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Come ho scoperto di essere una troia!
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Racconto15 min di lettura

Come ho scoperto di essere una troia!

come di dice ...tale madre ...tale figlia!

pennabianca
9 mesi fa · 1.4k letture · 2

Si è chinato ed ha preso a leccarmi la fica. Ero un lago da quanto ero eccitata. Sentivo la sua lingua esperta e mi ha fatto godere con la bocca; io ho continuato a spompinarlo con forza e, alla fine, ha ceduto e mi è venuto in bocca. «Bevi, troia! Ingoiala tutta! Sei una gran bocchinara!» Mi ha scaricato una buona razione di sborra dolce, che ho ingoiato con tutto il piacere possibile! Non lo avevo mai fatto, e mi è piaciuto davvero tanto! Ero appagata. Abbiamo scambiato quattro chiacchiere e poi se n’è andato. Ho guardato l’orologio e mi son resa conto che mi aveva scopato per circa un’ora e mezza, ma io non era ancora sazia; così ho fatto una rapida doccia, son uscita e andata in discoteca. Lì ho incontrato un bel ragazzo, Piero, che era con un amico, Livio. Li ho abbordati o, meglio, ho fatto in modo che mi rimorchiassero e, dopo pochi minuti, gli ho detto che avevo un bungalow tutto per me e che quella sera mi sentivo strana; loro hanno capito subito e così mi hanno seguito nel bungalow. Appena dentro, mi hanno abbracciato assieme, a sandwich. Piero, da dietro, mi palpava le tette, mentre Livio, di fronte, mi sfilava la minigonna e mi ha infilato la mano nel perizoma, accorgendosi di quanto fossi bagnata. «Cavolo, Livio, questa è già fradicia! È già pronta! Dai, scopiamola!» Intanto io avevo aperto i pantaloni a Livio e gli avevo tirato fuori il cazzo; niente di particolare, non enorme ma neanche piccolo: nella norma. Gli ho fatto una sega per qualche secondo, poi ho sentito che Piero si stava spogliando, imitato dal suo amico cui stavo tirando la sega. Qualche attimo ed erano nudi davanti a me, con i loro cazzi ben in tiro. Piero era decisamente quello meglio messo dei due. Aveva un cazzo non tanto lungo, ma sicuramente più grosso di quello di Livio. «Dai, zoccola, fatti una bella mangiata di cazzo!» Gli ho sorriso e mi son inginocchiata. Ho preso in bocca quello di Piero e, nel farlo, mi è tornato in mente l’istruttore di vela: non meno di un’ora prima, nella mia bocca c’era il cazzo di un altro uomo, ed ora ne avevo addirittura due, davanti alla faccia. Li ho spompinati assieme alla grande e, infatti, Livio, dopo solo poche succhiate, mi è venuto in faccia. «Tieni, troia! Cazzo, mi fai già sborrare!» Ho sorriso, al pensiero che la scena doveva averlo eccitato parecchio.

Anche Piero mi ha tolto la mano ed ha iniziato a segarsi velocemente da solo, puntandomi il cazzo sul viso, quasi fosse un fucile, fino a spararmi diversi fiotti di crema calda sulla faccia ed in bocca. Li ho spompinati ancora e ripuliti per benino. Mi son data una pulita al viso, perché ne avevo davvero tanta e poi ho fatto distendere Piero, gli son montata sopra, con la frenesia di scoparmelo a sangue. Ero impalata su di lui a smorzacandela, quando Livio mi si è piazzato dietro. «Adesso, troia, ti riempiamo entrambi i buchi. Distenditi su di lui, che ti sfondo il culo!» Dolcemente, mi ha spinto il cazzo in culo. L’ho sentito entrare, mentre Piero si muoveva piano nella fica. Fortunatamente non era molto dotato e così non ho sentito dolore, anche se il culo me lo avevano già fatto da parecchio; mi sentivo piena ed è stata una sensazione travolgente. Hanno cominciato a pomparmi con sempre più ritmo e potenza, ho avuto due orgasmi in rapida successione, poi Livio mi è venuto dentro il culo. Piero era più resistente. Mi muovevo velocemente su e giù e sentivo il suo bel pezzo di carne sprofondare sempre più ad ogni discesa: stupendo! Livio si è tolto dal culo e mi si è piazzato davanti; me lo ha messo in bocca. La cosa mi ha sconvolto non poco, perché non era pulito: era intriso dei miei umori anali. A quel punto ho provato come un senso di schifo, ma anche una depravazione senza limiti. Credo che quell'esperienza abbia dato la stura alla mia definitiva e totale perversione: sentivo d'esser diventata una troia senza ritegno. L’ho spompinato a bocca piena. L’ho leccato e succhiato il mio sapore, con tutto quello di cui era ricoperto. Gli è tornato duro e così ho continuato a succhiarlo, fin quando non è venuto di nuovo, ma, questa volta, solo poche gocce che ho ricevuto direttamente in gola, senza lasciarmene sfuggire una sola goccia. Intanto Piero era pronto ad esplodere. Mi ha fatto sfilare ed inginocchiare davanti a lui. Me lo ha infilato anche lui in bocca. Mi ha preso la testa tra le mani e mi ha scopato la bocca con violenza. Me lo ha spinto con forza in gola e mi ha provocato dei conati di vomito: ho resistito a malapena. «Adesso bevi anche questa, puttana! Sborro! Ingoia, troia!» Mi ha mi inondato la bocca di sborra calda. Ho ingoiato tutto e ripulito alla perfezione. Mi stavo abituando ad ingoiare la crema di altri maschi, mentre fino a quel momento avevo assaggiato solo quella di Andrea, che, sinceramente, non era molto buona. I due ragazzi se ne sono andati felici e contenti, mentre io son rimasta un po’ stordita sul divano.

Ho fatto una doccia e, poco dopo, qualcuno ha bussato alla porta. Apro e mi trovo davanti due armadi, di circa due metri. «Ci hanno detto che sei una troia cui il cazzo non basta mai! Dai, facci entrare che ti diamo anche noi una buona ripassata!» Non ho replicato, ma mi son fatta da parte, facendoli entrare. Ho chiuso la porta quasi come un automa. Ho pensato che doveva esser quasi mezzanotte, ero mezza nuda, avevo rifatto la doccia ed ero coperta da solo un asciugamano, legato sotto le ascelle. In piedi, davanti a loro, l’ho fatto cadere a terra, per mostrare il mio corpo: ero di nuovo un lago tra le cosce. Eccitata da questa insolita situazione, non mi son resa conto che ero di nuovo vogliosa, quasi non avessi finora chiavato ad oltranza, come se tutto quello appena fatto non fosse esistito. I due energumeni si sono spogliati. Uno era calvo, mentre l’altro aveva i capelli bianchi cortissimi, ma quando si son girati, quasi non credevo ai miei occhi: avevano entrambi due cazzi da record! Il pelato stava sui 25-26 cm, mentre l’altro, sui 25c., era di maggior spessore; entrambi erano durissimi e pronti a sfondare ogni mio orifizio. Il pelato mi ha preso con forza, mi ha sollevato con molta facilità: nelle sue mani, ero un fuscello. Mi ha messo a testa in giù sulle sue spalle e mi ha leccato la fica, con grande voluttà. Dopo essersi ben dissetato, mi ha adagiato supina sul letto ed ha proseguito a leccare ogni goccia del mio piacere. Il grigio mi ha offerto le sue grosse palle da leccare. Distesa sotto la sua imponente mole, mi son vista, dal basso, svettare sulla faccia un cazzo da brividi. Dopo essersi gustato la mia lingua sulle palle enormi, mi ha tirato a sé e la mia testa è uscita dal bordo del letto; avevo la testa libera e lui mi ha infilato subito il suo grosso cazzo in bocca. L’ho sentito forzarmi la gola, per poi pomparmi senza pietà. Ho avuto tanti conati, ma ero al settimo cielo. Mentre ero impegnata a farmi sfondare la gola, il pelato mi ha penetrato con quel palo che si trovava al posto del cazzo. Mi ha chiavato a fondo. Lo sentivo direttamente nello stomaco, da quanto mi sfondava la vagina. Ero ebbra di piacere e, quando mi ha abbracciato e trascinato su di sé, non ho capito subito il motivo di quella posizione, perché ho solo sentito un cazzo che mi sfondava la fica, ma, poco dopo, quando il grigio si è messo dietro di me, ho capito al volo: mi erano fin troppo chiare le sue intenzioni, ho cercato di dissuaderlo. «No, cazzo, no! Mi spacchi il culo con la tua mazza! No, non voglio!» A quel mio negarmi, ho ricevuto una sonora sculacciata: il calvo mi ha bloccato addosso a sé e mi ha aperto le chiappe.

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