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La posta: Trio anale col mio ex marito
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La posta: Trio anale col mio ex marito

Si sfiora la tragedia quando il tuo amante è il tuo ex marito, ma in certi casi può diventare il più esperto dei tuoi bull.

Giovanna Esse
2 anni fa · 3.281 parole · 15 min
782 letture

Ciao Giovanna, visto che raccogli tante confessioni, mi sono convinta a raccontarti anche la mia, ma prima ti sottopongo una piccola premessa. Ho visto che hai studiato psicologia quindi, magari, un episodio dell’infanzia può essere interessante per chiarire il quadro della situazione.

Nella nostra palazzina in periferia di Roma, eravamo 4 famiglie: i miei nonni, i nostri zii e noi, fratellini e cuginetti e poi, una coppia di inquilini ma senza figli. Erano giovanili e simpatici e, più o meno, ci avevano visti crescere, così non era difficile che i nostri genitori chiedessero al sig. Roberto di tenerci d’occhio ogni tanto, visto che tutti i nostri familiari, almeno la mattina lavoravano, compresa la compagna dello stesso Roberto. Lui, invece, era un giornalista e usciva sempre di sera per poi rincasare più o meno tardi. Questo alla luce del sole ma, dietro le quinte, non spesso ma capitava che in casa di Roberto i nostri giochini prendessero una “brutta piega”. Si giocava a pegni e punizioni e quando io andavo sotto, pagavo uno strano pegno per una ragazzina.

Roberto mi prendeva sulle ginocchia ma con le gambe alzate e, con aria giocosa, pretendeva che venissi punita da mio fratello e dal mio cuginetto.

La punizione era che loro mi potevano schiaffeggiare di sotto, e vista la posizione, raccolta e bloccata da Roberto con le gambe in aria, i loro colpetti potevano essere destinati sia la culetto che alla vulva. Un gioco segreto e eccitante, che quando capitava, eravamo noi stessi a chiedere di fare al nostro vicino promettendo la massima segretezza, sia per la vergogna, sia per non perdere quell’appassionante opportunità.

La cosa nel tempo divenne sempre più intrigante, noi crescevamo e cresceva anche la nostra libidine. Così Roberto si impose “duramente” su di me, che dovevo pagare quasi sempre pegno.Dai colpetti con le mani sulle mutandine, passarono agli schiaffi sul mio inguine nudo; dopo le mani iniziarono a colpirmi con i giovani cazzi… fino all’estremo, quando Roberto gli spiegò che, se si masturbavano, potevano schizzarmi su fighetta e culo, così da aumentare la vergogna della mia punizione.

Quando mi avevano bene imbrattata, Roberto mi rimetteva le mutande, a tamponare tutta quella sborra e ci mandava tutti a casa.

Poi, cara Giovanna, il nostro vicino se ne andò a Milano, noi ormai grandi non riparlammo più di quelle avventure ma in me, il seme di quei giochetti quasi innocenti, aveva lasciato un segno forte e indelebile, che spesso mi faceva sognare: avrei voluto essere nuda, esposta e guardata, bloccata da braccia virili e abusata. Così, mentre la mia mente fantasticava per farmi sognare e masturbare, vivevo una vita abbastanza normale. Alla fine sposai Luca, per vivere una vita gradevole ma piatta. Sessualmente Luca mi appagava, aveva un bel cazzo grosso e durava tanto nelle scopate ma i problemi di coppia e la mia insoddisfazione erotica alla fine ci portarono alla separazione.

Intanto, la “normalità” sessuale rendeva la mia vita attiva ma poco attraente. In 3 anni di separazione cambiai molti uomini ma non arrivavo mai a coronare i miei desideri di promiscuità, la mia voglia di essere oggetto.

Poi, finalmente, mi sono “sistemata”, ho conosciuto un uomo, 50 enne, sofisticato, ricco e molto porcello. Lui mi sapeva valorizzare, impazziva per i miei seni prosperosi, le areole scure e attraenti, la figa che tengo pelosa, perché mi piace quando rimane a lungo intrisa dello sperma, credo in ricordo dei vecchi tempi.

E’ stato dopo un anno che iniziammo a confessarci l’un l’altra, ed io gli parlai delle mie esperienze di fanciulla; di come mi metteva esposta il giornalista, della dolce vergogna che provavo quando i ragazzi, vogliosi, mi odoravano e mi… adoravano la patata. Del grande specchio, dal quale io stessa vedevo quei tre, indaffarati intorno al mio sesso; i cazzi di ferro che mi frustavano le grandi labbra e le natiche, fino a farmi rosse le parti. Lo sperma caldo che mi imbrattava, le mutandine insozzate… insomma, le mie descrizioni erano così arrapanti che il mio compagno sburrava al minimo tocco delle labbra o della mano.

Così, un bel giorno, mentre Marco mi prendeva sul tavolo della cucina, penetrandomi dolcemente il culo (che gli avevo concesso già da qualche mese), si bloccò col suo “pesce” nel mio corpo e iniziò a sussurrare.

“Sai, disse, io sono innamorato veramente di te, e quindi sono gelosissimo … ma, allo stesso tempo, ti confesso che sogno spesso, tra gioia e dolore, di quelle avventure che mi racconti… E giù di cazzo, tirandomi per le anche e facendomelo sentire fino ai coglioni caldi. Un brivido mi attraversò, sia per la botta che per le sue eccitanti parole.

“Un po’ ne soffro un po’ mi si agita il cuore a pensarti guardata, desiderata, posseduta da un altro.

Mi fece girare…

Mi prese le gambe sulle spalle e, ormai, con una certa facilità, mi rimise il cazzo nel culo.

Intanto, come per magia, gli comparve tra le dita un fallo di gomma, ricoperto da un profilattico…

“Proviamo se resisti?

Non chiedevo di meglio e dissi, quasi senza volerlo:

“Sì, sei il mio padrone, così bloccata dal cazzo in culo non so ribellarmi… usami per il tuo piacere." Così, con lo sguardo sognante rivolto al cielo, Marco mi penetrò le fessura scura con il dildo, poi cominciò a spingere ritmicamente, e vista la posizione, in realtà venivo stantuffata all’unisono, nell’ano e in figa, con la goduria che puoi immaginare. Quando lo sentii pronto, quasi strillando lo pregai:

“ No, non nel culo, amore sborrami sui peli… voglio conservare il tuo sperma tutta la notte… voglio toccarmi e trovarmi imbrattata di… schizzami, sburra, bagnami…

Da quella volta, pazzo di piacere, Marco disse che ormai lo avevo corrotto, annullato, che il suo sogno era quello vedermi usata… scopata da un Bull, un toro arrapato che non vedeva di meglio che adoperarmi come suo sborratoio!

Questo chiodo fisso lo faceva impazzire di gelosia ma gli toglieva anche il respiro, strappandogli l’anima e facendogli serpeggiare il cazzo negli slip.

Intanto, i continui suggerimenti sessuali del mio partner non mi trovavano insensibile. Lui mi parlava, in genere, mentre mi scopava oppure mentre, in ginocchio e succube, gli facevo il pompino completo. Anche nel mio inguine qualcosa si muoveva, serpeggiando e riportandomi con la memoria alle eccitanti ore della mia infanzia e a quelle antiche piccole, ma suggestive, perversioni.

Dopo quasi 3 mesi di languida tortura mi resi conto che eravamo in un vero impasse: Marco parlava, parlava ma non riusciva ad andare oltre, era lampante. Dopo tutto era il rampollo di una vecchia famiglia di mentalità borghese, non aveva proprio il coraggio di instaurare un rapporto con un estraneo, un rapporto che poi diventasse così intimo da vedermi penetrata dal suo cazzo o in atteggiamenti lascivi, mentre un altro mi godeva.

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