«Puoi toglier la benda, è tutto finito.»
Mi sono sollevata la benda e ho potuto notare che eravamo in un ambiente completamente buio, appena rischiarato da una flebile luce che filtrava da una porta. Mentre mi stavo rivestendo, lui si è avvicinato e mi ha aiutato; poi, mentre mi accompagnava fuori, mi ha consegnato un fascio di banconote. L’ho guardato sorpresa, cercando di capire il perché di quel gesto. Lui mi ha guardato, ha sorriso, e poi mi ha spiegato il motivo per cui mi stava dando quel danaro.
«Sono tuoi, sono stati donati dalle persone che hanno avuto il piacere di toccare il tuo corpo, di accarezzarti, di assaporare il piacere di avere una bella ninfa come te fra le mani. Se vuoi, la cosa non finisce qui, perché ognuno di loro, dopo aver avuto questo, che considerano semplicemente un antipasto, vorrebbe averti ospite nel suo letto, ma sempre pagando, come hanno fatto questa sera, perché li eccita da morire sapere di avere una donna che vende il suo corpo, per il piacere di farlo. È chiaro per essi che tu non sei una puttana e che non fai questo per vivere, però è proprio questa condizione che li eccita di più: sapere che sei una donna come tante, ma che ama mettersi in gioco, che sa offrirsi, e godere nel sentire le mani degli uomini sul suo corpo. Lascio a te di decidere se questa esperienza potrà aver un seguito, o meno.»
A quel chiarimento, sono rimasta in silenzio, leggermente incredula, mentre, dentro di me, un lungo fremito di piacere ha percorso tutto il mio corpo, dalla testa ai piedi: ero stata offerta a dei maschi che avevano pagato per avere il mio corpo! Mi sentivo tremendamente eccitata nell’essere stata usata, goduta e comprata. Lungo il percorso, per tornare a casa, ho ripensato a quante volte avevo barattato il mio corpo in cambio di favori, ma in nessuna occasione qualcuno mi aveva pagato in maniera così esplicita, facendomi sentire una vera puttana. In effetti, mi è venuto in mente che durante il periodo universitario, mi ero imbattuta in un professore cinquantenne dall’aspetto per niente invitante. Non troppo alto, grassoccio, con una pancia prominente ed anche semicalvo, che mi guardava con occhi carichi di desiderio. Ero arrivata ad una fase di studio in cui mancava solo l’ultimo esame con lui e, ottenere un voto abbastanza alto, avrebbe potuto significare per me, passare ad una fase successiva dove tutto sarebbe stato molto più facile. Avevo sentito due studentesse, che di nascosto, avevano parlato di lui come di un porco, che amava indugiare con lo sguardo nelle scollature delle sue studentesse o fra le cosce, se lasciate opportunamente aperte. Ero titubante, perché una parte di me rifiutava di prendere in considerazione la possibilità di offrire il mio corpo in cambio di un bel voto, ma un’altra parte mi suggeriva ad aderire a quel tipo di mercimonio, perché mi avrebbe, in qualche modo, fatto vivere un piacere più pruriginoso e particolare. Così decisi di fare in modo che lui avanzasse una proposta per avermi, per una sera, a sua disposizione. Durante le ultime elezioni, ogni volta che parlavo con lui, lasciavo la mia camicetta sempre più sbottonata e vedevo che lui indugiava con lo sguardo sulle mie tette. In più, due o più volte, ho fatto in modo che le mie cosce fossero alquanto aperte, quando lui rivolgeva lo sguardo verso di me. Carpita la sua attenzione, decisi di passare all’attacco.
«Professore, prima di andare ad iscrivermi per dare l’ultimo esame con lei, avrei bisogno di ripassare ancora alcuni dettagli, che non mi sono chiari e, quindi, mi chiedevo se lei potesse, in qualche modo, darmi qualche lezione privata.»
Alle quelle mie parole, lui sollevò gli occhiali e mi guardò dritta negli occhi, mentre vedevo la sua lingua bagnare ripetutamente le labbra, già pregustando il piacere di poterla far scorrere sul mio corpo.
«Signorina, sono molto impegnato, ma per lei potrei fare un’eccezione; purtroppo sono libero solo domani sera, dopo le venti, se per lei va bene, ci possiamo vedere a casa mia.»
Ovviamente accettai. Così la sera dopo, mi preparai accuratamente per recarmi nella tana del lupo. Indossai una mini di pelle nera, molto aderente, che esaltava ancor più il mio fondoschiena, calze nere velate trattenute da reggicalze, scarpe rosse tacco 12, un sottile reggiseno coperto da una camicetta bianca, che esaltava ancora di più le mie forme, un mini string quasi invisibile e, sulle labbra, un rossetto rosso fuoco, che le rendeva ancor più invitanti. Ero certa che avrei scopato con lui, anche se, come aspetto, non era per niente invitante. Avevo deciso, dentro di me, che avrei fatto di tutto, pur di rendere la serata, in ogni caso indimenticabile per entrambi. Sì, perché, mentre mi preparavo, ammirandomi allo specchio, non avevo potuto esimermi dal rivolgermi complimenti, per quanto, in quel momento, mi sentivo veramente puttana; il mio scopo non era più quello del voto, che comunque volevo, quanto quel barattare con lui il mio corpo: era una situazione che mi eccitava talmente tanto da farmi decidere ad accettare qualsiasi cosa lui mi avesse chiesto. Quando sono entrata in casa sua, lui mi ha accolto con indosso solo dei pantaloni e camicia, senza la classica cravatta, e con le maniche leggermente ripiegate sull’avambraccio.
«Complimenti! Il suo aspetto è decisamente molto bello, ma mi lascia pensare che non è solo una ripetizione quel che vuole. Forse è disposta ad accettare qualcosa di più interessante?»
L’ho guardato, ho sorriso e con voce maliziosa gli ho espresso i miei desideri.
«Ammetto, di essere venuta qui da lei con uno scopo ben preciso; ma, durante la preparazione ed il tempo che ho impiegato per arrivare fin qui, in me è maturata l’idea di poter accettare qualsiasi cosa lei possa chiedermi.»
Lui mi ha guardato con occhi colmi di cupidigia, poi, dopo essermi girato un po’ intorno, si è seduto sul divano e con la sua voce calma, ma decisa, mi impartì un ordine.
«Spogliati completamente, e lascia solo le scarpe.»
Eseguii un lento striptease, che lui poté ammirare senza perdere nemmeno un gesto e, quando son rimasta nuda, con indosso solo le mie scarpe rosse, ho visto il rigonfiamento dei suoi pantaloni crescere in maniera esponenziale. In quel momento mi son resa conto che dovevo far qualcosa, per accendere la serata, così mi sono inginocchiata ai suoi piedi e, credo, la mia voce lo abbia stupito.
«Padrone, punisci questa “zoccola”, perché osa pensare di ricevere le tue attenzioni.»
Questa mia totale soggezione, dovette averlo eccitato al massimo, perché si alzò in piedi, mi girò intorno, facendomi mettere gattoni. Improvvisamente gli sentii armeggiare sulla sua cintura e, dopo averla sfilata dai pantaloni, mi colpì due volte, con forza, sulle natiche, facendomi gridare dal dolore.
«Zitta, cagna! Sei una troia! Sei venuta fin qui, perché vuoi qualcosa da me e lo avrai! Ma, per averlo, dovrai accettare tutto quello che ti chiederò.»
Dopo i primi due colpi, sentii le chiappe infuocate sotto i colpi precisi della sua cintura e, ben presto, mi ritrovai bagnata come mai mi era successo prima. Quando smise di frustarmi e le sue dita presero a sfiorarmi lo spacco della figa, mi resi conto che quel contatto mi procurava un piacere sconvolgente: lo esternai in un lungo gemito che emisi quando le sue dita si infilarono con forza dentro di me.
«Lo sapevo che eri una cagna! Adesso godi, perché questo è solo l’inizio.»
Rimase per qualche istante immobile dietro di me, mentre io vibravo dal piacere e, quando si fu di nuovo seduto sul divano, potei notare che si era denudato completamente. Il suo petto, ricoperto di peli, lo rendeva quasi repellente e la sua pancia sporgeva inelegantemente, ma, sotto di essa, svettava lungo e duro un bel cazzo, di notevoli dimensioni. Lungo, con delle grosse vene, era sormontato da una fava violacea molto grossa e, sotto l’asta, erano visibili due grosse palle pelose, ma gonfie e dure. Allungò una mano su di me e, dopo avermi afferrato per i capelli, mi costrinse ad avvicinarmi ed a prenderglielo in bocca.
