Lei li fissò con sguardo duro mentre si slegava i nodi dai polsi con movimenti veloci, convulsi. «E allora che cazzo volete?»
Linda sorrise, rinfacciandole con quella dolce smorfia del viso quanto fosse felice con una precisione che nemmeno mille parole sarebbero bastate per descriverlo. «Sai, la nostra vita sessuale è meravigliosa, ma, considerando i nostri trascorsi, in memoria dei “bei tempi”,» e sembrò incapace di trattenere un sogghigno a quelle parole «ogni tanto vorremmo darle quel… tocco in più».
Tommaso abbracciò la biondina, la quale appoggiò la testa sulla spalla di lui. C’erano almeno dieci centimetri di altezza di differenza adesso che erano inginocchiati. Probabilmente, pensò Francesca, in piedi erano il doppio.
Comunque, indifferente ai suoi pensieri, il ragazzo disse: «Cerchiamo un terzo per i nostri rapporti, e abbiamo pensato a te».
La cosa stupì Francesca, ma cercò di non rendere troppo evidente il suo sentirsi frastornata, cercando di coprirlo con l’aggressività. «E quindi cosa farei io? Quando lui è stufo di te, me lo cavalco e lo faccio venire sulle mie bocce?»
Linda rise, ma con un certo garbo, come se avesse sentito una battuta che già conosceva e non volesse apparire maleducata. «Oh, no. Non hai compreso. Vedi, c’è… diciamo, ci sarebbe una scala gerarchica nel nostro gruppo a tre. Io sono la sua tro… la sua principessa,» si corresse, lanciando uno sguardo carico d’amore a Tommaso, poi aggiunse, come fosse una confidenza: «Non gli fa piacere che usi certi termini con me stessa… è così dolce. In ogni caso, io sono la principessa, e lui è il mio guerriero. Non sto a spiegarti perché lo consideri in questo modo. Lui mi dà piacere, e io mi prodigo a darne a lui. Tu Francesca, invece, saresti la mia puttana».
La smorfia di indignazione della mora espresse ogni sua opinione al riguardo. «E chi sarebbe la mia, di puttana? Lui?»
«Oh, no,» rispose Linda, sempre gioviale. «Assolutamente. Non devi nemmeno pensare di muovere un dito sul mio uomo, se non te lo ordino espressamente io. Il tuo compito sarà quello di darmi piacere: baciarmi, coccolarmi, masturbarmi e leccarmi la fica. Magari anche il culo, ma lo fa già così bene lui…» e baciò con passione il suo uomo. «Ad ogni mio ordine, comunque, tu smetterai ogni tua attività ed eseguirai ogni mio desiderio con precisione e felicità. Ovviamente, fuori di qui non ne parleremo con nessuno, e pretendo non obbedienza o cose simili, ma il semplice rispetto che merito in quanto persona e donna».
Francesca era disgustata dalla proposta, e quei due cazzo di piccioncini continuavano a tubare come dei maledetti al punto tale da aspettarsi che si sarebbero montati da un momento all’altro davanti a lei. Dovette comunque ammettere che la cosa non le avrebbe fatto tutto questo schifo: nonostante quanto stava cercando di far credere, era ancora incredibilmente eccitata, e si sarebbe fatta un ditalino fantastico su loro due che si univano. Se lui baciava così bene e lei leccava una fica con tale maestria, cosa avrebbero potuto fare insieme? Il pensiero le diede il capogiro.
Tornò alla realtà. Non sarebbe rimasta un attimo in più, lì dentro, non con quei due pervertiti. Scese dal letto, afferrò le mutandine sul pavimento e se le infilò. Volle però rimarcare il suo disgusto alla proposta chiedendo lei cosa ci avrebbe guadagnato. Era pronta a coprirli d’insulti ad ogni loro possibile risposta.
Linda sollevò le spalle, come se la cosa le importasse poco. «In realtà a te toccheranno le briciole, non di più. Avrai modo di eccitarti vedendoci amarci e non saremo certo offesi se vorrai darti piacere con le tue stesse dita, oltre ad imparare come fare dell’ottimo sesso. Ti assicuro che la cosa ti tornerà molto utile quando vorrai fare sesso con qualche partner esterno al nostro gruppo perché, grazie alle tue nuove conoscenze, potrai pretendere il meglio da lui. O lei». L’occhiata di fuoco di Francesca sembrò lasciarla indifferente. «Poi, quando ti sarai comportata davvero bene, ti darò il permesso di dare piacere anche a Tommaso: in fondo, anche tu sei bravina a succhiare, mi dicono». L’espressione di rabbia di Francesca crebbe fino a renderle il viso rosso. Si infilò i pantaloncini, lasciando le sue grosse tette visibili fino alla fine, perché potessero vederle e lui si pentisse che non avrebbe mai più vederle o toccarle, e rendersi conto che la colpa sarebbe stata tutta della sua biondina bastarda.
Ma Linda non aveva particolare interesse per due bocce così grosse, evidentemente. «Di tanto in tanto, ovviamente, perorerò la tua “causa” presso Tommaso, pregandolo di concedersi a te. In fondo hai scoperto come bacia e come ci sa fare con le coccole. Immagina di passare un pomeriggio con lui a fare sesso. Io ci sarò, ma ti assicuro che non sarò una spettatrice passiva mentre mi scoperai l’uomo». Le guardò prima il seno e poi l’inguine. «Potremmo anche organizzare una simpatica competizione io e lui, una gara su chi ti succhia le tette o ti lecca la passera meglio,» aggiunse con un sorriso, e a Francesca sembrò che non ci fosse un solo grammo di scherno ma solo pura e semplice libido nelle sue parole. «Fare sesso con te sarebbe il premio».
Sentì di nuovo l’utero schiudersi ed una grossa goccia di bava sciogliersi nel tessuto delle mutandine. Avrebbe potuto strizzarle, dannazione, tanto si erano bagnate. Afferrò la maglietta, s’infilò la testa e la abbassò. Il cotone sembrò carta vetrata quando passò sui capezzoli, rigidi e sensibilissimi. Usò il dolore che le salì al volto come una smorfia di disgusto.
«Siete due cazzo di pervertiti,» sbottò, riassumendo parte di quello che le vorticava nella mente ancora umida di piacere mentre indossava le scarpe. Raggiunse la porta della camera. «Potete baciarmi il culo».
Si girò avviandosi attraverso il corridoio, sentendo ugualmente i due discutere, con Tommaso che diceva a Linda che le avrebbero dovuto lasciare almeno mezz’ora per pensarci, ma la ragazza rispondeva che non se li meritava. Marianna o Vincenza avrebbero accettato volentieri, al suo posto, riconoscendo l’onore che avrebbero concesso loro. O forse Nadia, la rossa che aveva battuto alla semifinale della gara di pompini e che, il giorno dopo, l’aveva pregata di condividere con lei i segreti che l’avevano fatta vincere. Anzi, le avrebbe chiamate subito e chiesto cosa ne pensassero. Lui però ribatté che almeno venti minuti dovevano lasciarglieli, forse non un minuto in più, ma sarebbe stato corretto concederle il tempo di ragionare sulla loro proposta. In fondo, aggiunse ironico, come si sarebbe comportata lei se una ragazza le avesse proposto la possibilità di spompinare il suo ragazzo, ma avrebbe dovuto pagare in natura.
Mentre Francesca sbatteva la porta d’ingresso della casa di Tommaso sentì la biondina ridacchiare senza capirne il motivo. Ma quello era l’evento meno folle della mattinata, pensò la ragazza, avviandosi fuori dal giardino dal prato falciato di fresco.
Il sole illuminava la periferia di Caregan, ma lei si sentiva come se una tempesta avesse sferzato il suo corpo ma soprattutto la sua anima. Udì le campane della chiesa nei pressi suonare a festa le dieci di mattina, ma quel giorno sarebbe proseguito con ben poca voglia di essere allegra. L’avevano davvero ingannata, quei due stronzi! L’avevano trascinata in casa di Tommaso, dove l’aveva sedotta e portata a letto e… beh, quei baci, cazzo… l’idea che non avrebbe più potuto essere baciata in quel modo le fece stringere lo stomaco e venire la nausea. Dove l’avrebbe trovato un altro capace di darle quelle emozioni? Si infilò le mani nelle tasche dei pantaloncini e si avviò lungo la strada, verso la fermata dell’autobus con la testa incassata tra le spalle.
Ogni passo che la allontanava da quella casa, comunque nemmeno lontanamente paragonabile alla sua villa, le riempiva il cuore di lacrime. Perché quella stronza di Linda non se n’era andata davvero? Lei avrebbe voluto davvero essere tra le braccia di Tommaso.
All’inizio, d’accordo, l’intenzione era di scoparlo e scoprire se fosse davvero così bravo come sosteneva sua cugina ma, cazzo, non si era nemmeno tolto le mutande e già le aveva dato più emozioni e piacere di tutti gli altri ragazzi con cui era andata a letto, e questo senza contare quanto aveva poi fatto quella troietta bionda…
Si fermò davanti alla vetrina dove, all’andata, si era accertata di essere al suo meglio. I capelli neri erano scarmigliati, mostrando che era stata a letto fino a poco prima e non aveva avuto il tempo di pettinarsi. Il sudore che quella incredibile leccata alla sua fica e al continuo stato di eccitazione le avevano causato avevano attaccato le ciocche tra loro e alla fronte. Cazzo, sembrava davvero essere appena uscita da una corsa sotto il sole, o da una scopata spettacolare. Con la differenza, pensò mestamente, che una corsa finisce quando ci si ferma, una scopata di certo non dopo un orgasmo dato con la lingua.
Era stato un cazzo di trailer, tipo quelli dei film che si vedono in televisione per invogliarti ad andare al cinema. O, in quel caso, in un letto.
Si mise una mano in tasca, controllando di avere ancora delle monete per pagare il biglietto del pullman. Le contò, rendendosi conto che erano a malapena sufficienti: si era aspettata di farsi portare a casa da Tommaso, dopo, per presentarlo ai suoi genitori come il suo ragazzo. E invece, continuava ad essere il fidanzato di quella stronza di Linda. La quale voleva quasi farle un piacere condividendolo con lei.
