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Erotika
Nipote femminizzato e inculato dallo zio porco
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Racconto17 min di lettura

Nipote femminizzato e inculato dallo zio porco

Tutto cominciò quell’estate calda e torrida. Dopo anni di arrapanti fantasie, finalmente venivo posseduta da mio zio, quell’omaccione così virile, fonte dei miei istinti e desideri nascosti, protagonista delle mie masturbazioni più appaganti.

Michelle
1 anno fa · 2.9k letture · 0

Tutto cominciò quell’estate calda e torrida. Dopo anni di arrapanti fantasie, finalmente venivo posseduta da mio zio, quell’omaccione così virile, fonte dei miei istinti e desideri nascosti, protagonista delle mie masturbazioni più appaganti.

Premetto che da sempre mi sono sentita diversa. Da piccola giocavo con le bambole e mi sentivo più vicina ai modi di fare delle mie compagne d’infanzia che ai comportanti dei miei coetanei maschi. I miei modi di fare effeminati venivano notati dai miei compagni di scuola “più svegli” che, cattivi e schietti come tutti i ragazzini a quell’età, mi insultavano con i soliti nomignoli “frocio” e così via.. Atteggiamenti che venivano notati ovviamente anche dagli adulti, tra cui questo mio zio acquisito, molto vicino alla mia famiglia, oltre che dai miei genitori, i quali comunque non hanno mai inibito i miei modi di fare e non mostravano eccessiva preoccupazione per la cosa, preoccupati più per la mia felicità che per i giudizi della gente. Inoltre la mia diversità era sottolineata dal fatto che avevo delle “tettine” sgusciate fuori nel periodo prepuberale. Ero un po’ in sovrappeso, e il grasso in eccesso mi si localizzava proprio nel petto, come se la femminilità che sentivo dentro volesse prepotentemente uscire fuori. (Dopo anni mi feci visitare da uno specialista e capii che avevo un problema di ginecomastia..). Mio zio di tanto in tanto, lontano dalle orecchie dei miei genitori, scherzando e giocando con me mi chiamava “femminella”, ma io, ancora innocente e smaliziata, quel termine non mi turbava e non me ne curavo più di tanto. Lui è un uomo molto possente, altezza media, robusto ma non grasso, tarchiato, villoso, con un tono di voce roca e forte e dai modi di fare molto rozzi. Era il classico stereotipo della professione che svolgeva: era un camionista! (senza offesa per la categoria).

Crescevo e gli anni della mia adolescenza furono duri e confusi, poiché avevo preso coscienza della mia omosessualità e del mio sentirmi donna, dentro un corpo che non si capiva bene di che genere fosse: diventava maschile, ma con un seno che non ne voleva sapere di andare via, nonostante, crescendo, le altre parti del corpo si sfilavano e diventavo più snella. Anche se sembravo un ragazzo esteriormente, in quanto cominciava a comparire la prima barba e i primi segni della tipica peluria maschile, i miei modi di fare erano sempre più femminili e la mia pelle era liscia, bianca e delicata come quella di una donna e i miei seni erano ormai ben pronunciati. I miei amici maschi non perdevano occasione per prendermi in giro -vieni qui bel frocetto..fatti toccare quei bei meloncini..- e così ogni occasione era buona per toccare le mie tettine. Da un lato ciò mi infastidiva e mi sottraevo dalle loro mani che volevano esplorare quel curioso petto né maschile né femminile, dall’altro di tanto in tanto mi concedevo alle loro palpate, lasciandomi andare a un intenso piacere erotico.

Quel pomeriggio afoso dell’agropontino di inizio settembre avevo finalmente compiuto 18 anni, dovevo frequentare l’ultimo anno di scuola superiore e tornavo dalle lezioni di recupero di inglese prima di ritornare sui banchi di scuola. Il mio istituto scolastico era proprio nel quartiere dove abitava questo mio zio e, passando proprio sotto casa sua, decisi di andare a trovare mia cugina, sua figlia, la quale era mia coetanea e una delle mie migliori amiche. Sapevo di trovare suo padre, che quel giorno non lavorava, quel mio zio rozzo che mi prendeva in giro, ma i cui modi scurrili mi avevano sempre infatuata, verso cui avevo riversato la mia prima cotta, con cui avevo avuto le mie prime fantasie erotiche. Ogni tanto notavo che partivano da parte sua delle occhiate maliziose alle mie natiche e ai miei seni, come era solito rivolgere, porco com’era, alle belle donne che gli passavano davanti quando facevamo delle uscite tutti insieme con la mia famiglia, con commenti scurrili annessi (non senza le sfuriate di mia zia..) ma pensavo che comunque non avrebbe mai avuto il coraggio di fare delle avance a suo/a nipote! Mi appagava solamente vederlo e respirare il suo odore, per poi tornare in casa e masturbarmi pensando di essere la sua donna.

Appena entrai in casa mi accolse lui, mio zio, a torso nudo, sudato dall’opprimente caldo di quel pomeriggio, con quel corpo abbronzato, il petto villoso, la pancetta sexy che mostrava orgoglioso, i jeans sbracati che facevano intravedere i suoi eccitanti slip. Il suo odore di muschio selvatico improvvisamente colpì le mie narici e subito il mio corpo e la mia psiche reagirono, arrossendo come un peperone e con un’erezione subitanea. Nervosa e balbettante come sempre ero d’innanzi la sua presenza, gli chiesi dove si trovassero mia zia (sua moglie) e mia cugina e lui col suo fare maschio e rozzo ma sospirando per il troppo caldo, mi disse che erano andate a fare un bagno in piscina a casa di amici e che lui era rimasto a casa a gustarsi il giorno libero da lavoro, con una bella birra gelata e guardando la partita di calcio. Ormai che ero li mi invitò ad accomodarmi. Lui si lasciò cadere sul divano, afferrando la lattina di birra ghiacciata e distendendo le gambe su una sedia, con quell’aria rilassata di chi si assapora il proprio momento di relax. Io mi siedo accanto a lui, nella punta del divano, nervosa ed eccitata allo stesso tempo. Non era la prima volta che mi trovavo da sola con lui, e tutte le volte speravo che quell’”animale” si accorgesse quanto lo desiderassi e quanto fossi donna e quanto volessi essere presa e sbattuta come la sua troia preferita.
-Prenditi una birra! stanno in freezer..cos’è? non ne vuoi? Ah..vero..una fanciulla come te beve solo acqua minerale..- mi diceva con aria sorniona prendendomi in giro. -E rilassati! Sbracati nel divano..e togliti sta maglietta..che ci sono 40 gradi!- si rivolgeva a me sempre col quel suo modo rozzo e con quel mezzo sorriso malizioso, mentre si aggiustava con un fare molto maschio le sue parti basse. Io molto imbarazzata ma quasi istintivamente con la voglia di mostrarmi nuda davanti a lui, ubbidii al suo invito e mi sfilai la t-shirt intrisa di sudore provocato dal caldo e dall’eccessivo imbarazzo. Lui rimase inebetito da quella vista: i suoi occhi rimasero imbambolati alla vista di quei seni calanti che lo invitavano a essere palpati. -Mortacci!..si è vero che hai sempre avuto un po’ di zinne..ma cazzarola..mo’ce le hai grosse quanto quelle di tua zia!! Mo’..famme toccà..famme vedè come so’!- e con aria basita mi afferrò un seno e lo cominciò a palpare con quell’espressione di chi non riesce a capire come mai un ragazzo avesse quel bel balconcino così soffice e delicato come quello di una ragazzina! Appena posò la sua mano rude sul mio petto candido e delicato una scossa elettrica mi percorreva tutta la schiena, un fuoco selvaggio mi si accese dentro, e cominciai a tremare come una foglia. Lui subito notò la mia reazione, e cominciò a premere i miei seni sempre più forte, facendomi male e guardandomi negli occhi, con un mezzo sorriso beffardo e con uno sguardo malizioso e voglioso, come un cacciatore affamato che scruta lo stato di agitazione della sua preda.

Io agitata istintivamente tolsi le sue mani dal mio petto, lo spinsi e mi allontanai portandomi dall’altra parte del divano, dicendogli che mi stava facendo male! Lui per un attimo riprese coscienza dallo stato di shock che i suoi occhi e il suo tatto sui miei seni gli avevano provocato e con aria quasi di sfida, avendo capito la mia forte eccitazione quando mi aveva toccato, forte della sua esperienza in fatto di donne, nell’alto dei suoi 45 anni (quante corna aveva fatto a mia zia..mi raccontò in seguito..), si sbottonò i jeans e se li sfilò restando in mutande e facendo intravedere una sbalorditiva e umida erezione, che premeva tra i suoi slip, dopodichè si ributtò sul divano a gambe divaricate con la sua asta dritta che sollevavano le sue mutande come fosse una tenda canadese.

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