Mi chiamo Mario, ho 46 anni, sono alto un metro e 70, occhi scuri, incanutito da oltre un decennio. Fisicamente sono di media corporatura e, a detta di chi lo ha provato, fra le gambe possiedo un bell’attrezzo che mi ha permesso di godere con molte donne. Va aggiunto che ho un fratello gemello, di nome Mauro, che è identico a me. Siamo entrambi sposati e, curiosamente, con due gemelle. Abbiamo entrambi due figli, un maschio ed una femmina che, a loro volta, sono gemelli. Lavoriamo entrambi nella ditta di zio Pasquale, specializzata nella installazione di impianti fotovoltaici.
Qualche mese fa, per lavoro, ci siamo recati in una cittadina della Campania, dove la nostra ditta, assieme ad altre tre, aveva ricevuto un appalto per la realizzazione di un immenso campo solare. Dato che il lavoro avrebbe richiesto parecchio tempo, nostro zio ci sollecitò a trovarci una sistemazione in loco, così da lavorare in cantiere per l’intera settimana e tornare a casa ogni weekend o, al massimo, ogni 15 giorni. Su indicazione del titolare di una salumeria, dove ci eravamo fermati per prender dei panini imbottiti, ci fu segnalata un’abitazione, un po’ fuori dal centro, dove la proprietaria era disposta ad affittare almeno due camere a gente come noi. Immediatamente ci siamo recati all’indirizzo fornitoci e, giunti sul posto, abbiamo potuto constatare che si trattava di una bella casa colonica con giardino, posta al centro di una proprietà terriera adibita a frutteto, vigneto ed altri campi coltivati. Una volta avuta la presenza della proprietaria, ci siamo trovati davanti una splendida signora, più o meno nostra coetanea. Alta, mora, occhi scuri, labbra sensuali, una splendida quarta di seno ed un fisico non magro, ma neanche grasso, con le curve al posto giusto. Indossava un maglioncino di cachemire con un profondo scollo a V, che non celava il solco dei suoi splendidi seni ed una gonna che le arrivava al ginocchio, sotto cui spiccavano delle calze scure, che potevano esser benissimo delle autoreggenti. Ai piedi aveva delle scarpe di vernice nera, dal tacco 10 largo, che, sicuramente, dovevano essere abbastanza comode, ma le inarcavano la schiena in modo da evidenziare il culo, rendendo un’immagine di sé piuttosto sensuale.
«Buongiorno signora, sono Pasquale. Sono stato informato dal titolare del negozio di alimentari che lei potrebbe fittare due camere per il tempo accorrente alla costruzione, in questa zona, di un imponente impianto fotovoltaico.»
Lei, mentre ascoltava le parole di mio zio, sembrava aver occhi solo per noi due, che la guardavamo in maniera interessata, perché affascinati da quella donna che, pur nella sua semplicità, emanava una certa malia. Ci ha riflettuto un attimo e poi ha chiesto ulteriori spiegazioni.
«Buongiorno a voi signori. Mi chiamo Giovanna e, effettivamente, ho due camere libere che potrei fittare, ma sia ben chiaro che, oltre al pagamento anticipato di quanto dovuto, dovrete rispettare alcune regole su cui non transigo. È una cosa che metto sempre in chiaro, ogni volta che qualcuno mi chiede l’uso in locazione delle mie camere.»
Mio zio si è girato verso di noi, ed io, incuriosito, ho chiesto quali fossero queste regole, così inderogabili.
«Esigo il massimo rispetto; non voglio gente che gira nuda per casa; esigo che quando si utilizza il bagno, lo si deve lasciare pulito come lo si trova. Non amo gente sciatta o volgare e, in casa mia, non si fuma. Naturalmente non vi è concesso di portare donne in casa mia. Posso offrirvi, oltre alle camere, altri servigi, come la lavanderia, la cucina e, se volete, anche la colazione. Il riordino e la pulizia delle vostre camere sono inclusi nel prezzo. Dovrete mangiar fuori, perché non ammetto che si mangi in camera. Come vedete, le mie son regole semplici, ma ferree.»
Mentre parlava, osservavo le sue labbra e, dentro di me, cresceva la voglia di assaporare quella meraviglia, sulla punta del mio cazzo. Mio zio si è voltato verso di noi che abbiamo annuito favorevolmente e, pattuito il prezzo, che ci è sembrato decisamente onesto, siamo andati insieme a vedere le camere. Entrando, ci siamo trovati in un ampio salone, con mobili molto belli e di pregio, uno splendido camino, e arredi alle pareti che rendevano l’ambiente particolarmente curato, dove era evidente il tocco femminile. Percorso un breve corridoio, ci siamo trovati davanti a due porte che davano accesso alle nostre camere. Una era una cameretta con un letto singolo, dove abbiamo deciso di far dormire nostro zio, anche perché, detto fra noi, quando dorme, russa. Io e mio fratello abbiamo deciso di occupare l’altra camera che, pur essendo una matrimoniale, aveva due letti separati. Subito abbiamo iniziato a disfare le valige, mentre la signora, avuti i nostri documenti, ha iniziato la registrazione dei nostri dati. Mentre sistemavo le mie cose in un cassetto, mio fratello si è avvicinato e mi ha chiesto cosa ne pensavo di quella bella donna.
«Più che pensare, direi che mi piacerebbe fare: le metterei volentieri il mio cazzo fra quelle splendide labbra. Inoltre, mi piacerebbe sentirlo scorrere lungo quel solco dei seni che, sicuramente, me lo avvolgerebbero in maniera tale da far provare un piacere più che unico. Sono anche sicuro che la signora dovrebbe esser una gran porcona a letto.»
Lui ha sorriso ed ha annuito, confermando che anche a lui era sorto lo stesso intenso desiderio di fottere quella splendida cavalla, che ci eravamo trovati davanti. Sistemate le pratiche, siamo andati sul luogo di lavoro, restando d’accordo con la signora che saremmo tornati in serata, verso le 17:00. Durante il resto della giornata siamo stati impegnati nel lavoro, anche se, spesso e volentieri, io e mio fratello continuavamo a scambiarci fantasie sulla, ormai ritenuta tale, “maialona”, ripromettendoci che, se vi fosse stata l’occasione, ci saremmo scopati la signora, anche insieme. Finita la giornata di lavoro, siamo tornati a casa e, ad accoglierci, ci siamo trovati davanti quello che doveva essere il marito.
«Buonasera, io sono Antonio, marito della signora Giovanna. Mia moglie è uscita per fare delle spese, onde arricchire la dispensa per far fronte a cena o quant’altro pattuito con lei.»
Anche lui ci guardava un po’ incuriosito e, mentre io e mio fratello siamo andati a fare una doccia, nostro zio è rimasto a parlare con quel tizio che, effettivamente, aveva un che di strano. Entrambi ci domandavamo come un soggetto, basso di statura, con pancetta prominente, stempiato e con pochi capelli in testa, fosse riuscito ad entrare nelle grazie di quella splendida donna che, sicuramente, con il suo fascino avrebbe potuto avere tanti pretendenti.
«Probabilmente deve avere un cazzo come quello di un cavallo, per soddisfare una troiona come quella.»
Guardo mio fratello, ma non condivido la sua analisi.
«Oppure, è un cornuto così convinto e contento, che lascia quella porcona libera di scopare con chi vuole.»
Ci siamo messi a ridere e, dopo la doccia, mentre eravamo in camera intenti a vestirci, attraverso la finestra abbiamo visto la signora tornare. Nello scendere dalla vettura, lei ha aperto le cosce, senza sapere che noi due la stavamo osservando. Abbiamo assistito ad uno spettacolo davvero stupendo. Due meravigliose colonne di carne, bianche e splendidamente tornite, impreziosite dal pizzo delle autoreggenti. Ho guardato mio fratello e ci siamo rafforzati nell’idea che il marito fosse un cornuto. Anche lui, dopo lo spettacolo della scosciata della signora, si è convinto che, probabilmente, avevo visto giusto. Senza un attimo di esitazione, sono uscito fuori e le sono andato incontro, offrendomi di aiutare la signora a portare in casa le pesanti borse della spesa.
«Grazie, lei è molto gentile. Purtroppo oggi è difficile imbattersi in uomini così premurosi, quando vedono una donna in difficoltà.»
«Non mi deve ringraziare, perché le assicuro che è un vero piacere esserle d’aiuto, in questo e in tutto ciò di cui lei possa aver bisogno. Mi consideri sempre a sua disposizione, in tutto e per tutto, a qualsiasi ora del giorno e, se ci fosse necessità, anche della notte.»
Lei mi ha guardato con aria un po’ incuriosita, fingendo di essere contrariata, ma si vedeva benissimo che, in realtà, era compiaciuta da ciò che avevo detto, perché aveva interpretato bene il doppio senso delle mie parole. Giunti in cucina, ci ha raggiunto anche mio fratello e, insieme, l’abbiamo aiutata a sistemare le cose e, poiché la cosa sembrava piacerle molto, anche mio fratello, si è offerto di esserle di aiuto in qualunque cosa. Lei ci ha guardato e, sicura di non essere ascoltata da nessun altro, tranne che noi, ci ha parlato con un tono che voleva essere quasi un rimprovero, ma che, in realtà, esprimeva il conforto di avere due maschi come noi a sua disposizione.
«Signori, vi devo ricordare che sono una donna sposata e che voi siete ospiti a casa mia, perciò siate discreti e non vi approfittate di una povera signora, che spesso è sola e non ha molto da offrirvi.»
Noi due ci siamo dati un’occhiata ed abbiamo subito capito che la signora, a modo suo, ci aveva lanciato un chiaro messaggio. L’arrivo del marito ha interrotto il dialogo, ma durante la cena, ho notato che la signora Giovanna, spesso e volentieri, riempiva il bicchiere del marito e di nostro zio che, alla fine della cena, non era affatto sobrio, anzi direi che era senz’altro ubriaco.
Nostro zio, abbastanza alticcio anche lui, si è offerto di accompagnarlo in camera e, aiutato dalla signora, l’ha messo a letto, per poi salutarci e ritirarsi nella sua cameretta a dormire, perché effettivamente stanco. Noi due ci siamo offerti di aiutare Giovanna a rassettare e, mentre lei era intenta a sistemare i piatti sporchi all’interno della lavastoviglie, piegata in avanti, entrambi abbiamo potuto vedere che il vestito era salito ed erano visibili le sue splendide cosce, fasciate da autoreggenti, al di sopra delle quali si intravedeva il colore scuro di una striminzita mutandina che, a mala pena, copriva la sua splendida fica. Con la scusa di porgerle alcuni piatti sporchi, mi sono avvicinato da dietro e, con il cazzo già duro, ho fatto in modo di strusciarmi su di lei, che avvertendo il turgore della mia verga sulle sue natiche, è rimasta immobile, senza dire nulla. Le ho passato i piatti e lei, senza staccarsi da me, si è rialzata, continuando ad appoggiarsi al mio corpo, ha spinto il pulsante di avvio dell’elettrodomestico e poi si è girata. Guardandomi dritto negli occhi, ha cercato di imbastire una scusa, per giustificare quello che stava per succedere.
