Mi chiamo Mauro, ho 55 anni e sono sposato con Laura, che ha un anno più di me. Come raccontato nel precedente capitolo, sono riuscito, in qualche modo, a realizzare due forti desideri: veder mia moglie godere con un altro maschio e, soprattutto, farla partecipe del mio essere un maschio bisex. Tornati da quella vacanza, abbiamo ripreso la frenetica vita di tutti i giorni, fatta di lavoro, impegni e tante altre cose cui tutti dobbiamo far fronte. Dentro di noi, però, le cose erano cambiate e, soprattutto, entrambi avevamo la consapevolezza che l’esperienza vissuta ci aveva arricchito di nuove emozioni e resi entrambi più liberi di poter esprimere le nostre sensazioni, emozioni e, soprattutto, i nostri desideri. Circa due mesi dopo, in occasione del compleanno di Laura, ho invitato Gianni a raggiungerci a casa nostra. Il suo arrivo è stato un vero piacere per entrambi e, ospite presso di noi, ha reso il weekend, dedicato a festeggiare il compleanno di Laura, veramente stupendo. Lei, immancabilmente bella, ha saputo apprezzare le attenzioni che entrambi le prodigavamo, ma, in particolare, ha gradito molto il fatto che entrambi l’abbiamo scopata nel nostro letto, a lungo e ripetutamente, facendola godere moltissimo. È stato durante quei momenti che, mentre eravamo distesi a riprender fiato dopo l’ennesimo amplesso che ci aveva fatto godere tutti e tre in maniera intensa, Gianni le ha chiesto una cosa che, onestamente, non avevo mai preso in considerazione.
Parlando di esperienze sessuali, la sua domanda è stata molto precisa.
«Laura, ora che hai vissuto questa esperienza così diversa, saresti pronta a vivere un’avventura da sola? Preciso: entrambi ti abbiamo scopato e fatto godere moltissimo, ma tu, saresti capace di far un cornino a Mauro, senza farti osservare da lui, senza la sua presenza? Insomma, ti sentiresti lo stesso così femmina e puttana?»
Laura è rimasta davvero sorpresa, quasi imbarazzata e, mentre mi aspettavo una sua risposta leale, ha chinato il capo e, dopo aver riflettuto per qualche attimo, ha sollevato lo sguardo e, fissando intensamente il mio, mi ha detto una cosa che non mi sarei mai aspettato di sentire dalla sua bocca.
«Veramente, non sono stata sempre una donna onesta con te, amor mio, e credo che questo sia il momento giusto di farti una confessione, che da tempo mi tormenta. Ormai siamo sposati da oltre trent’anni e quello che sto per raccontarti è successo dopo soli cinque anni di matrimonio. All’epoca, ricorderai, avevo iniziato a lavorare nell’ufficio di Alberto, l’amico di mio padre. Assieme a me, nello stesso ufficio, vi lavorava Daniele, un bel ragazzo di cinque anni più grande di me che, con il suo aspetto fisico, i suoi capelli biondi, i suoi occhi chiari e la corporatura da nuotatore, sport che praticava ogni giorno, lo rendevano molto affascinante. Inoltre esternava una cordialità, allegria e disinvoltura che non era indifferente alle donne con cui si rapportava o, semplicemente, con quelle che venivano in ufficio per sbrigare delle pratiche. Naturalmente tra di noi c’era una simpatica amicizia, dovuta al fatto che io ero una principiante, mentre lui era già esperto nel lavoro. Spesso e volentieri mi rivolgevo a lui per consigli o per risolvere delle situazioni che a me sembravano insormontabili. Lui con me era sempre gentile e disponibile e, una volta, te l’ho anche presentato, ricordi? Era la festa aziendale che organizzammo prima delle festività natalizie; lui era quello con cui ho ballato il tango e tu, me lo ricordo, dicesti che era molto simpatico.
Circa due mesi dopo, il nostro ufficio ci mandò a fare il corso di aggiornamento, quello in cui rimasi fuori per tre giorni. Per partecipare a quel corso, dovemmo andar su, al nord, in quella immensa città, così grande e dispersiva rispetto alla nostra cittadina di provincia.»
Guardo Laura, cercando di capire e, soprattutto, ricordare quella persona. Dentro di me riaffioravano alcuni dettagli, che non avevo mai elaborato appieno. Ricordai perfettamente il suo collega, perché, all’epoca, già avevo avuto esperienze bisex e, vederlo ballare insieme a Laura quella sera, ho avvertito forte il desiderio di interagire con quel maschio che, comunque, mi affascinava e, ricordo con piacere quando, dopo aver ballato con Laura, si era fermato a bere qualcosa con noi, al nostro tavolo, e non potei non notare un discreto rigonfiamento sui suoi pantaloni, proprio all’altezza del pacco.
Rassereno mia moglie e la invito a proseguire il suo racconto.
«Non ti preoccupare, perché nemmeno io ti sono stato molto fedele, ma non con altre donne, bensì con qualche maschio con cui provai piacere a vivere mie esperienze bisex, quindi continua pure, perché voglio conoscere tutta la storia fino in fondo.»
Lei mi sorride e, girato lo sguardo verso Gianni, riceve anche da lui lo stesso invito.
«Il giorno prima della partenza, ricordo che lui si offrì di darmi un passaggio in auto, per non farmi prendere il treno, che avrebbe impiegato molte più ore di viaggio. Quella notte non riuscì a dormire, perché, qualche giorno prima, quando ci avevano comunicato che saremmo stati inviati a fare il corso di aggiornamento, io ero tornata nel mio ufficio, mentre lui era rimasto a parlare con Alberto e, mentre tornavo in ufficio, mi sono un attimo fermata all’erogatore dell’acqua per bere e, poiché la porta dell’ufficio era aperta, ho sentito quello che Alberto diceva a Daniele. In maniera scherzosa, lo esortava a tenere un comportamento da gentiluomo con me, che ero la nuora di un suo amico e, poiché avremmo viaggiato assieme, la cosa non lo faceva star tranquillo, a fronte della sua fama di maschio “alfa”, che ammaliava le femmine. Insomma era considerato un vero “tombeur de femmes”. Daniele gli rispose mantenendo lo stesso atteggiamento da buontempone, affermando che, pur essendo io una persona molto interessante, non mi vedeva come una femmina da portare a letto e che, di sicuro, non gli avrei permesso di indurmi a tradire mio marito.
In parte mi sentivo offesa da quella considerazione. Dentro di me era come se mi fosse stata lanciata una sfida e, così, avevo deciso che, in qualche modo, lo avrei provocato. Quando al mattino si è presentato a casa nostra, io ero già pronta per salire in auto con lui e, in quell’occasione indossavo quella gonna verde a portafoglio che tu mi avevi regalato, con sopra una camicetta bianca, da cui, in trasparenza, si intravedeva il reggiseno che, ovviamente, faceva risaltare la mia splendida quinta di seno. Ovviamente tenevo volutamente aperto un bottone in più del normale, per far sì che lui potesse ammirare il solco dei miei seni. Quando son salita in auto, ho fatto in modo che la gonna salisse un po’ più su e, così, lui ha potuto notare anche il pizzo delle autoreggenti che indossavo nelle scarpe tacco 10.
Subito ha esternato complimenti con un gesto del capo per ciò che vedeva.
«Accidenti, Laura. Oggi sei bella da morire! Son felice di averti qui con me, in una versione completamente diversa da quella di tutti i giorni, in ufficio.»
Quel complimento mi ha strappato un sorriso e, durante il viaggio, ci siamo messi a parlare un po’ della nostra vita privata, cosa che in ufficio non avevamo mai fatto. Lui mi ha raccontato di non avere un legame fisso, perché, a suo dire, non aveva ancora trovato la persona giusta. E, alla mia domanda per capire quale era per lui la persona giusta, si è girato verso di me e, dopo avermi sorriso, mi ha dato una risposta che non poteva lusingarmi meglio.»
«La mia donna ideale, dovrebbe avere il tuo fisico, la tua allegria, il tuo splendido seno: seria quando serve, ma con un pizzico di follia fra le lenzuola, per render la vita sempre più interessante. Inoltre, a letto, vorrei fosse l’insieme di tante donne: dovrebbe esser una donna esigente, disponibile, puttana e, nello stesso tempo, anche dominante. Come vedi, non è facile trovare una donna così.»
