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Erotika
Il suo succhia cazzi personale
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Racconto20 min di lettura

Il suo succhia cazzi personale

Quando una scoperta ti cambia la vita....

pennabianca
6 mesi fa · 1.5k letture · 1

Mi chiamo Moreno, ho 26 anni, sono di media statura, biondo, occhi chiari, un fisico che definirei snello, quasi efebico, dai lineamenti dolci, completamente glabro. Curo molto il mio aspetto, perché a me piace il cazzo. In tutta sincerità, confesso che avrei preferito nascer femmina ed è per questo che mi adopero affinché possa somigliarvi il più possibile. Non sono molto dotato e, già questo, mi aiuta molto quando, in certe occasioni, decido di vestirmi da donna ed è opportuno che possa nascondere il mio pisello. Sono laureato in scienze della comunicazione, marketing e digital media; è da due anni che lavoro per una prestigiosa azienda, la cui sede si sta trasferendo in una nuova struttura, molto più moderna e confacente, per cui, in questo periodo, lavoriamo un po' nella vecchia ed un po' nella nuova. In quest'ultima, ha assunto la dirigenza Roberto, il figlio del titolare che l'ha fondata e sta portando notevoli modifiche a tutto l'organigramma. Nella vecchia sede, ho scoperto una cosa che mi ha fatto sempre tanto piacere: in un angolo del seminterrato, posto quasi in fondo all'archivio, qualcuno, aveva modificato un piccolo sgabuzzino, composto da pareti di compensato e vi ha praticato dei fori. Da quando l'ho scoperto, circa tre mesi fa, una o due volte la settimana, entro nello sgabuzzino completamente buio e, una volta chiusa la porta dall'interno, aspetto in silenzio che da qualcuno di quei fori si protenda un bel cazzo e mi metto a succhiarlo in maniera pazzesca! Non so mai chi è dall'altro lato e la cosa nemmeno mi interessa, ma ciò che mi fa veramente impazzire, è che tutti mi regalano delle copiose sborrate. La cosa interessante è che si può accedere da diversi punti dello stabile in questa specie di archivio, quindi, allora di pranzo, il primo che si chiude dentro, si succhia tutti i cazzi che si affacciano a quei buchi. L'ho scoperto per caso, quando, un giorno, ho visto una delle nostre segretarie, prendere, quasi di nascosto la chiave dell'archivio e poi, non vedendola venire a pranzo alla mensa, mi son chiesto cosa possa esser andata a fare, durante la pausa pranzo, in archivio. L'ho tenuta un po' d'occhio e, quando ho visto che ha preso di nuovo la chiave, silenziosamente l'ho seguita ed ho visto che è entrata nel piccolo sgabuzzino e vi si è chiusa dentro. Son rimasto nascosto dietro alcuni scaffali e, poco dopo, ho visto arrivare un'altra donna, che, avendo trovato la porta chiusa, ha preso e se n'è andata. Stavo per andarmene anch'io, convinto che la nostra segretaria avesse un appuntamento con qualcuno all'interno dello sgabuzzino, quando, invece, d'improvviso, ho visto arrivare uno, che si è appoggiato alla parete, dopo aver tirato fuori l'uccello e lo ha infilato nel buco. Son rimasto a guardare incredulo ed ho sentito l'uomo gemere di piacere; mi son reso conto che stava venendo e, di sicuro, ad opera di chi vi era all'interno. È venuto e se n'è andato; ne è arrivato un altro, che ha fatto lo stesso del precedente: ha inserito il proprio uccello in un altro buco e dall'altro lato dello sgabuzzino; anche lui si è lasciato succhiare il cazzo, perché ha emesso un lungo gemito di piacere e, poi, se n'è andato. Quel giorno sono venuti in cinque a farsi succhiare l'uccello e, quando la pausa pranzo era quasi terminata, la segretaria è uscita, ha chiuso la porta e se n'è andata. Ero piacevolmente eccitato da questa situazione e così, senza farmene accorgere, ho fatto, di nascosto, una copia di quella chiave e, un giorno, qualche minuto prima della pausa pranzo, sono sceso nel seminterrato e mi son nascosto nello sgabuzzino, chiudendo da dentro. Da un piccolo foro, son riuscito a vedere una donna venire verso la porta e, avendola trovata chiusa, andarsene un po' stizzita. Son rimasto in silenzio ed in attesa; ad un tratto, ho visto comparire, da uno dei quei fori, uno splendido uccello e, subito, mi ci son avventato sopra, l’ho succhiato con tutto l'ardore possibile e, quando il tizio è avvenuto, si è complimentato. «Cazzo, questo sì che è un pompino?! Chiunque tu sia, sei stata da infarto» Mi è venuto da ridere, pensando che il tizio era convinto che si fosse fatto succhiare l'uccello da una donna; poi, dopo qualche istante, è subito comparso un altro bel cazzo ed ho spompinato anche quello. Anche in questo caso mi hanno fatto i complimenti e son andato avanti così, fino a farne sborrare cinque, nel solo primo giorno. Ben presto, è diventato per me un piacevole diversivo ed ho cominciato a saltare il pranzo almeno tre volte a settimana. Naturalmente venivo ampiamente ripagato con ingenti sborrate, che mi riempivano abbondantemente lo stomaco, in maniera non solo piacevole, ma anche nutriente. La cosa dev'esser cominciata a trapelare, perché, di giorno in giorno, i cazzi hanno preso ad aumentare e qualcuno, addirittura, chiedeva anche il bis. Naturalmente ero assolutamente strafelice di tutto questo; ma il rovescio della medaglia è stato che, qualche volta, ho cominciato a far tardi a rientrare al lavoro, dopo la pausa pranzo. Un giorno, mentre stavo ripulendo un bel cazzo che era appena venuto, dal foro ne è apparso uno veramente eccezionale. Ben venti centimetri di carne morbida e spessa, con un nobile pomello per metà scoperto, per metà nascosto dallo stretto prepuzio, venato come il marmo più pregiato, eppure morbido come la seta e caldamente vivo: era senza dubbio il più bel cazzo che avessi mai visto. Ero semplicemente affascinato al solo vedere quella splendida colonna di carne, a mia completa disposizione. Mi son impegnato nel più bel pompino che abbia mai fatto in vita mia. Oltre a leccarlo ed a succhiarlo in maniera superlativa, l'ho veramente adorato e, quando mi ha sborrato in bocca, ho avuto un orgasmo, senza toccarmi. L'ho ripulito alla perfezione, senza perdere neanche una goccia, e mi aspettavo un commento che però non è arrivato, ma, nello stesso tempo, mi son sentito veramente orgoglioso di aver fatto provare al detentore di quella meraviglia qualcosa di certamente unico. Dopo di lui, ho succhiato altri cinque cazzi, ma nessuno mi ha dato il piacere che avevo provato a succhiare quello in particolare. Per l'ennesima volta ho fatto un po' di ritardo a rientrare al mio posto di lavoro e, poco dopo, ha squillato il mio telefono e Roberto, il nostro capo, mi ha convocato nel suo ufficio. Mi son recato nella nuova sede, che dista poche centinaia di metri dal vecchio edificio e, preso l'ascensore, son salito all'ultimo piano di questo nuovo edificio, alto e composto da elementi in acciaio e vetro, una struttura davvero bella e moderna. Quando son arrivato davanti all'ufficio del direttore, ho riconosciuto Sabrina, che ora era diventata la sua segretaria ed era quella che avevo seguito la prima volta che avevo scoperto quello speciale Glory-Hole. Lei ha bussato discretamente alla porta del capo e, subito dopo che sono entrato, ha chiuso la porta dietro di noi; Roberto mi ha fatto avvicinare alla sua stupenda scrivania in stile moderno e, una volta che mi son seduto, lui mi ha fissato in silenzio e poi mi ha fatto una domanda ben precisa.

«Moreno, sei un succhia cazzi, vero? Rispondi, dimmi la verità.»

L’ho fissato ed ho deglutito a fatica, ero più che sorpreso, direi scioccato. Ho abbassato gli occhi e son arrossito fino alla punta dei capelli. Ho represso l'impulso di fuggire immediatamente da quell'ufficio. Mi son sentito tremendamente a disagio, ero come paralizzato. Ho provato a sollevare lo sguardo ed ho cercato di interpretare le sue intenzioni. Da quando è giunto in azienda, cinque anni prima, Roberto ha cambiato completamente il modo di gestirla e, da quando sono stato assunto, l'ho guardato sempre con malcelata ammirazione. Un bel maschio sulla quarantina, alto, spalle larghe, imponente fisicamente, robusto ma non grasso, occhi neri profondi e molto penetranti, capelli portati molto corti, mani grandi e forti, ben curato, sia nell'abbigliamento che nell'aspetto, oltreché nel comportamento in generale. Sempre molto educato, pacato nel parlare e, soprattutto, sempre molto riflessivo; era per questo che, in questo momento, mi sentivo tremendamente a disagio, perché, tutto mi sarei aspettato, tranne questa domanda. Lui, non avendo avuto nessuna risposta, ha continuato nel suo ragionamento.

«Vediamo se mi sbaglio: dove sei andato a pranzo? Nessuno ti ha visto alla mensa aziendale e la tua auto è rimasta sempre nel parcheggio; però, da una piccola indagine che ho fatto, risulta che sei rientrato dalla pausa pranzo, più d'una volta in ritardo. Ciò ha comportato che indagassi un po' più a fondo E, allora, ti ripeto la domanda: Sei un succhia cazzi?»

Ho continuato a fissare il pavimento, alla ricerca delle parole giuste per rispondere, ma non ci riuscivo. Dentro di me si stavano prospettando scenari incredibili, perché un eventuale licenziamento avrebbe suscitato molte domande nel mio ambito familiare, che, naturalmente, ignoravano completamente il fatto che a me piaceva molto succhiare cazzi. Figuriamoci poi cosa avrebbe potuto dire mio padre, un maschio all'antica, dove la femmina è femmina, il maschio è maschio, e basta! Alla fine ho rotto il silenzio: pur continuando a tener la testa bassa, ho fatto un profondo respiro ed ho emesso un flebile "sì". Roberto è rimasto un attimo in silenzio, poi ha continuato ad insistere.

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

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