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Il massaggio che non ti aspetti... o forse si?
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Racconto17 min di lettura

Il massaggio che non ti aspetti... o forse si?

Mi chiamo Laura e per il mio compleanno dei diciotto anni, alcuni miei amici scemi mi hanno regalato un buono prepagato presso un centro di massaggi e terapie orientali per un trattamento completo di tutto il corpo. L’idea del massaggio non è male. Si tratta di una trovata originale, rispetto ai tip...

Alessia
1 anno fa · 5k letture · 6

Mi chiamo Laura e per il mio compleanno dei diciotto anni, alcuni miei amici scemi mi hanno regalato un buono prepagato presso un centro di massaggi e terapie orientali per un trattamento completo di tutto il corpo.

L’idea del massaggio non è male. Si tratta di una trovata originale, rispetto ai tipici regali che si fanno di solito per i compleanni. La fonte del regalo, invece, mi ha insospettito fin dall’inizio per ben due motivi:

Primo; quegli “amici” non è che li conosca così bene. Sono uscita diverse volte con loro nel corso dell’ultimo anno. Il loro difetto è che sono piuttosto immaturi nel comportamento e non danno una grande impressione di affidabilità; ma non è che si possa conoscere profondamente qualcuno che incontri una volta la settimana.

Di fatti, mentre mi consegnavano il buono, hanno certi sorrisi come se ci sia un qualcosa di cui ridere e che non sono a conoscenza. 

Sul momento ho semplicemente pensato che si stessero immaginando me con indosso solo un asciugamano che mi faccio massaggiare da un uomo e chissà quale altra fantasia.

Secondo; se ne dicono talmente tante sui centri di massaggi cinesi che personalmente non so se siano tutte leggende, bufale o chissà cosa. La grafica del buono, a vedersi, sembra professionale e sono quindi propensa a dargli una possibilità.

Qualche giorno dopo il regalo, mi reco presso il centro indicato sul buono che si chiama “Fior di Loto”. Il centro si trova in una stradina secondaria dietro un bar situato su di una via molto trafficata della periferia della mia città.

Il posto è un po’ desolato. Questo è un quartiere artigianale dove ci sono poche abitazioni e tanti capannoni e officine. Avventurandomi nella stradina secondaria noto lo squallore del posto.

A differenza della via principale che è un po’ spartana; con la sua strada, il marciapiede, qualche parcheggio ma niente siepi o alberi o altri elementi decorativi. Ci sono edifici e recinzioni; ma è tutto ben tenuto e non c’è sporcizia in giro.

Nel vicolo, invece, c’è solo la carreggiata con l’asfalto tutto divelto senza marciapiede e per terra ci sono residui di rifiuti buttati via da qualche tempo. L’inizio della mia avventura non è di certo incoraggiante.

Giunta di fronte al centro, riconosco l’insegna; che è uguale al logo stampato sul buono. Qui le cose migliorano un po’, con la facciata dell’edificio intonacata di nuovo e l’ingresso con uno sfarzoso tappeto di benvenuto, circondato da mote piante in vaso.

Mi faccio coraggio ed entro. Dietro un bancone posto in una piccola anticamera c’è un uomo dai caratteristici tratti orientali. Non chiedetemi se è un cinese o di un’altra etnia perché non saprei distinguerli.

- Buongiorno. - Mi saluta il tipo dandomi il benvenuto.

Io rispondo educatamente e poi gli mostro il buono sperando che mi sappia indicare i vari servizi cui potrò usufruire.

L’uomo sembra riconoscere il buono e il suo sguardo s’illumina, come quello di un qualcuno che capisce una cosa complicata o inaspettata.

- Mi ricordo, l’ho consegnato io a un gruppetto di ragazzi per fare un regalo di compleanno… - Dice il cinese.

- … tu sei Laura, vero? -

Caspita i miei amici gli hanno pure detto il mio nome.

- Si, non immaginavo di essere così famosa. -

- Non ne facciamo tanti di questi buoni. Mi ricordo dei tuoi amici erano spassosi. - Risponde il tipo.

Sorrido; posso solo immaginare la scena; in fondo sono dei tali buffoni a volte.

- Questo è un buono per massaggio completo di tutto il corpo con olio e aroma terapia… - Spiega il tipo.

Caspita quanta roba penso stupita.

- … servizi extra ed è compresa anche la doccia per lavarsi dall’olio, così i vestiti non si sporcano. -

Addirittura? Sembra una cosa ben pensata.

Finito di spiegarmi i dettagli, il tipo mi accompagna in un corridoio angusto dietro il bancone. Per un attimo mi viene il panico che possa essere lui a farmi il massaggio e questo m’imbarazzerebbe molto; poi da uno stanza sbuca una giovane ragazza e faccio un profondo sospiro di sollievo.

La ragazza, anch’essa dai tratti orientali si presenta facendo un mezzo inchino. Lei indossa un corto camice bianco che non nasconde la sua silhouette.

- Ciao, sono Kumiko, prego accomodati. - 

- Grazie. -

La seguo nello stanzino da cui lei è uscita, il tipo di prima, invece, se ne va via augurandomi una buona esperienza. 

Kumiko è una ragazza mora, dagli occhi color nocciola, alta poco più di me, cioè è una tappa; ma forse è un po’ più formosa penso invidiosa mentre le squadro velocemente il seno. Non riesco a darle un’età precisa; ma non penso abbia più di venticinque anni. I suoi capelli sono racchiusi in una crocchia tenuta ferma con un paio di bastoncini decorati.

La stanza su tre lati è suddivisa da altrettante tende decorate alte fino al soffitto che fungono da separatori. Kumiko mi fa accomodare dietro una di esse e mi fornisce alcuni asciugamani bianchi profumati.

- Puoi usare questi, se ci tieni, io torno tra cinque minuti così puoi cambiarti. -

Che povertà di posto penso mentre mi guardo attorno. Nella mia parte di stanza c’è il lettino da massaggi, una sedia e un attaccapanni. Immagino che dietro le altre tende ci sia lo stesso tipo di arredamento.

Che razza di divisori! Sono separata dagli altri clienti del centro massaggi solo da una tenda.

Sono un po’ titubante all’idea di spogliarmi qui. Questo centro per massaggi è un susseguirsi di alti e bassi. Per qualche secondo penso persino di andarmene. Il posto è veramente ridicolo, tanto valeva piazzare delle tende in mezzo ad un parco.

Mi spoglio rimanendo solo in intimo, appoggio i miei vestiti sulla sedia e mi adagio sul lettino sul quale poco prima Kumiko ha steso un nuovo strato di carta. Mentre aspetto la massaggiatrice, penso a quante siano le probabilità che qualcuno tiri la tenda tanto per dare una sbirciatina all’altra parte. Meno male che non sembra esserci nessun altro.

Quando Kumiko sbuca dalla tenda, non credo ai miei occhi. Se prima era vestita succintamente, ora è quasi pornografica. Indossa una pantomima di una divisa da infermiera bianca totalmente trasparente con calze autoreggente anch’esse bianche. Solo il copricapo è di stoffa normale.

Sotto la divisa, la ragazza, invece, indossa del normale intimo bianco.

- Che cosa indossi? - Domando incredula.

- Non va bene? - Kumiko mi risponde sorpresa dalla mia domanda. 

Io mi sorprendo più del fatto che lei non sia sorpresa.

- Si vede praticamente tutto! -

- Preferisci un costume diverso? -

- Si. - Le rispondo.

- Ne ho uno da cameriera, da hostess, studentessa … - Kumiko, inizia a elencarmi le sue disponibilità.

Scherziamo; siamo in un film porno? Dov’è la telecamera?

- Uno normale non l’hai? - Le domando.

- Scusa … - Risponde Kumiko come se si fosse imbarazzata solo ora.

- … non avevi scelto l’extra in costume? -

Un secco “no”, ecco cosa sto per rispondergli. Poi penso ai miei amici che mi hanno regalato il buono e alle legende che si sentono dire su questi centri di massaggi. Tutto torna dice una vocina nella mia testa.

Cazzo, ci sono cascata in pieno. Ora mi ritrovo mezza nuda seduta su di un lettino con una tipa vestita da attrice porno. Se prima ero a disagio, ora sono davvero sulle spine.

- No, fa lo stesso. - Prima finiamo questa pagliacciata prima me ne posso andare. Voglio proprio sperare che almeno sia brava nei massaggi. In fondo siamo entrambe donne.

Prima di andare avanti…

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