Mi chiamo Elena, ho 24 anni, sono una bella ragazza alta m. 1,75, bionda naturale, grandi occhi verdi, un viso molto carino, da angioletto, così dicono, il nasino un po’ all’insù. La bocca è grande, carnosa, morbidissima. Il seno un po’ piccolo, appena una seconda, ma ben fatto. Il culo, invece, è il mio punto di forza: a mandolino, sodo, alto, bellissimo! Ero fidanzata da cinque anni con Andrea, un ragazzo di 25 anni, moro, alto m. 1,80, un fisico nella norma ma dal cazzo grande, bello, anche molto grosso. Fra di noi le cose giravano molto bene e, con lui, ero sempre stata molto attenta non far passi falsi, specie nel sesso. Prima di conoscer lui, ne avevo già fatto: all'età di 19 anni, avevo già preso una dozzina di cazzi, più o meno, di ogni specie e dimensioni, ma quello di Andrea li superava tutti. Ero felice della mia vita sessuale, anche se avvertivo la sensazione di esser un po’ troppo limitata nella mia libertà d'azione, ma lo accettavo per amor suo. Come ho detto, lui era abbastanza dotato: cazzo lungo e molto grosso che, quando lo prendevo in bocca, mi sembrava non riuscire ad accoglierlo tutto. Girava tutto a meraviglia, quando, un pomeriggio, tornata a casa in anticipo dal lavoro, perché s’era verificato un principio d'incendio nell’ufficio dove lavoro, trovo mia madre sul divano, che si faceva montare da quel porco del mio ragazzo. Pensate: rientro e vedo ma madre che gode come una maiala con lui che le stava sfondando il culo, cosa che io non gli avevo mai consentito di fare. È inutile dire la baraonda che si è scatenata. I miei hanno divorziato ed io e mia madre non ci siamo più parlate. Quello che mi segnato di più, è stata la confessione di mio padre, quando mi ha detto che mia madre era malata perché ninfomane. Un solo cazzo non le bastava, doveva prenderne tanti, e continuamente. Mio padre lo sapeva, ma ormai non l’amava più. Grazie a questo casino provocato da me, vi fu la loro separazione. Il racconto di mio padre continuava a risuonarmi nel cervello continuamente e, in me, cresceva il dubbio che anch'io potessi esser una ninfomane. Mi rendevo conto di pensare al sesso in ogni istante, di adocchiare i pacchi dei ragazzi per strada, di flirtare con chiunque, con qualunque pretesto. Ma poi, per fortuna, finiva lì, perché, come ho detto, essendo fidanzata, dovevo darmi una regolata. Dopo questo gran cambiamento nella mia vita, ero davvero indecisa su come comportarmi in presenza di maschi anche carini e, poiché avevo mandato al diavolo Andrea, pensavo di concedermi un periodo di riflessione e cercar di capire come vivere la mia vita futura. Passano dei mesi ed arriva il periodo delle vacanze, che avevo programmato assieme ad un'amica fidata. Avevamo già pagato tutto, ma lei, due giorni prima della partenza, ha avuto un brutto incidente con il motorino, rompendosi un ginocchio e, quindi, a me non restava che, o rinunciare a mia volta o andare da sola in vacanza. Ho deciso di andare. Avevamo prenotato in un villaggio vicino Tropea, in Calabria, molto carino e pieno di ragazzi giovani. Era munito di una discoteca abbastanza famosa nel circondario, quindi, la sera si riempiva di giovani che vi affluivano da ogni parte. Io ero sola e la mia voglia di scopare stava montando sempre più. Avevo un bungalow tutto per me e decisi che, non conoscendomi nessuno, avrei potuto dar sfogo alle mie fantasie sessuali, qualora avessi trovato un bel ragazzo che mi avesse intrigato. Il fatto è che non ne ho trovato solo uno. Appena arrivata al villaggio, ho puntato l’istruttore di vela: un ragazzo sulla trentina, bel fisico e bel pacco! Gli ho lanciato un po’ di sguardi maliziosi, mentre ero sdraiata sulla sabbia, e non ci è voluto molto perché si facesse avanti. Chiacchierammo del più e del meno ed io gli ho fatto intendere di esser disponibile. A cena, l’ho visto nel ristorante, che si mescolava tra gli ospiti del villaggio, per far amicizie; allora ho fatto in modo che mi notasse mentre andavo via; mi ha guardato e gli ho fatto un cenno invitandolo a seguirmi. Arrivata al mio bungalow, sono entrata e, solo dopo qualche secondo, che mi è sembrata un'eternità, ha bussato alla porta. L’ho fatto entrare e, senza dire una parola, lui ha chiuso la porta ed io mi son inginocchiata, gli ho slacciato i pantaloni ed ho potuto constatare che aveva il cazzo già duro, pronto. L’ho tirato fuori e gliel’ho massaggiato dolcemente, gli ho tirato giù i pantaloni, togliendoglieli. Poi gli ho fatto aprir le gambe e mi son infilata sotto di lui, per leccargli le palle. Lui è rimasto sorpreso dal mio comportamento quanto mai intraprendente. «Accidenti, che troia! Dai che ti faccio divertire! Stasera ti farò passare la voglia di cazzo!» Ho scatenato la mia lingua avida e l'ho accolto nella mia bocca calda. Son risalita lungo l'intera lunghezza di quel bel cazzone, forse di una ventina di cm., fino alla punta, per poi farlo affondare nella mia gola. L’ho spompinato per bene, per molto tempo, almeno un quarto d’ora, prendendo atto della sua notevole resistenza: non veniva mai! Ha preso a farmi male la mascella, ma non mi son data per vinta. Con la mano gli tiravo una sega e con la bocca lo succhiavo piano. Lui, però, non voleva scaricarsi nella mia bocca. Quando ho capito che stava per venire, ero pronta a bere tutto la sua crema, ma mi ha fermato.
«Calma, puttanella! Adesso che te lo sei succhiato e leccato per bene, ti sfondo!» Mi ha sollevata, girata e mi ha appoggiato sul divano, mi ha tirato su il vestitino nero, leggerissimo, molto provocante, mi ha scostato il perizoma e mi ha puntato il cazzo: ero fradicia, la mia fica era un lago! «Accidenti, che troia! Sei già tutta bagnata! Adesso ti scopo e ti sfondo tutta!» Mi ha infilato tutto il cazzo e me lo son sentito fin dentro lo stomaco. «Sì, cazzo, come sei grosso! Mi sfondi! Dai, scopami forte! Voglio godere!» Ha preso a pomparmi come un toro. Mi teneva per i fianchi e spingeva, dandomi colpi fortissimi: un vero piacere! «Ti sfondo, troia! Sei una puttana da sfondare tutta! Una vacca da montare! Godi, zoccola!» In quel momento, mi son resa conto che era la prima volta che qualcuno mi appellasse in quel modo così volgare. Un tempo mi sarei incazzata di brutto nel sentirmi dire quelle parole, invece ora, quando mi ha detto: "ti sfondo, troia!", facendo seguire colpi fortissimi mentre mi chiavava, ho preso a godere. In quel momento ho perso il controllo e lui ne ha approfittato, pompandomi da perfetto intenditore. Son venuta tre volte. Poi ci siamo denudati completamente: ero a pecora sul pavimento e lui mi stava scopando da oltre mezz’ora. La sua voce suonava ancor più eccitante alle mie orecchie. «Che vacca! Che troia! Sei una vera puttana!» Ha continuato per un altro po', poi ho intuito che era prossimo a riempirmi e così l’ho esortato a farlo. «Dai, vieni, sborra, che ti voglio sentir godere! Dai, riempimi di sborra!» Mi ha dato altri colpi molto potenti e veloci, poi ha estratto il palo e mi ha schizzato un lago si sperma sulla schiena. Lo sentivo caldo, colarmi dai fianchi; sarebbe potuto venir dentro, perché prendevo la pillola, ma ha preferito innaffiarmi per bene. «Sborro, troia! Voglio coprirti della mia crema!» Mi son girata e gli ho preso il cazzo in bocca, per ringraziarlo di quel bel servizietto. La sua crema aveva un buon sapore e ne sono stata sorpresa perché convinta che fossero tutti come Andrea: del resto, fino a quel momento, avevo assaggiato solo la sua. Ne volevo ancora. Quindi, mi son distesa supina, con lui che mi dominava da sopra; mi son infilata sotto di lui e ho continuato a succhiarlo. «Zoccola, ne vuoi ancora, vero? Adesso vi provvedo io!»
