“Anzi… senti.” aggiunsi prendendola per un polso e portandole la mano sul mio cazzo.
“Dai, che fai?” mi disse lei un po’ scandalizzata.
Ci guardammo attorno.
“Dai, non c’è nessuno. Segami un po’.”
Giulia controllò di nuovo la situazione circostante, poi prese un po’ di coraggio e cominciò a muovere molto lentamente la sua mano sul mio cazzo. Io lascia andare qualche mugolio ogni tanto. Era molto piacevole farlo lì all’aria aperta. Non era una sega vera e propria, era più una carezza. Non sembrava che lei volesse farla durare poco. Pian piano capii che si stava abituando e sentendo a suo agio nel farlo e le piaceva anche a lei. Le piaceva la situazione trasgressiva e, per certi versi, rischiosa.
Dopo qualche minuto mi piegai verso di lei per darle un bacio e ne approfittai per parlare nell’orecchio, anche se eravamo soli e nessuno ci avrebbe sentito, ma dava al tutto un senso ancora più di trasgressione.
“Perché non me lo succhi un po’?”
Lei mi guardò negli occhi. Sembrava combattuta tra la voglia che aveva di farlo e la paura che qualcuno potesse vederci. Vinse la voglia. Oppure l’altra non era una vera paura, ma una ulteriore voglia inconfessabile.
Era chinata su di me con il mio cazzo nella sua bocca quando vidi con la coda dell’occhio un movimento. Era quell’uomo. Stava tornando. Ci vide. Incrociai con lui lo sguardo e, in modo spontaneo, ci facemmo un cenno d’intesa tra uomini. Lasciai che Giulia continuasse a succhiarmi il cazzo. Lei non si era accorta di niente. Tutto questo mi eccitò ancora di più, ma sentii il dovere di avvisarla, con la speranza che le sarebbe piaciuto anche a lei avere uno spettatore mentre mi faceva un pompino.
Le afferrai il viso e glielo sollevai fino a portarlo a pochi centimetri dal mio. La bacia e le sussurrai.
“Abbiamo uno spettatore.”
Lei sobbalzò spaventata e fece per girarsi, ma io le tenni ferma il viso impedendoglielo.
“Chi è? Dov’è?” chiese spaventata.
“È quell’uomo di prima.”
Notai in lei un principio di sollievo. Il fatto che fosse lui, evidentemente, rendeva meno problematico il fatto che ci avesse visto.
Si divincolò dalla mia stretta e si staccò da me, girandosi e sedendosi. Guardò verso di lui che la salutò con un cenno. Lei non rispose. Si mise seduta con le gambe strette e le braccia intorno alle ginocchia. Come se si vergognasse. Io ero lì a fianco a lei con ancora il cazzo duro, anzi sempre più duro, e tutto umido di saliva. Rimase in silenzio. La osservai. Notai impercettibili segni di rilassamento, come se stesse elaborando la vergogna e le stesse passando. Dopo un po’ osai farle una proposta:
“Perché non continuiamo? Dai, cosa vuoi che sia avere uno che ci guarda? Lo faremmo contento secondo me.”
Lei non mi rispose e non mi guardò neanche. Aveva lo sguardo fisso su di lui che intanto ci guardava dalla distanza, sorrideva e si toccava ogni tanto distrattamente il cazzo che, in effetti, gli penzolava in maniera evidente.
Dopo un po’, senza dire niente, Giulia spostò la sua mano e senza girarsi cercò a tastoni il mio cazzo. Lo trovò, ancora semirigido, e ricominciò a segarlo. Poi Giulia si girò, rivolgendo a lui la schiena e si inginocchiò sedendosi sui talloni. Io fui felice per l’uomo perché sapevo che spettacolo doveva essere il culo di lei in quella posizione. Lui, infatti, iniziò a segarsi platealmente. Anche Giulia iniziò a farmi una sega vera e propria e ogni tanto si chinava per darmi una leccata al cazzo oppure per chiedermi cosa stesse facendo l’uomo che lei non vedeva più, segno che per certi versi si vergognava a guardarlo ma per altri la sua presenza era fonte di eccitazione anche per lei.
Io, eccitatissimo, facevo di tutto per non venire e prolungare quella situazione. Intanto informavo lei del fatto che quel tipo si stava avvicinando e si stava segando. Poi probabilmente lo percepì da sola quando lui arrivò proprio vicino a noi e si sedette ad un metro di distanza. Ebbi così modo di osservare bene il suo cazzo ed in effetti era molto lungo, non tanto largo ma molto più lungo del mio.
“Disturbo?” chiese lui come per rompere il ghiaccio.
Io scossi la testa. Giulia invece lo ignorò e si abbassò per succhiarmi il cazzo. Io lo invidiai per la visuale che doveva avere delle chiappe di lei semiaperte per la posizione. Stavo per sborrarle in bocca, ma non volevo. La presi per i capelli e la tirai su. Il suo volto sconvolto dal piacere quasi mi fece venire lo stesso anche se aveva interrotto il pompino.
“Perché non fai qualcosa anche con lui?” osai chiederle, ormai la trasgressione era iniziata, tanto valeva puntare a qualcosa in più. Mi resi conto in quel momento che se lei mi avesse risposto in modo affermativo senza esitazione, mostrando cioè una gran voglia di farlo, avrei anche in quel caso sborrato senza bisogno di nessuna stimolazione. Per fortuna, ma anche per mia disdetta, lei esitò.
Si girò. Lo guardò. Sono sicuro che il suo sguardo si soffermò sulla mano di lui che andava su e giù per quel cazzo lungo. Lui prese coraggio e si avvicinò ulteriormente. Ormai la poteva toccare o lei poteva toccare lui.
“Fermi. Aspettate.” disse lei risoluta riacquistando lucidità.
Noi obbedimmo. Sapevo bene che per qualsiasi trasgressione avessi voluto fare con Giulia spettava a lei decidere cosa fare in base a quanto si sentiva a suo agio. Non volevo certo forzarla a fare niente che non desiderasse lei in prima persona. E anche lui, evidentemente esperto, sapeva che in quelle situazioni è spesso la donna a decidere. Probabilmente il fatto che lui la rispettasse e non avesse già approfittato della situazione le fece capire che era uno affidabile. Un maniaco educato, come l’aveva definito lei. E quindi Giulia dettò le regole. Le disse girandosi verso di me, ma chiaramente facendole sentire anche a lui.
“Gli faccio solo una sega anche lui. Lui non mi deve toccare. Ok?”
Io annuii e scambiai con lui uno sguardo di intesa. Giulia si rimise in ginocchio seduta sui talloni, chinata su di me. Mi segava e mi leccava. Poi con la mano libera andò a cercare il cazzo di quell’uomo che, gentilmente, glielo porse. Lei non si girò mai verso di lui. Rimase concentrata sul farmi il pompino e sul segarlo con la mano. Io non potevo resistere ulteriormente: vedere la mano di lei che stringeva il cazzo di un altro uomo era troppo per me. Iniziai a sborrare, riempendole la bocca. Giulia raramente si lasciava sborrare in bocca, ma quel giorno non si spostò di un centimetro.
Lui si era ulteriormente avvicinato a lei e le strusciava il cazzo contro il culo. Lei glielo stringeva alla base, come per controllarlo, mentre lui si sfregava contro il suo fianco. Continuarono così per un po’. Lei aveva la faccia tra le mie gambe. La tirai su tirandole i capelli.
“Guardalo.” le dissi. Lei si girò solo un attimo, ma poi scosse la testa.
“Allora guarda me.” le dissi e la fissai negli occhi. Fu un momento di intensa sintonia di coppia guardarsi negli occhi mentre lei stava segando un altro. Fu un momento che cambiò il nostro rapporto, ci fece capire di avere superato un ostacolo insieme.
Poi lui sborrò. Tanto. Le riempì la schiena di schizzi. Secondo me lei ebbe in corrispondenza un piccolo orgasmo. Poi le venne da ridere, come per scaricare la tensione. Ci baciammo.
Poco dopo Giulia si alzò. Controllò quanto fosse sporca di sborra sul fianco, sul culo e sulla schiena e sulla mano. Tanto.
“Vado in mare a lavarmi.” ci comunicò come se fosse la cosa più naturale del mondo.
Io la osservai mentre si allontanava da noi sculettante, con le gocce di liquido di lui che le scendevano lungo le gambe. Il mio cazzo tornò istantaneamente duro all’idea di lei che attraversava tutta la spiaggia, che magari veniva vista da qualcuno, mentre era ricoperta di sborra.
Scambiai due parole con lui. Gli feci capire che era meglio se per quel momento non si faceva trovare quando lei sarebbe tornata. Lui comprese la situazione. Ci salutammo senza prendere accordi ma era chiaro che lui sarebbe rimasto a disposizione per ulteriori sviluppi trasgressivi. Aspettava solo un nostro cenno. Io non ero sicuro di come avrebbe reagito Giulia a mente fredda, una volta che le fosse passata l’eccitazione che evidentemente l’aveva travolta pochi minuti prima. Sapevo che avrei dovuto procedere con cautela se volevo portarla ad osare ancora di più. Ma intanto qualcosa l’avevo ottenuto. Aveva appena fatto una sega ad uno sconosciuto e, cosa più importante, mi sembrava avesse gradito tutta la situazione.
Il paesino vicino alla spiaggia per nudisti non offriva chissà quali attrattive. Una volta scelta la pizzeria in cui cenare e la gelateria per il dopo cena, restavano un paio di vie per il passeggio che si incrociavano fra loro con qualche negozio e la serata era conclusa. Era inevitabile dunque che fosse facile incontrarsi fra i pochi villeggianti.
