«Devo far pipì. Per favore, ti fermi?» Il problema era che in quel tratto di strada non c'erano autogrill e, quindi, metto la freccia e mi fermo in una piazzola di sosta. Mi fermo a ridosso di una pianta, lei scende, chiude lo sportello e solleva la gonna, si mette giù e non teme di mostrare il suo bel culo. Curioso sposto lo specchietto elettrico, l'alternarsi della freccia nell'accendersi e spegnersi, ha fatto sì che potessi vedere tutto. Pensavo avesse l’intimo, ma invece ho notato che non aveva nessun perizoma: la zoccola era a fica nuda! Ha cominciato a pisciare, mentre con una mano era appoggiata alla fiancata della macchina. Ha fatto in fretta ed è risalita in auto. Mi ha guardato e chiesto dove sia Michela. «Che fine ha fatto Michela? L'hai già accompagnata a casa o l’hai abbandonata all’autogrill?» La guardo, fingendo di non capire. «Ho già portato lei a casa, ora mi tocca riportare te.» Lei si gira verso di me e mi blocca, mettendo le mani sul mio braccio destro. «Aspettiamo ancora un po', qua. Non voglio rientrare a casa in queste condizioni. Se mi vedono i miei genitori, mi scassano le palle! Ma tu, dimmi: ti è piaciuto lo spettacolo?» «La guardo un po’ indeciso, ma lei accende la luce di cortesia e si dà un'aggiustata alla gonna e, nel farlo, mostra la fica nuda. «Non sapevo per qual motivo ti chiamassero il “mulo”, ma, nel bagno dell'Autogrill, l'ho capito! La cosa che mi ha stupito però, è stato il fatto che tu te lo sei fatto ciucciare da lei, senza dirle nulla! Non sapevo che fra voi due vi fosse così tanta complicità!» Ora la guardo basito e mi rendo conto che, in qualche modo, deve aver visto tutto o quasi di ciò che è successo. «Ma di quale autogrill stai parlando? Non capisco a cosa ti riferisci!» Lei sorride, poi si gira verso di me e cambia discorso. «Michela si è vantata delle tue dimensioni e mi piacerebbe tanto verificare se le sue erano solo millanterie oppure è tutto vero!» Resto un po' in silenzio, poi mi giro e cerco, in qualche modo, di cambiare argomento. «Che cosa avete combinato tra cena e discoteca? Raccontami un po' di quello che avete fatto questa sera!» Lei sorride divertita ed allunga una mano verso il mio pacco; poi, con voce maliziosamente languida, risponde.
«Potrei raccontarti tante cose, perché ho visto che, tutto sommato, non ti dispiace se la tua ragazza lo succhia anche ad altri; quindi, facciamo un patto: tu me lo fai vedere ed assaggiare ed io ti racconto tutto quello che abbiamo fatto questa sera!» Lei mi guarda e si passa la lingua fra le labbra, le inumidisce poi mi fissa e, mentre continua ad accarezzarmelo da sopra la stoffa dei jeans, inizia il racconto. «A cena, abbiamo mangiato davvero poco, ma, in compenso, abbiamo bevuto tanto e, quando è stato il momento di pagare il conto, il proprietario che ci aveva riservato una saletta tutta per noi, ci ha detto che, se volevamo uno sconto, io avrei dovuto fargli un piccolo regalo. Così, mi sono inginocchiata davanti a lui e gliel'ho succhiato, fino a quando non mi ha sborrato in bocca! Uscite dal ristorante, ci siamo messe in fila per un taxi e, mentre aspettavamo, abbiamo preso a cazzeggiare; si è fermato un signore abbastanza maturo e ci ha chiesto dove eravamo dirette e quando gli abbiamo detto il nome della discoteca, ci ha sorriso e ci ha detto che ci avrebbe accompagnato volentieri. Michela è salita davanti ed io son salita dietro, con le altre due. Ha fatto un giro un po' lungo per la città e poi ci siam ritrovate in una zona abbastanza isolata. Allora lui ha detto che, prima di andare in discoteca, avrebbe fatto in modo di scaldarci un po'. Senza aggiungere altro, ha tirato fuori dai pantaloni un bel randello e noi abbiamo tirato a sorte per sapere chi di noi fosse stata la fortunata a ciucciarselo. La sorte ha deciso per Michela, che si è piegata su di lui e lo ha spompinato per bene, fin quando lui non le è venuto in bocca. Dopo avergli fatto quel bel lavoretto, ci ha accompagnate in discoteca e, forse non ci crederai, ma Michela è crollata su un divanetto e si è addormentata. Io, Lucia e Carla ci siamo messe a bere e ridere e scherzare, poi anch'io ho sentito le gambe che non mi reggevano più, così mi son messa seduta vicino a Michela e penso di essermi assopita un po' anch'io. Intanto, le altre due non facevano altro che andare avanti e indietro dai bagni e, ogni volta, tornavano con un ragazzo diverso. Credo che quelle due puttanelle si siano divertite con almeno cinque o sei maschi diversi. Poi Michela si è svegliata ed aveva ancora voglia di bere; così abbiamo fatto un altro giro, Lucia mi ha trascinato in pista a ballare e mi son trovata in mezzo a tre maschi che, alla fine, mi hanno portato nei bagni, ma nessuno mi ha scopata, mi hanno masturbato a lungo ed io lì ho solo succhiati. Quando son tornata in pista, Michela era ubriaca fradicia, così mi son fatta dare il suo cellulare e ti ho chiamato.
Mentre aspettavamo che tu arrivassi, Michela non ha fatto altro che bere e lodare il tuo enorme cazzone. Quando ti sei fermato all'Autogrill, mi son svegliata alla chiusura dello sportello; avevo voglia di far pipì, così ti ho seguito e, quando ho visto Michela inginocchiata che te lo succhiava, senza neanche rendersi conto che, in realtà, eri tu, sono risalita in auto, aspettando che tornassi perché volevo vederlo per bene, non essendoci riuscita in quel momento. Ti informo che non voglio solo vederlo, voglio anche assaggiarlo!» Preso in contropiede, cerco di limitare i danni. «Perché lo vuoi vedere? È questo il desiderio di una futura sposa?» «Certo! Sono la sposa ed ho il diritto di vederlo e, se mi va, assaggiarlo!» Sorrido, ormai sono in gioco e sono incuriosito anche sul fatto che quel chiacchierone del suo futuro marito avesse detto la verità a proposito di lei. «Ma ti sembra giusto? Io sono il testimone del tuo futuro marito.» Lei sorride ironica. «Tranquillo, lui non lo verrà mai a sapere, anche se, come te, ci gode quando faccio la troia!» Ho scosso il capo poco convinto ed ho aperto i pantaloni; ho tirato fuori la bestia già dura e perfettamente in tiro. Ho visto lo stupore nei suoi occhi. «Accidenti! Non si può certo dire che sia un cazzo normale! Quella puttanella di Michela ha detto la verità. Hai davvero un bel cazzone!» Poi, senza aggiungere altro, lo ha impugnato subito e me l'ha segato piano. Allungo una mano fra le sue cosce e le tocco la fica: è bagnata, sia di piscio che di voglia, per cui abbiamo cominciato a masturbarci l'un l'altro. Le ho messe tre dita dentro la fica e mi son reso conto che, quando Marco diceva che era una vacca sfondata, non raccontava balle. Ho preso a masturbala velocemente e lei, in ricambio, se lo è infilato in bocca ed ha cominciato una signora pompa. «Ma è veramente grosso, non mi entra tutto in bocca, ed io di cazzi ne ho succhiati eccome!» Siamo andati avanti per un po', poi ci siamo trasferiti dietro per star più comodi, lei si è spogliata nuda. Ero molto soddisfatto di come lo succhiava per cui ho osato chiederle di leccarmi anche le palle. Lo ha fatto subito, alternandole al mio cazzo: le massaggiava e poi tornava a prendermelo in bocca. Faceva troppo caldo in auto, cosi le ho detto di scendere e, in piedi, l’ho appoggiata al cofano e l'ho messa a pecora. Mi son inginocchiato ed ho preso a leccarla. Lei ha subito gradito.
