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Erotika
La coppia amica di mio figlio.
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Racconto22 min di lettura

La coppia amica di mio figlio.

Cazzo, non ho preservativi! Simone vai a vedere in camera di mio figlio, che sicuramente ce ne dovrebbero essere!

pennabianca
1 anno fa · 1.2k letture · 0

Mi chiamo Mario, ho 62 anni, sono di media statura con un bel fisico che, negli anni, son riuscito a mantenere abbastanza tonico. Ho i capelli completamente bianchi, gli occhi scuri ed un carattere allegro e socievole. Due anni fa, sono andato in pensione, dopo aver trascorso più di 40 anni a guidare autobus, per la maggior parte di quelli turistici; molto spesso, quando vengono a trovarmi gli amici, sono io che li porto a visitare tanti posti, che ho avuto modo di conoscere per lavoro. Sono sposato da 39 anni e dal mio matrimonio sono nati due figli, Luca è il più grande, che ha 33 anni, è un bel ragazzo alto e forte, con i capelli neri, gli occhi scuri ed ha scelto di fare la mia stessa professione. L'altro figlio si chiama Fabio, ha 27 anni, e lavora come impiegato presso gli uffici comunali. Dei miei due ragazzi sono molto fiero, perché Fabio è già sposato da due anni, mentre a Luca piace ancora passare da una figa all'altra, con estrema disinvoltura. Ovviamente, con il lavoro di conducente di linea, che lo porta a stretto contatto con tanta gente, di amicizie ne ha moltissime. Lo capisco, perché lo stesso è capitato per il passato anche a me. A volte si tratta di rapporti che non vanno al di là di semplici conoscenze, altre volte, invece, diventano amicizie vere e proprie che si evolvono nel tempo. Mio figlio lavora nella stessa azienda dove lavoravo io e, nel nostro ambiente, avevo conquistato una discreta fama di puttaniere abbastanza selettivo, perché, per me, erano le signore inarrivabili quelle da stuzzicare e cercar di portare a letto; per questo semplice motivi, i colleghi si erano fatta l'idea che le mie conquiste erano sempre rivolte ad un elevato standard, di quelli al di sopra della media rispetto agli altri. E' stato necessario fare questa precisazione, perché, circa due settimane fa, mio figlio mi chiama e mi chiede di fare colazione insieme. La cosa non è insolita, perché, essendo io in pensione, la mattina esco quasi sempre per andare sul percorso verde che è situato non troppo lontano dal deposito dove lui lavora e così, quando vi è la possibilità, prendiamo sempre un caffè insieme e parliamo di tante cose. Quando sono arrivato al bar, lui stava flirtando con una delle cameriere, una bella biondina dalla faccia da troia "in itinere". Mi piace molto far colazione in questo bar, perché tutte e tre le cameriere, compresa la padrona, indossano dei jeans molto attillati e mettono bene in evidenza i loro splendidi culetti, mentre la biondina, oltre al culetto, possiede due belle tette alte e tonde e sfoggia una faccia da puttanella sconvolgente, con due labbra carnose che ti vien voglia di fartelo succhiare. Lui, quando mi vede arrivare, ordina due caffè e poi prende posto ad un tavolo un po' più in disparte, in modo da poter continuare ad osservare questa biondina con i suoi occhi azzurri e tutto il resto, che lo ha proprio conquistato. Quando la puttanella ci porta il caffè, si piega in avanti per toglierli dal vassoio e vedo che la sua t-shirt, che ha una profonda scollatura, mi fa vedere molto bene il solco dei suoi seni, che, probabilmente, sono nudi sotto la stoffa, perché vedo la prominenza del suo capezzolo premere, quasi a volerla bucare, o, forse, perché costretti all'interno di un reggiseno molto sottile! Ci serve il caffè, ma mio figlio le chiede anche dell'acqua; lei sorride e torna poco dopo, si piega di nuovo e mi sbatte in faccia quelle due splendide tette; mi lancia un sorrisetto da maliarda. La puttanella è convinta che basti sbattermi due tette in faccia per farmelo diventar duro, senza sapere che se glielo sbattessi in bocca, dovrebbe sudare sette camicie prima di poter bere la mia sborra, perché, tra le altre virtù, son dotato di una notevole resistenza, dovuta ad un piccolo difetto genetico, costituito dal fatto di aver la punta del membro poco sensibile, cosa che, se da un lato aumenta molto la mia resistenza, dall'altro sminuisce un po' il mio piacere. Quando lei se n'è andata, mio figlio, mentre sorseggia il caffè, mi chiede una piccola cortesia. «Papà, avrei bisogno di un favore. So che questa sera devi accompagnare mamma e zia che vanno, insieme a mia cugina, quattro giorni a Budapest e, poiché tu sei solo, mi rivolgo a te per un favore davvero speciale.» E' mia abitudine mettermi a disposizione dei miei figli, in quanto, come pensionato ho tempo libero in abbondanza e, il più delle volte, si tratta di pagare qualche bolletta o ritirare qualcosa per conto loro; quindi resto abbastanza incuriosito da questa sua particolare richiesta. Sorrido e gli confermo la mia disponibilità e lui rimane, ancora per un attimo, a meditare, poi mi espone quale sia la sua esigenza. «Ti ricordi che questo inverno, verso la fine di febbraio, sono stato a sciare su in Alto Adige? Lì ho conosciuto due ragazzi che lavoravano entrambi nell'albergo dove alloggiavo. Simone e Marisa si sono sposati circa un mese e mezzo fa, mi avevano anche invitato al loro matrimonio, ma non son potuto andare, così avevo detto loro che avrei avuto piacere ad ospitarli qualche giorno qui a casa mia e, poiché gli avevo parlato delle tante e numerose manifestazioni folkloristiche che ci sono nella nostra regione, li ho invitati a vedere la corsa dei ceri di Gubbio. Purtroppo ieri, il capo mi ha assegnato un tour di una settimana sulla via del Chianti con una comitiva di turisti australiani e non ho trovato nessuno che mi potrebbe sostituire; così, essendo impegnato a lavorare, ho pensato che tu potresti darmi una mano: io li ospito a casa mia e tu me li porti un po' in giro per la nostra regione e poi, il giorno 15, a vedere la corsa dei ceri.» Osservo mio figlio e resto un attimo sorpreso perché qualcosa non mi quadra. Cerco di capire quanto possa esser profonda questa sua amicizia. «Luca, fammi capir bene: mi hai detto che li ospiti a casa tua? Voglio dire: ma quanto è profonda questa amicizia?» Lui probabilmente si aspettava questa domanda e così comincia a dirmi che sono amici stretti; quando è stato in vacanza, sono usciti tante volte insieme, perché essi lavoravano solo di giorno; è stato tante volte in casa loro e dei genitori e si son sentiti ancora anche dopo la vacanza. Non sono del tutto convinto, ma, non avendo altri argomenti, alla fine ho accettato volentieri. Il giorno dopo, di prima mattina, mi reco assieme a mio figlio all'aeroporto a prendere Simone e Marisa. Mi trovo davanti una bella coppietta giovane, sui 30 anni e davvero molto carini e innamorati. Lui non è molto alto, ha i capelli neri, gli occhi scuri ed il fisico è assolutamente normale. Lei è decisamente una bella moretta, con i capelli che le superano le spalle, occhi scuri, bocca abbastanza ampia e labbra discretamente carnose; il seno è sicuramente di una quarta misura, perché è ben fatto, un po' a forma di goccia, comunque molto bello. Mi salutano subito molto cordialmente e, all'inizio, appaiono un po' timidi ma, durante il breve tragitto che ci porta dall'aeroporto a casa di mio figlio, subito la situazione si appiana. Il tempo di fargli lasciare i loro bagagli, e andiamo tutti e quattro a pranzo, in un ristorantino dove l'atmosfera si fa subito allegra e divertente. Entrambi sono consapevoli che saranno in mia compagnia e sembra che questo, anziché dispiacergli, faccia loro molto piacere. Non mi sfugge il fatto che, in più di un'occasione, tra una battuta e l'altra, ho visto Simone guardare mio figlio, poi abbassare lo sguardo ed annuire senza replicare. Anche Marisa si dimostra molto spiritosa e simpatica e, quando lancio la battuta del vecchietto che dovranno aspettare durante i giri turistici, lei scatta subito in mia difesa. «Vecchietto? Non mi sembra di veder nessun vecchietto! Al massimo potrei dire che sono in compagnia di uno splendido signore maturo, con dei meravigliosi capelli bianchi e degli occhi scuri molto penetranti! Sia ben chiaro che, se qualcuno prova a dare del vecchietto a quest'uomo, dovrà vedersela con me!» Sono veramente sorpreso da questo loro modo di pensare così determinato, per cui la osservo meglio e vedo che lei continua a fissarmi con ammirazione. Poco dopo aver finito di pranzare, mio figlio mi consegna le chiavi di casa e tutti insieme lo accompagniamo presso la sede dell'azienda; vedo che mette in moto uno splendido autobus da turismo di ultima generazione, molto lussuoso e si allontana in direzione dell'aeroporto internazionale per prendere in consegna i suoi turisti. Rimasto solo con i ragazzi, chiedo loro se vogliono andar a casa a riposare, oppure preferiscono fare un giro panoramico per la nostra città, cosa che accettano molto volentieri. Andiamo nel centro storico e, passeggiando lungo la via principale, faccio notare tutte le cose belle che ci son da vedere; mi rendo conto che Marisa pende dalle mie labbra. Le piace tutto, ma, soprattutto, è curiosa di conoscere ogni dettaglio e tante piccole cose che conosco bene della mia città; così, senza rendercene conto, arriviamo quasi all'ora di cena. Prendiamo un aperitivo, prima di andare a cena affacciati ad una delle terrazze più belle della città, da cui possiamo godere uno splendido tramonto. Andiamo a cena in pizzeria e restiamo a ridere e scherzare per buona parte della serata; sia durante la cena, che anche dopo, mentre stiamo a parlare ed a sorseggiare birra, mi rendo conto che sono molto incuriositi dalla mia persona. Mi chiedono quasi tutto del mio lavoro e, soprattutto, di qualche occasione piccante che sicuramente ho vissuto in anni di lavoro nel settore turistico. Mi sorge il sospetto che vogliono capire se ho, in qualche modo vissuto, qualche trasgressione un po' più particolare e, su questo argomento, è proprio Marisa che mi fa una domanda troppo specifica. «Mario, scommetto che qualche volta qualche signora, qualche bella turista, magari anche sposata, in qualche modo, si sia fatta un po' "coccolare" da te! Pensa cosa sarebbe potuto succedere se il marito se ne fosse accorto!» Sorseggio un po' di birra prima di rispondere e, dopo averli guardati entrambi negli occhi, decido di provare a sondare il terreno, per valutare una certa idea che si sta formando nella mia testa, in merito a questi due. «Più di una volta è capitato che qualche signora si sia fatta strofinare da me e, in più di un'occasione, mi ero convinto che il marito non fosse del tutto indifferente.» Butto là questa affermazione e li guardo dritto negli occhi; vedo che Marisa si gira verso Simone, che la fissa per un lungo istante, poi abbassa gli occhi e lei riprende a scherzare. «Accidenti che birbante che sei! Come fai a dire che... insomma, voglio dire sei sicuro che… il marito…? Ma dai, non ci posso credere!» Dentro di me, prende sempre più corpo il sospetto che questa coppia nasconde qualcosa che ancora mi sfugge. «Cara Marisa, ormai, col passare degli anni, uno, certe cose le nota subito. Ti rendi subito conto quando una signora ha voglia di lasciarsi andare con te e, intanto, noti che il marito, sicuramente al corrente di dove la moglie voglia andare a parare, non ha nulla da ridire sul fatto che la moglie si sta buttando tra le braccia di un altro, ma, anzi, fa di tutto affinché quella cosa si verifichi, quindi, cosa dovrei pensare? Certo, voi siete giovani e queste cose non vi sfiorano per la mente! Però, credo che alcune coppie trovino anche stimolante qualche avventura, magari per metter un po' di pepe nel loro rapporto, divenuto un po' stantio.» Marisa ride divertita è mi risponde d'istinto, quasi senza riflettere. «Saremo giovani, ma… voglio dire, un po' di piccante piace anche a noi! Ovviamente, per certe cose, bisogna sempre cercare di imbattersi nella persona giusta!» Ora sono io che la guardo un po' incuriosito e vedo che loro due si scambiano un'occhiata molto significativa. «Esatto! Credo che anche loro la pensassero come te, quando decidevano di "giocare" con me. Era chiaro che mi consideravano una persona discreta e molto riservata e, in ogni caso, il giorno dopo, non ho mai fatto niente per farli sentire in imbarazzo o a disagio. Certo, aver a che fare con la persona giusta è fondamentale!» I due si danno l'ennesima occhiata, poi restiamo tutti e tre per un lungo istante in silenzio; essi, ancora una volta, si fissano negli occhi, poi Simone dice che è ora di andare a letto, così li accompagno a casa di mio figlio. Li saluto e gli do appuntamento per il giorno dopo, per andare a far colazione insieme e, quando sto per uscire, mi squilla il cellulare: vedo che è mio figlio. «Papà, sei già a casa?» Gli rispondo che sono ancora nella sua abitazione e lui mi aggiorna con una richiesta un po' particolare. «Papà, dovresti farmi una cortesia; se vai nella cameretta dove ho il mio computer, lo dovresti accendere e scaricare per me un file; poi me lo dovresti inviare tramite mail, sul cellulare.» Simone e Marisa, parlano un po' con lui, mentre io mi reco nel suo studio, accendo il computer e devo chiedergli la password; una volta acceso il computer, inizio la ricerca del file che vuole e, per farlo, devo aprire alcune cartelle; quasi accidentalmente ne apro una che contiene un documento di Word con alcuni dati e password di un sito specializzato in incontri. Sono incuriosito da tutto questo e, senza farmene accorgere, me lo spedisco direttamente nella mia mail e poi, una volta trovato il file che vuole mio figlio, glielo invio come richiesto. Chiudo tutto e poi saluto i due ragazzi; vado direttamente a casa e, una volta aperta la mail e utilizzato un link del sito, scopro cose che mi lasciano sinceramente stupito. Per accedere al sito è necessaria una registrazione, la eseguo velocemente e, una volta dentro, vado proprio a cercare, attraverso il nickname per la pagina di mio figlio, e resto sbalordito nel vedere che ha un bel profilo: mi colpisce il dettaglio che, in quel profilo, precisa di esser "un Master". Avevo sempre notato il suo carattere abbastanza dominante e, aver scoperto che si era iscritto ad un sito di coppie scambiste come singolo dominante e, soprattutto, anche ben dotato sessualmente, in qualche modo, non mi ha sorpreso più di tanto. Ci sono allegate anche una decina di fotografie di lui molto intime ed una, in particolare, mi colpisce perché lo ritrae con il sesso duro in mano. Posso dire, con assoluta certezza, che se dovessi valutare la veridicità che lui è davvero mio figlio, direi che, vista la sua dotazione, non potrebbe esser diversamente. Ha, come me, ha un bel cazzo, lungo quasi una ventina di centimetri e di notevole spessore. Le foto postate sul profilo sono inequivocabili! La cosa curiosa è che non son sicuro se il suo non sia stato un pretesto per farmi conoscere quel suo lato trasgressivo. Il mattino successivo, all'ora stabilita, mi presento a casa di mio figlio. Simone e Marisa sono pronti per andare in giro per borghi e resto piacevolmente sorpreso nel vedere che Simone indossa una semplice t-shirt ed un paio di jeans, con delle scarpette da ginnastica, mentre Marisa indossa una minigonna di jeans corta, dei sandali a zeppa che le mettono in evidenza il culo, in una maniera pazzesca, con sopra una maglietta con un bello scollo a V, che fa notare, oltre il lecito, il suo bel décolleté! Passiamo l'intera giornata facendo i turisti in lungo e in largo, in diversi posti e, in ogni occasione, Marisa mi ha sbattuto in faccia la sua bella fighetta, appena nascosta sotto un sottile perizoma bianco. Fin da quando è salita in auto, si è messa seduta davanti, accanto a me e, dopo aver accavallato le gambe, la minigonna è salita su, mostrando proprio il bianco delle mutandine. Naturalmente ho finto di non farci caso, anche se il mio cazzo si è gonfiato e, di certo, questo deve averle fatto molto piacere, perché si è voltata dietro, leccandosi le labbra; ha guardato Simone che si è sporto in avanti, tra i due sedili, con la scusa di parlare con lei, ma, attraverso lo specchietto, ho visto che lui ha abbassato lo sguardo sul mio pacco. Abbiamo pranzato in un paesino e poi, nel tardo pomeriggio, siamo tornati a casa. «Ok ragazzi, andate pure a casa e fatevi una doccia, mentre io vado a casa mia a far la doccia e poi andremo a cena insieme.» Mentre gli stavo parlando, Marisa si è girata verso Simone e poi mi ha chiesto una cosa. «Ma non sarebbe meglio se la facessi con noi la doccia? Cioè, voglio dire, la fai a casa di tuo figlio. Puoi fermarti prima per prendere gli indumenti di ricambio e poi…» Mi rendo conto che è giunto il momento di mettere verificare se la mia impressione è giusta o sbagliata; così, decido di accettare. Saliamo tutti insieme a casa mia e loro si complimentano per la bellezza della mia residenza, poi, una volta messe in una sacca alcune cose, ci rechiamo direttamente a casa di mio figlio. Poiché c'è un bagno solo, entrambi noi uomini diamo la precedenza a Marisa. «Prego Marisa, il bagno è tutto tuo! Considerando che a voi donne occorre più tempo per farvi belle, è giusto che cominci tu a far la doccia.» Lei sorride e, sculettando se ne va in bagno. Sono rimasto seduto sul divano insieme a Simone e, a questo punto, decido di giocarmi un po' qualche carta con lui. «Sei un ragazzo fortunato! Tua moglie è proprio una simpatica ragazza! Oltretutto è anche molto bella e sexy! Devi esser sicuramente molto orgoglioso di lei. Spero che tu non sia geloso!» Lui mi guarda un po' stupito.

Prima di andare avanti…

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