Lo guardo e, per un attimo, resto sorpresa; la sua richiesta mi sorprende, ma, nello stesso tempo, mi eccita; nell’insieme sono meravigliata perché giunge inaspettata. In ogni caso mi alzo ed eseguo. Mi reco in bagno, sotto lo sguardo di molti maschi che sicuramente ammirano il mio corpo e poi torno da lui, tenendo in mano l’esiguo indumento, che è talmente sottile e minuscolo da nascondersi perfettamente nel pugno chiuso della mia mano. Mi siedo per riprendere la cena, ma lui, con tono calmo e deciso, mi ordina di fare una cosa che mi sconvolge non poco.
«Alzati e appoggia il tuo indumento sul tavolo di quei signori.»
Sono allibita! Ma lui non aggiunge altro e io, provando un certo brivido, mi alzo e, cercando di tenere un’aria disinvolta, mi avvicino a quel tavolo, dove ora tutte le persone mi guardano con estrema attenzione e, quasi tremando, appoggio il mio indumento sul tavolo, poi mi giro e, ben sapendo che essi ammireranno il mio splendido culo, mi muovo lentamente, facendolo oscillare volutamente, da vera puttana. Riprendiamo la cena, sotto lo sguardo attento di quelle persone che, a bassa voce, parlano tra loro, sempre continuando a guardare verso di noi e, quando noi siamo quasi al dolce, essi si alzano e uno dei sei, quello dall’aspetto più autorevole, tenendo in mano il mio perizoma, si avvicina al nostro tavolo e, mentre si china verso di me, mi fissa il decolleté e con un tono calmo e pacato, parla con lui:
«Ok va bene, possiamo giocare, le condizioni le conosci.»
Lo guardo senza capire, mentre lui continua a consumare la cena con una calma esasperante, che, da me, è interpretata quasi come un’espressione di ennesima arroganza. Questo maschio mi domina, ha preso il totale controllo di me, e questo mi eccita, ma, nello stesso tempo, mi intimorisce.
Finita la cena, ce ne andiamo e lui, senza dire niente, una volta saliti in auto, dal cassetto porta oggetti, estrae una benda nera e, con fare deciso mi copre gli occhi, incutendomi maggiore incredulità e tensione. Non so quanto sia durato il viaggio, l’unica cosa di cui sono certa è che dobbiamo essere arrivati a destinazione, perché lui ha fermato l’auto e mi ha aiutato a scendere. Saliti alcuni scalini, ho sentito che bussava ad una porta, che subito si è aperta e, nel totale silenzio, sono entrata, spinta da lui che mi imponeva la direzione. Tutt’intorno vi era un silenzio totale e questo, in qualche modo, mi ha inquietato ancora di più. La sua voce ha risuonato nel silenzio dell’ambiente.
«Spogliati completamente nuda, ma senza mai togliere la benda.»
Con gesti un po’ nervosi, mi sono spogliata e sono rimasta solo con le mie autoreggenti ed i tacchi alti. Intorno a me avvertivo la presenza di altre persone, ma, essendo bendata, le mie erano solo sensazioni, quando, improvvisamente, nel totale silenzio, ho sentito delle mani sul mio corpo.
Son trasalita, ma la voce calma di Mario mi ha quietato.
«Tranquilla, nessuno ti farà del male, devi solo restare in silenzio ed ubbidire ad ogni cosa ti verrà richiesta.»
Ho sentito una mano sfiorarmi lentamente lungo il corpo ed un brivido intenso l’ha percorso dalla testa ai piedi. Ero fradicia, sentivo la fica che si bagnava in maniera incredibile a causa della strana ed imprevista situazione che stavo vivendo. Mi piaceva esser toccata, goderne oppure esser goduta, tutto, tranne quell’esasperante silenzio, in cui solo il mio cuore sembrava far rumore, con il suo battito accelerato. Ho sentito ancora altre mani sul mio corpo, forse erano semplicemente le sue, che hanno cominciato ad esplorare la mia intimità, risalendo lungo le cosce. Mi sono aperta, piegandomi leggermente in avanti, per offrire meglio, a colui che esplorava il mio corpo, la possibilità di insinuare le sue mani dentro la mia vagina, completamente fradicia. Quelle dita hanno indugiato a lungo, scorrendo lungo lo spacco della fica e fermandosi più volte a titillare il mio clitoride, mentre cercavo di spingere in avanti il mio corpo per avere un contatto più intenso e diretto. Ero protesa al godimento, mentre quelle mani non facevano altro che centuplicare quell’attesa, continuando a scorrere sul mio corpo. Poi, improvvisamente, la sua voce mi ha chiesto di spostarmi qualche passo più avanti e la sua mano, appoggiata sulla spalla, mi ha imposto di sedermi. Il mio corpo nudo è venuto a contatto con la pelle di quello che, ho pensato, potesse esser un divano, ma ancora tanto silenzio. Tremavo, sia per l’eccitazione, sia per la mia incapacità di comprendere quello che stava succedendo intorno a me. Una sensazione incredibile, di impotenza totale, che mi procurava sensazioni contrastanti, ma, nello stesso tempo, mi eccitava in maniera esponenziale. Ad un tratto, ho sentito una grossa verga appoggiarsi alle mie labbra e una mano poggiata sulla nuca indicavano, in modo incontrovertibile, cosa desiderasse il loro proprietario. Ho aperto la bocca e, sempre nel più assoluto silenzio, mi son subito ritrovato uno splendido fallo infilato in gola, che cercava prepotentemente di penetrare il più possibile. Mi sono adoperata ad imboccare con gusto quello splendido membro, che mi scopava la gola con un movimento lento ma deciso, e che, ad ogni spinta, penetrava sempre più in profondità. Non c’era violenza in quell’azione, ma la forte determinazione a farmi ingoiare la totalità di quel membro. Sentivo le mie labbra tese nello sforzo di accogliere, sempre più, quel membro in bocca, mentre la mia lingua, impazzita, cercava, ad ogni affondo, di stimolare meglio quella splendida verga. Dalla bocca mi colava tanta saliva e, sollevata una mano, ho afferrato quel fallo, ma mi è stato subito strappato dalla bocca ed ho udito di nuovo la voce di Mario che, nel silenzio, ha tuonato:
«Non ti permettere mai più! Quando e se dovrai usare le mani, ti sarà chiesto. Se ti viene richiesta la bocca, è solo quella che devi usare.»
Ero basita: non avevo fatto nulla di strano, ma era chiaro che la mia iniziativa non era risultata gradita. Dopo un lungo interminabile silenzio, ho sentito di nuovo la presenza di un membro davanti alla mia bocca ed ho provveduto a spalancarla di nuovo. Ho subito percepito la sensazione che non fosse lo stesso cazzo che avevo succhiato prima, perché mi sembrava di una circonferenza più piccola, ma di certo era più lungo. Anche quest’altro membro ha cominciato a scorrere fra le mie labbra, e, ad ogni affondo, scivolava sempre più agevolmente in fondo alla mia gola. Si muove avanti e indietro con un ritmo lento, ma costante, mentre sentivo la fica colare per il piacere che stavo provando in questa insolita situazione. D’un tratto altre mani hanno cominciato ad accarezzare il mio corpo, facendomi vibrare sempre di più, in maniera intensa e incontrollata. Sentivo ogni singolo centimetro del mio corpo vibrare sotto quel numero imprecisato di carezze e baci, dati nel più assoluto silenzio, mentre quel membro continuava a scorrere nella mia bocca ad un ritmo accelerato, finché si è fermato e, bloccatami la testa, mi ha riversato in gola tutto il suo piacere. Solo un lungo gemito, come di bestia ferita, ha fatto seguito al suo orgasmo, mentre il mio corpo veniva scosso da un ennesimo orgasmo, nel sentire quel seme inondare la mia gola. Il tizio è rimasto per qualche istante immobile dentro di me, poi se ne è uscito ed è stato subito rimpiazzato da un altro, mentre ora diverse dita scivolavano fra le pieghe della mia fica, fradicia dei miei umori per l’orgasmo appena raggiunto. Senza alcuna fretta, uno dopo l’altro si sono avvicendati nella mia bocca, riversando il loro piacere, mentre io venivo scossa da orgasmi continui. Mi sarei aspettata di esser posseduta, penetrata, scopata in ogni orifizio, invece, tutto ciò che mi avevano fatto, erano state solo copiose sborrate nel profondo della mia gola, mentre mani avide e bramose mi avevano masturbato fino a sfinirmi. Poi, improvvisamente, come tutto è cominciato così è finito. Ad un certo punto ho avvertito di esser sola in quel posto, quando la voce di Mario mi ha rincuorato: ero di nuovo fra le sue braccia e mi ha sussurrato:
