Dopo le feste natalizie, il lavoro per le due ragazze riprese alquanto frenetico. C’erano bilanci da far quadrare, preventivi da compilare e tante altre incombenze di fine anno, che impegnavano il loro studio per intere giornate.
Anche fra Dario e Silvia, non vi furono molte occasioni per stare insieme. La sera, dopo una intensa giornata di lavoro, sfiniti, tornavano ognuno alle proprie residenze. Solo verso la fine del mese, una sera riuscirono ad andare a cena insieme.
Fu una cosa simpatica che, in ogni caso, li ripagò della lunga attesa.
Dopo cena, a Silvia non piaceva l’idea di andare ancora nel motel, in quanto era stanca e il giorno successivo il lavoro l’avrebbe ancora impegnata.
Chiese a Dario se gentilmente si potevano fermare e trascorrere qualche minuto insieme in auto, prima del rientro. Trovato un luogo appartato, Silvia, abbracciata a lui, dovette prendere atto della sua forte erezione.
Era la prima volta che si trovavano in auto come una coppietta, appartata in cerca di intimità. Fu subito evidente che la cosa era alquanto intrigante.
Dario risultava essere molto impacciato e Silvia, ridendo, cercò di capirne il motivo.
«Proprio non comprendo questa tua inesperienza; non sei mai stato, appartato in auto, con la tua donna? Oppure non sei mai stato a puttane?»
Dario rispose scherzando che, quando aveva la donna, non aveva i soldi per acquistare un’auto, e quando ebbe i soldi per l’auto, li aveva anche per il motel e, soprattutto, non era mai andato a puttane.
A Silvia questa cosa mise molta allegria e, guardandolo, gli fece una strana proposta.
«Allora, questa sera, immaginiamo che io e te siamo la puttana con il suo cliente. Tu mi hai rimorchiato lungo il viale delle battone e, adesso, dopo che mi hai pagato, consumeremo la marchetta.
Dai... bel signore, scopa la puttana che hai scelto».
Dario si sentiva intrigato da quello strano gioco, ma scopare sui sedili anteriori risultava alquanto scomodo, quindi scesero e risalirono entrambi sui sedili posteriori.
Appena dentro, Silvia gli apre le cosce e, dopo avere masturbato lentamente il sesso di Dario, che era diventato particolarmente duro, lo indirizzò fra le pieghe della sua figa, esortandolo a spingere fino in fondo.
«Dai, bel maschio, fammi sentire come scopi questa puttana! Dai, spingilo tutto fino in fondo, scopami in fretta, perché, per me, il tempo è danaro!»
Silvia si sentiva superlativamente eccitata nel recitare quel ruolo da puttana e, tenendo gli occhi chiusi, si immaginava di essere una che realmente batte il marciapiede.
Anche Dario era particolarmente eccitato da questo gioco. Effettivamente, non aveva mai pagato una prostituta e questa nuova e intrigante fantasia, suggeritagli da questa splendida femmina mentre la chiavava, lo eccitava in maniera esponenziale.
Inoltre, erano pur sempre una coppia clandestina, appartata e intenta a fare sesso e, questo, a maggior ragione, rendeva tutta la situazione ancor più conturbante.
Quando Silvia, per la seconda volta raggiunse l’orgasmo, lui si svuotò completamente dentro di lei, con un urlo di piacere.
Dopo aver ripreso il controllo, insieme si diressero verso casa di lei.
Entrambi contenti del piacere che quel gioco aveva loro regalato.
Dopo aver lasciato Silvia, Dario, mentre rientrava alla propria abitazione, rifletteva sul fatto che quella femmina era davvero speciale, ricca di fantasia e capace di far sballare un uomo, di eccitarlo e farlo godere ai più alti livelli, anche con una semplice scopata fatta in auto.
Durante i giorni in cui Silvia fu particolarmente impegnata nel lavoro, ogni giorno, riceveva un piccolo messaggio da Andrea: una volta era il solo 'buongiorno' e qualche altra volta 'buon lavoro, splendida creatura'.
Un gesto semplice che a lei serviva a farla sentire al centro dei pensieri di quel maschio che l’aveva molto intrigata, la rendeva felice e trasformava la giornata in qualcosa di meno faticoso.
Durante l’arco della giornata, quasi sempre, trovava il tempo per rispondere a quel messaggio. Lui ne era molto contento e non smetteva di ribadire la sua disponibilità ad incontrarla in qualunque momento, anche solo per un caffè.
Silvia non prendeva a cuor leggero la condizione in cui si era impelagata.
Era consapevole che la sua vita era ricca di eventi che andavano, in ogni caso, considerati in maniera non superficiale, onde evitare che potessero, per una qualche ragione, interferire pesantemente nella sua vita con Luca.
Le piaceva molto esser l’amante di Dario e, con lui, sostanzialmente consumare un vero e proprio adulterio nei confronti dell’inconsapevole Luca.
Inoltre con lui aveva provato la più forte delle emozioni che una donna augura per sé: essere l’unica femmina in mezzo a sei maschi, che l’avevano goduta in ogni dove, riempita ed appagata, in maniera davvero sconvolgente e indimenticabile. Era stata una sensazione davvero forte, che lei definiva di sesso estremo.
Non era sicura di avere il coraggio di ripetere una simile esperienza, ma si sentiva perfettamente soddisfatta e gratificata, per esserne uscita a testa alta.
Poi c’era questa nuova relazione, di cui era già a conoscenza Luca, che la intrigava infinitamente.
Andrea le piaceva molto come maschio maturo e sicuro di sé; lo sguardo penetrante, magnetico, che la dominava, ma, nello stesso tempo, la lasciava libera di esser sé stessa: una femmina capace di soddisfare le voglie più inconfessabili di un maschio.
Non ultimo, ma sicuramente più importante, c’era la sua relazione con Luca. Adorava quel ragazzo, lo sentiva parte della sua vita, voleva, in tutti i modi esser per lui, moglie, amante, complice e, soprattutto, la sua puttana, capace di donargli quel piacere tanto intenso, che da tempo desiderava provare.
Sentiva che, con Andrea, questo desiderio si stava concretizzando giorno per giorno, e cercò di fare in modo che si realizzasse a ridosso dell'imminente compleanno di Luca, che cadeva nei primi giorni di febbraio.
Fu proprio a pochi giorni da quella data, per lei così importante, che riuscì finalmente a trovare cinque minuti per vedere Andrea. Si incontrarono seduti davanti ad in un caffè. Mentre lo aspettava, al tavolino del bar, si guardava intorno e, nel contempo, si sentiva addosso come un'ansia, che l'emozionava. Non lo vedeva da quella sera che lo aveva incontrato, pochi giorni prima di Natale, anche se si erano sia sentiti e scambiati innumerevoli messaggi;
lei avvertiva forte il desiderio di incrociare ancora il suo sguardo e di sentire la sua voce, mentre, dentro di sé, desiderava anche il momento in cui avrebbe sentito le sue mani sul suo corpo.
Quando lo vide arrivare, ebbe come un tuffo al cuore: le sembrò ancor più bello di come lo ricordava. Egli, dopo averle baciato entrambe le mani, si mise seduto davanti a lei, mentre con lo sguardo continuava a scrutarla con profonda ammirazione. Per un lungo istante, rimasero entrambi in silenzio, a fissarsi negli occhi, ad assaporare il gusto che quell’incontro stava loro regalando.
Silvia sentiva lo sguardo di quell'uomo penetrarle dentro l’anima, tanto da far vibrare il suo cuore, al pari di quello di una sedicenne al primo appuntamento e, nello stesso tempo, le dava quell’emozione, quella carica di adrenalina che, vibrando lungo la spina dorsale, andava ad inumidirle la stoffa dello string.
«Silvia, sei ancora più bella di come ti ricordavo. Purtroppo, i nostri impegni ci hanno tenuto lontani così a lungo e, in questo momento, vorrei abbracciarti forte, stringerti fra le braccia, coprire il tuo corpo di tanti baci, carezze e ogni cosa che sia capace di farlo vibrare di piacere. Mi avevi detto che volevi fare qualcosa di importante per Luca: eccomi, qui, pendo dalle tue labbra».
Sentire quella sua voce, fece illanguidire i sensi di Silvia. Le piaceva proprio tanto la sua voce, così calda e sensuale. Dopo aver sorseggiato il caffè, espose ad Andrea il suo progetto:
«Fra pochissimi giorni è il compleanno di Luca, che festeggeremo insieme ai suoi amici. Io, però, gli ho già chiesto di voler passare una serata insieme a lui in maniera speciale. In questo periodo ho fatto in modo che lui fosse distratto dal pensiero di vedermi fra le braccia di un altro uomo, mentre io, con la tua complicità, vorrei fargli proprio questo regalo per questo suo genetliaco. Vorrei passare una sera insieme a te, mentre lui ci osserva e, finalmente, coronare il suo sogno di avere un bel palco di corna».
Andrea si dichiarò subito disponibile a far in modo che quel progetto fosse realizzato nella maniera più raffinata, interessante, erotica e, soprattutto, soddisfacente nei confronti di Luca.
Concordarono e pianificarono ogni dettaglio. Tre giorni dopo il compleanno di Luca, sarebbe stata la serata ideale: era un giovedì, in cui Silvia sapeva di esser libera, in quanto Marco e Lucia, erano invitati ad una cena a casa di alcuni parenti.
