«aaahhhhiiiiii… piano… mi spacchi!»
Non le do retta, ma guardo Matilde, che sorride compiaciuta. Pompo il culo di Flavia, mentre ho lo sguardo fisso su Matilde, che ora mi accarezza il petto e mi bacia. Tengo la troia per i fianchi e le sfondo il culo, incurante del dolore/piacere che possa provare: sono eccito dal solo sguardo estasiato di Matilde. Poi, sfinita, Flavia si accascia in avanti, facendo uscire il mio cazzo che le lascia il culo aperto e Carlo le sborra in faccia. Matilde ci prende per un braccio e ci trascina via.
«Andiamocene a casa, sono stanca, ma soddisfatta.»
Guido io, fino a casa, Carlo è stanco e, appena dentro, si addormenta sul divano. Matilde lo copre, poi mi prende per mano e, entrati in camera, ci spogliamo e mi trascina sotto la doccia.
«Adesso, qui, con calma, voglio godere il primo orgasmo del nuovo anno con te.»
Ci laviamo, poi lei si abbassa e lo succhia mentre l’acqua scalda i nostri corpi. Quando lo sente ben duro, si solleva, appoggia una gamba sul piccolo sedile interno e mi attira dentro di sé.
«Ti amo, ma non fraintendere; adoro Carlo, è quanto di meglio una donna possa desiderare, ma, quando tu mi entri dentro, mi fai impazzire. Sei diventato la mia droga, il mio momento di assoluto piacere, mi sconvolgi quando mi fai tua. Mi son rimproverata spesso; io sono vecchia e tu sei giovane, non posso né devo considerarti mio. A volte vorrei che tu mi trattassi più da troia, che mi umiliassi, mi facessi far cose che non vorrei, per avere una scusa per non desiderarti troppo. Adesso, però, scopami forte, fammi male, spaccami, ma fammelo sentire tutto! Da domani sarò tutto quello che vorrai, ma ora, ti prego, fammi sentire il vero toro che sei, che mi sfonda tutta.»
Appoggiata al muro, la sbatto con furia selvaggia. Gode, urla e m’incita a fare ancor più forte. Ha alcuni orgasmi che la fanno fremere tutta. Poi si calma, se lo sfila e si gira.
«Adesso completa l’opera: inculami fortissimo. Spaccami e fammi male. Poi, quando sarai pronto a sborrare, voglio qualche schizzo anche in bocca.»
Senza un attimo di esitazione, le infilo il palo durissimo nel culo. La sbatto come una furia scatenata. Gode e continua a gridare di sfondarle ancora di più il culo. Sento il piacere arrivare, le schizzo un getto dentro poi lei, in un attimo, si gira, si inginocchia, le appoggio la cappella sulle labbra e le regalo l’ultimo schizzo. Si rialza, mi abbraccia forte e mi bacia in bocca. Questa volta è un bacio tremendamente carico di passione. Sento ancora il sapore del mio seme nella sua bocca, ma la cosa non mi disturba e lei si stringe a me con forza.
«Ti amo. Sei un vero toro, voglio esser la tua vacca, rendimi tale, ti prego; lo sarò per te, ma scopami sempre, così forte.»
Quando usciamo fuori, è quasi l’alba. Lei prepara del caffè, delle fette biscottate e facciamo colazione. Allo spuntare del primo raggio di sole, lei è seduta sulle mie ginocchia e mi bacia con tantissima dolcezza.
Il giorno dopo andiamo al lavoro e ci raccontiamo del capodanno. Cinzia dice che ha passato la serata con i parenti del futuro marito, si sposeranno in primavera. Flavia, si siede lentamente: saranno i postumi dell'inculata? Con noi rimane sul vago, ma, alla pausa caffè, racconta tutto a Cinzia e noi, che siamo a pochi metri, ce la ridiamo sotto i baffi. Ciò che viene in risalto nel suo racconto e che l’ha lasciata perplessa, è che il tipo che le ha rotto il culo, quasi vergine dal momento che lo usa raramente, senza alcun riguardo, aveva una certa somiglianza con me. Ebbene quel tipo l’ha sfondata così brutalmente, che questa mattina le brucia ancora.
Le cose riprendono il loro regolare corso. Quasi tutte le sere dormo con Matilde. Carlo non ha mai avuto un attimo di esitazione: adora sentirci o, al limite, guardare mentre lei scopa con me. Poi, se lei lo permette, lui le lecca devotamente ogni buco riempito dalla mia sborra, complimentandosi con me per il piacere donato alla sua dolce mogliettina. Dal canto suo, lei si è trasformata nella più ubbidiente puttana che abbia mai avuto a disposizione. Ogni mio perverso desiderio è subito esaudito, ogni fantasia realizzata, dall’abbigliamento alle situazioni più che eccitanti, con la più assoluta complicità di lui. A volte siamo usciti soli e, al ritorno, gli raccontava le nostre porcate: tipo giochi di puro esibizionismo, uscire senza indossare intimo, scopare o succhiare cazzi a sconosciuti nei bagni o altro e lui impazziva di piacere. Ma, come ogni bel gioco, prima o poi finisce. Il ritorno della figlia ha messo Matilde in un vero stato di prostrazione. Lei comandava entrambi a bacchetta su tutto, in particolare sul matrimonio. La casa da ritinteggiare, i parenti da selezionare, riducendone il numero ad appena una ventina, ritenendo tutti gli altri, o troppo vecchi, brutti, grassi, maleducati o altro. Ovviamente vengo escluso anch'io: lei non mi sopportava. Stefano, il futuro marito, non metteva bocca su nulla, bastava lei. Alle prove della cerimonia in chiesa, il padre dello sposo non vi è mai venuto, essendo la madre più che sufficiente per accompagnarla. Stronzo! Una sera che li avevo accompagnati io, mi son seduto in disparte ed ho osservato il comportamento della madre dello sposo. Coetanea dei miei amici, era una despota unica. Tutto doveva ruotare attorno alle figure di sé e lo sposo, ad eccezione della sposa. Fisicamente alta come Matilde, ma sciatta, anche se ostentava tanti gioielli sulle dita; aveva poca classe, vestiti troppo larghi, forse per nascondere il suo corpo, di sicuro, flaccido, privo di tonicità. Era assolutamente evidente, dal tono acido della voce, che non scopava da mesi. Tutto questo deprime Matilde e Carlo non riesce a trovar modo per farle tornare il sorriso, né ci riesce una bellissima scopata con me. Poi una mattina, a tre giorni dalle nozze, ho modo di vedere il potente padre dello sposo. Un tipo alto, spalle larghe, sguardo perennemente a caccia di donne, chiaramente un maiale con la cravatta. Ho una folgorante ispirazione. Ne informo Carlo, che la trova magnifica. Insieme ne parliamo a Matilde che, all’inizio, resta titubante, poi, vedendo che io ne sono entusiasta e Carlo altrettanto, accetta. Faremo un bello scherzo al porco! Ci bastano appena tre giorni per prepararci, poi arriva il tanto atteso giorno. Appena vestita la sposa, che è in uno stato di fibrillazione paurosa, si preoccupa del padre che dovrà accompagnarla all’altare e, quando vede l’abbigliamento della madre, commenta con Carlo a denti stretti:
«Ma, proprio oggi, doveva vestirsi da puttana!»
Matilde è veramente bellissima. Con il fisico che si ritrova, indossa un bellissimo abito nero che le arriva appena sotto il ginocchio. Un vistoso spacco davanti, con drappeggi di stoffa a pieghe, lascia intravedere le auto reggenti munite di un pizzo bellissimo e la parte della gamba dal ginocchio in giù. Quell'abito la fascia lasciando intravedere le sue forme, ma senza nessuna volgarità. Le spalline sono costituite da fili d’oro intrecciati e, sul petto, uno spacco diagonale, mette in risalto il suo meraviglioso decolté. Però lo spettacolo è reso ancor più intrigante, quando lei sta seduta: la stoffa si allenta e le si possono sbirciare i seni, fin quasi ai capezzoli. Ovviamente lei non indossa alcun tipo intimo, sarebbe evidente e vanificherebbe lo straordinario effetto. Stivaletti neri, con tacco dieci, una stola bianca per coprir le spalle, un cammeo di corallo nero al collo, legato con un nastro, sempre nero, un filo di trucco e lucida labbra, completano il tutto. Quando scende dalla vettura, tutti la guardano: è chiaro che sta rubando la scena, più alla madre dello sposo che alla figlia, ed io, davanti alla chiesa, osservo il meraviglioso effetto che produce. Francesco, il padre dello sposo, le offre il braccio per accompagnarla dentro e, per tutta la durata della cerimonia, non si allontana mai da lei. Alle venti mi chiedono, a mezzo sms, se posso andare a prenderli; son venuti con la sposa ed ora son a piedi. Arrivo al ristorante, loro escono poco dopo, rincorsi dal padre dello sposo, che mi guarda e mi dice che posso andarmene, in quanto penserà lui a riaccompagnarli a casa, cosa che Matilde, rifiuta categoricamente. Faceva parte del piano, farlo eccitare come un bufalo e lasciarlo a bocca asciutta.
«Per piacere, Francesco, devo andare a casa, sono stanca; i miei parenti se ne sono già andati da un pezzo, gli sposi partiti e non ho voglia di ballare: ho male ai piedi, le scarpe nuove mi danno i tormenti.»
Lui ignora tutti, sembra che esista solo lei, ha un vistoso bozzo e credo che sia stato così per tutto il giorno. A casa, Matilde si diverte a raccontarci tutte le proposte e porcate che lui le ha rivolto; lei non ha mai rifiutato, ma nemmeno ha accettato e, questo, lo ha fatto morire dal desiderio. Lui aveva sempre gli occhi sui suoi seni, si è strusciato contro di lei ad ogni occasione e, in particolare, quando hanno fatto una foto di gruppo, lui in piedi, dietro di lei, le ha fatto sentire il suo voluminoso pacco sul culo, ma lei ha finto di non farci caso.
«Adesso, miei adorati maschi, fatemi godere, sono stata umida per un giorno intero ed ho voglia di esplodere!»
Dice questo, buttandomi le braccia al collo. La spoglio e la trovo davvero molto eccitata. La scopo con impeto, sotto lo sguardo compiaciuto di lui, che sborra; poi, stanco, si addormenta sulla poltrona, mentre lei, dopo aver goduto molto in fica, pretende il servizio completo. Allora la penetro anche nel culo e, lì, lei ha un momento di forte eccitazione, al ricordo del palo che il consuocero le aveva strusciato contro, per tutto il giorno. La faccio godere con dolcezza, poi le sborro in bocca. Da ultimo, ha dimostrato tanto ardore a voler ingoiare il mio seme: dice che la fa ringiovanire. Dal quel fatidico giorno, passano quattro mesi, durante i quali Francesco l'ha ripetutamente insidiata per portarsela a letto, ma lei ha sempre rifiutato. La vita scorre al meglio; arrivano le prime giornate di sole e andiamo al mare, in una spiaggia nudista. La situazione la eccita così tanto, che non aspetta di tornare a casa: si fa scopare davanti a tre maschi, quattro con Carlo, che si segano a vederla chiavata con vigore. Un sabato andiamo a giocare a tennis. Al ritorno, com’è nostra consuetudine, facciamo la doccia in casa, ma, una volta entrati, ci troviamo Luisa che sta parlando, anzi, piangendo con la madre. Intuisco che sono di troppo e me ne vado. Son più che sorpreso; dal matrimonio della ragazza sono passati solo quattro mesi ed avrà chiamato i genitori non più di tre volte. Non li ha mai invitati a cena a casa sua, è venuta a cena da loro solo due volte, ed ora si presenta piangendo? Cosa sarà successo?
