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Un gioco a tre con il prete.
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Un gioco a tre con il prete.

Ci vorrebbe una persona seria, molto riservata, oppure uno come lei: un prete!

pennabianca
1 anno fa · 4.895 parole · 22 min
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Mi chiamo Maria, ho 33 anni, sono di media statura, mora, occhi scuri, fisico assolutamente normale, il seno non troppo grosso, a stento riempie una terza misura ed il resto del corpo è ben modellato, nonostante una gravidanza avuta otto anni fa. Sono sposata da dieci con Antonio, un uomo tranquillo e pacato, che ha 35 anni, e con lui ho messo al mondo un bel ragazzino di nome Luca, che oggi ha otto anni. Vivo in un paesino non troppo grande, dove ci conosciamo un po' tutti e, avendo avuto come zio un canonico, sono sempre stata una fervente credente, partecipando a tutte le iniziative della parrocchia. Da circa un anno, al posto di mio zio, è venuto un nuovo parroco. Si chiama Don Paolo, ha 45 anni ed è un bell'uomo, abbastanza prestante, capelli brizzolati ed occhi scuri. Fin da subito si è ben inserito nella comunità ed è ben voluto da tutti, perché, in qualunque occasione si trovi, non si trattiene dal rimboccarsi le maniche ed aiutare in qualunque lavoro, sia che si tratti di lavori di campagna che di altro, come quando ha nevicato e si è messo insieme a tutti gli altri a spalare la neve, per pulire le strade e renderle più sicure per i paesani. Con una persona così, è facile andare d'accordo e trovarsi subito in sintonia. Lo apprezza molto anche Antonio, mio marito, che di professione fa il meccanico e in paese è l'unico a gestire anche un distributore di carburante, che si trova lungo la via principale. Siamo una famiglia normale, senza grilli per la testa o cose strane, ci dedichiamo molto al lavoro ed alla comunità. Io sono impiegata presso l'ufficio postale, quindi in paese conosco tutti e tutti mi apprezzano per la mia serietà e disponibilità. In occasione di una gita per un pellegrinaggio presso un santuario abbastanza distante, Don Paolo ha organizzato tutto il viaggio, facendo sì che l'intero evento è durato due giorni, perché, tra il viaggio di andata ed il pellegrinaggio vero e proprio, farlo in un giorno solo sarebbe stato troppo massacrante; così siamo partiti e, durante il viaggio, mi son accorta che Don Paolo, l’amato parroco del paese, continuava a fissarmi con una certa insistenza: non era mai successo prima. Ho partecipato all'organizzazione del viaggio e, tra noi, c’era stata una perfetta collaborazione, senza secondi fini. Ora, il ripetersi, a bordo del pullman, di questo continuo lancio di occhiate maliziose, ha cominciato a stuzzicarmi un po', fino a far vacillare la mia incrollabile fede coniugale. Sono ritenuta da tutti una donna impegnata sia nel privato che nel sociale, madre esemplare, che non teme di mostrare forti sentimenti religiosi. Anzi, ne vado fiera. Sono molto osservante e partecipo con gioia a tutte le iniziative della mia comunità parrocchiale; ora, però, mi trovavo ad esser intrigata dai continui sguardi del "don", che non mi disturbavano più di tanto, perché era una cosa cui non ero abituata e, anzi, mi solleticavano nella mia femminilità. All'interno della mia parrocchia, sono rispettata per la mia integrità morale e, per questo, ho avuto qualche sbandamento sia per il mio che per il comportamento del parroco, quando, durante l’interminabile viaggio, gli sguardi miei e quelli di don Paolo si sono incrociati con troppa insistenza. Ero intrigata, eccitata e, nello stesso tempo, temevo che i miei compagni di viaggio si accorgessero del nostro continuo scambio di occhiate. Non volevo certo suscitare il malignare di qualcuna delle mie compaesane, che magari non aspettavano altro che poter spettegolare su di me, come donna e moglie irreprensibile! Mi chiedevo, dentro di me, quale fosse la motivazione di questo suo continuo insistente occhieggiare, con aggiunti sorrisi maliziosi. La cosa strana era che questa cosa eccitava anche me. Dopo un momento di grande imbarazzo, ho cominciato a ricambiare i suoi sorrisi ed i suoi sguardi ammiccanti e, silenziosamente ho cominciato a vedere nel parroco la vera natura di maschio. Un bel maschio dal fisico prestante, che emanava un fascino particolare. Giunti a destinazione, la giornata si è rivelata veramente per quello che era, molto stancante ed impegnativa. In più di un'occasione, lui è ricorso alla mia collaborazione e, in un certo modo, mi sentivo lusingata per il fatto che ero considerata indispensabile per lui, che ricorreva a me anche per cose quanto mai banali. Mi sentivo molto lusingata da tutto questo e, nello stesso tempo, lo ricambiamo sempre con disponibilità e sorriso sulle labbra, notando che questo gratificava anche lui. Passare l'intera giornata gomito a gomito, mi ha fatto estremamente piacere e, quando finito il pellegrinaggio ci siamo recati in albergo, è stato proprio lui che si è incaricato di distribuire le chiavi di tutte le camere che erano state prenotate e, quando mi ha consegnato la mia, che è stata praticamente l'ultima, ho notato che era quella adiacente alla sua. Ha proprio evidenziato il numero della sua, mettendola accanto alla mia. Eravamo rimasti ultimi e, mentre firmavo il registro, lui tenuto ad evidenziare questo aspetto.

«Grazie Maria per la insperata collaborazione che mi stai offrendo. Siamo rimasti solo noi due e le nostre camere si trovano all'ultimo piano!»

Mentre parlava mi ha guardato intensamente negli occhi e, per un lungo istante, siamo rimasti a fissarci in silenzio. Siamo saliti in ascensore ed io sono entrata in camera mia; prima di chiudere la porta, mi son voltata e lui mi ha ancora guardato dalla soglia della sua, sorridendo. Sono entrata in camera e mi sentivo assalita da uno stato di forte agitazione. Ero indecisa su cosa fare. Immediatamente, la prima cosa che ho fatto è stata quella di spogliarmi e farmi una rapidissima doccia; poi ho indossato un paio di mutandine semplici, un reggiseno ed una vestaglia leggera, tenuta chiusa sul davanti da numerosi bottoni, ma io ne ho allacciati solo cinque. Ho fatto un profondo respiro prima di uscire dalla mia camera, perché, dentro di me, era in atto una vera e propria battaglia, in quanto sapevo già di aver peccato, ma ero certa che, uscita dalla stanza, sarei entrata nella sua e mi sarei lasciata tentare da un peccato ancor più grave. Sono rimasta immobile davanti alla mia porta, poi ho spento la mente, ho aperto la porta e sono uscita; sono giunta davanti alla sua. Durante quei pochi passi, avevo l'impressione che il mio cuore battesse all'impazzata, il mio respiro fosse assente e mi chiedevo se non avessi frainteso ed ora avrei subito l'umiliazione di esser respinta. Che figura ci avrei fatto? Avrei rovinato l'armonia che c'era tra noi due e, soprattutto, sarei passata per una donnaccia. Quando son arrivata davanti alla porta, ho bussato piano e mi son resa conto che non avevo elaborato alcun tipo di pretesto onde giustificare la mia presenza lì, davanti alla sua porta. Lui ha aperto, con indosso solo l'accappatoio e mi ha subito tirato dentro, chiudendo la porta dietro di me.

«Brava, Maria: ti stavo aspettando!»

Sono subito rimasta affascinata dalla sua determinazione e, per un attimo, mi sono chiesta quante volte quest'uomo aveva peccato in questo modo; però è stato solo un attimo, perché subito dopo non ho più avuto di questi pensieri, tranne che quello di donarmi completamente a lui. Mi ha abbracciato forte ed ho sentito premere qualcosa di voluminoso contro il mio corpo. Mi ha baciato e la sua lingua si è intrecciata con la mia, trovandomi praticamente impreparata, perché, fino a quel momento, io ero abituata ad esser una semplice esecutrice di “doveri coniugali”, passiva. Si è staccato per un attimo e mi ha guardato; io ho avuto un po' di vergogna ed ho abbassato lo sguardo.

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