo un sottile velo di umidità calda. Thess sapeva che il secco sarebbe diventato umido e l'umido... bagnato, ma non volle forzare la mano. Avrebbe potuto “imburrare” subito le dita, affondandole nella saliva, per poi spingerle, voraci, nel suo spacco, che adesso vibrava di desiderio invece decise di attendere. Non aveva fretta, non c'era nessuno e poi, come le capitava di pensare quando andava a caccia del piacere, non avrebbe chiesto di meglio: essere vista... spiata, mentre era veramente se stessa. Quando l'angelo diventava assatanato, quando da "dolce" si faceva furia.

La mano sinistra tirò verso il basso il capezzolo turgido, assieme alla sua aureola, altrettanto gonfia e soda.

Un fruscio? Forse...

Ma no: impossibile!

3

Per alcuni minuti Thess si abbandonò completamente sul lettino.

Il silenzio della sera favoriva la concentrazione, era facile godersi quegli attimi di sensualità. Finalmente!

Poco prima di iniziare a masturbarsi più intensamente, prima di smettere le carezze preliminari, e poi lanciarsi in un sano e sconnesso ditalino, si fermò e, in punta di piedi andò a controllare la porta del ballatoio. Era chiusa ma non a chiave, non era un problema.

Oltre la porta il corridoio era deserto.

Lasciando socchiuso l'uscio della sua stanza, Thess cercò di garantirsi la possibilità che, se qualcuno avesse aperto la porta dal corridoio, lei avrebbe sentito.

Non le andava di farlo nel bagnetto spoglio dell'ospedale.

Come faceva a volte, mise il cuscino di taglio al centro del letto, poi tolse via il pigiama e le mutandine bianche. Aprì l'anta dello stipo metallico, uno specchio non troppo grande le permetteva di vedersi.

Il suo monte di venere era coperto da una peluria bionda. Sorrise, senza abbandonare il calore: aveva bisogno di un'urgente depilazione ma, allo stesso tempo, quell'immagine della sua natura un po' selvatica le fece mordicchiare il labbro, sempre più vogliosa.

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

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