Vai al contenuto
Erotika
Brutta ma bona
Aa
Dimensione testo
Sfondo
Salva
Racconto12 min di lettura

Brutta ma bona

Una massaggiatrice energica ed esperta porta il vecchio in paradiso.

sesso italiano
1 anno fa · 1.6k letture · 1

 Fino a qualche anno fa era mia abitudine concedermi uno o due massaggi erotici al mese.Avevo iniziato con una signora di Milano, talvolta in trasferta a Roma, chiamata “il mostro della palude” da alcuni amici milanesi perché non era di certo una bella donna. A Roma si dice che “fai prima a scavalcalla che a giracce attorno”. In più, i pochi capelli e l’età abbondantemente over 50, non le rendevano certo merito.

Ma C. aveva un dono nelle mani ed una profonda conoscenza del corpo umano, oltre ad essere piena dell’energia dell’Etna alle cui pendici era nata e vissuta lungamente.

Presi contatto con lei per la depilazione con la pasta di zucchero. Incuriosito, da poco amante della depilazione integrale fino ad allora fatta solo con la ceretta, presi appuntamento con lei a Roma. Fu lei stessa a chiedermi se ero interessato anche al massaggio, visto che aveva comunque un paio d’ore libere.Non so per quale motivo, ma accettai. 

Avevo letto qualcosa al riguardo del suo tocco magico, ed ero curiosissimo di capire. Ero comunque stato edotto della scarsa avvenenza della signora, della serie “non ti aspettare una velina perché al massimo si può definire una velona incartata nella carta da macellaro” mi scrisse un utente di un forum a cui avevo chiesto una dritta.

Un nobile milanese, invece, mi aveva scritto cose egregie su C. e sulla sua arte, arrivando a dire che nonostante l’aspetto da “mostro della palude”, il gioco valeva la candela.

Accettai la sfida e presi appuntamento per depilazione e massaggio.Non ricordo l’importo, ma non era cifra piccola, considerato il valore dei soldi di allora.Il giorno prima mi scrisse dicendomi che era costretta a disdire l’appuntamento ad altra data o a spostarlo alle cinque del pomeriggio (anziché le due) a causa di alcuni malintesi. Si scusava ed in cambio offriva la possibilità di rimanere fino alle nove di sera perché non aveva altri appuntamenti, e mi avrebbe fatto il massaggio completo.

Accettai a prescindere, alla peggio avrei inventato una scusa e sarei andato via prima. Avevo messo una sveglia alle sei e mezza con il ping del messaggio SMS; avrei preso il cellulare ed inventato un impegno improvviso qualora la cosa non fosse stata di mio gradimento.Entrai nello studio che aveva affittato all’uopo nel quale aveva preparato tutta la sua “mercanzia”: la cera, le strisce, la pasta di zucchero, una serie di pietre laviche tonde e piatte di varie dimensioni, altre lunghe e cilindriche; e poi, un vibromassaggiatore, un asciugacapelli, un fornelletto elettrico per la cera o la pasta da zucchero.La sensazione era quella della “sciura Maria” immigrata a Milano, alta non più di un metro e mezzo, cicciottella, occhiali anni 50, pochi capelli corti e mal curati, racchiusa in un camice bianco della giusta taglia ma lungo da arrivarle alle caviglie. Insomma, “il mostro della palude” o giù di lì. 

Però aveva uno sguardo magnetico ed una mano carica di energia che quando strinse la mia, trasmise quasi una scarica elettrica.

Gentilissima, mi fece accomodare e mi spiegò come funzionava la pasta di zucchero e successivamente, che tipo di massaggio mi avrebbe fatto.“Un massaggio riequilibratore dei chakra, con l’esecuzione di manovre di canalizzazione delle energie anche con l’ausilio delle pietre laviche dell’Etna” fu la sua spiegazione in sintesi. Non avevo conoscenza se non quel po’ che avevo letto sui chakra, sulla kundalini e sui meridiani e quindi mi fidai ciecamente.

Mi spogliai e fui invitato a fare una doccia “per togliere il grasso superficiale dal corpo” per facilitare la depilazione.Mi aiutò a lavarmi la schiena e mi passò il sapone sui glutei ed in mezzo alle chiappe, fino ad arrivare ai testicoli, ma senza alcuna malizia. Fece lo stesso quando mi girai, lavandomi ed insaponandomi l’uccello anche scappellandolo, ma anche qui senza malizia. Quando uscii dalla doccia, mi porse il telo ma mi avvolse lei asciugandomi per bene anche in mezzo alle gambe e sui genitali.Mi fece quindi sdraiare sul lettino, accese la lampada ed iniziò a passare la pasta di zucchero con una particolare manovra “stendi la pasta – tira la pasta – torna indietro un po’– strappa” a colpi di tre, quattro centimetri alla volta. Dopo un’ora, avevamo appena finito pube, inguine, genitali e scroto. Decise di usare la cera per il resto, schiena, glutei, gambe e cosce. 

Un’altra mezz’ora andata via.

“Ora tolgo i residui di ceretta con dell’olio caldo” e mi unse prima la schiena e le cosce, passando insistentemente nel solco dei glutei e all’inguine e poi, dopo avermi fatto girare, ancora sulle gambe, sulle cosce, pancia e torace passando per l’inguine oggetto di medesima insistenza.“Ora rigirati e chiudi gli occhi” mi disse.Spense la luce e mise della musica che ricordo ancora perfettamente, ritmata da tamburi, poi iniziò con l’olio caldo a massaggiare le gambe a salire. Ogni passaggio arrivava dieci centimetri più in alto fino a che arrivò ai glutei. Qui iniziò a manipolarli come se fosse della pasta della pizza, con frequentissime incursioni nel cavo inguinale, in mezzo ai glutei sullo sfintere e lungo lo scroto.La mia erezione era quasi fastidiosa per quanto era duro.

Passò però subito alla schiena, salendo anche in questo caso sempre più in alto, di pochi centimetri alla volta, sempre partendo dai glutei o dal solco. Arrivata alle spalle, scese poi per le braccia. Stessa manovra a salire verso le mani e poi le dita.Poi, ritornò a concentrarsi sul fondoschiena. Cambiò il ritmo ed il tocco. Ora non era un massaggio, ma una stimolazione profonda delle mie terminazioni nervose lungo il coccige, percorrendo la schiena dall’osso sacro fino a salire lungo la cauda equina (il gruppo di terminazioni nervose che sono lungo la spina dorsale all’altezza dei lombi) e poi ancora giù fino al sacro, per concludersi all’interno delle cosce. E questo, ripetuto più e più volte con la mano sempre unta d’olio caldo.Ad un certo momento udii un rumore metallico di coperchio spostato ed un acciottolio ovattato. 

La sua mano era sempre lì, poggiata sul mio coccige, un dito a sfiorare lo sfintere.

Poggiò qualcosa in mezzo alle gambe divaricate, infilò le due mani ai lati del bacino e mi sollevò facendomi mettere gattoni. Quindi iniziò a masturbarmi lentamente con una mano, mentre l’altra mi massaggiava tutto lo scroto e a salire fino all’ano e ancora alla base del sacro. 

Stavo quasi per venire quando lei se ne accorse e bloccò il glande, stringendolo tra pollice ed indice, proprio alla base all’attaccatura del frenulo. Mi fece quasi male, ma immediatamente venne meno lo stimolo.Quindi percorse con una pietra calda, liscia, con la punta arrotondata tutti i genitali, lo scroto, l’inguine, il pube, scorrendo lungo il solco e soffermandosi sullo sfintere, per poi tornare a scorrere lungo l’asta, e poi ancora indietro. 

Ad un certo punto si soffermò ancora sullo sfintere. Iniziò a muovere circolarmente la pietra, che nel frattempo era diventata ancor più calda di quanto non lo fosse prima, proprio sul buco, come se dovesse penetrarmi. Era per me una sensazione assolutamente nuova e strana. Avevo un po’ paura e un po’ curiosità, in realtà bloccato da quel terrore atavico della sodomia, dell’atto contro natura, e poi quella pietra mi sembrava enorme, troppo grossa per essere inserita nel buco del culo.In realtà passarono pochi secondi e lei poggiò la pietra e recitando a bassa voce parole incomprensibili iniziò ad inserire un dito. Con un movimento inconsulto serrai i muscoli dello sfintere ma – magicamente! – bastò un tocco sulla schiena per farmi rilassare e ritrovarmi con il suo medo all’interno della mia cavità, senza aver provato il minimo dolore o fastidio. Riprese a masturbarmi mentre al dito medio affiancò l’indice con il quale esplorava la mia intimità alla ricerca del rigonfiamento della prostata. 

Poi, non so come, mi ritrovai con quella pietra tonda, liscia e caldissima nel culo a stimolare in una maniera pazzesca tutte le viscere. Ondate di piacere mi squassavano mentre con una mano mi accarezzava il coccige e con l’altra guidava la pietra dentro di me.

Salva in una lista