La notte passò senza incidenti e il giorno dopo l’incubo era passato, non più l’indolenzimento al culetto e, dopo un attento controllo, il buco era tornato come prima. Forse ero addirittura nuovamente vergine... almeno lo sperai. Anche al mare andò tutto bene. Però, nel pomeriggio, riposando sull’asciugamani, sentii montarmi dentro un’erezione potente: il mio biscottino reclamava attenzione, erano 2 giorni che non me lo facevo in mano.
Con la circospezione imposta dalla mia timidezza, raggiunsi la cabina con una scusa; mi chiusi, sedetti sulla piccola panchina e iniziai a masturbarmi. Quanta sorpresa provai... chiudendo gli occhi non mi apparivano più le immagini delle tette di mamma o delle mutandine della zia, la mia mente tornava ai tragici momenti passati con mio cugino, e me li riproponeva in una chiave del tutto diversa: ero tutto femmineo, sculettavo sulla spiaggia, il mio culo era sotto lo sguardo di tutti.
Quando mi fermavo vedevo qualcuno, mani forti e robuste che mi carezzavano, poi prendevano il palo dell’ombrellone e lo ficcavano dietro di me, sempre più in profondità. Io ero felice, desideravo essere aperto e, tutto sudato, venni copiosamente, nel cleenex che mi ero preparato.
Lunghi momenti di terrore e di vergogna, mentre camminavo per tornare a casa con i miei parenti. Ma quando la sera i brutti pensieri si erano dissipati, la voglia di essere scopato fece di nuovo capolino, in me. Capii che, probabilmente, non avevo scampo.
Da quella notte non pensai più alla mia condizione. Ero cambiato, ero voglioso e mi abbandonai al destino.
Gennarino lasciò il suo lettino e venne da me. Non avevo messo nessun cuscino a proteggermi, e lui aveva già preso il tappo con l’olio dalla cucina. Mi venne sopra, mi penetrò abbastanza agevolmente e mi chiavò. Venne la prima volta, lo sentii bene, ma non uscì. Bloccato sotto di lui, spettammo insieme che la voglia gli tornasse, intanto il cazzo non si era particolarmente ammosciato e rimase immobile, ben piantato nel mio ano.
Quando si riprese, ricominciò a scopare fino a lasciarmi dentro una seconda sborrata. Lui si addormentò, io, servizievole, mi bloccai il culo con la manina e corsi in bagno, cercando di non gocciolare. Una volta sul WC, mi liberai di tutto e tornai a letto. All’alba, mentre dormivo, Gennarino ebbe di nuovo voglia del mio culo e mi fece ancora. Mi svegliai che trafficava per entrarmi, per l’ennesima volta, dietro ma non mi ribellai, lasciai fare, come se quello fosse il mio naturale destino. Venne ancora, poi torno nel suo letto e dormimmo fino a tardi, eravamo sfiniti.
Il terzo giorno, non c’era in me nessuno spirito di ribellione, ormai. Il culo era indolenzito e sfiancato, ma questo mi dava gioia, non fastidio. Mi masturbai di nuovo in solitaria, accettando la mia nuova condizione, sperando che Gennarino mi facesse ancora e ancora e...
Mistero della perversione, pensai che la mia gioia sarebbe stata se lui, nell’intimità, mi facesse e mi parlasse, al femminile. Insomma, non pensavo a me come un ragazzo che lo prendeva in culo, ma a una femminuccia, con tutti i vezzi, le passioni e i desideri di una vera fanciulla in calore.
Sarei stato la sua “fidanzata! Ecco cosa m’intrigava.
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