Addio al nubilato.

Mi chiamo Matteo, ho 32 anni, sono un ragazzo dal fisco sano e tonico, in quanto, dall’età di dieci anni, sono un giocatore della squadra di pallanuoto. Non sono troppo alto, moro, occhi scuri e fra i miei amici sono conosciuto come “il mulo”. Tutto nasce dal fatto che un giorno, mentre eravamo ad un torneo di pallanuoto, mentre aspettavamo il nostro turno per giocare, eravamo fuori dal palazzetto e, dall’altro lato della recinsione, vi era un mulo con il cazzo irrigidito e tutti i miei compagni hanno detto che il mio somigliava a quello. In effetti ho una buona dotazione, non tanto per la lunghezza, poco sotto ai 20 cm., quanto per la circonferenza che è davvero notevole. Da due anni sono fidanzato con Michela, una splendida biondina, alta più o meno quanto me, con delle belle tette ed un bel culetto alto e sodo, che sormonta delle cosce lunghe e ben tornite. Sabato scorso, sono andato a riprendere la mia fidanzata in una nota discoteca della riviera romagnola. Era andata per festeggiare l'addio al nubilato di Simona, una sua amica, la quale è fidanzata con Marco, un mio amico e si sposeranno questo sabato: io sarò uno dei due testimoni dello sposo. Lo conosco da una vita, giochiamo insieme da quando avevamo 15 anni, e siamo grandi amici da sempre, ma, purtroppo, ha un gradissimo difetto: Marco è uno che non sa tenere a freno la lingua. Si è sempre vantato di aver un amico super dotato, con un cazzo enorme, ma, se questa cosa fosse rimasta tra noi uomini, non sarebbe stato un problema, invece lui ha sempre straparlato con tutti, uomini e donne. Gli voglio un mondo di bene, ma questa sua cattiva abitudine, lo ha anche portato a situazioni incresciose. Quattro anni fa, quando ha conosciuto Simona, di lei diceva peste e corna: che era una gran troia, che aveva il culo rotto e la fica sfondata, che l’aveva data a cani e porci. Poi, come recita l'adagio, "chi disprezza, compra", la sorte ha voluto che se ne innamorasse e, adesso, si sposeranno. Dopo un’ora di strada, sono arrivato all'uscita della discoteca e mi son trovato davanti quattro donne, ubriache da far schifo! Erano davvero al limite del coma etilico. Michela, la mia fidanzata, non regge l’alcol e, in più, rispetto alle altre, quando beve è come intontita. Insomma erano tutte in condizioni pietose. «Accidenti, Michela, ma dove siete con la testa? Sei una stupida! Cazzo, in disco ci si va per rimorchiare le puttanelle che non reggono l’alcol ed i ragazzi vanno solo per una cosa sola: scoparsele!» Lei mi ha sorriso ed assicurato che tutte avevano fatte le brave; avevano solo bevuto un po’… solo un tanto.
«A me non importa un cazzo delle altre! A me importa come ti sei comportata tu!» Fortunatamente c'era anche il marito di Lucia, una delle altre due, che ha preso sua moglie Lucia e Carla, ed io mi sono ritrovato con la mia fidanzata e Simona, la futura sposa. Appena salite in auto, si son subito addormentate e, per quasi buona parte del percorso, hanno dormito. Quando eravamo quasi a metà strada, Michela, la mia fidanzata, si è svegliata e mi ha chiesto di fermarmi in qualche Autogrill, perché doveva andare in bagno. Quando son giunto nell'area di sosta, non potevo lasciare Simona da sola e così lei è andata alla toilette da sola. Son passati circa 10 minuti e non la vedevo tornare, mentre Simona, seduta sul sedile anteriore, continuava a dormire tranquillamente. Allora mi son diretto alla toilette, che era posta sul retro della struttura e, dopo una porta, si accedeva ai bagni, sia dei maschi che delle donne. La zona sembrava semi deserta, ho dato un'occhiata all'interno dei bagni delle donne e, d'un tratto ho sentito dei gemiti provenire dall'altro lato, cioè la zona riservata ai maschi. Silenziosamente, son tornato indietro e sono entrato nel bagno degli uomini; ho sentito che i gemiti provenivano dall'ultimo stand in fondo. Mi sono avvicinato piano e la porta era aperta. All'interno c'era Michela, la mia fidanzata, inginocchiata davanti a due tizi, che le stavano facendo succhiare il cazzo, alternandosi nella sua bocca. Sono rimasto sconvolto e, quando uno dei due se ne è accorto, mi ha fatto cenno con la mano di avvicinarmi. «Vieni, fattelo fare anche tu! Questa zoccola lo succhia che è una meraviglia!» Nel mentre mi diceva questa cosa, l'altro teneva la testa di Michela con entrambe le mani e, muovendo il bacino avanti e indietro, le scopava la bocca. Lei succhiava in maniera davvero sconvolgente. Sono stato colto da uno strano sentimento, un misto di rabbia ed eccitazione istantanea e, senza riflettere, ho aperto i miei pantaloni ed ho estratto fuori la mia verga, mentre quello che si stava facendo spompinare era ormai venuto in bocca a Michela. «Bevi, zoccola! Brava, puttanella, ingoia tutto! Manda giù che ti fa bene!» Il tempo di svuotarsi nella sua bocca e subito lui ha lasciato il posto all'altro, che le ha infilato il suo randello in bocca, senza tanti complimenti. Michela ha preso a succhiarlo, poi ha sollevato la mano ed ha afferrato il mio, senza neanche vedere che ero io: era ancora così sbronza, da non rendersi conto che il cazzo che teneva in mano, era il mio! Ha continuato a succhiare quello che aveva in bocca, mentre il tizio ormai si muoveva avanti e indietro scopandole la bocca e, ben presto, gliel'ha riempita di crema anche lui.
«Bevi, puttana! Accidenti, che zoccola! Questa sì che sa succhiare i cazzi!» Ha tenuto ferma la testa di Michela, mentre si svuotava dentro di lei; ho visto le sue guance gonfiarsi, per poi deglutire rapidamente. Il tempo di svuotarsi le palle ed anche lui si è spostato, lasciandomi il posto. Michela si è portata il mio uccello alla bocca senza neanche sollevare lo sguardo e, quando l'ha preso in bocca, ha solo spalancato di più le labbra per accoglierlo dentro. In quel momento eravamo rimasti soli ed io ero furioso, così le ho messo una mano sulla testa ed anch'io ho preso a scoparle la bocca, ma con cattiveria. Mi son mosso avanti e indietro e, senza rendermene conto, perché sconvolto sia dall'eccitazione che dalla rabbia, d'un tratto mi son svuotato nella sua bocca, allo stesso modo che avevano fatto gli altri. Giusto il tempo di schizzare tre o quattro bordate di crema e poi, senza dir niente, me ne sono andato, lasciandola ancora inginocchiata sul pavimento della toilette. La cosa più sconcertante di tutta questa vicenda è che lei non ha mai sollevato lo sguardo per vedere chi fosse dietro al cazzo che stava succhiando. Son risalito in auto e, poco dopo, è tornata lei, è salita a sua volta e, quando le ho chiesto come mai ci aveva messo tanto, la sua risposta è stata molto evasiva: c'era la fila! Ho ripreso la strada e lei si è riaddormentata. Sentivo dentro di me una rabbia tremenda, perché mi chiedevo cosa poteva aver combinato in discoteca, considerando il fatto che le era bastato semplicemente entrare in un bagno per ciucciare tre mazze, senza nessuna esitazione e, soprattutto, senza nemmeno guardare di chi erano. Ancora sconvolto, sono arrivato a casa sua e, prima di scendere, mi ha chiesto di portare Simona a casa. «Amore, pensaci tu a portare a casa Simona, però cerca di farle sbollire un po’ la sbornia. Non farla rientrare in queste condizioni, altrimenti i suoi la crocifiggono!» Poi si è avvicinata a me per baciarmi, ma io non l'ho permesso. «Vai a casa, che puzzi di alcol anche tu e... non solo di alcol!» Lei mi ha guardato un po’ sorpresa, poi, malferma sulle gambe è entrata in casa sua. Simona abita dall’altra parte della città. Per raggiungere casa sua bisogna obbligatoriamente fare il raccordo anulare o, in alternativa, prendere l’autostrada ed uscire più avanti e tornare indietro di pochi chilometri. Io ho preferito la seconda ipotesi, perché è la più veloce. Appena entrati in autostrada Simona si sveglia e mi chiede di fermarmi.
«Devo far pipì. Per favore, ti fermi?» Il problema era che in quel tratto di strada non c'erano autogrill e, quindi, metto la freccia e mi fermo in una piazzola di sosta. Mi fermo a ridosso di una pianta, lei scende, chiude lo sportello e solleva la gonna, si mette giù e non teme di mostrare il suo bel culo. Curioso sposto lo specchietto elettrico, l'alternarsi della freccia nell'accendersi e spegnersi, ha fatto sì che potessi vedere tutto. Pensavo avesse l’intimo, ma invece ho notato che non aveva nessun perizoma: la zoccola era a fica nuda! Ha cominciato a pisciare, mentre con una mano era appoggiata alla fiancata della macchina. Ha fatto in fretta ed è risalita in auto. Mi ha guardato e chiesto dove sia Michela. «Che fine ha fatto Michela? L'hai già accompagnata a casa o l’hai abbandonata all’autogrill?» La guardo, fingendo di non capire. «Ho già portato lei a casa, ora mi tocca riportare te.» Lei si gira verso di me e mi blocca, mettendo le mani sul mio braccio destro. «Aspettiamo ancora un po', qua. Non voglio rientrare a casa in queste condizioni. Se mi vedono i miei genitori, mi scassano le palle! Ma tu, dimmi: ti è piaciuto lo spettacolo?» «La guardo un po’ indeciso, ma lei accende la luce di cortesia e si dà un'aggiustata alla gonna e, nel farlo, mostra la fica nuda. «Non sapevo per qual motivo ti chiamassero il “mulo”, ma, nel bagno dell'Autogrill, l'ho capito! La cosa che mi ha stupito però, è stato il fatto che tu te lo sei fatto ciucciare da lei, senza dirle nulla! Non sapevo che fra voi due vi fosse così tanta complicità!» Ora la guardo basito e mi rendo conto che, in qualche modo, deve aver visto tutto o quasi di ciò che è successo. «Ma di quale autogrill stai parlando? Non capisco a cosa ti riferisci!» Lei sorride, poi si gira verso di me e cambia discorso. «Michela si è vantata delle tue dimensioni e mi piacerebbe tanto verificare se le sue erano solo millanterie oppure è tutto vero!» Resto un po' in silenzio, poi mi giro e cerco, in qualche modo, di cambiare argomento. «Che cosa avete combinato tra cena e discoteca? Raccontami un po' di quello che avete fatto questa sera!» Lei sorride divertita ed allunga una mano verso il mio pacco; poi, con voce maliziosamente languida, risponde.
«Potrei raccontarti tante cose, perché ho visto che, tutto sommato, non ti dispiace se la tua ragazza lo succhia anche ad altri; quindi, facciamo un patto: tu me lo fai vedere ed assaggiare ed io ti racconto tutto quello che abbiamo fatto questa sera!» Lei mi guarda e si passa la lingua fra le labbra, le inumidisce poi mi fissa e, mentre continua ad accarezzarmelo da sopra la stoffa dei jeans, inizia il racconto. «A cena, abbiamo mangiato davvero poco, ma, in compenso, abbiamo bevuto tanto e, quando è stato il momento di pagare il conto, il proprietario che ci aveva riservato una saletta tutta per noi, ci ha detto che, se volevamo uno sconto, io avrei dovuto fargli un piccolo regalo. Così, mi sono inginocchiata davanti a lui e gliel'ho succhiato, fino a quando non mi ha sborrato in bocca! Uscite dal ristorante, ci siamo messe in fila per un taxi e, mentre aspettavamo, abbiamo preso a cazzeggiare; si è fermato un signore abbastanza maturo e ci ha chiesto dove eravamo dirette e quando gli abbiamo detto il nome della discoteca, ci ha sorriso e ci ha detto che ci avrebbe accompagnato volentieri. Michela è salita davanti ed io son salita dietro, con le altre due. Ha fatto un giro un po' lungo per la città e poi ci siam ritrovate in una zona abbastanza isolata. Allora lui ha detto che, prima di andare in discoteca, avrebbe fatto in modo di scaldarci un po'. Senza aggiungere altro, ha tirato fuori dai pantaloni un bel randello e noi abbiamo tirato a sorte per sapere chi di noi fosse stata la fortunata a ciucciarselo. La sorte ha deciso per Michela, che si è piegata su di lui e lo ha spompinato per bene, fin quando lui non le è venuto in bocca. Dopo avergli fatto quel bel lavoretto, ci ha accompagnate in discoteca e, forse non ci crederai, ma Michela è crollata su un divanetto e si è addormentata. Io, Lucia e Carla ci siamo messe a bere e ridere e scherzare, poi anch'io ho sentito le gambe che non mi reggevano più, così mi son messa seduta vicino a Michela e penso di essermi assopita un po' anch'io. Intanto, le altre due non facevano altro che andare avanti e indietro dai bagni e, ogni volta, tornavano con un ragazzo diverso. Credo che quelle due puttanelle si siano divertite con almeno cinque o sei maschi diversi. Poi Michela si è svegliata ed aveva ancora voglia di bere; così abbiamo fatto un altro giro, Lucia mi ha trascinato in pista a ballare e mi son trovata in mezzo a tre maschi che, alla fine, mi hanno portato nei bagni, ma nessuno mi ha scopata, mi hanno masturbato a lungo ed io lì ho solo succhiati. Quando son tornata in pista, Michela era ubriaca fradicia, così mi son fatta dare il suo cellulare e ti ho chiamato.
Mentre aspettavamo che tu arrivassi, Michela non ha fatto altro che bere e lodare il tuo enorme cazzone. Quando ti sei fermato all'Autogrill, mi son svegliata alla chiusura dello sportello; avevo voglia di far pipì, così ti ho seguito e, quando ho visto Michela inginocchiata che te lo succhiava, senza neanche rendersi conto che, in realtà, eri tu, sono risalita in auto, aspettando che tornassi perché volevo vederlo per bene, non essendoci riuscita in quel momento. Ti informo che non voglio solo vederlo, voglio anche assaggiarlo!» Preso in contropiede, cerco di limitare i danni. «Perché lo vuoi vedere? È questo il desiderio di una futura sposa?» «Certo! Sono la sposa ed ho il diritto di vederlo e, se mi va, assaggiarlo!» Sorrido, ormai sono in gioco e sono incuriosito anche sul fatto che quel chiacchierone del suo futuro marito avesse detto la verità a proposito di lei. «Ma ti sembra giusto? Io sono il testimone del tuo futuro marito.» Lei sorride ironica. «Tranquillo, lui non lo verrà mai a sapere, anche se, come te, ci gode quando faccio la troia!» Ho scosso il capo poco convinto ed ho aperto i pantaloni; ho tirato fuori la bestia già dura e perfettamente in tiro. Ho visto lo stupore nei suoi occhi. «Accidenti! Non si può certo dire che sia un cazzo normale! Quella puttanella di Michela ha detto la verità. Hai davvero un bel cazzone!» Poi, senza aggiungere altro, lo ha impugnato subito e me l'ha segato piano. Allungo una mano fra le sue cosce e le tocco la fica: è bagnata, sia di piscio che di voglia, per cui abbiamo cominciato a masturbarci l'un l'altro. Le ho messe tre dita dentro la fica e mi son reso conto che, quando Marco diceva che era una vacca sfondata, non raccontava balle. Ho preso a masturbala velocemente e lei, in ricambio, se lo è infilato in bocca ed ha cominciato una signora pompa. «Ma è veramente grosso, non mi entra tutto in bocca, ed io di cazzi ne ho succhiati eccome!» Siamo andati avanti per un po', poi ci siamo trasferiti dietro per star più comodi, lei si è spogliata nuda. Ero molto soddisfatto di come lo succhiava per cui ho osato chiederle di leccarmi anche le palle. Lo ha fatto subito, alternandole al mio cazzo: le massaggiava e poi tornava a prendermelo in bocca. Faceva troppo caldo in auto, cosi le ho detto di scendere e, in piedi, l’ho appoggiata al cofano e l'ho messa a pecora. Mi son inginocchiato ed ho preso a leccarla. Lei ha subito gradito.
«Bravo, leccamela così! Dai, infilami la lingua dentro la fica! Sì, accidenti, mi fai già venire! Cazzo, che bravo che sei! Continua! Vengo!» Ha sbrodolato subito ed io, dopo aver raccolto un po’ del suo miele, son passato a leccarle il culo. «Porco! Cazzo, quanto sei porco! Ti piace leccarmi il culo? Maiale, spero che vorrai metterci anche il tuo cazzone: è così grosso che me lo apriresti del tutto!» Io intanto la masturbavo con le dita nella fica e lei sbrodolava in continuazione. Poi si è girata e si è inginocchiata davanti a me, ha continuato il lavoro lasciato a metà in macchina, fin quando lo ha voluto dentro. «Adesso voglio esser chiavata! Lo voglio fare qui sul cofano di una macchina, come una puttana da strada!» L’ho fatta appoggiare all'auto ed ho puntato il suo spacco; con un solo affondo sono entrato tutto, fin in fondo. Ha sussultato quando il mio corpo ha aderito al suo. «Accidenti! Sì, lo sento! Cazzo, sei veramente grosso! Dai, montami come una vacca! Che toro! Con un cazzone così, mi sento davvero troia! La tua troia! Dai, sbattimi più forte! Dammelo tutto! Cazzo, vengo!» Ho preso a sbatterla davvero forte. «Sì, troia! Goditelo tutto! Sei davvero una gran puttana! Ti piace proprio il cazzo, eh? Dimmelo, zoccola sfondata!» Ha urlato per un altro orgasmo, poi lo ha voluto nel culo. «Adesso mettimelo anche nel culo! Lo voglio sentire anche nel culo! Dai, che mi fa impazzire sentirlo in culo!» L’ho appoggiato al buchetto e lei mi ha esortato a sfondarglielo con forza. «Spingilo dentro con tutto il vigore possibile! Non aver remore, mi hanno fatto il culo in due una volta e, da allora, solo quelli grossi come il tuo mi fanno davvero godere!» Ho dato un colpo secco e lei ha subito goduto. «Cazzo, sì! Sì! Così si scopa un culo! Ancora, dai, rompimelo, più forte!» Sentivo i muscoli anali avvolgere e mungere il cazzo, mentre lei godeva e mi osannava. «Vengo! Cazzo, mi fai venire di culo! Sei veramente uno stallone! Che maschio! Che toro! Ma tu guarda sto cazzo come mi scopa? Sei divino! Quando sarai pronto a sborrare, voglio berti fino all’ultima goccia! Dai, sfondami e dissetami! Dai, che godo! Vengo!»
Ho infierito, dandole altri colpi durissimi e poi mi son sfilato per appagare la sua sete di sborra. Lei si è inginocchiata ed io gli ho puntato la cappella contro la bocca, avida di sperma. «Adesso bevi tutto, troia, e pulisci bene la cappella! La voglio pulita e lucida!» Lo ha fatto: ha leccato tutto, fino all'ultima goccia, poi ci siamo rivestiti e siam risaliti in macchina. Durante il resto del percorso, lei è rimasta in silenzio, ma quando siamo stati quasi in prossimità di casa sua, mi ha fatto fermare e mi ha guardato dritto in faccia. «Sei sato davvero grande! La chiavata fatta con te è stata il vero addio al mio nubilato. Spero che non ne farai parola con nessuno. Io sono una troia ed il futuro marito ne è a conoscenza, ne è consapevole e lo accetta, ma, ciononostante, voglio che quanto avvenuto tra noi, resti un segreto. Posso contare sulla tua discrezione?» Le ho sorriso. «Certo, contaci pure, ma quando farò il mio addio al celibato, ti telefonerò, cosi potremo avere un nuovo segreto da nascondere!» Lei si è messa a ridere e mi ha di nuovo tirato fuori il cazzo. «A pensarci bene, quando mi ricapita un bel cazzone così?» Me lo ha succhiato divinamente ed io le son venuto di nuovo in bocca. Mi ha davvero prosciugato le palle. Tre giorni dopo, davanti alla chiesa, mentre tutti quanti ci complimentavamo con loro per l'avvenuto matrimonio, Marco, mentre mi abbracciava, mi ha detto una cosa che, per un attimo mi ha sbalordito. «Appena torniamo dal viaggio di nozze, dovrai venire a cena da noi! Simona dice che sei un amico vero e speciale!» L'ho guardato ed ho sorriso; poi, girando lo sguardo, ho visto lei che annuiva e sorrideva sorniona. Non vedo l'ora che passino questi quindici giorni!
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