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Erotika
Latte e caffe!
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Racconto16 min di lettura

Latte e caffe!

Da un incidente finito bene una splendida amicizia che pian piano va oltre fino allo scambio di coppia estremo.

pennabianca
1 anno fa · 1.1k letture · 0

Mi chiamo Luca, ho 32 anni, sono di media statura, occhi scuri e capelli neri. Il mio fisico è ben modellato dal mio stesso lavoro. Vivo nel centro Italia, sono sposato da sei anni con Silvia, mia coetanea. Alta come me, occhi chiari, una capigliatura bionda naturale e lunga, il seno, bello tondo, è di una terza taglia, un culo a mandolino e gambe affusolate, Abitiamo in una piccola villetta a schiera che, essendo la prima della fila, ha anche un piccolo giardino. Lavoro per un grande gruppo alimentare, sono capo magazziniere. Questo fa sì che spesso i miei orari sono molto flessibili, specie durante i periodi natalizi o pasquali, quando capita di ricevere anche due o tre tir di rifornimenti. Quella sera era una di queste; avevo lavorato fino alle due di notte, faceva molto freddo, stavo tornando a casa, quando, uscendo da una curva, la macchina mi parte, reagisco con rapido contro sterzo e la mia bassa velocità mi permette di fermarmi senza troppi problemi: è andata bene! C’era una pericolosa lastra di ghiaccio. Sto per ripartire, quando noto giù, nella scarpata, una vettura rovesciata di lato.Giro i fari della mia vettura verso la macchia rovesciata e scendo a vedere; al suo interno vedo un uomo ed una donna di colore, che era al volante; entrambi sembrano svenuti, inequivocabile i segni di due testate sul vetro: quegli scemi non avevano indossato le cinture! Mi affretto a chiamare il 118 e, dopo poco li vedo arrivare, in compagnia di una pattuglia di Carabinieri, che cercavano di saper da me conoscessi la dinamica dell’incidente. Gli faccio solo un rapido resoconto dei fatti, lascio le mie generalità e, visto che se ne sarebbero occupati loro, decido di andare a dormire; per me la cosa era finita li. Circa due mesi dopo, alla fine di marzo, una domenica pomeriggio, mentre eravamo in casa intenti a guardare quali lavori fare al giardino in vista della primavera, abbiamo sentito suonare al campanello. Entrambi ci portiamo verso la porta e vedo due persone al cancello, sono di colore; chiedo cosa vogliano dal citofono.«Mi scusi, cerco il signor Luca. Cerchiamo Luca, la persona cui dobbiamo la vita.»Io realizzo al volo.«Siamo quelli dell’incidente, sì, grazie ai Carabinieri, siamo riusciti a rintracciarla.»

Li invito ad entrare. Ci presentiamo: Luca e Silvia, lei si chiama Lucy e lui Bob. Sono due americani, lavorano per una casa farmaceutica americana e abitano in una cittadina non lontano da noi. Sono ricercatori; studiano una variante dell’anemia mediterranea. Sono arrivati da poco in Italia e la sera dell’incidente stavano tornando a casa da un giro dalle nostre parti, poi il casino. Mia moglie gli offre un caffè, ci sentiamo subito a nostro agio, sembra come se li conoscessimo da sempre. Ci informano che parlano abbastanza bene la nostra lingua, perché i loro padri erano marines all’ambasciata americana a Roma e le loro madri lavoravano alla base di Camp Derby in Toscana; anche lui è stato per cinque anni nei marines. Poi ha deciso, per amore di lei, di passare nel campo della ricerca, dove già lavorava lei. Gli chiedo come mai non indossavano le cinture di sicurezza e la risposta ci stupisce non poco.«Nel nostro paese, le vetture, se le cinture non sono allacciate, non si avviano o fanno un gran baccano. Qui invece, ce le siamo dimenticate, perché avevamo anche un po’ esagerato con il vostro fantastico vino. Però abbiamo imparato la lezione!»Ci mettiamo a ridere e, continuando a parlare, cresce di più la nostra empatia. Siamo passati quasi subito dal lei al tu, con estrema naturalezza e, nel frattempo si era fatta sera, Silvia li invita a fermarsi per cena. Loro fanno dapprima un po’ di complimenti, ma poi accettano.Lei chiede a Silvia, di farle vedere cosa cucina.«Mi piace molto la dieta mediterranea e voglio imparare la cucina italiana, che ci piace davvero tanto.»Mentre le donne cucinano, noi ci occupiamo della tavola; Bob si complimenta per la bellezza della nostra casa.«Avete una bella casa: è molto che ci vivete?»«Sì, sono dieci anni, e tu?»Lui mi racconta che hanno sempre vissuto nelle basi militari. Fin da piccoli, i loro genitori erano amici e commilitoni nello stesso reparto. Loro si conoscono da sempre, hanno la stessa età, niente figli e, per ora, va bene così. Ceniamo, poi loro ci dicono che devono tornare; hanno avuto piacere a fare la nostra conoscenza, cui rispondo che il piacere è reciproco; ci scambiamo i nostri cellulari e restiamo d’accordo di vederci dalle loro parti, appena possibile. Dopo le feste di Pasqua, riesco a liberarmi dal lavoro e, poiché sta esplodendo il caldo, decidiamo di andare una domenica al mare. Loro ci chiedono se abbiamo mai sentito parlare di una spiaggia in Toscana, dove si può fare del nudismo.«Certo! Al parco di marina di Alberese: noi ci andiamo sempre.»

1Ci accordiamo per andarci una domenica assieme. Durante il viaggio, le donne, sedute dietro di noi, fanno un continuo parlare fra loro, con risatine e doppi sensi divertenti. Io e lui parliamo del mio paese e del loro desiderio di volerlo visitare per bene. Parcheggiata la vettura, ci incamminiamo lungo la spiaggia, fino a raggiungere una delle tante capannine, dove poggiamo le nostre cose: acqua e frutta. Le donne iniziano a spogliarsi, Bob rimane visibilmente affascinato dalla bellezza di Silvia che, per l’occasione, ha raccolto i suoi splendidi capelli biondi sulla nuca, in una coda di cavallo. Io pure non resto insensibile al fascino di Lucy: anche lei alta come Silvia, due cosce che sembrano scolpite, tanto sono belle e tette alte e tonde, che sembrano sfidare le leggi di gravità, capelli nerissimi e corti, che evidenziano i lineamenti del viso. Perdo volutamente tempo ed attendo che Bob si spogli. Lo fa mostrando un corpo, dove era evidente la formazione militare. Vita stretta a V, spalle larghe e muscoli ben in evidenza, poi, come vuole la regola della sua razza, un cazzo di notevoli dimensioni. Io mi spoglio con calma. Il mio fisico si è forgiato con anni di casse di alimentari scaricate; non sarò super come lui, ma mi difendo bene, poi Lucy ha uno sguardo ammirato quando vede il mio cazzo: non sarà lungo come quello di Bob (Silvia una volta lo volle misurare: circa 19 cm. ma con 8 di circonferenza) è sicuramente di tutto rispetto. Nelle due ore successive, ci ritroviamo circondati da singoli: ovvio, con due fiche come quelle che avevamo con noi? Le nostre donne si divertono a provocarli con evidente piacere, aprono e chiudono le gambe, mostrando ora la fica ora il culo. Poi dico a Bob, di seguirmi. Lui mi segue verso il mare, ma è preoccupato.«Non sarà troppo rischioso, lasciarle da sole con tutti quei tipi intorno?»Io rido e lo tranquillizzo.«Non ti preoccupare; con Silvia lo abbiamo fatto altre volte, vedrai che quando si faranno troppo sotto, lei si tufferà in mare.»Il gioco va avanti per un po’, poi le donne si alzano e s’immergono, raggiungendoci e ridendosela di gusto.«Caspita che focosi questi italiani! Non credevo che bastasse così poco!»Commenta Lucy. Ridiamo tutti e loro, ci buttano le braccia al collo e tutto torna normale, anche se, entrambi, siamo un po’ eccitati; torniamo a riva, le donne riprendono a provocare i maschi. Verso le 16:00, decidiamo di tornare, ma io propongo una deviazione e passiamo per Saturnia.Restano letteralmente affascinati dal piacere del bagno a Saturnia; non vi restiamo molto, poi andiamo a cena in un ristorantino che conosco, lì vicino. Durante la cena progettiamo una vacanza per l’imminente ponte del 1° maggio. Loro si entusiasmano molto, quando propongo di andare all’Elba.

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