Mi chiamo Mario, ho 46 anni, sono di media statura, capelli brizzolati, occhi scuri, fisico robusto, ma non grasso. Sono separato da oltre una decina di anni, quando cioè la mia ex moglie si è innamorata di una bella ragazza, con cui ora convive, continuando ad abitare nella mia stessa città, così che, qualche volta, ci incontriamo, perché, ciononostante abbiamo mantenuto un buon rapporto tra di noi. Lavoro come impiegato in un ufficio comunale ed ho, come hobby, la fotografia. Ho un cugino che si chiama Stefano, che ha un negozio di fotografo, con tanto di laboratorio per lo sviluppo e stampa ed è specializzato in servizi per matrimoni. È uno dei fotografi più rinomati della città e, spesso e volentieri, mi chiede di aiutarlo quando c'è da fare un bel servizio, perché si fida del mio modo di lavorare e, soprattutto, perché, nel tempo, ho acquistato l'attrezzatura giusta per esser al passo con i tempi. Abbiamo un “modus operandi” consolidato nel tempo, che prevede che, qualche giorno prima delle nozze, il fotografo incontri la coppia e faccia una serie di scatti fotografici, per farsi un'idea di come si muovono davanti all'obiettivo, al fine di riuscire a cogliere i momenti più belli, che dovranno immortalare l'intera cerimonia. Da tempo Stefano mi aveva avvertito che avrei dovuto fare un servizio fotografico insieme a lui, che si sarebbe, invece, occupato della parte video, per una coppia che si sarebbe sposata la prima domenica di settembre. Dopo ripetuti rinvii, alla fine, tre giorni prima delle nozze, son riuscito a incontrare questa coppia sul lago che c'è a poca distanza dalla nostra città. Era una bella giornata e così ha dato appuntamento per le 15:00, davanti ad uno dei vari pontili che ci sono lungo il lago, per poter scattare qualche foto, sia in piena luce, che al tramonto, e creare così il piccolo book fotografico, davvero carino. Mi son recato sul posto e mi son messo ad aspettare la coppia che, alla fine, è arrivata alle 16:00, con quasi un'ora di ritardo. Mi avevano telefonato una mezz'ora prima, dicendo che stavano arrivando e quando ciò è avvenuto, mi son trovato davanti Giulia, la sposa, una bella ragazza mora dai capelli lunghi, occhi scuri, una bella bocca ampia, un bel seno di una quarta misura ed un fisico davvero bello. Indossava un vestito a fiori con bretelline, molto carino e le conferiva un'aria da autentica sbarazzina. Lui, Valerio, lo sposo, alto, capelli neri, occhi scuri, fisico snello, fin da subito mi è stato antipatico, perché, appena sceso dall'auto, ho subito capito che doveva esser indispettito per il da farsi. Abbiamo iniziato a scattare qualche foto e lui sembrava già abbastanza scocciato, poi, d'un tratto, ha squillato il suo cellulare e lui si è allontanato, abbandonando lei da sola sul pontile. Si è messo a parlare animatamente al telefono. Giulia mi ha guardato per un attimo un po' dispiaciuta dandosi una stretta le spalle; mi ha spiegato che lui ha una ditta di idraulica e sta portando avanti un lavoro molto importante, su una fila di palazzine che devono esser consegnate tra pochi giorni, ma sono già in ritardo con i lavori. Quel servizio sarebbe stato più opportuno farlo più in là, invece era stato anticipato e, di conseguenza, lui era estremamente nervoso, perché, anziché perder tempo qui con le foto, avrebbe dovuto esser sul cantiere. Finita la telefonata, è tornato verso di noi ed abbiamo scattato altre quattro foto. Era troppo teso, nervoso, e per fare una foto di loro due abbracciati o che si davano un bacio, sono stato quasi costretto a pregarlo! Poi ha squillato di nuovo il suo cellulare e lui, senza neanche dire il perché, si è allontanato al limite del pontile ed ha iniziato a parlare ad alta voce, urlando, strillando e gesticolando come un matto. Giulia si è messa seduta sulla scaletta che, dal pontile, portava sul filo dell'acqua, mi ha guardato con aria davvero dispiaciuta, triste e sconsolata. Sono sceso qualche scalino sotto di lei e, dal basso, le ho scattato una foto del viso triste.
«E dai, sorridi, che stai per sposarti!»
Per tutta risposta mi ha fatto una smorfia e la linguaccia, che io ho immortalato in una foto. Si è messa a ridere e allora mi son divertito a provocarla un po’. «Perché non tiri un po' su la gonna, così ti faccio un paio di foto un po' più osé, solo ed esclusivamente per te!» Per un attimo mi ha guardato un po' sorpresa, poi ha tirato su la gonna fino al ginocchio, tenendo le cosce strette ed angolate verso sinistra. Io ho scattato la foto e poi le ho detto che, se aveva coraggio, poteva tirarla ancor più su! Lei mi ha guardato con una certa malcelata malizia, poi ha raccolto la mia provocazione ed ha sollevato ancor di più il bordo del vestito, portandolo a metà coscia, sopra il ginocchio. Ho scattato una bella foto, poi, con due dita, ho fatto il segno della forbice, come per dire: apri! Mi aspettavo una risposta sdegnata, invece, con mio grande stupore, ha sollevato la testa sopra il pontile, si è accertata che il suo futuro marito era ad una trentina di metri da noi e, quindi, non poteva accorgersi di ciò che stava accadendo, tanto più che eravamo rivolti verso il lago e così, un po' timidamente, a dischiuso le cosce fin quando non sono riuscito a vedere il bianco delle sue mutandine. Ho subito scattato una foto e poi le ho fatto capire che doveva aprire ancor di più e lei, dopo un attimo di incertezza, ha spalancato letteralmente le cosce. Ho fatto una bella foto e poi mi son avvicinato e le ho detto di mostrare di più. Ha tirato le mutandine nello spacco della fica ed ho visto le labbra incorniciate da una leggera peluria, davvero sexy. Avevo il cazzo duro come il marmo e così, dopo aver dato anch'io un'occhiata verso il cornuto che stava gesticolando animatamente al telefono, le ho detto semplicemente di girarsi; lei ha sollevato il vestito e mi ha mostrato il suo splendido culetto, fasciato sempre dalla mutandina bianca, in maniera molto semplice. Dopo aver immortalato lo splendido culetto, tondo e sodo, ho allungato la mano e, con un dito, ho fatto scendere le mutandine fin quasi al ginocchio. Lei è rimasta immobile con il suo splendido culetto in bella mostra ed io l'ho immortalato subito in alcuni scatti a ripetizione, molto belli e, quando si è girata verso di me, ho detto solo una cosa: toglile! Giulia ha sollevato solo le ginocchia e poi ha fatto scivolare le mutandine fino oltre le caviglie, si è girata e me le ha tirate.
«Tieni, porco!»
Le ho afferrate al volo, annusate e poi messe in tasca. Ho guardato verso il cornuto, che stava ancora urlando e gesticolando in maniera alquanto alterata, così son risalito uno scalino ed il mio pacco si è trovato proprio davanti alla faccia di Giulia. Ci siamo dati uno sguardo, senza dir nulla; io lentamente ho abbassato la cerniera dei pantaloni e, dopo aver dato ancora una ennesima occhiata al cornuto, Giulia, dopo esser rimasta solo per un attimo a guardare, mi ha infilato una mano dentro i pantaloni e, quando ha stretto il mio membro tra le dita, ho visto lo stupore dipingersi sul suo volto. Ho un membro di media lunghezza, ma con una circonferenza molto al di sopra della media. Lo ha ammirato per un attimo, poi ha aperto la bocca ed ha cominciato a succhiarlo, come se non ci fosse un domani. Era una situazione particolarmente eccitante e così ho iniziato a muovere il bacino avanti e indietro, spingendo il mio cazzo tra le sue labbra, fin giù per la gola. Mi ha spompinato per qualche minuto, ma poi se lo è tolto di bocca e mi ha detto una cosa con tono molto deciso.
