- Salve signora Giovanna, spero che si ricordi di me, anzi, ne sono certo, visto che ha dimostrato già tanta comprensione e tanta sensibilità, nei post che ci siamo scambiati “apertamente” sulla sua bellissima rubrica. Non può immaginare cosa mi è successo! Sono fuori di testa in questo momento! Provato profondamente, ma fuori di testa... e stranamente, devo questo colpo di fortuna, alle restrizioni dovute al maledetto virus, COVID-19. Le scrivo per entusiasmo, per sorpresa... perché la mia vita è cambiata, forse solo per un giorno, ma ne valeva la pena. Adesso sono in un angolo tranquillo, nell’androne della nostra palazzina; non le scrivo da casa; ci sono tutti, ovviamente, e mia moglie potrebbe intromettersi e, magari, scoprirmi. Solo questo, Giovanna, pochi minuti fa, un mio vicino, un insospettabile sessant’enne, me lo ha messo in bocca... sì, ha pretese un pompino e, diciamo quasi mio malgrado, mi è venuto tutto in bocca. Signora bella... era passato tanto tempo (come ricorderà) dalla mia parentesi “femminea”. A parole, sì lo avevo quel desiderio segreto (ricorda?) ma non mi aspettavo di appagarlo nella realtà, almeno non in questo modo. Un modo così improvviso, così oltraggioso ma anche... così meraviglioso. Grazie Giovanna, grazie per i consigli e la gentilezza. Sono felice! Poi le scrivo, con calma, a mente fredda, tutta la storia.
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Cari lettori, eccovi pari pari, la mail che mi ha inviato un mio contatto in preda all’entusiasmo. Il motivo di tanta euforia? Sarà presto chiaro anche a voi, se avrete la pazienza di leggere la sua storia vera.
1 - Nostalgie di gioventù.
Inesorabili gli anni sono passati e la vecchiezza, portandosi dietro acciacchi e malattie, mi ha stretto alla gola come un nodo scorsoio, lento ma implacabile. Se tutto fosse avvenuto in un colpo solo forse riusciresti a ribellarti, non dico a vincere, ma quantomeno a ribellarti, con forza e dignità. Invece, dopo i sessanta, come un lento stillicidio ti inserisci in un circolo vizioso, e l’età ti fa credere di non poter più avere un futuro in cui sperare. Ecco forse è questa la vera vecchiezza; quando la senti addosso e la ritieni irreversibile. Quest’odiosa presentazione non sembri una lamentela, è piuttosto l’analisi di una brutta situazione che poi viene aggravata anche dai problemi sessuali. La mia salute precaria ha voluto riservarmi pure questo! Un complesso di fastidi, che assommato agli effetti collaterali di potenti medicinali, mi ha reso impotente o, quantomeno, incapace di ottenere una dignitosa erezione. Mi è restato il piacere dell’orgasmo e dell’eiaculazione, almeno questo. Ma la ricerca della sborrata, che tiro fuori quasi una volta al giorno, è sempre e solo relegata a un rapporto solitario, visto che mia moglie, a causa delle sue ristrette vedute, considera, quale rapporto degno di essere consumato, solo la scopata ma soprattutto, perpetrata grazie a un membro duro ed eretto, come vuole la prassi. Non mi permette più niente, nemmeno di toccarla, nemmeno di vederla spogliata per masturbarmi in sua presenza. Al contrario, le sue lamentele sono sempre più denigranti e mortificanti... come se tutto questo fosse colpa mia. Lei ha 60 anni ed io 67 e lei, per sua fortuna, sta benissimo. Ha sempre apprezzato la chiavata in senso stretto, più meccanico che sentimentale, e ad essere onesto, ce la siamo sempre goduta: eravamo una coppia affiatata insomma. Ora non solo mi allontana come un appestato, ma si lamenta della mia impotenza ed elogia, al negativo, la sua “errata” fedeltà! Errata perché lei che si sente ancora donna: lei, delusa dal marito; lei, che non si fa fottere da un amante, come sarebbe giusto fare!
Ma chi ti ferma, - le dico allora, - fai, fatti fottere, visto che io non servo più. Lei non mi risponde e mi lascia, voltando le spalle. E così è avvenuto che la mia fantasia, più che suggerirmi il ricordo dei mille rapporti sessuali tradizionali, collezionati in circa 50 anni, mi ha portato a innamorarmi dell’unico periodo in cui ho assaggiato la perversione, e in maniera veramente estrema. In effetti, non avevo mai dimenticato quel lontano “momento” della mia esistenza, ma non ci avevo nemmeno mai pensato in maniera coerente: in qualche occasione, come un flash, mi fa sfiorato il ricordo di quell’anno lontano, di quel mese, o poco più, in cui “qualcuno” ha fatto di me la sua puttana, con mia totale, indiscussa e felice, accettazione del ruolo. Forse ero troppo piccolo, per decidere consapevolmente sulla mia sessualità. Una volta fuori da quel gorgo inarrestabile che mi aveva pervaso, come una corrente elettrica, la mia vita ritornò quella normale, di adolescente. Non ci sono più state occasioni per farmi sentire “femminella”; il tempo mi travolse e seguii la classica sequenza di eventi di uomo normale.
2 – Oltre 50 anni fa: le vacanze al mare.
E le tette... le zinne, le hai mai viste? chiese Gennaro, il mio cugino “grande”. Gennaro, per me, era grande in tutto: sia perché aveva già 17 anni, quindi ben 2 più di me, sia perché, nonostante ormai potesse essere definito quasi “uomo”, accettava la mia amicizia, oltre al naturale rapporto di parentela. Nonostante le sue domande incalzanti su certi argomenti mi mettessero a disagio, non potevo mentirgli; questo in onore del rispetto che provavo per lui! Un bel ragazzo bruno, forte, alto; la sua barba era già dura al tatto e il suo pube, pieno di peli neri. Questo lo avrei scoperto poi, quando il mio contatto con i suoi genitali sarebbe divenuto, diciamo così, più confidenziale.
Beh, sì, - risposi, - ho visto le tette di fuori a Rosalba, la figlia di zio Gerardo...
Ah, ah... – rise di gusto, - E che cazzo hai visto, quella ci ha 12 anni.
Beh, un po’ di petto ce l’ha, credimi, ha due cose un po’ gonfie e i cosini, i “capetielli”...
I capezzoli?
Sì, esatto, i capezzoli: sono come due birilli piccoli e rosa, puntati in avanti. La lucetta sul comodino era ancora accesa, sott’occhi vidi che Gennaro si agitava un po’ sul lettino, mentre nascondeva la mano sotto la molla degli slippini bianchi. Era estate, faceva caldo, e c’eravamo solo adagiati sui letti, in mutande e canottiere. Per mettermi in mostra di più, aggiunsi.
Però ho visto le zinne di mamma, varie volte...
Come? Le zinne di zia Gilda? – si fece più attento.
Sì. Dato che il bagno della sua camera è piccolo, quando fa caldo lei lascia spesso la porta aperta, per paura che il vapore la “affoga”, dice. Dalle scale si vede lo specchio della camera, e si vede lei nuda.
Cazzo, se non fossi mio cugino, me la chiaverei a tua madre, sai. Non mi ribellai, avevo una vaga idea di cosa significava “chiavare”, ma di sicuro Gennaro era un esperto. Chi ero io per contrastare le affermazioni del mio eroe? Infine, l’idea che mio padre diventasse cornuto nemmeno la concepivo e poi, non ero così imbecille da non capire che ciò che desiderava Gennaro era impossibile. Gli raccontai un po’ di mamma, dei suoi grandi seni, del pube scuro e delle natiche accoglienti. Le dissi persino di quella volta che, seduta sul vaso, aveva aperto le gambe quand’era notte, e papà non c’era. Vidi un largo spacco rosso comparire sotto il pelo della figa. E poi la vidi rovistare con le dita nella sua carne, mentre muoveva il capo, a volte ripiegato verso giù, come se se la controllasse con lo sguardo, poi verso l’alto, che apriva la bocca come per gridare. Ormai era tardi, avevo sonno. Mentre Gennaro si toccava evidentemente il pene, io mi infilai sotto il lenzuolo leggero. Mentre mi addormentavo, anch’io presi in mano la mia bacchettina, era piccola e dura, come un pastello... proprio come quella vota che vidi mia mamma... che mi toccai e che mi uscì quella fantastica crema bianca.
3 – Preso alle spalle.
Il giorno dopo lo passammo al mare, come il solito. Quando mio cugino si mise a giocare a pallone con i suoi amici grandi, mi presentò agli altri e mi fece mettere in porta. Improvvisai dei grandi salti pur di non farlo sfigurare! Dopo cena, ci ritrovammo nella camera da letto del nonno, buon’anima. La casa di famiglia, in Calabria, era a due piani, sotto ci abitavano i miei zii. Noi dormivamo nell’appartamento di sopra, soli soletti nella grande stanza del nonno: Gennaro nel suo lettino, ed io nel vecchio letto matrimoniale.
