Lui, invece, è rimasto in silenzio. Per il resto della notte, non ha detto nulla, ma al mattino, che era una domenica, mi ha svegliato baciandomi e mi ha scopato come piaceva a me. Le sue mani erano dappertutto, mi ha leccato e succhiato fin quando non ho goduto nella sua bocca. Ho goduto e poi mi sono infilata dentro il suo cazzo, cavalcandolo, e lui mi strizzava i seni e mi ha fatto godere di nuovo. Poi sono scoppiata in lacrime e ho picchiato il suo petto a suon di pugni, urlando e scaricando la mia tensione.
«Brutto scimmione, mi sei mancato! Ti amo e voglio essere la tua donna, e basta! Posso fare la troia quando lo vorrai, ma solo se tu mi farai sentire che in quel momento mi vuoi troia, e solo per te, e nessun altro. Ti amo! Adesso fammi sentire che mi vuoi e che mi hai perdonato per averti trattato tanto male».
Lui ha inarcato le gambe ed ha preso a sbattermi il cazzo sempre più dentro e più forte, poi è esploso.
«Sì, zoccola, ti sfondo! Lo senti come te lo spingo dentro, quasi a fartelo uscire dalla gola? Non soddisfatto, ti spaccherò anche il culo! Cazzo, adesso sborro!»
Mi ha pompato con rabbia e poi è venuto. Sentirlo parlare e poi esplodere dentro di me, è stato il momento in cui ho capito che avevamo superato il difficile momento che si era creato fra noi. Un mese dopo abbiamo anche rincontrato Carlo. Appena mi ha visto, mi ha abbracciato forte e mi ha dato un bacio su di una guancia.
«Tranquilla, va tutto bene e Luca mi ha detto che avete appianato le vostre divergenze e, quindi, anche per me, è tutto passato».
Da quel momento è cambiato il nostro modo di trasgredire, ma non è cambiata la nostra amicizia, anzi, si è evoluta. Io non ho più fatto sesso con Carlo, ma solo con mio marito, ma non per questo non ho avuto momenti molto eccitanti. Lui ha creato un nuovo modo di trasgredire, basato sulla coppia e non più su altre persone. Ha creato situazioni stupende, eccitanti, dove gli altri, a volte, sono stati presenti, ma solo come comparse, spesso ignare del loro ruolo. Mi ha fatto ricoprire ruoli incredibili, come, ad esempio, una volta che mi ha suggerito di giocare a fare realmente la puttana. Mi sono vestita da battona, con trucco, mini e tacchi alti, e lui mi ha lasciato lungo un viale. Poi ha fatto un piccolo giro in auto e si è presentato, davanti a me, che mi sono offerta a lui per cinquanta Euro, sono salita e ci siamo appartati, proprio come succede fra puttana e cliente. Mi son fatta pagare ed ho preteso il preservativo. Mi ha scopato sul sedile dell’auto e vi assicuro che avevo l’adrenalina a mille. Altre volte, siamo andati alle terme e lui mi ha scopato e masturbato nell’acqua, come se fossi una singola che sta al gioco. Era elettrizzante godere immersi fra la gente, che non poteva immaginare cosa stesse accadendo. Con Carlo le cose sono tornate come sempre. Ci si vedeva quando veniva in città, ma sempre più di rado, perché la sua azienda, adesso, richiedeva sempre maggior presenza. In ogni caso, col tempo, la nostra amicizia si è affinata ed evoluta. Adesso parlavamo anche di economia, lavoro e ancora sesso, anzi, senza che lui se ne accorgesse, era il nostro ispiratore alla trasgressione. Lui aveva preso a frequentare sempre più spesso una spiaggia particolarmente trasgressiva, il Lido di Dante, e ci raccontava delle porcate che faceva con le femmine che si offrivano alla sua lussuria. Amava raccontarci come le masturbava, sia in spiaggia che in acqua, con la complicità dei mariti. Io e Luca, quando eravamo soli, immaginavamo di essere la coppia che aveva giocato con lui. Era una trasgressione più psicologica che reale, ma per noi, col tempo, era diventata un gioco sempre più eccitante. Negli ultimi sette/otto anni, alcuni eventi dolorosi, come la morte del padre di Luca e poi di mio padre, ci hanno riavvicinato ancor più con il nostro amico, che si sentiva sempre più parte della nostra famiglia. Sì, mi considerava sempre più una donna a cui chiedere consigli su tutto e raccontare le sue porcate con estremo piacere. Così abbiamo ripreso a frequentarci sempre più spesso, ma senza che fra noi tornasse la voglia di fare sesso. Abbiamo cominciato ad andare in un centro termale, dove il sabato sera, fanno il notturno e passare la serata a parlare rilassarci, senza però che lui non si sia, credo, reso conto che, mentre parlavo con lui o ero rilassata, masturbavo Luca e da lui ricambiata con dei ditalini sott'acqua. Mi mordevo le labbra per non urlare. Ero così eccitata che quando tornavamo a casa, noi due, da soli, ci fermavamo in qualche posto a scopare per dar sfogo all'eccitazione accumulata. Altre volte lo incontravamo a metà strada e, allora, il gioco mentale si trasformava nel senso che era lui il singolo con cui noi ci saremmo incontrati quella sera. Altre volte, io e Luca fingevamo di non essere marito e moglie, ma Luca il singolo che mi masturbava, mentre Carlo rappresentava il marito ignaro della lussuria che sconvolgeva la moglie. D’estate, poi, era magnifico andare insieme alla spiaggia di Macchiatonda, scortata dai miei maschi. Era eccitante vedere gli sguardi delle coppie o singoli, che ci vedevano arrivare. Era insolito che un trio passasse davanti a loro e, poi, per tutto il giorno, non facevano nulla di eccitante, se non prendere il sole nudi, senza giocare, anzi ridendo e scherzando o, al massimo, qualche foto di noi nudi e basta. In quelle occasioni abbiamo suscitato tanta curiosità che, alla fine, quando Carlo ha preso a frequentare la spiaggia da solo, è stato subito agganciato da quelle coppie, incuriosite di capire perché una femmina veniva in spiaggia con due maschi e non ci giocava, ma se li teneva come compagnia e basta.
Ti è piaciuto?
200 racconti, 0 libri.
Altri racconti di pennabianca
Commenti 0
Accedi per scrivere un commento…Nessun commento ancora. Scrivi il primo.