«Brava puttanella!»
Continuare il pranzo con quelle alternative, mi ha eccitato moltissimo e, una volta usciti, siamo andati in alcuni posti dove era necessaria la mia presenza assieme a lui. Esser nuda sotto, mi provocava una particolare eccitazione, soprattutto in considerazione del fatto che quel giorno indossavo dei collant ed il nylon che strusciava sulle labbra della fica, mi procurava una continua stimolazione e massima eccitazione. In particolare veniva stimolato il clitoride, che, già reso sensibile dalla forte eccitazione, al contatto con il nylon della calza mi procurava una emozione fortissima, che si traduceva in un orgasmo continuo. A sera, prima di tornare, lui ha fermato la macchina e, guardandomi dritto negli occhi, mi ha dato un ordine ben preciso, da perfetto "padrone".
«Puttana! Sicuramente sei bagnata fradicia. Adesso prendimi il cazzo in bocca e succhialo!»
Eravamo in un posto non esattamente appartato ed ho preso a succhiare di nuovo quella verga, che mi aveva già fatto godere, facendolo diventare ancor più duro. Lui, ad un tratto, è sceso dall'auto, è venuto dalla mia parte e, dopo aver aperto lo sportello, mi ha girato con le cosce in fuori verso di lui, ha strappato i collant all'altezza della fica e, con un colpo secco, mi ha infilato il suo cazzo tutto dentro, fino in fondo. Ho avuto un orgasmo istantaneo nel sentirmi possedere in maniera così potente e vigorosa, poi lui, senza nessuna esitazione, ha preso a sbattermi con forza, urlandomi che ero una puttana! È venuto poco dopo, riversando dentro di me tutto il suo piacere. Poi si è sfilato e, dopo avermi afferrato per i capelli, mi ha ordinato di leccare e pulire il suo cazzo, ancora gocciolante. Ero travolta da quel modo d'esser chiavata, ma mi sentivo anche incredibilmente eccitata. Avevo goduto nel sentirmi usata e maltrattata da lui, in maniera così rude e, nello stesso tempo, imperiosa. È stato un orgasmo istantaneo, mentre lui mi spingeva con forza ancora la sua verga in bocca. Poi siam tornati alla mia auto e mi ha detto: ora puoi tornare a casa. Nei giorni successivi non l'ho sentito; sembrava quasi scomparso dalla circolazione. Un pomeriggio mi chiama e mi dice che ha bisogno di me, perché deve fare alcune cose che necessitano della mia presenza. Lo raggiungo, saliamo in auto e lui, senza dir nulla, parte in direzione della periferia. Dopo averla attraversata tutta, si inoltra in campagna, in una zona dedita alla coltivazione e, ad un tratto, si ferma in prossimità di alcune baracche, adibite a dormitorio degli operai stagionali che vengono impiegati in agricoltura. Mi fa scendere, apre il bagagliaio dove sono contenute molte scatole e mi ordina di aiutarlo a portare quei viveri all'interno delle baracche. Entriamo in una baracca, quella un po' più grande, l'unica in muratura e, all'interno, ci sono sei persone di colore. Sono tutti extracomunitari, che hanno svolto un'intera giornata di lavoro ed ora, stanchi, si riposano seduti attorno ad un tavolo. Quando ci vedono arrivare, subito salutano Bruno cordialmente e mi aiutano con i pacchi dei viveri che gli abbiamo portato. Dopo averli posati, lui guarda verso uno di loro, quello più alto e più imponente, che lo saluta con rispetto. Bruno mi indica e gli dice:
"Questo è il mio regalo".
Senza dir nulla, tutti e sei mi si mettono intorno e le loro mani prendono a spogliarmi, mentre io guardo Bruno con espressione interrogativa; lui mi fa cenno di restare in silenzio.
«Schiava! Adesso soddisfa questi miei amici: lasciati usare come una puttana!»
Sento una scarica di adrenalina percorrere il mio intero corpo e, immediatamente, mi bagno fra le cosce. Subito mani vigorose mi prendono e mi toccano in ogni dove; rapidamente mi sollevano e mi portano nell'altro lato della stanza, dove c'è un letto con materasso; è un attimo e mi ritrovo sei grosse verghe intorno alla faccia, che desiderano esser succhiate o fatte diventare ancor più dure. Vengo sollevata e fatta impalare di spalle su un grosso cazzo, che mi entra dentro e mi slarga la fica nel massimo della sua capacità. Altri si alternano nella mia bocca e qualcuno mi schizza il suo piacere direttamente in gola. È un continuo scambiarsi di maschi, che usano e abusano liberamente del mio corpo. Vengo presa ripetutamente, sia davanti che dietro, e finanche in doppia, anzi, in tripla, perché, mentre ne ho due ben piantati dentro di me, un terzo si serve della bocca: inutile dire che vengo riempita di sborra dalla testa ai piedi, senza alcun riguardo nei miei confronti. Mi sento superlativamente eccitata da questo gioco che mi umilia, che mi fa sentir trattata proprio da puttana. Loro non si risparmiano. Mi scopano e mi spingono le loro verghe dentro ogni buco, fin quando, alla fine, stremata dal tanto piacere provato, quasi svengo. Solo allora, Bruno mi si avvicina e mi scruta con occhi carichi di lussuria. Solleva il mio viso, mi infila il suo cazzo in bocca e mi ordina di succhiarlo.
«Adesso, troia, succhia anche il mio. Come dai nostri patti, l'ultima sborrata che devi ricevere, dev'esser sempre la mia!»
Stravolta e sfinita, sento che mi scopa la bocca velocemente e poi, ad un tratto, mi scarica in gola una copiosa bordata di crema densa, che si rivela esser molto diversa da quella che, fino a quel momento, ho ingoiato: quella di quei ragazzi di colore era molto più speziata e salata. Ingoio anche la sua, poi, uno di quei ragazzi mi offre un asciugamano abbastanza pulito con cui riesco a darmi una sistemata. Cerco in qualche modo di ricompormi e poi mi rivesto sommariamente. Quando mi lascia davanti casa, Bruno mi guarda e mi dice che, con questo, ho superato tutte le prove di sottomissione che lui aveva in mente per me. «Da oggi, sarai la mia puttana schiava che userò a mio piacimento. In effetti, dopo quella volta, è iniziato un periodo particolarmente piacevole e, nello stesso tempo, molto eccitante. Sono stata usata da lui e dai suoi amici in diverse occasioni. Ho passato serate con lui inginocchiata sotto un tavolo, a succhiare i cazzi di chi era invitato a consumar la cena. Altre volte mi ha prestato a qualche suo amico, che aveva bisogno di una escort, per far bella figura in qualche suo affare. È vero: mi ha trattato e mi tratta sempre da puttana, mi umilia e mi fa sempre sentir in colpa nei confronti di mio marito, che amo e che non si merita tutto questo; ma le sensazioni che provo con lui, questo sentirmi usata ed umiliata, mi genera un piacere carnale profondo, intenso e, molte volte, ho ricordato le parole di quella donna che, quel giorno, in ufficio, mi disse:
"La vita, senza di lui, non aveva nessun sapore".
Devo riconoscere che aveva più che ragione.
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Il sesso e bello tre volte... quando lo aspetti... quando lo vivi... quando lo ricordi. Un racconto fissa quel ricordo per sempre!
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