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Erotika
Sharon la schiava.
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Racconto11 min di lettura

Sharon la schiava.

"La vita, senza di lui, non aveva nessun sapore".

pennabianca
1 anno fa · 637 letture · 0

Mi chiamo Sharon, ho 34 anni, sono alta, anzi bassa, 1,60, capelli lunghi, castano scuro, occhi marroni, terza abbondante di seno ed un bel culetto che attira l'attenzione dei maschi. Non sono magra, ma nemmeno grassa; credo di aver le curve al posto giusto. Sono sposata da otto anni con Paolo, dopo esser stati fidanzati per nove, ed abbiamo due figli piccoli. Lavoro da quattro anni, in uno studio associato di consulenza fiscale. Da poco son diventata una socia al posto della moglie di un altro socio che si è ritirata dal lavoro. Ho diversi clienti che seguo personalmente, perché hanno situazioni finanziare molto complesse che richiedono spesso la mia presenza. Fra essi c’è Bruno, un ricco industriale, che ha interessi in diversi settori ed un ingente patrimonio. Spesso mi trovo a discutere con lui di migliaia di euro, quasi fossero caramelle. Ha un aspetto imponente, molto alto, spalle larghe, fisico asciutto e muscoloso, mani grandi con dita lunghe e molto belle. Curatissimo, sempre molto pulito, capelli bianchi portati corti, occhi scuri e profondi che quando ti guarda ti entrano dentro e ti senti messa a nudo. Si, è un soggetto abbastanza carismatico, autoritario e dominante. La prima volta che mi ha visto, mi ha fissato per un tempo che a me è sembrato lunghissimo e poi, dopo un saluto, si è presentato e da allora ho come l’impressione che mi stia studiando. Ho subito avvertito uno strano brivido lungo la schiena e ogni volta che lo vedo provo sempre questa insolita sensazione. Alcune volte ho anche fantasticato di farmi scopare da lui, ma ho come la sensazione che non è questo che lui vorrebbe da me. Non mi ha mai mancato di rispetto, mai un accenno a situazioni sconvenienti o provocazioni di alcun tipo, eppure mi sembra che mi desidera, ma non riesco a capire in che modo mi voglia. Poi la svolta, se così si può dire, è avvenuta casualmente. Ero nel suo ufficio, in fabbrica e stavo controllando alcune fatture che a lui sembravano eccessive, non in linea con quanto concordato, quando è entrata una bella signora che mi ha guardato e, con una certa malinconia, mi ha chiesto di lui.

«Mi scusi signorina, sa dove posso trovare il signor Bruno?»

Per un attimo l’ho guardata, restando in silenzio, cosa che di sicuro deve aver interpretato a modo suo.

«Capisco! Non le è concesso parlare di lui, vero? Il suo padrone le ha forse imposto il silenzio assoluto! Capisco e mi scusi se ho cercato di metterla in difficoltà. Spero che lui non la punisca per questo mio errore.»

 

L’ho guardata incredula, non capivo e, nello stesso tempo, cercavo di risponderle che non ero la sua segretaria, ma non ho fatto in tempo. Lui è arrivato dietro di lei e l’ha guardata con occhi di fuoco. La sua voce ha rotto il silenzio ed ha tuonato, durissima.

«Come ti sei permessa di venir qui? Come hai osato farle certe domande, senza il mio permesso? Vattene! Sparisci! Lo sai che non ti voglio più vedere! Hai fatto la tua scelta e, quindi, sii coerente con te stessa! Non sei più nulla per me! Vattene subito e torna alla tua misera vita!»

Lei aveva le lacrime agli occhi, si è inginocchiata ai suoi piedi e lo ha supplicato, ma inutilmente.

«Ti supplico, mio signore! Riprendimi con te! Ho sbagliato! Hai ragione, ho sbagliato a lasciarti e non mi va di tornare alla mia vita insignificante! Ho capito che non sono nulla, senza te! Ti supplico! Farò qualunque cosa per te! Ogni tuo desiderio sarà un ordine, che io esaudirò senza fiatare! Ti supplico, non mandarmi via!»

Lui, impassibile! Una pietra! Le ha dato uno sguardo durissimo, indicando la porta. Lei si è girata, mi ha guardato quasi disperata, poi ha solo sussurrato alcune

 parole.

«Se sei la sua nuova schiava, non lo lasciare! La vita senza di lui non vale nulla, dopo che ti ha portato in paradiso!»

Poi se n'è andata. Io ero in silenzio, lui mi ha guardato e poi, con un tono un po’ teso, ha cercato di darmi una qualche spiegazione.

«Scusala, ma è una malata: si è infatuata di me. Non riesco a togliermela di torno.»

Lo guardo e mi rendo conto che non può esser quella la verità. Più tardi, a pranzo, mentre siamo seduti al tavolo, gli chiedo se lui ha davvero sottomesso quella donna. Lui mi rivolge uno sguardo un po’ perplesso, indeciso se affrontare o meno l’argomento, poi mi fa una domanda specifica:

«Cosa ne sai tu di sottomissione?»

Gli rispondo non senza un certo disagio.

«Io, cioè ecco, non è che ne sappia tanto. Le parole di quella donna mi hanno portato a credere che lei possa esser uno capace di sottomettere una donna e questo mi ha, in un certo qual modo, incuriosito.» Lui fissa i suoi occhi su di me e li avverto fin dentro l’anima. Abbasso lo sguardo intimidita, pensando di essermi permessa di chieder troppo.

«Sharon, ti piacerebbe esser la mia sottomessa?»

Incrocio il suo sguardo e non riesco a reggerlo. Quella sua domanda mi ha colto alla sprovvista ed ho quasi timore a rispondere.

 

«Come le ho detto, non saprei cosa dire. Mi è difficile capire come si possa esser sottomesse, senza considerare che sono sposata ed ho un marito molto geloso: si accorgerebbe subito, se mi dessi ad un altro uomo. Chissà, forse si, oppure no! Mi scusi, ma sono in completa confusione!»

Lui mi solleva il mento, mi guarda e rinnova la sua domanda:

«Ti piacerebbe esser la mia schiava? Ti farei provare cose mai provate prima. Sensazioni uniche! Hai sentito cosa ha detto l’altra donna: "la vita, dopo che lui ti ha portato in paradiso, non è più la stessa". Vorresti entrare in paradiso, Sharon?»

Tremo al solo pensiero. Mi sento inumidire fra le cosce. Lui mi scruta e cerca di capire quali emozioni possano alternarsi in me. Tremo, il mio corpo vibra ed ha deciso autonomamente.

«Sì, lo voglio. Voglio che mi trasformi nella tua schiava.»

Lui mi fissa ancora e, con un sorriso da esperto sornione, precisa:

«Farò di te la mia puttanella personale: una schiavetta del sesso.»

Tremo al pensiero di quello che ha appena detto e, dentro di me, avverto le conseguenze di quanto appena accettato. Poi si avvicina a me e, a bassa voce, mi impartisce un ordine.

«Ora va in bagno e togli ogni indumento intimo.»

Lo guardo alquanto sorpresa, lui annuisce serio e mi indica, con un gesto del capo, la porta del bagno. Mi alzo come un automa, raggiungo il bagno e, dopo essermi chiusa dentro, faccio un profondo respiro e mi sfilo mutandine e reggiseno. In quel momento, mi accorgo di aver lasciato la borsa sul tavolo e proprio non so come nascondere i miei indumenti. Li raggomitolo quanto più possibile e li tengo stretti tra le mani, ma, in ogni caso, mentre torno al tavolo, qualcuno nota ciò che nascondo nei pugni. Un senso di vergogna mi fa avvampare le guance, perché, di certo, in molti avranno notato che ciò che tenevo fra le mani non erano altro che i miei indumenti intimi. Noto che Bruno sorride compiaciuto.

«Brava, la mia puttanella! Hai subito capito le regole del gioco ed hai appena sperimentato il piacere che si prova ad obbedire ad un ordine, anche quando esso possa apparire sconvolgente! Continua così e vedrai che ti farò impazzire di piacere!»

Effettivamente sento addosso gli sguardi di molte persone e questo si traduce in una specie di scarica di adrenalina, che mi fa bagnare continuamente. Finito di pranzare ce ne andiamo, ma appena raggiunto il parcheggio, un immenso piazzale con tante macchine, lui mi appoggia alla vettura, solleva la gonna e mi scopa tenendomi appoggiata alla macchina. Siamo in un immenso piazzale, dove chiunque potrebbe passare e vederci; la cosa mi terrorizza, ma, nello stesso tempo, mi eccita. Godo, vengo improvvisamente, sconvolta da tutta questa insolita eccitazione che sto provando. Lui, dopo avermi sentito godere si sfila, mi fa inginocchiare e mi spinge il suo cazzo in bocca. Si sega velocemente e, improvvisamente la mia bocca viene riempita dalla sua crema densa e calda. È un ingente quantità di sborra che cerco di ingoiare velocemente, mentre lui mi guarda soddisfatto.

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