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Come decide Clara
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Racconto29 min di lettura

Come decide Clara

Una scelta da cuckold

geniodirazza
2 anni fa · 410 letture · 1

“Dal colore, mi pare che stai facendo una bella cacca.”

Le dico, baciandola sulla nuca.

“Certo; però questa puzza è tremenda, Chissà da che dipende?”

Non lo so e glielo dico.

“Pensi di offrirgli anche il retto, stasera?”

“No, stasera no. Però sicuramente mi farò leccare il buco e molto a lungo anche. Pensi che debba farmi un clistere?”

“Se decidi, te lo faccio con tutta la passione del mondo. Ma richiede un po’ di tempo; e non so se ne resta abbastanza.”

“No, è meglio di no, effettivamente. Un bel bidet può bastare. E poi, se lecca, che almeno trovi qualcosa.”

Smettiamo per darle il tempo di truccarsi e io torno nella sala a preparare l’ambiente e la tavola.

Alle sette, puntualmente, lui bussa al campanello del nostro appartamento; Clara va ad aprire, lui entra con l’obbligatorio corredo della bottiglia per la serata e dei fiori per lei.

E un tipo normale, quasi banale, quarantenne di media altezza, tratti vagamente meridionali, colorito bruno e capelli neri, che potrebbe anche essere insignificante se non fosse che, come mi dice Clara, ha un randello abbastanza notevole, da educare un poco nell’uso incerto che ne fa il proprietario; ci presentiamo e mi accorgo che è molto più in imbarazzo di quanto fosse lecito aspettarsi da un aspirante bull.

Ma proprio il fatto di aver puntato su un collega di lei e non su un professionista ha consentito questo approccio che decisamente aiuta la capacità di dominio di Clara e la mia serena neutralità.

Difficile che possa imporre un tipo di rapporto che possa dispiacerci o risultarci inaccettabile.

La cena scivola via pacatamente, accompagnata dal vinello che il tizio ha portato; al termine, ci spostiamo per il caffè; mentre io vado in cucina a prepararlo, loro vanno a sedersi sul divano.

Dalla cucina osservo che lei si da subito da fare; lo prende per le spalle e lo bacia con violenta passione.

Lui è a disagio; il suo sguardo va sempre alla cucina da dove sa che apparirò e sembra temere quel momento.

Il caffè passa ed io lo verso nelle tazze; prendo il vassoio e faccio la mia entrata trionfale proprio mentre Clara gli sta slacciando la cravatta.

Guardo con interesse la scena, poggio il vassoio sul tavolino e mi siedo nella poltrona di fronte come davanti ad un televisore dove c’è uno spettacolo erotico.

In un momento di requie, quando Clara interrompe i baci e le carezze per sfilargli la giacca e poggiarla sull’altra poltrona, chiedo a lui.

“Quante zollette?”

“Una.”

Ha appena la forza di rispondere.

“Per te amaro come sempre, vero, amore?”

“Grazie, amore; però aspetta un poco; ho bisogno di sentire un bacio vero!”

Quasi lo aggredisce con la bocca e so bene che cosa sia capace di scatenare quando bacia con quella foga; vedo il tizio annaspare mentre bave di saliva gli corrono ai lati della bocca; Clara sta portando al massimo la sua capacità di combattere con la lingua, di esplorare tutti gli anfratti della bocca e di scatenare il piacere da punti impensabili.

Guardo il suo inguine e vedo che il sesso quasi fa scoppiare il pantalone.

Con fare disinvolto, prendo la giacca e la cravatta di lui dalla poltrona e le porto all’attaccapanni; Clara, quasi fosse un segnale, gli apre la cintura dei pantaloni, abbassa la zip, infila la mano nella patta e armeggia a lungo finché il membro esce all’aria.

E’ veramente degno di ammirazione, come avevo già avuto modo di osservare al parcheggio; ma neanche questa volta Clara sembra impressionarsi.

Quasi infastidita dalle esitazioni di lui, si alza in piedi e con pochi gesti rimane completamente nuda, avendo indossato solo un abitino chiuso in vita da una cintura, le scarpe basse e nient’altro.

Poi letteralmente aggredisce lui; gli sfila i pantaloni dai piedi, lo spinge a sedere e gli sfila scarpe e calzini; infine, lo priva anche dello slip, afferra il sesso e lo prende in bocca.

Mentre lei si gusta la mazza in tutti i modi possibili, raccolgo il vestiario distribuito per la sala e, quasi fossi un maniaco dell’ordine, lo sistemo bene organizzato all’ingresso.

Si avviano alla camera.

“Il caffè non lo prendete?”

Chiedo con premura servile ed esagerata.

“No, grazie. Forse dopo.”

E’ comunque Clara a decidere.

Li seguo nella camera e mi vado a sedere sulla poltrona che già ho preparato di fronte al letto; di lì posso vedere, in diretta, le loro evoluzioni sul letto; ma anche, a completamento, il retro, nello specchio che occupa quasi tutta la parete a fianco.

Senza frapporre indugi, Clara lo fa sedere in fondo al letto, poi lo spinge a sdraiarsi e si impossessa del basso ventre su cui si cala come a pascere; vedo che affonda la bocca sulla radice mentre tiene l’asta e muove la mano su e giù; lui spalanca gli occhi al cielo sopraffatto da questo assalto che gli fa sentire le labbra sul sesso, sull’inguine, sui testicoli; e, contemporaneamente, l’asta è preda della mano che sapientemente muove la pelle in su, fin dove la cappella è letteralmente esplosa in tutta la sua grossezza.

Quando la bocca si sostituisce alla mano e le labbra a ventosa percorrono il bastone scavando il piacere in tutte le vene e in tutti i bitorzoli del membro, l’uomo sembra sul punto di cedere all’impulso del piacere; Clara lo sente nelle vibrazioni del sesso, gli artiglia i testicoli e glieli strozza.

Con un urlo disumano, il poveretto abbassa l’erezione di colpo.

Lei gli fa minacciosa.

“Non ti azzardare ad eiaculare se non te lo permetto io. Impara a trattenerti e, se senti arrivare l’orgasmo, avvertimi e fermati!”

Non avevo idea che Clara potesse essere così autoritaria.

Non so se a me non ha mai chiesto niente più di quel che le davo o se sono riuscito, forse inconsciamente, a corrispondere ai suoi desideri.

Ma oltretutto, quello è il suo giocattolo sessuale, lei gli consente di prenderla; ovvio, quindi, che debba sottostare alle regole.

Mi metto comodo sulla poltrona ed osservo lo sviluppo dello spettacolo; sta scivolando un poco più avanti; adesso è il suo seno all’altezza del membro durissimo di lui.

Le sue tette abbondanti, saporite, carnose, sormontate da aureole eleganti e da capezzoli duri come diamante catturano l’asta e comincia una spagnola atipica, in cui non è il membro a scivolare nel canale tra le tette, ma sono queste a muoversi a vai e vieni sull’asta, procurando a lui fitte da convulsioni, ma causando a lei piccoli orgasmi che registro osservando le piccole labbra della sua vulva trasudare umori e versarli sul corpo di lui.

Lentamente, procede ancora più avanti, fino a sedersi con le anche sull’inguine di lui.

Quella mossa la conosco, perché spesso l’ha fatta anche con me e so come si muoverà.

Innanzitutto, si piega su di lui e lo bacia sul torace, gli succhia i capezzoli e lo fa vibrare fin quasi all’eiaculazione; lui la avverte che non regge e si fermano; poi lei solleva il sedere e lo spettacolo è tutto per me, dell’ano che sta vibrando di piacere e della vulva rorida che pulsa come un fiore strano percorso da scosse elettriche.

Per un attimo sono tentato di accostarmi e ficcare un dito nell’ano o in vagina; ma mi impongo di stare fermo.

E’ lei, invece che ordina.

“Ficcami un dito nell’ano e uno in vagina.”

E’ un gesto micidiale, infallibile; se eseguito bene, le dà un orgasmo perfino feroce. Lui non esegue alla perfezione; ma quando vedo il medio infilarsi nell’ano e superare lo sfintere, mentre l’anulare occupa di colpo la vulva, capisco che per lei è il top. Infatti si agita come una tarantolata, urla frasi sconnesse, sfrega la vulva sull’inguine del maschio ed esplode in un orgasmo terrificante che segnala con un urlo al limite dell’umano.

Prima di andare avanti…

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