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Svezzato analmente da una Trans
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Racconto14 min di lettura

Svezzato analmente da una Trans

La ragazza si rivela una vera ninfomane e il ragazzo umiliato perde cognizione di sé fino a farsi rompere persino il culo per amore.

sesso italiano
1 anno fa · 1.6k letture · 1

Un sabato sera decisi di ubriacarmi, visto che la mia ragazza dopo 4 anni insieme aveva pensato di andare a letto con alcuni dei miei amici… proprio quelli che frequentavano più intimamente casa nostra. Quindi mi ritrovai solo e amareggiato, quella sera.

Avevo appena parcheggiato nel vicolo, dietro al mio locale di bevute, quando sentii gridare. Mi spostai in fretta: erano due coglioni che in modo evidente stavano molestando una ragazza. Gridai loro di smetterla ma quelli, ridendo sguaiatamente, mi vennero contro. Io non sono uno sprovveduto e mi alleno sin da ragazzo in lotta da strada e cosi, in pochi istanti, li misi a terra, guadagnandomi solo qualche sbucciatura.

La ragazza, evidentemente, aveva avuto paura; le dissi che era meglio andar via da li.

Se si fidava potevo accompagnarla in auto e lei accettò, grata.

In macchina iniziammo a chiacchierare ed ebbi una “bella” sorpresa. Lei era veramente una tipa spettacolare: alta, magra, vestita in maniera abbastanza provocante e con tutte le forme eccitanti al punto giusto, eppure non era del tutto donna: era un trans. Non avevo niente contro la categoria… ma davvero mi lasciò senza parole.

Lei però non faceva il “mestiere”, lavorava in un Bar notturno come Bar Lady.

Una parola tira l’altra, forse entrambi avevamo bisogno di chiacchierare un po’ quella sera. Non era tardi; invece di riportarla a casa decidemmo di andare a ballare. Ci divertimmo un po’, sentimmo della bella musica e, finalmente, sul tardi la accompagnai a casa sua.

Ormai era quasi l’alba:

– Per me non ci sono problemi, se ti va puoi benissimo riposare un po’ da me, se sei stanco. – mi disse cordialmente e senza secondi fini. Accettai con piacere. Anche se non avevo esagerato, la stanchezza e le birre rendevano quella prospettiva molto allettante.

Non ricordo nemmeno come arrivai al letto. Dormii come un sasso e mi svegliai nel primo pomeriggio. Ci misi un po’ a far mente locale, poi incominciai a ricordare piano piano.

Lei era già sveglia; anche in T-shirt e pantaloncini era sempre stupenda. Mi portò un buon caffè e poi, gentile, dopo mi ringraziò ancora per la serata precedente.

Più tardi ci scambiammo i numeri e poi andai via, convinto di non rivederla più. Era molto bella e affascinante ma io non avevo alcuna esperienza né interesse per il mondo dei Trans… insomma, non riuscivo a trovare nessun interesse erotico per quella persona, nonostante mi avesse assai colpito in senso estetico. Forse era la novità… forse ero solamente prevenuto.

Intanto le mie cose non erano molto cambiate… stavo “di merda”. Sono un ragazzo abbastanza forte ma sensibile, quando mi affeziono sono fedele e rispettoso. Nonostante sia un tipo che, devo ammetterlo, piaciucchia alle ragazze, preferisco rigare dritto nei rapporti con le mie donne.

Da “cornuto” non è che mi sentissi in gran forma, e poi, non mi aspettavo che la mia lei fosse così troia. In fondo non avevo fatto niente per meritare un comportamento tanto sleale!

Così, alcuni giorni dopo, fui contento di ricevere un messaggio di Francesca (era il nome del mio nuovo “amico” trans), tra l’altro, la mia ex si era scopata proprio alcuni del mio giro; adesso evitavo un po’ tutti. Ero a disagio, non sapevo chi sapeva e cosa… quindi me ne stavo un po’ in disparte.

“Ciao, stasera finisco alle nove, più o meno, ti va di bere qualcosa insieme?” risposi ovviamente di sì.

Quella sera stessa prendemmo delle cose in rosticceria, lei a casa aveva dell’ottimo vino. Scelse una bottiglia di bianco frizzante: perfetto per l’abbinamento con le sfizioserie.

Parlammo a lungo, anche del mondo dei trans, del quale, onestamente, sapevo veramente poco. La cosa che compresi, essenzialmente, è che molti di loro, in effetti, sono femmina dentro… operazioni, tagli, cure, addirittura “torture” estetiche, per me inconcepibili, per loro erano come un’esigenza che veniva da dentro, dal profondo. Una sensazione terribile di essere sbagliate, e la certezza di non avere alcun sentimento simile a quello di un uomo.

Il resto, la vita difficile che vivevano, la prostituzione diffusa, erano per lo più legati alle esigenze della vita; alla forma; al marchio sociale che, comunque, dovevano portarsi addosso… ma, in realtà, per loro il sesso era sentito con la stessa frequenza, le stesse pulsioni di una donna. I loro veri desideri e sogni, invece, erano indirizzati verso una vita quotidiana tipicamente femminile, quasi da massaia.

Amavano tenere la casa pulita, ordinata; spesso erano bravissime in cucina e, le più fortunate, erano dotate di senso artistico e buon gusto, tant’è che, chi ne aveva avuta l’opportunità, era diventata ricca e famosa!

Come ho detto ero molto solo e, pian piano, cominciammo a frequentarci abbastanza regolarmente, ma come amici. Anche se ormai l’ammiravo senza mezze misure: era stupenda e piacevole e, spesso, non ci pensavo proprio che, nascosto in mezzo alle cosce, avesse un coso maschile; però ancora non riuscivo a immaginarmi mentre la baciavo o, magari, mi rotolavo sul letto abbracciato con lei. Non ero abituato a “pensarla” così.

Poi venne lo sfratto.

Dovevo cercarmi un altro appartamentino… ma Francesca mi disse con trasporto sincero:

– Ebbé, che problema c’è? la mia casa è molto grande, lo sai… vieni a stare da me, per un po’, poi decidi con calma cosa fare.

Alla fine non potei che ringraziarla:

– Però accetto solo se dividiamo le spese… da buoni amici, d’accordo?

In verità non ero mai stato tanto bene con una ragazza.

Era una convivenza piacevolissima… e poi, a me costava una cifra ridicola, visto che non esistevano problemi di lavanderia, per il mangiare e persino nessuna preoccupazioni per il parcheggio. Lei aveva un garage che non sfruttava, a disposizione.

Francesca, quando non lavorava, era felicissima di dedicarsi alla casa e mi trattava con la stessa deferenza di un uomo di casa dei primi del novecento… mi portava persino le pantofole, quando rientravo.

– Ehi, Fra’ – le dicevo – così non va bene! Io non sono il “padrone di casa”…

Ma lei se la rideva.

– Infatti sei un cretino! Ma non capisci? per me è una gioia poter fare tutte queste piccole cose per un uomo. Ma un uomo vero, però, dolce e affettuoso… – abbassò lo sguardo – Per noi non è facile; la maggioranza, scoperta la nostra fragilità, se ne approfitta… ci prende male, cerca di sfruttarci. Si comportano da veri maiali!

Intanto, devo ammettere che Francesca, non era sempre in T-shirt o in pigiama, per casa, vestiva spesso bene, in maniera femminile, a volte provocante. La sua biancheria intima era uno schianto e lei, non so dire con quanta malizia, sapeva come sfoggiarla, fingendo di girare per casa, a volte seminuda, con la scusa che, davanti a me, non provava alcuna soggezione. Io, al contrario, cominciavo a… provare… a provare “cose” sempre più spesso. E ammetto che, a volte, quando ce ne stavamo sul divano a guardare la tele o a chiacchierare ascoltando musica, il cazzo mi veniva duro alla vista delle sue forme, estremamente femminili e completamente depilate.

Così, una sera che io rientrai particolarmente stanco, stravaccai sul divano dopo una rapida doccia. Francesca si offrì di massaggiarmi un po’ la schiena.

– So fare un massaggio con i gomiti che, vedrai, fa miracoli!

Accettai molto volentieri; tra l’altro era tanto che non provavo un contatto fisico… onestamente, avevo veramente bisogno di un po’ di coccole.

Fra’ indossava una maglietta di cachemire bluette, senza reggiseno… non chiedetemi come fosse possibile, ma posso garantire che aveva un paio di tette meravigliose, una terza perfetta, con capezzoli invitanti, duri e puntuti. Sotto indossava dei boxer da donna, molto carini e, ovviamente, senza il taglio nella patta.

Le luci erano soffuse e il divano accogliente e caldo. Il suo massaggiare era rude e dolce al tempo stesso, a furia di sfregarmi la schiena un intenso calore mi prese al basso ventre, quando lei mi chiese di voltarmi, titubai un momento; anch’io ero in mutande e il mio coso era ritto e in tiro.

Fra’ dovette vedere, e capire, ma non disse niente. I massaggi si fecero carezze e lei si fece sempre più vicina, finché venne giù e mi posò le labbra sulle mie…

Dopo, fu un bacio dolcissimo anche se rapido, che acuì la mia eccitazione.

Non c’era nient’altro da pensare… ora solo il desiderio dominava tutto il mio essere, il cazzo mi esplodeva, anche per la lunga astinenza, e lei era dolce, liscia, tenera come la più bella delle donne.

Ci fissammo negli occhi, anche lei mi voleva… i baci successivi furono colmi di passionalità, mentre con le dita adunche e bramose ci cercavamo i vestiti per toglierci dall’impaccio.

Poi Frà mi trovò il cazzo e lo strinse forte nella mano, lei era sopra di me; mi bastò abbassare la testa per baciarle, leccarle e succhiarle i seni turgidi.

Lei iniziò a scendere e salire con la mano storta, masturbandomi in modo evidentemente … preparatorio. Credevo che poco dopo sarebbe scesa verso il basso per prendermelo in bocca… ma non lo fece.

Probabilmente si dannava da giorni, anche se provava a resistere: capii che, per prima cosa, voleva sentirsi tutta mia.

Inaspettatamente sotto i suoi pantaloncini leggeri, lei aveva una seconda mutandina, nera di pizzo, a perizoma. Le chiappe lisce come quella della più amabile delle femmine e morbide, arrendevoli, erano in bella mostra, a disposizione delle mie carezze, ma il suo pene era racchiuso negli slippini, davanti, che lo nascondevano come una coppa… sembrava quasi avesse la vulva… una vulva molto rigonfia e sviluppata.

Prima di andare avanti…

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